Storia

La Torre Leonardo di Frattocchie

La Torre Leonardo di Frattocchie Copertina (332)

 

Si è svolta domenica 12 maggio scorso, nella ormai consueta occasione dell’Appia Day, giornata dedicata ad apprezzare le bellezze della Via Appia, una straordinaria manifestazione promossa dalle associazioni “Blue and green” e “Sempre Boville Onlus”, che ci ha regalato, nonostante le proibitive condizioni metereologiche, dei piacevoli momenti di interesse. Guidati dall’esperto archeologo Paolo Montanari, oltre ad aver percorso il diverticolo che corre sotto il McDonald’s e alla visita dei giardini di Villa della Sirena, un tempo luogo di ozio e ospitalità della famiglia  Colonna, oggi di proprietà dei monaci trappisti alle Frattocchie, abbiamo potuto ammirare gli splendidi resti di un’antica torre medioevale di  pianta ottagonale, caratteristica molto rara nella campagna romana, come ben ci appare in un superbo disegno di Carlo Labruzzi, la Torre Leonardo. Il nome di questa torre compare in un antico manoscritto, datato 29 maggio del 1286, in un atto di divisione ed assegnazione  dei beni alla famiglia Orsini di Marino, in cui compare tra le altre proprietà descritte anche un terreno antistante la Torre di Leonardo di Guglielmo lungo la strada per Albano (Tomassetti, La Via latina v. II pag.259; Caetani Gelasio, Regesta Chartarum, v. I , pagg.57-58).

 

Un vero e proprio atto di vendita che metterà fine a quelle contese di eredità legate all’estinzione di quel ramo della famiglia Frangipane di Marino nella figura di Jacopa dei Settesoli grande amica di San Francesco. Nell’atto stesso compare il nome dello stesso cardinal Napoleone Orsini al quale sono legati gli eventi di quel periodo e molta storia di Marino. Dobbiamo infatti ricordare come lo stesso cardinale fu legato a quel Sciarra Colonna e  Guglielmo di Nogaret che ebbero un ruolo così determinante nell’episodio del cosiddetto “schiaffo di Anagni” e della successiva “Cattività Avignonese” del  papato di quegli anni.

 

Una torre, dunque, che non merita l’oblio e che come abbiamo potuto  notare  può subire ulteriori danni nelle struttura che mostra una vistosa crepa in un costone che la sorregge.

 

 

Marco Bellitto di Italia Nostra

Le terme di Bovillae

Le terme di Bovillae  Copertina (118)

Piranesi a Frattocchie

 

Le terme nell’antica Roma erano talmente diffuse che oltre agli edifici pubblici ad esse dedicati, era possibile ritrovarle sia nelle ville o domus urbane che in quelle suburbane. Così conosciamo molto bene come nei luoghi dove sorgeva la città della gens Giulia, Bovillae, l’odierna Frattocchie, sono molte le testimonianze archeologiche di questo tipo di strutture  come quelle rinvenute alcuni anni fa presso la stazione di Santa Maria delle Mole o come lo stesso mosaico recentemente venuto alla ribalta  nella cronaca locale, a dimostrazione di come fossero in uso soprattutto nelle residenze di personaggi altolocati che ne facevano dei luoghi di riposo e svago (villa d’otium).

 

A tale scopo può  sicuramente aggiungersi la presenza nelle vicinanze di un pozzo di acque solfuree naturali che, ancora oggi fa riemergere di tanto in tanto delle polle di acqua maleodorante, in località Cava dei Selci e indizio della vicina attività del Vulcano Laziale. È proprio la potenzialità di queste acque benefiche per l’organismo, proprietà ben conosciute dai romani , che può averne   incrementato lo sviluppo e l’interesse per un utilizzo termale. Un ritrovamento di strutture dedicate a questo uso, viene così indicato presso Frattocchie in uno scavo archeologico del 1758, come ben descrive Giovan Battista Piranesi in una pregevole incisione di quella raccolta dedicata al pontefice ClementeXIII, pubblicata a Roma nel 1764, dal titolo “Antichità di Albano e di Castel Gandolfo…”.

