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Marino: Il Ninfeo di Boville, un luogo dimenticato

Marino: Il Ninfeo di Boville, un luogo dimenticato Copertina (328)
Eleonora Persichetti

A Marino, il paese meglio noto in tutto il mondo per la Sagra dell’uva, i tesori dell’antichità riaffiorano dalle cantine, come da tradizione, per il vino migliore. Nell’attesa di veder aprire definitivamente al pubblico il Mitreo dopo il lunghissimo restauro e la sua messa in sicurezza , non possiamo non porre la giusta attenzione ad un’altra straordinaria testimonianza del passato, sicuramente altrettanto importante e ben più antica: il cosiddetto “Ninfeo di Boville” a Due Santi. A tal riguardo pochissime sono le fonti e le testimonianze che nel tempo si sono rarefatte tanto da farne quasi scomparire il ricordo. Tutto ebbe inizio nell’autunno del 1931, quando dopo una segnalazione del prof. Dobosi, illustre accademico rumeno, il prof. Lugli ottenne il permesso di eseguire degli scavi a ridosso di quella che oggi corrisponde a via dei Ceraseti nel tratto a circa 150 metri dalla sua diramazione da via Appia Nuova. Qui gli scavi allora eseguiti evidenziarono le strutture di due grandi mura in “opus quadratum” che correvano parallele a distanza fra loro di circa 4 metri e mezzo ,e su una di queste era scolpito un enorme simbolo fallico (Via Sacra?); inoltre, il rinvenimento di resti di una villa di epoca repubblicana con mosaici ed affreschi , che risultava costruita sopra i resti di quelle mura ben più antiche. L’attenzione degli studiosi fu allora attirata da una particolare struttura sotterranea custodita in una cantina di un casaletto seicentesco adiacente a quegli scavi.
 
A qualche decina di metri dall’abitazione, attraverso una botola di metallo ancora oggi si accede scendendo dodici gradini ad una porta che si apre in una cantina particolarissima: una stanza semicircolare a forma di grotta di circa cinque metri di diametro. La straordinarietà notata dai due eminenti studiosi era la particolare tecnica di costruzione della volta con dei blocchi di pietra albana (peperino), trasformati dallo scalpello in grandi ciottoli di fiume e in foglie enormi, il tutto impreziosito da una cornice monumentale e da un piccolo arco con un foro da cui fuoriusciva l’acqua che riforniva un pozzo sottostante. Tale conformazione li portò a formulare varie teorie che già allora ponevano dei dubbi: si trattava di un Ninfeo riconducibile al II sec. a. C., come affermava il prof. Lugli, o di un tempio o un sacello, o di altra struttura monumentale come dubitava il prof. Dobosi? Tale dibattito non è stato mai ripreso dagli studiosi sebbene nel tempo i loro lavori in merito siano stati spesso citati in diverse nuove pubblicazioni (Neuenburg, etc.)e ciò sicuramente a causa delle poche notizie del sito ormai quasi dimenticato. Oggi potremmo rivedere la discussione anche tenendo conto di una nuova possibile interpretazione che collega questa struttura ad un’altra maestosa opera che il Dobosi chiamò allora “conserva d’acqua” e che invece dalle forme ,dalle dimensioni e dal contesto in cui si trovano, possano corrispondere ad una fontana (lacus) e alla meta di un antichissimo circo (Marco Bellitto “A spasso per Frattocchie…”, ed. Aracne 2017, cap. XI, da pag. 96 a pag. 104).
 
Secondo le testimonianze locali nel “Ninfeo” ancora oggi sarebbe presente la presenza di acqua corrente proveniente da una condotta trasversale al foro sormontato dall’arco descritto e che possa far parte stessa di un antichissimo acquedotto che la tradizione vuole far risalire al Re Numa e forse legato alla mitica Albalonga.
 
