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"BENTORNATA GARDENSIA" con ALESSANDRA KRE - Sabato 8 e Domenica 9 Marzo

"BENTORNATA GARDENSIA" con ALESSANDRA KRE  - Sabato 8 e Domenica 9 Marzo Copertina    (commenti:3) (1.427-0-0)
Gianni Botta

(articolo esportabile)

 
Venerdì scorso ci siamo riuniti per parlare delle cose che faremo in questo 2025 iniziando da “Gardensia”, l’appuntamento che ci vedrà ancora protagonisti insieme al Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio APS, nella vendita delle gardenie e delle ortensie per sostenere la ricerca sulla Sclerosi Multipla.
Ambasciatrice d’eccezione è Alessandra Kre: attrice, sceneggiatrice e portavoce di coloro che convivono con questa malattia, insieme a Danilo, suo compagno di vita che l’affianca in questa battaglia.
Entrambi risiedono a Santa Maria e la arricchiscono con la loro presenza, come vi accorgerete leggendo questa breve, ma intensa intervista.
 
Ciao Alessandra, ti ho conosciuta quando sei passata insieme a Danilo a salutarci in occasione del pranzo di Natale del Comitato di Quartiere di Santa Maria delle Mole, dedicandoci un po’ del vostro tempo, e successivamente venerdì scorso quando avete partecipato alla riunione del Comitato di Quartiere, dedicandoci tutto il vostro tempo.
 
In entrambe le occasioni tu e Danilo, tuo marito e compagno, ci avete regalato il vostro sguardo attento e sorridente, siete sempre così?
 
Sarebbe bello essere sempre attenti e, soprattutto, sorridenti ma, essendo esseri umani, a volte falliamo miseramente nell'intento. Fortunatamente queste "volte" non sono tante, anche perché l'ironia e l'autoironia sono tra le cose di cui non riesco a fare a meno nella vita (e per fortuna, perché me l'hanno sempre salvata); diciamo solo che quando sento che è una di quelle volte lì, mi chiudo dentro casa coi miei gatti e un buon film e faccio in modo che la gente non se ne accorga. Ma non ditelo a nessuno!
 
L’argomento “tempo” domina questa breve intervista, per cui rotto il ghiaccio passo all’argomento per il quale abbiamo voluto incontrarti: la Sclerosi Multipla, malattia da cui sei affetta da 6 anni.
Durante la riunione del Comitato di Quartiere abbiamo parlato di “Gardensia”, l’evento che ci vedrà presenti sabato 8 e domenica 9 marzo a Santa Maria delle Mole insieme al Circolo Legambiente Appia Sud Il Riccio APS, con la vendita delle gardenie e delle ortensie a supporto dell’AISM a favore della ricerca sulla Sclerosi Multipla.
In quella occasione hai raccontato la tua esperienza e la cosa che più mi ha colpito è stata la tua disponibilità ad offrire ascolto alle persone che, improvvisamente, vengono a conoscenza di essere affette dalla stessa tua malattia.

Questo proiettarti all’esterno di te stessa per aiutare gli altri mi spinge a chiederti come un/una amico/a, un/una parente può stare vicino a chi vive questa malattia, farle sentire il proprio aiuto nel modo più appropriato?
Te lo chiedo perché quando una persona vive qualcosa a noi non nota c’è sempre quell’imbarazzo di dire o fare la cosa sbagliata: è realmente così (ovvero si può dire o fare qualcosa di sbagliato) o è proprio questo il primo comportamento da evitare perché è proprio quello che crea un muro con l’altra persona?
 
Partiamo col dire che ogni cosa fatta con amore non è mai sbagliata. E ricordiamoci che, prima di ricevere la diagnosi, anche io facevo parte dei "noi per i quali la cosa non è nota". Frequentandola e avendoci a che fare e frequentando e avendo a che fare con chi si trova nella mia stessa situazione, ho imparato (così è facile, vé? 😂) che le persone con Sclerosi Multipla hanno bisogno essenzialmente di tre cose:
1. Non essere identificate con la loro malattia: sono persone come tutte le altre, non sono la loro malattia;
2. Essere incoraggiate; sapere che non sono necessariamente condannate ad una vita orribile, perché di fatto non è così;
3. Che chi le ama si informi (bene) sulla Sclerosi Multipla, così da poterle incoraggiare al meglio e, come dici tu, “fargli sentire il proprio aiuto nel modo più appropriato”; e fargli capire una cosa fondamentale, che mi disse il primo neurologo che mi visitò e azzardò – a gamba tesa – un “Mi sa che hai la Sclerosi Multipla”: finì la frase con un “e spera che sia quella, perché potrebbe andare molto peggio”.
Forse può sembrare una cosa brutta da dire, ma oggi posso confermare che quel neurologo aveva ragione.
 