 

Nella tavola viene mirabilmente documentata  la particolare muratura ”pensiles  balnea”, che si tramanda fosse un’invenzione di Gaio Sergio Orata, un ingegnere romano che probabilmente esaltò una tecnica edilizia già in uso presso i greci: il riscaldamento ad ipocausto. Come si vede dall’immagine, si tratta di una vera e propria piscina riscaldata, una sorta di  bagno turco, dove grazie ad un particolare forno sistemato in basso (praefurnium), veniva prodotto un flusso d’aria calda che in ragione di un sofisticato sistema di intercapedini e canaline in cotto, era in grado di scaldare gli ambienti e l’acqua della stessa piscina.

Marco Bellitto

Il mistero del "capitello minoico" di Bovillae

Il mistero del "capitello minoico" di Bovillae Copertina (571)

"L'archeologo somiglia al saggio investigatore, che si avvale di un metodo universale e di tanti specifici sussidi. Ma somiglia anche a un direttore d'orchestra, a cui non sfuggono suoni imperfetti di archi, arpe, legni, ottoni e percussioni; o piuttosto a un regista, al quale non sfugge il dettaglio errato di un vestito o l'incongruità di un arredo. Perciò l'archeologia deve trattare tutti gli oggetti e tutte le relazioni fra di essi, includendo tutti i saperi utili. Altrimenti si resta abbracciati al frammento o poco più, come un naufrago al suo pezzo di legno". Da “La forza del contesto” del Prof. Andrea Carandini.

Vi è un luogo a Marino ricco di testimonianze del passato che rievocano storie e leggende conosciute in tutto il mondo. É proprio in quel XIII miglio della Via Appia Antica, all’interno della proprietà  dell’Università di Dallas,”The Eugene Constantin Rome Campus” a Due Santi , che riemergono  e si sovrappongono reperti eccezionali come quei due frammenti di colonna rastremata e quello strano capitello ritrovati  in un vigneto.

A prima vista, potremmo essere portati ad attribuirlo ad un ordine italico o più precisamente tuscanico o etrusco ma che dall’attenta osservazione risulta avere forme e dimensioni che lo fanno rassomigliare più ad un ordine dorico come quello dei templi di Siracusa del VI sec. a. C. o di quelli di Paestum. C’è però una caratteristica che lo rende unico ed è quel particolarissimo gocciolatoio alla base dell’echino che lo fa somigliare stranamente a quei capitelli della più famosa ricostruzione dei primi del Novecento, eseguita da Sir Arthur Evans del Palazzo di Cnosso a Creta da quei resti che riemergevano della Civiltà Minoica. Si pone ora la questione se anch’esso possa essere una ricostruzione ottocentesca come è stato affermato da più di qualche “esperto” al quale in passato si era rivolta la proprietà oppure, tenendo conto del contesto e del luogo dove è stato ritrovato, possa invece rappresentare un elemento che ci porterebbe a ricondurlo ad una civiltà così antica come quella progenitrice della Città Eterna. E’ appunto alla città di Alba Longa e a quella civiltà (Egea) che potrebbe essere collegato questo straordinario ritrovamento in quanto lo stesso farebbe parte insieme ad altre due strutture presenti nello stesso luogo già descritte in passato dal Dobosi e dal Lugli, come il Ninfeo di Boville e la Conserva d’acqua, di un solo edificio in cui potevano le colonne  rappresentare un portico o un pulvinar . Tali tre  elementi rappresenterebbero un unico complesso architettonico riconducibile ad uno dei più grandiosi circhi dell’antichità legato  alla fondazione di Alba Longa. Come diceva Agatha Christie : “Un indizio è un indizio,due indizi sono una coincidenza,ma tre indizi fanno una prova”. É auspicabile che da questa ipotesi azzardata se ne possa trarre qualche iniziativa per uno studio più approfondito del sito così da riscoprirne la reale storia dimenticata.

 

Marco Bellitto

Via Appia Antica, Frattocchie-Santa Maria delle Mole: al via i lavori di pulizia e valorizzazione

Via Appia Antica, Frattocchie-Santa Maria delle Mole: al via i lavori di pulizia e valorizzazione Copertina (1.225)

Il primo step dei lavori per la pulizia, sistemazione e valorizzazione della Via Appia Antica, nel Comune di Marino, nel tratto tra Frattocchie e S.Maria delle Mole, è partito lunedì 30 luglio.