Marco Bellitto
La Voce dei Castelli

I culti misterici e la Bona Dea di Boville

I culti misterici e la Bona Dea di Boville  Copertina (321)
Eleonora Persichetti

 

Alla Bona Dea, dai più identificata come l’antica divinità italica di Fauna, era dedicato un culto misterico (sacrificium occultum) praticato esclusivamente dalle donne del ceto aristocratico della società romana, come le matrone o le stesse vestali e celebrato ogni 1° di maggio. Il rito si fa risalire addirittura agli Arcadi comandati da Evandro che abitavano il colle Aventino e alle loro antiche divinità (Di Indigetes) e si narra persino che lo stesso Ercole (semidio) fosse stato allontanato da Carmenta, dea protettrice della gravidanza, durante uno o di essi. Una dea dunque protettrice della fertilità e dell’abbondanza , invocata per le guarigioni, che nel tempo ha avuto varie identificazioni con la Magna Mater,con Cibele, Demetra (Cerere) o con Damia. Un culto che comunque aveva la sua ragion d’essere in Boville dove la propaganda Giulio – Claudia che raccontava la discendenza degli stessi imperatori dal leggendario Enea, poneva nello stesso territorio la città di Albalonga (Albani Longani Bovillenses) con le antiche tombe e i sacri altari. Dove era il Sacello a lei dedicato in Boville è ricordato nei minimi particolari dallo stesso Cicerone nella “Pro Milone” a proposito dell’uccisione di Clodio ad opera di Milone. Erano questi infatti due nobili romani di opposte fazioni che si contendevano la carica di console all’epoca di Giulio Cesare e che si scontrarono il 18 gennaio del 52 a. C. proprio di fronte all’edicola della Bona Dea di Boville sulla via Appia, nelle vicinanze del fondo agricolo di Clodio (“Ante fundum eius”)e all’interno del fondo agricolo di Tito Sestio Gallo, legato di Cesare in Gallia.Cicerone ricorda come per Clodio si fosse trattato di una vera punizione divina in quanto dieci anni prima, nella notte tra il 3 ed i 4 dicembre del 62 a. C., come capo dei “populares”aveva osato profanare, travestito da suonatrice di cetra , i riti della stessa divinità nella dimora di Roma dello stesso Giulio Cesare per incontrane la moglie Pompea sua amante.

 

Un tempio (pronao) quello di Boville custodito da alcune Vestali albane che avevano la loro casa non molto distante nei pressi della villa di Clodio (odierna Villa Santa Caterina).Un centro dedito alle guarigioni dove venivano fatti dei voti come risulta da alcune epigrafi e da testimonianze storiche come di quel voto fatto dall’Imperatore Nerone per la gravidanza di Poppea (65d.C.) poi finita tragicamente e, dove venivano somministrate erbe medicinali per alcune patologie. All’interno del recinto una sorgente d’acqua con serpenti liberi nel giardino che costituivano una caratteristica del culto legato alla divinità. Nel “nao” la zona del sacro che probabilmente si trovava in un ipogeo oltre alla immagine della Bona Dea vi era un ambiente dove venivano celebrati i riti misterici con l’esclusione degli uomini e addirittura degli animali maschi.

 

La statua così come descritta da Macrobio rappresentava la divinità seduta, con il capo una corona di pampini di vite, ai suoi lati un cane o un leone, nella mano sinistra uno scettro e nella destra una patera, mentre vicino la gamba destra una vistosa cornucopia e alla base proprio davanti ai piedi un serpente. Alcuni elementi porterebbero ad identificare questo stesso luogo proprio li dove il Tambroni nel 1823 aveva riscoperto i resti dell’antica città (“Intorno alcuni edifici ora riconosciuti dell’Antica Città di Boville”),dove Via Castagnole incrocia con via Appia Nuova, nel luogo in cui alcune testimonianze ricordano negli anni 80 di alcuni scavi per passare dei cavi telefonici dall’altro lato della via Appia che misero in luce un ambiente ipogeo, una grande stanza con una colonna al centro che farebbe pensare proprio alla sacralità del luogo (Nao). Proprio lì di fronte dall’altro lato in corrispondenza di Vicolo del Divino Amore ben visibile dal marciapiedi, una entrata in muratura di una struttura che potrebbe essere un accesso ad un antico criptoportico o sottopassaggio. Un patrimonio archeologico e storico unico al mondo che rischia di scomparire per visioni campanilistiche o di interesse privato in un luogo che merita uno studio adeguato ed una adeguata valorizzazione da parte di tutti gli enti e amministrazioni preposte.

