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Concittadini
Intervista a Francesco Mariano Bosco, runner

 

 

 

 

 

Concittadini: Intervista a Francesco Mariano Bosco, runner

Concittadini
21/02/2020
Antonio Calcagni

 

Francesco Mariano Bosco, runner: Qualcosa ho imparato: cadi sette volte, rialzati otto

Lo sport ha da sempre contribuito alla formazione del mio carattere

 

 

Al termine della corsa di Migue,l ho conosciuto Francesco Mariano Bosco, grazie all’amico comune Massimo Castellano. Chiacchierando, scopro che Francesco è di Vieste e che suo papà è un grande amico mio, amici di squadra 25-30 anni fa, da lì nasce luna nuova amicizia.

 

Francesco Mariano Bosco mi segnala il suo nuovo sito fmbosco.wixsite.com e con piacere leggo dall'età di 14 anni fino ai 18 ha fatto atletica con il G.S. Fiamme Gialle Simoni, inoltre è Diplomato Istruttore F.I.D.A.L. nel 2014 e ha i seguenti record personali: 9'26 3000m, 16'22 5000m, 33'48 10km, 1h13'36 mezza maratona, 2h41'35 maratona. Tutt'ora corre con l’A.S.D. Spartan Sport Academy per la quale è anche il referente tecnico per il settore running.

 

Ci accomuna l’amicizia con suo padre, la provenienza dal Gargano, la passione per il runninge anche i record personaliquasi simili dai 5km alla maratona: 16'30 5000m, 33'41 10km, 1h13'38 mezza maratona 2h42’17 maratona. Di seguito approfondiamo la conoscenza di Francesco attraverso risposte ad alcune mie domande:

 

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? Devo ringraziare i miei genitori: ho iniziato per gioco a metà degli anni ‘90 partecipando alle mini gare per le categorie giovanili corollarie alle gare degli adulti, recandomi con mio padre (buon podista amatore) e mia madre (giudice di gara FIDAL) agli eventi podistici in programma le domeniche. Mi sono trovato a vincere e/o piazzarmi spesso fra i primi posti, e qualche anno più tardi, un allenatore del G.S. Fiamme Gialle G. Simoni mi propose di provare ad allenarmi con loro. Ritengo d’aver svolto un’attività agonistica giovanile di buon livello fino alla maggior età, quando smisi in seguito ad un infortunio piuttosto serio. Dopo 7 anni circa ho re-indossato le scarpette e non le ho più lasciate, riuscendo, seppur ormai non più nella categoria assoluti, a togliermi qualche altra bella soddisfazione agonistica.

 

Avere un padre maratoneta e una madre giudice di atletica è un buon contesto per apprendere l’arte di correre e sviluppare benessere e performance superando anche problemi e crisi lungo i vari percorsi di allenamento e di gare. Ricordo benissimo quando incontravo in gara sia suo papà che a volte sua madre nelle gare a Roma, nel Lazio e in giro per l’Italia.


Come sei cambiato attraverso lo sport? Lo sport, anche quello svolto prima della corsa (nuoto e tennis) ha da sempre contribuito alla formazione del mio carattere e mi ha insegnato ad essere determinato nel raggiungere degli obiettivi, anche nella vita di tutti i giorni.

 

Concordo con Francesco, lo sport è una buona pratica per organizzare e pianificare obiettivi seguendo percorsi di allenamento con impegno, determinazione e fiducia in sé.


Nello sport chi e cosa hanno contribuito al tuo benessere operformance?

L’appoggio della Famiglia prima ed ora è un elemento che non è mai mancato, e li ringrazio sempre per questo, ma è la motivazione e la resilienza che emergono dentro di me, nella mia mente, che mi spingono ogni giorno ad uscire ancora, a fissare nuovi obiettivi, a non mollare mai.

 

Vero, motivazione e resilienza sono due aspetti che permettono di impegnarsi e superare qualsiasi ostacolo per raggiungere obiettivi e mete difficili sfidanti ma raggiungibili con la pratica costante.