La fase dei lavori, che prevede un primo step fino al 3 Agosto, per la bonifica di massima della vegetazione tra Frattocchie e via della Repubblica, riprenderà i primi giorni di Settembre per concludersi entro la fine del mese. Il momento dei lavori costituisce la parte conclusiva e realizzativa di un iter progettuale iniziato con la pubblicazione della Determinazione Regionale del 27 febbraio 2017, n. G02321: Attuazione dell’Azione cardine: Sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale in aree di attrazione di cui alle D.G.R 504/2016 e 743/2016. Approvazione di un Avviso pubblico per la presentazione di progetti di valorizzazione nei sistemi di Ostia antica e Fiumicino e Via Appia antica (pubblicata nel B.U.R.L. n° 18 del 2.3.2017) che prevedeva uno stanziamento di fondi, dedicati ad enti pubblici, per la valorizzazione del tratto di  Appia Antica ricadente nei Comuni di Roma, Ciampino e  Marino.

A seguito di tale avviso pubblico hanno partecipato, presentando i loro progetti per la valorizzazione della Via Appia Antica, il Parco Regionale dell’Appia Antica e il Comune di Roma Capitale/Sovrintendenza Capitolina per la zona di Roma, il Parco Archeologico dell’Appia Antica con un progetto che riguarda l’intero asse della via Appia, il Comune di Ciampino per il tratto di via Appia nei confini comunali (1030 mt.) e il Comune di Marino, per il tratto di Via Appia dal Confine con Ciampino fino all’ingresso di Frattocchie (circa 1650 mt.).

Nel giugno del 2017 il Comune di Marino ha presentato alla Regione Lazio un progetto di fattibilità dal titolo“Appia Antica: un museo all’aperto, Sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale e dell’accessibilità turistica” alla cui stesura ha partecipato chi scrive.  La richiesta, in termini di fondi per la realizzazione del progetto è stata di 205.207,45. La regione Lazio, dopo aver vagliato i vari progetti, per rimanere nei limiti dello stanziamento globale ed eliminate alcune sovrapposizioni progettuali, nel luglio 2017 ha stabilito l’erogazione di 160.000 al Comune di Marino, circa 45.000 € in meno rispetto alla richiesta iniziale, stessa quota rimossa dalle richieste economiche di tutti soggetti partecipanti. Dopo i necessari passaggi della stesura, presentazione e approvazione da parte della Regione Lazio del progetto definitivo ed esecutivo, con i relativi permessi e allegati tecnici, il Comune ha proceduto nel dicembre 2017 ad indire la gara d’appalto secondo il capitolato tecnico, computo metrico e quadro economico relativi stabiliti nel progetto esecutivo. Espletati tutti i passaggi previsti nelle procedure di gara di appalto, i lavori sono stati aggiudicati alla ditta  IPOMAGI s.r.l. di Roma (determinazione 430 del 03/05/2018)

Il progetto prevede due settori di intervento:

1 –  La bonifica della vegetazione infestante con la sistemazione dell’accesso di Frattocchie: da Frattocchie fino al confine si Ciampino, sia nel tratto della strada antica sia nei due corridoi laterali tra questa e i muri a secco fatti erigere da Luigi Canina tra il 1850 e il 1853 disposti a circa 11 metri dall’asse stradale, verrà effettuata una minuziosa opera di bonifica della vegetazione infestante. Inoltre, essendo presenti nell’area diversi grandi pini e altri grandi e medi alberi, a seguito di un’accurata perizia botanica, sono stati individuati quelli che necessitano solamente di un’opera di potatura per la messa in sicurezza e altri destinati all’abbattimento per le precarie condizioni vitali e di sicurezza. Contemporaneamente verrà ridisegnato e riallestito l’intero accesso all’Appia Antica da Frattocchie, con un marciapiede, nuove panchine, una nuova recinzione che non permetterà più  il parcheggio a ridosso dell’entrata.