 

Marco Bellitto

lavocedeicastelli.com

#WeloveAppiAntica

#WeloveAppiAntica Copertina (698)
Marco Cavacchioli

 

Un Progetto di Donazioni e Cittadinanza Attiva per la manutenzione Via Appia Antica X-XI miglio (Ciampino-Marino)

 

 

Il Circolo Legambiente Appia sud Il Riccio, la sezione di Legambiente dei Castelli Romani, ha avviato il progetto: #weloveappiantica, donazioni e cittadinanza attiva per la manutenzione della Via Appia Antica X-XI miglio (Ciampino-Marino).

 

L’OBIETTIVO del progetto è il ripristino della completa accessibilità, percorribilità e sicurezza del tratto di Appia Antica X-XI miglio, ricadente nei Comuni di Marino e Ciampino, attraverso l’opera di sistemazione definitiva della vegetazione infestante.

 

E’ possibile sostenere il progetto #weloveappiantica attraverso un contributo economico oppure dedicando parte del proprio tempo per aiutare nelle opere di manutenzione della vegetazione.

 

Il PARCO APPIA ANTICA comprende un tratto di Appia Antica di circa 16 km, estendendosi su tre Comuni: Roma, Ciampino e Marino. La parte finale del Parco compresa tra i Comuni di Ciampino e Marino accoglie l’ultimo tratto visibile dell’antica strada romana di circa 2.650 mt. L’area di Appia Antica attinente a Marino (1650 mt.) è posizionata tra le sue frazioni più popolose: S.Maria delle Mole, Cava dei Selci e Frattocchie. L’area compresa in questi due comuni costituisce un ampio corridoio tra Natura e Archeologia, posto tra vigneti e uliveti, a disposizione di cittadini, turisti, camminatori e rappresenta lo snodo fondamentale di raccordo con gli “Itinerari di Cammino” che poi proseguono verso il centro e il sud d’Italia, come il Cammino Naturale dei Parchi e la Via Francigena del Sud.

 

Il tratto in questione (Ciampino-Marino) è quello che presenta PIU’ PROBLEMATICHE dal punto di vista dell’accessibilità, percorribilità e sicurezza, dovute soprattutto a una rapidissima crescita della vegetazione infestante. Nel corso degli anni la collaborazione tra Parco Regionale Appia Antica e Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio ha sempre prodotto solo interventi in emergenza per ripristinare almeno un corridoio di percorribilità garantita, per pochi mesi, fino alla successiva ricrescita della vegetazione che non ha mai permesso di godere pienamente e completamente di tutta l’area pulita e sistemata.

 

Ogni cittadino, attività commerciale, associazione, potrà contribuire economicamente a sostenere lavori necessari per la bonifica della vegetazione infestante, oppure attraverso la banca del tempo, ognuno di noi potrà donare qualche ora del proprio tempo o mettere a disposizione la propria professionalità per gli obiettivi del progetto.

 

Il progetto infine prevede la SOSTENIBILITA’ NEL TEMPO. Al raggiungimento dell’obiettivo: la COMPLETA ELIMINAZIONE DELLA VEGETAZIONE INFESTANTE, la fruibilità e accessibilità potranno essere garantite nel tempo, da un più semplice e assai meno dispendioso programma di manutenzione.

 

Per tutti i dettagli, come partecipare e sostenere il progetto, come donare, come contribuire attraverso regali solidali per il Natale basta consultare la pagina del sito:

legambienteilriccio.it/weloveappiantica

 

La Torre Leonardo di Frattocchie

La Torre Leonardo di Frattocchie Copertina (791)
Eleonora Persichetti

 

Si è svolta domenica 12 maggio scorso, nella ormai consueta occasione dell’Appia Day, giornata dedicata ad apprezzare le bellezze della Via Appia, una straordinaria manifestazione promossa dalle associazioni “Blue and green” e “Sempre Boville Onlus”, che ci ha regalato, nonostante le proibitive condizioni metereologiche, dei piacevoli momenti di interesse. Guidati dall’esperto archeologo Paolo Montanari, oltre ad aver percorso il diverticolo che corre sotto il McDonald’s e alla visita dei giardini di Villa della Sirena, un tempo luogo di ozio e ospitalità della famiglia  Colonna, oggi di proprietà dei monaci trappisti alle Frattocchie, abbiamo potuto ammirare gli splendidi resti di un’antica torre medioevale di  pianta ottagonale, caratteristica molto rara nella campagna romana, come ben ci appare in un superbo disegno di Carlo Labruzzi, la Torre Leonardo. Il nome di questa torre compare in un antico manoscritto, datato 29 maggio del 1286, in un atto di divisione ed assegnazione  dei beni alla famiglia Orsini di Marino, in cui compare tra le altre proprietà descritte anche un terreno antistante la Torre di Leonardo di Guglielmo lungo la strada per Albano (Tomassetti, La Via latina v. II pag.259; Caetani Gelasio, Regesta Chartarum, v. I , pagg.57-58).