Qual è stata la gara della tua vita dove hai sperimentato le emozionipiù belle?

In realtà sarebbero due le gare in questione, e nessuna delle due in occasione di vittorie o titoli, ma bensì di “semplici” record personali: mezza maratona e maratona. Ma parlerò della maratona, perché quando corsi quella mezza vissi si delle emozioni, ma era il giorno dopo un evento funesto per la nostra famiglia, e dal quale trassi la forza che mi portò al traguardo in 73 minuti. La maratona invece fu nel 2017, a Verona, la mia miglior maratona sotto tutti gli aspetti. Superata la metà e poi indenne il 30° km, capivo che stavo correndo sul filo del record personale ma non mi sono mai fatto prendere la mano, non prima di Piazza Bra, rettilineo d’arrivo: lì ho mi sono goduto il pienamente le emozioni del momento.

 

Le gare dove si fanno i record personali vanno memorizzate nel cuore, nell’anima, nello spirito, nella mente e sulla pelle per ricordare sensazioni ed emozioni intense e piacevoli che possono permettere di replicare tale prestazioni. Ricordo anch’io con estremo piacere le mie gare record Roma osta e maratona di Latina, come dice Francesco corse ai limiti fino alla fine ottenendo risultati prestigiosi.


Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? Beh, bisognerebbe chiederlo a loro! Scherzi a parte, tutti, da mia moglie ai miei, agli amici e chi mi conosce bene, sa quanto sono profuso verso questo sport, e fanno il tifo per me.

 

Avere una passione è una grande cosa, un grande orto a disposizione dell’interessato che permette di dedicare tempo per star bene, per sperimentare benessere e anche performance. E’ importante avere il sostegno di amici e famiglia.


Cosa hai scoperto di te stesso praticando sport? Ho capito cosa significhi, in certe situazioni, poter contare solo su te stesso.

 

Hai sperimentato l'esperienza del limite nelle tue gare? Sì, ogni volta che perdo una volata.Ma è importante saper conoscere, riconoscere e accettare il proprio limite per gestire al meglio ogni distanza, ogni circostanza. Se ci si riesce non si fallisce mai.

 

Si impara sempre nello sport in ogni situazione, sia quando si vince che quando si perde, si conosce meglio se stessi e si cerca di porre rimedi e di lavorare su criticità per potenziare le parti e gli aspetti carenti per far meglio le prossime volte.


Quali sensazioni sperimenti facendo sport (allenamento, pregara, gara,post gara)? Non subisco più l’ansia pregara come quando ero un “teen”. Ho però i miei riti, i miei capisaldi, nel cibo come nel sonno come negli allenamenti precedenti una gara, e dall’infilare i calzini al riscaldamento pre-partenza.Ogni gara è a sé, più o meno importante che sia, le sensazioni sono sempre le stesse.Da vent’anni a questa parte.

 

L’esperienza aiuta a riconoscere meglio le sensazioni corporee e le emozioni e a gestire ogni parte di gara con fiducia in sé senza timori e con la voglia di fare il proprio meglio.


Quali sono i tuoi pensieri in allenamento e in gara? Generalmente in allenamento mi “ascolto” molto, “prendo appunti” del come mi senta per valutare come gestirmi nella singola seduta e in relazione all’esercizio da svolgere; in gara faccio altrettanto, ma condizionato dal fattore agonismo che mi porta spesso ad alternare tattiche conservative o d’attacco a seconda della condizione, degli avversari e della posta in gioco.

 

E’ importante conoscersi bene, studiare se stesso e la situazione di gara compresi gli avversari, capire come si può fare in ogni situazioni avendo sempre un piano b e curando tanti aspetti che concorrono alla performance dall’alimentazione all’abbigliamento ai rituali pre gara.