2 –  Riallestimento area e punto di accoglienza turistica a S. Maria delle Mole: l’area verde limitrofa alla stazione che dà accesso alla via Appia Antica verrà completamente ridisegnata, come anche l’accesso in direzione di Frattocchie da via della Repubblica. Il progetto prevede il totale riassetto e rifacimento dell’area, attraverso l’istallazione di una nuova recinzione, la regolamentazione di nuove vie d’accesso, l’impianto di nuove essenze arboree, l’istallazione di arredamento naturale dedicato alla sosta di cittadini, turisti, ciclisti e camminatori. L’area verde ospiterà una struttura ecocompatibile di 45 mt2 che costituirà il perno principale per l’accoglienza turistica del tratto extraurbano della via Appia Antica, dotata di area ricezione turistica, bagno (anche per portatori di handicap), magazzino, area noleggio e sosta biciclette. Il nuovo punto informativo, dotato anche di rete wi-fi gratuita, farà parte della rete dei punti informativi e assistenza turistica dislocati lungo la via Appia Antica da Porta San Sebastiano a Frattocchie e sarà aperto da settembre a dicembre e da marzo a Luglio sia il sabato che la domenica dal mattino fino al tardo pomeriggio e anche nei giorni feriali per le attività dedicate a visite guidate, laboratori per scuole, educazione ambientale all’aperto.

I motivi ispiratori di questo progetto, come anche quelli espressi dallo spirito del bando regionale, sono innanzitutto il ripristino di una completa e sicura percorribilità del tracciato della Via Appia da porta San Sebastiano a Frattocchie, godibile sia dai cittadini del territorio che dai turisti, camminatori e ciclisti. Infine altro punto cardine richiesto ed espresso in fase progettuale è l’individuazione di strumenti e soggetti che garantiscano una sostenibilità gestionale dei punti e aree di accoglienza turistica e il mantenimento del decoro post lavori, in sostanza: come mantenere in perfetta efficienza un gioiello strutturato e  tirato a lucido, con fondi scarsi e in alcuni casi nulli, da parte dei due Parchi e del Comune.

LA PIENA PERCORRIBILITA’ GODIBILE DALLA CITTADINANZA E DAI TURISTI

Il tratto extraurbano della Via Appia Antica (nel Comune di Marino) è la parte che presenta le maggiori criticità da un punto di vista di percorribilità, agibilità dei siti archeologici e accoglienza. L’aggressione continua da parte della vegetazione infestante, ormai radicata in alcuni aree, ha reso scarsamente visibili le emergenze archeologiche e disagevole la percorribilità del tracciato antico per turisti e ciclisti. Tali criticità rendono poco sicuri e difficilmente accessibili sia i monumenti che i due punti informativi  per l’accoglienza turistica, (Frattocchie-S.Maria delle Mole) ad oggi inadeguati da un punto di vista strutturale e dei servizi rispetto alla valenza del bene culturale su cui insistono.

Il tracciato della Via Appia Antica nel Comune di Marino costituisce un vero e proprio corridoio naturale posto a congiunzione comunicazione tra le tre più grandi aree popolate del Comune di Marino: Santa Maria delle Mole, Cava dei Selci, Frattocchie. La scarsità di aree verdi percorribili e vivibili nel Comune di Marino e la crescita di un’edilizia indiscriminata negli ultimi anni ha generato un imprescindibile e naturale bisogno di poter godere la possibilità di vivere all’aria aperta, camminare, correre, andare in bicicletta. Ripristinare questo corridoio verde significherà restituire alla cittadinanza un luogo di crescita culturale e soprattutto un luogo di salute. Infine anche un luogo che possa incrementare una crescita economica locale per le piccole e medie realtà produttive costituite soprattutto da un’offerta eno-gastronomica peculiare dei Castelli Romani e dai servizi di accoglienza (B&B, residence, Hotel). Ripristinare la piena percorribilità e accessibilità del tratto di Appia Antica nel Comune di Marino significa restituire a completa fruibilità, per camminatori, turisti, pellegrini e ciclisti, l’interezza del tracciato dell’antica strada da Roma fino ai Castelli Romani. Come anche significherà rendere più evidente e agevole il raccordo e l’integrazione con gli altri itinerari di Cammino come gli itinerari di Pellegrinaggio da e verso il Sud e il nuovo Itinerario “Cammino Naturale dei Parchi” (che si raccordano tutti all’ingresso del Parco dell’Appia Antica a Frattocchie).