 

Un vero e proprio atto di vendita che metterà fine a quelle contese di eredità legate all’estinzione di quel ramo della famiglia Frangipane di Marino nella figura di Jacopa dei Settesoli grande amica di San Francesco. Nell’atto stesso compare il nome dello stesso cardinal Napoleone Orsini al quale sono legati gli eventi di quel periodo e molta storia di Marino. Dobbiamo infatti ricordare come lo stesso cardinale fu legato a quel Sciarra Colonna e  Guglielmo di Nogaret che ebbero un ruolo così determinante nell’episodio del cosiddetto “schiaffo di Anagni” e della successiva “Cattività Avignonese” del  papato di quegli anni.

 

Una torre, dunque, che non merita l’oblio e che come abbiamo potuto  notare  può subire ulteriori danni nelle struttura che mostra una vistosa crepa in un costone che la sorregge.

 

 

Marco Bellitto di Italia Nostra

Le terme di Bovillae

Le terme di Bovillae  Copertina (333)
Eleonora Persichetti

Piranesi a Frattocchie

 

Le terme nell’antica Roma erano talmente diffuse che oltre agli edifici pubblici ad esse dedicati, era possibile ritrovarle sia nelle ville o domus urbane che in quelle suburbane. Così conosciamo molto bene come nei luoghi dove sorgeva la città della gens Giulia, Bovillae, l’odierna Frattocchie, sono molte le testimonianze archeologiche di questo tipo di strutture  come quelle rinvenute alcuni anni fa presso la stazione di Santa Maria delle Mole o come lo stesso mosaico recentemente venuto alla ribalta  nella cronaca locale, a dimostrazione di come fossero in uso soprattutto nelle residenze di personaggi altolocati che ne facevano dei luoghi di riposo e svago (villa d’otium).

 

A tale scopo può  sicuramente aggiungersi la presenza nelle vicinanze di un pozzo di acque solfuree naturali che, ancora oggi fa riemergere di tanto in tanto delle polle di acqua maleodorante, in località Cava dei Selci e indizio della vicina attività del Vulcano Laziale. È proprio la potenzialità di queste acque benefiche per l’organismo, proprietà ben conosciute dai romani , che può averne   incrementato lo sviluppo e l’interesse per un utilizzo termale. Un ritrovamento di strutture dedicate a questo uso, viene così indicato presso Frattocchie in uno scavo archeologico del 1758, come ben descrive Giovan Battista Piranesi in una pregevole incisione di quella raccolta dedicata al pontefice ClementeXIII, pubblicata a Roma nel 1764, dal titolo “Antichità di Albano e di Castel Gandolfo…”.

 

Nella tavola viene mirabilmente documentata  la particolare muratura ”pensiles  balnea”, che si tramanda fosse un’invenzione di Gaio Sergio Orata, un ingegnere romano che probabilmente esaltò una tecnica edilizia già in uso presso i greci: il riscaldamento ad ipocausto. Come si vede dall’immagine, si tratta di una vera e propria piscina riscaldata, una sorta di  bagno turco, dove grazie ad un particolare forno sistemato in basso (praefurnium), veniva prodotto un flusso d’aria calda che in ragione di un sofisticato sistema di intercapedini e canaline in cotto, era in grado di scaldare gli ambienti e l’acqua della stessa piscina.

Marco Bellitto

Il mistero del "capitello minoico" di Bovillae

Il mistero del "capitello minoico" di Bovillae Copertina (895)
Eleonora Persichetti

"L'archeologo somiglia al saggio investigatore, che si avvale di un metodo universale e di tanti specifici sussidi. Ma somiglia anche a un direttore d'orchestra, a cui non sfuggono suoni imperfetti di archi, arpe, legni, ottoni e percussioni; o piuttosto a un regista, al quale non sfugge il dettaglio errato di un vestito o l'incongruità di un arredo. Perciò l'archeologia deve trattare tutti gli oggetti e tutte le relazioni fra di essi, includendo tutti i saperi utili. Altrimenti si resta abbracciati al frammento o poco più, come un naufrago al suo pezzo di legno". Da “La forza del contesto” del Prof. Andrea Carandini.