La tua gara più estrema o più difficile? Non è una maratona. Per quanto ne abbia corse anche qualcuna in condizioni di difficoltà fisiche, no non è una maratona. Ma una mezza. 21km e spiccioli in continua ascesa verticale per più di 1530m, lungo i tornanti che collegano Bormio alla Cima Coppi, al Passo dello Stelvio.Una cronoscalata di poco più di 2 ore (per me) attraverso le cime e il suggestivo paesaggio del Parco Nazionale alpino, dove davvero ti godi il viaggio seppur faticoso, pensando solo a raggiungere la vetta.

 

Gare dure e faticose aiutano a fortificarsi e a non aver paura di muri e salite.
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? Mollai nel 2001 dopo quella frattura al perone sx, e anche dopo guarito capii che non era stato solo l’osso ad essersi rotto: ero io ad aver perso mordente. Una mattina mite d’autunno dopo 7 anni, volli scendere a fare una corsetta. Dopo un quarto d’ora ero un pezzo di legno, un macigno. Allora, in ricordo del corridore che fui qualche anno prima, decisi che era il momento di rimboccarsi le maniche.

 

Si fa sempre in tempo a rialzarsi, a ricominciare a risalire sul treno dello sport che rende felici e resilienti mettendosi in gioco nelle diverse situazioni impegnative di allenamento e gara.
Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? Non posso negarlo e non credo cambierò mai il mio modo di accettare un evento avverso, ma di sicuro qualcosa ho imparato: cadi sette volte, rialzati otto.

 

Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? Lo sport è un mezzo che abbiamo nella nostra vita per realizzare qualcosa di veramente nostro: è in un certo senso una forma d’arte e ciò fa di ognuno di noi un artista libero di esprimersi.

 

Ho l’impressione che Francesco attraverso l’esperienza sportiva abbia imparato ad essere resiliente, ad aspettarsi di tutto e a rimboccarsi ogni volta le maniche per ripartire in modo diverso con il sorriso apprendendo dall’esperienza.
Ritieni utile lo psicologo nello sport? Per quali aspetti e in qualifasi? Lo psicologo nello sport ritengo sia utile sia come figura di sostegno morale che a un atleta, di qualunque livello, può servire nell’assimilazione di certi processi di allenamento e resistenza alla fatica, specie quando la motivazione tende a scemare; inoltre può avere un ruolo fondamentale l’indomani di un risultato negativo o durante e alla ripresa da un lungo infortunio.

 

E’ importante avere una figura di riferimento che dia una mano per rialzarsi, per risollevarsi, per individuare risorse personali nell’atleta che a volte dimentica di possedere perché si trova in un periodo negativo, buio.
Quali sogni hai realizzato e quali sono da realizzare? Prossimiobiettivi? Il piccolo sogno che avevo era di diventare qualcuno in questo sport, ma poi ho accettato con modestia quello che già faccio e i traguardi che ho raggiunto e mi auguro di poter continuare il più possibile a dire la mia nelle competizioni che contano anche al cospetto di avversari più talentuosi di me. Prossimi obiettivi: limare ancora gli attuali record personali.

 

Francesco ha ancora davanti a se anni fruttuosi in uno sport dove ci si può ancora esprimere anche a 40 anni con ottimi risultati.
Una frase o parola che ti aiuta nelle difficoltà? Nessun sacrificio = nessun risultato.

 

Ti ispiri a qualcuno? A nessuno in particolare, ma ammiro molti atleti nazionali e internazionali, del presente e del passato.

 

Come ti vedi a 60 anni? In canotta e calzoncini ai nastri di partenza dell’ennesima maratona.

 

Cosa dà e cosa toglie lo sport? Lo sport è formativo, sempre.Se praticato onestamente.

 

Grande ispiratore di Francesco credo che sia stato proprio suo padre che ha corso tante maratone, ha partecipato anche a staffette itineranti collettive da Roma a Loreto e anche in solitaria da Roma a San Giovanni Rotondo, un grande riferimento per tanti.

 

 

 

Antonio Calcagni
21/02/2020
Articolo letto 801 volte

 

 

 

 

 

 

 

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