SOSTENIBILTA’ ORGANIZZATIVA E GESTIONALE POST LAVORI

In fase di progettazione è stato coinvolto, come partner, il Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio, essendo un soggetto, che da anni opera sul tratto di via Appia Antica a Marino, il cui ascolto ha permesso di affrontare e redigere una proposta progettuale integrata che fosse in grado di affrontare tutte le criticità e le peculiarità di un’area che costituisce un contenitore di Storia, Arte, Archeologia, Natura, Fauna, Paesaggio che coabitano in simbiosi nello stesso sistema. Infine il Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio, attraverso un documento di intenti compreso nel progetto di fattibilità, ha confermato in proprio impegno, superata la fase dei lavori, nella fase a regime, in piena auto-sostenibilità economico-gestionale, quindi senza alcun esborso dell’amministrazione comunale, alla gestione della manutenzione delle aree verdi, dei punti informativi, del decoro, della vigilanza, in accordo con gli enti pubblici coinvolti (Comune e Parchi) ed anche con alcune realtà sociali presenti nel territorio comunale, in definitiva generando  un circolo virtuoso di autosostentamento del bene.

Marco Cavacchioli, 31.07.2018

Da AppiaBovillaeMarinoBlog di Marco Cavacchioli

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Il tempio di Ercole sulla via Appia

Il tempio di Ercole sulla via Appia Copertina (1.247)

Nello studio riguardo alcuni monumenti della via Appia nel nostro territorio dei Colli Albani, ricordo che uno dei rompicapo era stato quello di essermi imbattuto nel racconto del rinvenimento delle gambe dell’Ercole Farnese nei pressi di Frattocchie nel 1560, come ricordava il Condivi nelle note alla “Vita di Michelangelo”. Non riuscivo a collegare questa storia con tutto quello che riguardava Frattocchie e la sua storia legata alle vicende dell’antica Bovillae. Un suggerimento insperato mi venne da una confidenza del mio amico Armando che mi ricordò come Marziale nei suoi Epigrammi, descrivesse la statua dell’imperatore Domiziano nelle vesti di Ercole e di un tempio presso l’VIII miglio della via Appia dedicato allo stesso imperatore: “Herculis in magni vultus descendere Caesar  dignatus Latiae dat nova templa viae: qua triviae nemorosa petit dum regna viator, octavum domina marmor ab urbe legit”, trad. “Cesare degnatosi di abbassarsi all’aspetto del grande Ercole, dona nuovi templi alla via del Lazio (Appia), ove il viaggiatore mentre si incammina verso i regni boscosi della dea Diana e legge l’ottava pietra miliare dalla città sovrana”. Marziale Epigrammi Libro IX, epig. LXV. Il fatto poi che nel secolo scorso sia la tenuta sia la stazione di Frattocchie coincidessero con l’attuale territorio di Ciampino nei pressi dell’aeroporto, rendeva ancor più concreta la mia ricerca.