Vi è un luogo a Marino ricco di testimonianze del passato che rievocano storie e leggende conosciute in tutto il mondo. É proprio in quel XIII miglio della Via Appia Antica, all’interno della proprietà  dell’Università di Dallas,”The Eugene Constantin Rome Campus” a Due Santi , che riemergono  e si sovrappongono reperti eccezionali come quei due frammenti di colonna rastremata e quello strano capitello ritrovati  in un vigneto.

A prima vista, potremmo essere portati ad attribuirlo ad un ordine italico o più precisamente tuscanico o etrusco ma che dall’attenta osservazione risulta avere forme e dimensioni che lo fanno rassomigliare più ad un ordine dorico come quello dei templi di Siracusa del VI sec. a. C. o di quelli di Paestum. C’è però una caratteristica che lo rende unico ed è quel particolarissimo gocciolatoio alla base dell’echino che lo fa somigliare stranamente a quei capitelli della più famosa ricostruzione dei primi del Novecento, eseguita da Sir Arthur Evans del Palazzo di Cnosso a Creta da quei resti che riemergevano della Civiltà Minoica. Si pone ora la questione se anch’esso possa essere una ricostruzione ottocentesca come è stato affermato da più di qualche “esperto” al quale in passato si era rivolta la proprietà oppure, tenendo conto del contesto e del luogo dove è stato ritrovato, possa invece rappresentare un elemento che ci porterebbe a ricondurlo ad una civiltà così antica come quella progenitrice della Città Eterna. E’ appunto alla città di Alba Longa e a quella civiltà (Egea) che potrebbe essere collegato questo straordinario ritrovamento in quanto lo stesso farebbe parte insieme ad altre due strutture presenti nello stesso luogo già descritte in passato dal Dobosi e dal Lugli, come il Ninfeo di Boville e la Conserva d’acqua, di un solo edificio in cui potevano le colonne  rappresentare un portico o un pulvinar . Tali tre  elementi rappresenterebbero un unico complesso architettonico riconducibile ad uno dei più grandiosi circhi dell’antichità legato  alla fondazione di Alba Longa. Come diceva Agatha Christie : “Un indizio è un indizio,due indizi sono una coincidenza,ma tre indizi fanno una prova”. É auspicabile che da questa ipotesi azzardata se ne possa trarre qualche iniziativa per uno studio più approfondito del sito così da riscoprirne la reale storia dimenticata.

 

Marco Bellitto

Via Appia Antica, Frattocchie-Santa Maria delle Mole: al via i lavori di pulizia e valorizzazione

Via Appia Antica, Frattocchie-Santa Maria delle Mole: al via i lavori di pulizia e valorizzazione Copertina (1.724)
Marco Cavacchioli

Il primo step dei lavori per la pulizia, sistemazione e valorizzazione della Via Appia Antica, nel Comune di Marino, nel tratto tra Frattocchie e S.Maria delle Mole, è partito lunedì 30 luglio.

La fase dei lavori, che prevede un primo step fino al 3 Agosto, per la bonifica di massima della vegetazione tra Frattocchie e via della Repubblica, riprenderà i primi giorni di Settembre per concludersi entro la fine del mese. Il momento dei lavori costituisce la parte conclusiva e realizzativa di un iter progettuale iniziato con la pubblicazione della Determinazione Regionale del 27 febbraio 2017, n. G02321: Attuazione dell’Azione cardine: Sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale in aree di attrazione di cui alle D.G.R 504/2016 e 743/2016. Approvazione di un Avviso pubblico per la presentazione di progetti di valorizzazione nei sistemi di Ostia antica e Fiumicino e Via Appia antica (pubblicata nel B.U.R.L. n° 18 del 2.3.2017) che prevedeva uno stanziamento di fondi, dedicati ad enti pubblici, per la valorizzazione del tratto di  Appia Antica ricadente nei Comuni di Roma, Ciampino e  Marino.