Fu così che un sabato mattina con un gruppo di amici decidemmo di cercare qualche indizio visto che anche alcuni recenti studi e articoli, riguardo al tempio di Ercole all’VIII miglio, smentivano l’attestazione di tale sito sino allora considerato come dimostrano le foto Alinari o gli studi e le mappe topografiche realizzati a riguardo in passato, proponendolo invece come una sorta di grande mercato nei pressi del monumento conosciuto come “Berretta del prete”. Ripercorrendo a piedi la via Appia dal X miglio attestato presso la Stazione di Santa Maria delle Mole in direzione verso Roma, nel ricalcolare le distanze con l’ausilio di un apparato GPS, notavamo che l’VIII miglio poteva ricadere prima dell’incrocio con via di Fioranello e avevamo tutti la percezione che fossimo sulla strada giusta per una scoperta che si sarebbe rivelata straordinaria. La zona conosciuta in passato come Tenuta del Palombaro o Tenuta Maruffi e ora in parte di proprietà del Principe Boncompagni –Ludovisi, già resa famosa nei secoli passati dal rinvenimento di numerose statue che oggi si trovano nei musei più famosi al mondo, si presentava come un luogo selvaggio e abbandonato, con la tomba di Gallieno circondata dai ponteggi di restauro e una pineta malfrequentata. Nelle stesse vicinanze un’antica cava abbandonata meta di scalatori appassionati del moderno climbing: una cava di basalto originatosi circa 290.000 anni fa dall’ultima colata del Vulcano Laziale, detta di “capo di Bove”, dal fatto che il flusso del magma si era arrestato nei pressi del Mausoleo di Cecilia Metella, prendendo così il nome dai “bucrani”, ossia quelle teste di crani dei buoi scolpite nei fregi dello stesso mausoleo. La scoperta più importante avvenne proprio all’ingresso di un viale che conduce a una nota azienda, la Riserva della Cascina, un’azienda vitivinicola a conduzione famigliare che produce dei vini eccellenti, rispettando le tradizioni di quei contadini che, per la qualità dei prodotti, hanno fatto la storia del nostro territorio. A ridosso delle macere che costeggiano l’antico tracciato della più famosa via romana in quel tratto, ci trovammo di fronte a delle enormi cornici scolpite nel marmo lunense di tali dimensioni e dalle modanature così decorate da non lasciar alcun dubbio sul sito ritrovato, quello del tempio di Ercole edificato da Domiziano all’VIII miglio della Regina Viarum che potrebbe riservarci molte belle sorprese e forse ancora restituirci il braccio e la mano sinistra originaria mancante alla statua di Domiziano oggi Ercole Farnese che possiamo ammirare nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Marco Bellitto

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“De statua” ovvero la vera identità della Venere di Bovillae

“De statua” ovvero la vera identità della Venere di Bovillae Copertina (863)

A proposito di una statua di Venere con le sembianze di Giulia, figlia dell’Imperatore Tito e della sua seconda moglie Marzia Furnilla, rinvenuta a Frattocchie alla fine del XIX secolo, conosciamo dalle cronache degli scavi di  quel periodo che tale scoperta avvenne presso il XII miglio di via Appia nel dicembre del 1886.Dalla testimonianza diretta del Torquati sappiamo invece  del rinvenimento  nel mese di febbraio dello stesso anno ad opera dei fratelli Vitali durante lo scavo per trasformare un canneto in vigna: ”Dirò solamente che la prima impressione ricevuta dalla faccia della statua fu quella che sulla faccia di Venere( copia o imitazione della Medicea di Prassitele) fosse stata impernata la testa di una marmorea scultura rappresentante l’infelice figlia dell’Imperatore Tito, prima sedotta e poi deificata dall’empio e lascivo suo zio Domiziano”. Da queste parole dello storico marinese, come non pensare alla fine tragica che coinvolse i due amanti le cui ceneri, alla morte di Domiziano, furono ricongiunte in un’unica urna dalla nutrice Fillide che li aveva allevati entrambi. Rimane a testimoniare questo amore impossibile e passionale, questa superba immagine scultorea che Domiziano fece realizzare per rappresentare il profondo legame che lo legava  a Giulia. Motivo che ritroviamo nei versi immortali di Marziale (Epigrammi, Libro VI,XIII) dove  l’amore tra i due viene paragonato a quello tra Venere e Marte o tra Giunone e Giove.

Nell’osservare tale statua , oggi custodita  nella Glyptoteca del New Carlsberg di Copenaghen sembra proprio di risentire quei versi che descrivono Giulia come una Venere che contende scherzosamente al piccolo Eros che è al suo fianco, la cintola o clamide che lui tiene intorno al collo: ”Ludit Acidilio, sed non manu aspera,nodo, quem rapuit collo, parve Cupido, tuo”, “e la leggiadra sua mano scherza coll’Acidalia cinta, che essa , o tenero Cupido, ti rapì dal collo”.

Questa Venere di Boville seppur priva di una parte di naso andata perduta, condizione che ne altera in parte le sembianze, può comunque rappresentare un’immagine della maturità di Giulia in confronto a quella puberale della statua ritrovata sull’Isola Tiberina e oggi custodita nel Museo Nazionale Romano e a quella giovanile espressa in maniera magistrale nel cosiddetto “Busto Fonseca” che possiamo ammirare nei Musei Capitolini e che dal Ficoroni sappiamo che fu  ritrovato alla fine del ‘700  durante  gli scavi nelle vicinanze della Villa Casali sull’Aventino, forse proprio nell’adiacente Villa Fonseca.

La stessa maturità che ritroviamo nell’immagine espressa dall’artista Evodos nel Cammeo  del “Tesoro di Saint Denis” di Parigi  nel quale molti sono i punti di somiglianza  con l’iconografia che rappresenta  Giulia Flavia Augusta in alcune delle molte e controverse immagini monetali.

Considerando il sito descritto dagli archeologi dell’Ottocento non possiamo tralasciare di notare come si possa trattare dello stesso luogo dove recenti scavi preventivi, eseguiti dagli archeologi  tra il 2012 e il 2014 in Vicolo del Divino Amore  a Frattocchie nel luogo più famoso come “Casa Rossa” al XII miglio della via Appia, hanno portato al rinvenimento di un meraviglioso “impluvium” realizzato con marmi policromi, al cui interno, fuori dal contesto, una testa marmorea  raffigurante l’Imperatore Tito, restaurata e custodita presso l’Università di Dallas in via dei Ceraseti  a Marino.

Lo stesso Thomas Aschby ,nel 1910, poneva il dubbio che tale statua fosse stata ritrovata in quella che doveva ritenersi la Villa di Domiziano vicino Castel Gandolfo. Quale personaggio così importante poteva dunque  arricchire la sua villa  e i suoi giardini, nel I secolo d.C., con opere scultoree di così straordinario genere?

Lasciamo la risposta agli studiosi e a quanti, appassionati della storia del nostro territorio, vorranno approfondire  queste storie dimenticate.

 

Marco Bellitto

http://www.lavocedeicastelli.com/

 

Palaverta e il suo Castello

Palaverta e il suo Castello Copertina (1.109)

Quante volte abbiamo percorso il primo tratto della Via Nettunense, poi abbiamo svoltato per Via del Divino Amore in direzione Via Ardeatina, centinaia di volte. Eppure mai ci siamo accorti che appena imboccata via del Divino amore, dopo circa 500 metri, a destra, c’è una piccolissima stradina residenziale che ci conduce di fronte a ciò che resta di una delle murature principali originali del Castello di Palaverta, oggi  facciata di un’abitazione privata.

Tale imponente muro, costituito da  bozzette di peperino, con inserti marmorei e laterizi di epoca romana reimpiegati (che indicano preesistenti strutture romane su cui insiste il castello) è databile al XIV secolo (datazione desumibile dall’analisi della struttura muraria), ed è ciò che resta di un grande complesso difensivo, il cosiddetto “Castello di Palaverta” che occupava l’area tra l’attuale via Nettunense, via del Divino Amore e Via J. F. Kennedy, del quale, fino a 50-60 anni fa  rimanevano in piedi almeno tre grandi settori murari.

Pochi gli studi e le notizie al momento disponibili riguardo la parte più antica del castello, una prima testimonianza la ritroviamo in un documento del 26 Ottobre 1509, con cui Fabrizio Colonna vendette a prospero Colonna di Genazzano, duca di Traetto, per 3000 ducati napoletani il “tenimentum castri diruti Castellucie e il casale Pauli Averte”. Questo documento riporta importanti notizie: la prima che il castello di Castelluccia è comunque limitrofo al castello di Palaverta, la seconda riguarda l’origine del toponimo Palaverta (dal nome di persona Paolo Averta), la terza riguarda la dicitura “Casale” e ci fa intendere che il castello perse nel corso degli anni la sua funzione originaria difensiva per assumere poi la funzione di semplice casale, come è avvenuto per tante altre realtà simili nei dintorni di Marino.

Il Casale di Palaverta, successivamente, dovette passare alla Badia di Grottaferrata poiché nel 1567, il cardinale Farnese, Commendatario di questa, lo affittò a un tale Fabrizio Magnante.

Imponenti resti del castello, costituiti da tre grandi complessi murari,  erano ancora visibili fino ai primi decenni del ‘900, solo nella seconda parte del ‘900 fino ad oggi  i resti del castello verranno pian piano sistematicamente distrutti. Ne rimarrà una sola parte, che ridotta a cascinale  nei primi del ‘900 diverrà poi porzione di una moderna abitazione privata.