A seguito di tale avviso pubblico hanno partecipato, presentando i loro progetti per la valorizzazione della Via Appia Antica, il Parco Regionale dell’Appia Antica e il Comune di Roma Capitale/Sovrintendenza Capitolina per la zona di Roma, il Parco Archeologico dell’Appia Antica con un progetto che riguarda l’intero asse della via Appia, il Comune di Ciampino per il tratto di via Appia nei confini comunali (1030 mt.) e il Comune di Marino, per il tratto di Via Appia dal Confine con Ciampino fino all’ingresso di Frattocchie (circa 1650 mt.).

Nel giugno del 2017 il Comune di Marino ha presentato alla Regione Lazio un progetto di fattibilità dal titolo“Appia Antica: un museo all’aperto, Sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale e dell’accessibilità turistica” alla cui stesura ha partecipato chi scrive.  La richiesta, in termini di fondi per la realizzazione del progetto è stata di 205.207,45. La regione Lazio, dopo aver vagliato i vari progetti, per rimanere nei limiti dello stanziamento globale ed eliminate alcune sovrapposizioni progettuali, nel luglio 2017 ha stabilito l’erogazione di 160.000 al Comune di Marino, circa 45.000 € in meno rispetto alla richiesta iniziale, stessa quota rimossa dalle richieste economiche di tutti soggetti partecipanti. Dopo i necessari passaggi della stesura, presentazione e approvazione da parte della Regione Lazio del progetto definitivo ed esecutivo, con i relativi permessi e allegati tecnici, il Comune ha proceduto nel dicembre 2017 ad indire la gara d’appalto secondo il capitolato tecnico, computo metrico e quadro economico relativi stabiliti nel progetto esecutivo. Espletati tutti i passaggi previsti nelle procedure di gara di appalto, i lavori sono stati aggiudicati alla ditta  IPOMAGI s.r.l. di Roma (determinazione 430 del 03/05/2018)

Il progetto prevede due settori di intervento:

1 –  La bonifica della vegetazione infestante con la sistemazione dell’accesso di Frattocchie: da Frattocchie fino al confine si Ciampino, sia nel tratto della strada antica sia nei due corridoi laterali tra questa e i muri a secco fatti erigere da Luigi Canina tra il 1850 e il 1853 disposti a circa 11 metri dall’asse stradale, verrà effettuata una minuziosa opera di bonifica della vegetazione infestante. Inoltre, essendo presenti nell’area diversi grandi pini e altri grandi e medi alberi, a seguito di un’accurata perizia botanica, sono stati individuati quelli che necessitano solamente di un’opera di potatura per la messa in sicurezza e altri destinati all’abbattimento per le precarie condizioni vitali e di sicurezza. Contemporaneamente verrà ridisegnato e riallestito l’intero accesso all’Appia Antica da Frattocchie, con un marciapiede, nuove panchine, una nuova recinzione che non permetterà più  il parcheggio a ridosso dell’entrata.

2 –  Riallestimento area e punto di accoglienza turistica a S. Maria delle Mole: l’area verde limitrofa alla stazione che dà accesso alla via Appia Antica verrà completamente ridisegnata, come anche l’accesso in direzione di Frattocchie da via della Repubblica. Il progetto prevede il totale riassetto e rifacimento dell’area, attraverso l’istallazione di una nuova recinzione, la regolamentazione di nuove vie d’accesso, l’impianto di nuove essenze arboree, l’istallazione di arredamento naturale dedicato alla sosta di cittadini, turisti, ciclisti e camminatori. L’area verde ospiterà una struttura ecocompatibile di 45 mt2 che costituirà il perno principale per l’accoglienza turistica del tratto extraurbano della via Appia Antica, dotata di area ricezione turistica, bagno (anche per portatori di handicap), magazzino, area noleggio e sosta biciclette. Il nuovo punto informativo, dotato anche di rete wi-fi gratuita, farà parte della rete dei punti informativi e assistenza turistica dislocati lungo la via Appia Antica da Porta San Sebastiano a Frattocchie e sarà aperto da settembre a dicembre e da marzo a Luglio sia il sabato che la domenica dal mattino fino al tardo pomeriggio e anche nei giorni feriali per le attività dedicate a visite guidate, laboratori per scuole, educazione ambientale all’aperto.