Magnifiche testimonianze della struttura e topografia dei resti del castello di Palaverta le ritroviamo nelle piante antiche e nelle fotografie dei primi decenni del ‘900, che ci mostrano l’apparato difensivo posto su una leggera altura, con grandi porzioni di tre edifici che chiudevano un’area fortificata per un totale di quasi 7.000 metri quadrati.

Articolo tratto da
AppiaBovillaeMarinoBlog
di Marco Cavacchioli

La chiesa della Natività della Beata Maria Vergine (S. Maria delle Mole)

La chiesa della Natività della Beata Maria Vergine (S. Maria delle Mole) Copertina (1.223)

La festività

Ogni abitante di S.Maria delle Mole sa che l’appuntamento fisso per la festa patronale è per il secondo fine settimana di settembre. Ma forse pochi sanno che la celebrazione effettiva della Natività della Beata Vergine Maria, nel calendario delle celebrazioni cattoliche è una festività fissata per l’8 settembre.

L’8 settembre, dedicato a festeggiare la Natività di Maria, è una convenzione, tale data in realtà celebrava la dedicazione alla Beata Vergine di quella che era precedentemente la Basilica di Sant’Anna a Gerusalemme (del IV secolo d.C.  edificata su strutture termali e un tempio pagano, ormai in disuso, fatto erigere dall’imperatore Adriano) posizionata sul luogo, dove secondo la tradizione, risiedevano i genitori di Maria, Anna e Gioacchino, e dove avvenne il concepimento.

La festività della Natività della Beata Vergine Maria nasce quindi in Oriente: fu Papa Sergio I (687-701), di origine siriana, a introdurla nella chiesa d’Occidente alla fine del VII secolo. La devozione verso la Natività di Maria si sviluppò in modo particolare nella diocesi ambrosiana, come testimonia il Duomo di Milano dedicato a Santa Maria Nascente

La Chiesa

Intorno agli anni ’50 Santa Maria delle Mole, non è più un agglomerato di casupole, ma una comunità con un  numero di abitanti consistente, tanto che la comunità sentì presto l’esigenza di poter disporre di una chiesa più grande. Proprio il 27 luglio 1956, il Vescovo di Albano pubblica il Decreto Canonico con cui si erige a personalità giuridica la Nuova Parrocchia in S. Maria delle Mole consacrandola alla Natività della Beata Vergine Maria. Nei primissimi anni ‘60 la chiesa è terminata, come mostra una foto con una celebrazione nel 1963.

L’edificio della chiesa è uno fra i primi costruito secondo i canoni dell’edilizia contemporanea, la forma dell’aula principale è costituita da un poligono svolto su otto lati. La scansione interna è definita da un telaio strutturale in cemento armato, costituito da piloni a vista su cui poggiano travi di sostegno della copertura che convergono verso il centro del soffitto su cui si apre un cupolino (per far entrare la luce) su cordolo ettagono. La centralità dell’aula è rafforzata dalla preminenza del telaio strutturale portante, dalla camera di luce del cupolino in alto, e dalla grande parete di fondo dove è collocato il grande dipinto con il soggetto della Natività di Maria.

All’esterno il volume è articolato attraverso una tessitura di pannelli in laterizio compresi tra il telaio della struttura, l’attuale volume sporgente del portale d’ingresso con tettoia, è stato collocato successivamente (nel 1979), su progetto degli architetti Filippucci e Rossi (la differenza del prima-dopo è ben evidenziata dalle foto dell’ingresso ante 1979). Accanto all’edificio, leggermente staccato, è il volume a sezione poligona del campanile con superfici murarie in laterizio, che termina con la cella campanaria, costituita da una gabbia in cemento armato.

La parte di fondo, dietro l’altare, ospita per tutta la sua ampiezza, una tela di Goffredo Razzicchia (del 1969) che rappresenta nei tre riquadri della fascia bassa i genitori di Maria, Gioacchino e Anna, la sua nascita e la presentazione al Tempio di Maria; in alto la Madre della Chiesa accolta nella gloria celeste che schiaccia la testa del serpente, la SS. Trinità e rappresentata nella parte culminante.

 

Articolo tratto da
AppiaBovillaeMarinoBlog
di Marco Cavacchioli