I motivi ispiratori di questo progetto, come anche quelli espressi dallo spirito del bando regionale, sono innanzitutto il ripristino di una completa e sicura percorribilità del tracciato della Via Appia da porta San Sebastiano a Frattocchie, godibile sia dai cittadini del territorio che dai turisti, camminatori e ciclisti. Infine altro punto cardine richiesto ed espresso in fase progettuale è l’individuazione di strumenti e soggetti che garantiscano una sostenibilità gestionale dei punti e aree di accoglienza turistica e il mantenimento del decoro post lavori, in sostanza: come mantenere in perfetta efficienza un gioiello strutturato e  tirato a lucido, con fondi scarsi e in alcuni casi nulli, da parte dei due Parchi e del Comune.

LA PIENA PERCORRIBILITA’ GODIBILE DALLA CITTADINANZA E DAI TURISTI

Il tratto extraurbano della Via Appia Antica (nel Comune di Marino) è la parte che presenta le maggiori criticità da un punto di vista di percorribilità, agibilità dei siti archeologici e accoglienza. L’aggressione continua da parte della vegetazione infestante, ormai radicata in alcuni aree, ha reso scarsamente visibili le emergenze archeologiche e disagevole la percorribilità del tracciato antico per turisti e ciclisti. Tali criticità rendono poco sicuri e difficilmente accessibili sia i monumenti che i due punti informativi  per l’accoglienza turistica, (Frattocchie-S.Maria delle Mole) ad oggi inadeguati da un punto di vista strutturale e dei servizi rispetto alla valenza del bene culturale su cui insistono.

Il tracciato della Via Appia Antica nel Comune di Marino costituisce un vero e proprio corridoio naturale posto a congiunzione comunicazione tra le tre più grandi aree popolate del Comune di Marino: Santa Maria delle Mole, Cava dei Selci, Frattocchie. La scarsità di aree verdi percorribili e vivibili nel Comune di Marino e la crescita di un’edilizia indiscriminata negli ultimi anni ha generato un imprescindibile e naturale bisogno di poter godere la possibilità di vivere all’aria aperta, camminare, correre, andare in bicicletta. Ripristinare questo corridoio verde significherà restituire alla cittadinanza un luogo di crescita culturale e soprattutto un luogo di salute. Infine anche un luogo che possa incrementare una crescita economica locale per le piccole e medie realtà produttive costituite soprattutto da un’offerta eno-gastronomica peculiare dei Castelli Romani e dai servizi di accoglienza (B&B, residence, Hotel). Ripristinare la piena percorribilità e accessibilità del tratto di Appia Antica nel Comune di Marino significa restituire a completa fruibilità, per camminatori, turisti, pellegrini e ciclisti, l’interezza del tracciato dell’antica strada da Roma fino ai Castelli Romani. Come anche significherà rendere più evidente e agevole il raccordo e l’integrazione con gli altri itinerari di Cammino come gli itinerari di Pellegrinaggio da e verso il Sud e il nuovo Itinerario “Cammino Naturale dei Parchi” (che si raccordano tutti all’ingresso del Parco dell’Appia Antica a Frattocchie).

SOSTENIBILTA’ ORGANIZZATIVA E GESTIONALE POST LAVORI

In fase di progettazione è stato coinvolto, come partner, il Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio, essendo un soggetto, che da anni opera sul tratto di via Appia Antica a Marino, il cui ascolto ha permesso di affrontare e redigere una proposta progettuale integrata che fosse in grado di affrontare tutte le criticità e le peculiarità di un’area che costituisce un contenitore di Storia, Arte, Archeologia, Natura, Fauna, Paesaggio che coabitano in simbiosi nello stesso sistema. Infine il Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio, attraverso un documento di intenti compreso nel progetto di fattibilità, ha confermato in proprio impegno, superata la fase dei lavori, nella fase a regime, in piena auto-sostenibilità economico-gestionale, quindi senza alcun esborso dell’amministrazione comunale, alla gestione della manutenzione delle aree verdi, dei punti informativi, del decoro, della vigilanza, in accordo con gli enti pubblici coinvolti (Comune e Parchi) ed anche con alcune realtà sociali presenti nel territorio comunale, in definitiva generando  un circolo virtuoso di autosostentamento del bene.

Marco Cavacchioli, 31.07.2018

Da AppiaBovillaeMarinoBlog di Marco Cavacchioli

http://abm-blog.it/

Il tempio di Ercole sulla via Appia

Il tempio di Ercole sulla via Appia Copertina (1.600)
Eleonora Persichetti

Nello studio riguardo alcuni monumenti della via Appia nel nostro territorio dei Colli Albani, ricordo che uno dei rompicapo era stato quello di essermi imbattuto nel racconto del rinvenimento delle gambe dell’Ercole Farnese nei pressi di Frattocchie nel 1560, come ricordava il Condivi nelle note alla “Vita di Michelangelo”. Non riuscivo a collegare questa storia con tutto quello che riguardava Frattocchie e la sua storia legata alle vicende dell’antica Bovillae. Un suggerimento insperato mi venne da una confidenza del mio amico Armando che mi ricordò come Marziale nei suoi Epigrammi, descrivesse la statua dell’imperatore Domiziano nelle vesti di Ercole e di un tempio presso l’VIII miglio della via Appia dedicato allo stesso imperatore: “Herculis in magni vultus descendere Caesar  dignatus Latiae dat nova templa viae: qua triviae nemorosa petit dum regna viator, octavum domina marmor ab urbe legit”, trad. “Cesare degnatosi di abbassarsi all’aspetto del grande Ercole, dona nuovi templi alla via del Lazio (Appia), ove il viaggiatore mentre si incammina verso i regni boscosi della dea Diana e legge l’ottava pietra miliare dalla città sovrana”. Marziale Epigrammi Libro IX, epig. LXV. Il fatto poi che nel secolo scorso sia la tenuta sia la stazione di Frattocchie coincidessero con l’attuale territorio di Ciampino nei pressi dell’aeroporto, rendeva ancor più concreta la mia ricerca.

Fu così che un sabato mattina con un gruppo di amici decidemmo di cercare qualche indizio visto che anche alcuni recenti studi e articoli, riguardo al tempio di Ercole all’VIII miglio, smentivano l’attestazione di tale sito sino allora considerato come dimostrano le foto Alinari o gli studi e le mappe topografiche realizzati a riguardo in passato, proponendolo invece come una sorta di grande mercato nei pressi del monumento conosciuto come “Berretta del prete”. Ripercorrendo a piedi la via Appia dal X miglio attestato presso la Stazione di Santa Maria delle Mole in direzione verso Roma, nel ricalcolare le distanze con l’ausilio di un apparato GPS, notavamo che l’VIII miglio poteva ricadere prima dell’incrocio con via di Fioranello e avevamo tutti la percezione che fossimo sulla strada giusta per una scoperta che si sarebbe rivelata straordinaria. La zona conosciuta in passato come Tenuta del Palombaro o Tenuta Maruffi e ora in parte di proprietà del Principe Boncompagni –Ludovisi, già resa famosa nei secoli passati dal rinvenimento di numerose statue che oggi si trovano nei musei più famosi al mondo, si presentava come un luogo selvaggio e abbandonato, con la tomba di Gallieno circondata dai ponteggi di restauro e una pineta malfrequentata. Nelle stesse vicinanze un’antica cava abbandonata meta di scalatori appassionati del moderno climbing: una cava di basalto originatosi circa 290.000 anni fa dall’ultima colata del Vulcano Laziale, detta di “capo di Bove”, dal fatto che il flusso del magma si era arrestato nei pressi del Mausoleo di Cecilia Metella, prendendo così il nome dai “bucrani”, ossia quelle teste di crani dei buoi scolpite nei fregi dello stesso mausoleo. La scoperta più importante avvenne proprio all’ingresso di un viale che conduce a una nota azienda, la Riserva della Cascina, un’azienda vitivinicola a conduzione famigliare che produce dei vini eccellenti, rispettando le tradizioni di quei contadini che, per la qualità dei prodotti, hanno fatto la storia del nostro territorio. A ridosso delle macere che costeggiano l’antico tracciato della più famosa via romana in quel tratto, ci trovammo di fronte a delle enormi cornici scolpite nel marmo lunense di tali dimensioni e dalle modanature così decorate da non lasciar alcun dubbio sul sito ritrovato, quello del tempio di Ercole edificato da Domiziano all’VIII miglio della Regina Viarum che potrebbe riservarci molte belle sorprese e forse ancora restituirci il braccio e la mano sinistra originaria mancante alla statua di Domiziano oggi Ercole Farnese che possiamo ammirare nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Marco Bellitto

http://www.lavocedeicastelli.com

 

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