Il tuo nome ricorre nel web grazie al tuo lavoro di attrice e sceneggiatrice, amata ed apprezzata da molti colleghi che testimoniano questo affetto nel tuo sito https://alessandrakre.com.
Se si pensa al mondo del cinema lo si immagina come una cosa lontana dall’ordinario, lo stesso accade se ci si rapporta con una malattia. Sono vere queste affermazioni o, per dirla meglio, quanta normalità esiste nel vivere la sclerosi multipla nel quotidiano?
 
All'inizio niente è normale.
Non è normale il fatto di non potere più correre, saltare, “banalmente” camminare (e tutte le cose che fino a poco prima erano, appunto, le cose più normali e “banali” del mondo); non è normale il fatto di fare cinque passi e sentirti stanco come se avessi corso la maratona di New York; non è normale il fatto di passare buona parte della tua vita in ospedali, studi medici, case di cura per la fisioterapia, laboratori di analisi; non è normale (anzi è proprio paradossale, così grottesco che fa quasi ridere) il fatto di passare dal frequentare assiduamente (e con entusiasmo) negozi di scarpe (magari col tacco), al frequentare altrettanto assiduamente (e forse con più entusiasmo!) negozi di articoli ortopedici e ausili per disabili.
Oggi mi chiedo quanto mi sarei goduta anche quella che pensavo fosse una “banale” corsa dal portone alla macchina perché inizia a diluviare ed io ho dimenticato l’ombrello, se solo avessi saputo che di lì a poco avrei potuto correre solo la notte, nei sogni (sì, la notte sogno spesso di correre e la mattina penso a quanto mi manca; a me, che ho sempre odiato correre!).
E poi mi chiedo che persona sarei stata se non avessi ricevuto la diagnosi.
La risposta alla prima domanda è “Molto di più”, la risposta alla seconda è “Molto diversa; in peggio, perché avrei continuato ad ignorare il valore inestimabile di una corsa di pochi metri dal portone fino alla macchina perché inizia a diluviare ed io ho dimenticato l’ombrello”.
Col tempo le cose diventano più “normali”. O, più semplicemente, ti adatti, ti abitui, finisci col trovare le soluzioni migliori: i fisioterapisti mi hanno spiegato che il corpo si adatta ai nuovi modi in cui è “costretto” a vivere, senza che noi nemmeno ce ne rendiamo conto.
La gente mi dice spesso che sono “una grande”; io rispondo che non è vero manco pé gnente, e che credo che si tratti semplicemente dell’“istinto di sopravvivenza” al quale si aggrapperebbe disperatamente chiunque sia costretto dalla vita ad aggrapparcisi.
 
A proposito di cinema, ti andrebbe di parlarci dei tuoi progetti che “bollono in pentola”?
 
Sono parecchie le cose che bollono in pentola ma, come sempre, finché l'ufficio stampa non ha fatto il suo lavoro rendendole pubbliche, si deve tacere (pena la lapidazione sulla pubblica piazza!); ma dal momento che l'ufficio stampa ha fatto (egregiamente) il suo lavoro, per ora posso parlare de "La guerra di Elena": un lungometraggio che ho scritto insieme a Stefano Casertano (prodotto da Masi Film, con Titanus, Rai Cinema, M47, Sound Art 23) e che racconta la storia di Elena Di Porto, la partigiana ebrea che tentò di avvisare i suoi correligionari del rastrellamento del 16 ottobre 1943, senza essere creduta.
Un progetto al quale sono davvero molto legata e che spero ci dia tante soddisfazioni.
E che spero ne dia soprattutto a voi.
 
Le domande sarebbero molte altre ancora, ma ti lasciamo ai tuoi impegni non senza averti prima ringraziato per averci dedicato un po’ del tuo tempo.
Grazie a queste poche righe adesso Santa Maria delle Mole potrà sapere che la sua comunità annovera nuovi talenti: quelli di una donna coraggiosa, generosa e di un’artista come te.
Ciao Alessandra.
 
Grazie a voi e complimenti per le bellissime domande; potete quasi rubarmi il lavoro.
Ciao, Santa Maria delle Mole!

Incontro del 12-07-2019 al parco Lupini

Incontro del 12-07-2019 al parco Lupini Copertina    (commenti:3) (1.175-0-0)
Antonio Calcagni

(articolo esportabile)

Venerdì 12-07, presso il parco Ruggero Lupini, si è svolto un incontro, organizzato dal nostro Comitato di Quartiere sull’argomento , “Servizio di raccolta porta a porta ed effetti collaterali”.

 

All’incontro, oltre ad un nutrito gruppo di Cittadini hanno partecipato anche i rappresentanti  dei Comitati di Quartiere di: Gente Aldo Moro e Tutela Frattocchie e Marco Cavacchioli di Lega Ambiente. Per l’Amministrazione erano presenti: Il Sindaco,  Carlo Colizza, il Vice Sindaco, Paola Tiberi, l’Assessore,  Saverio Audino, il presidente del Consiglio Comunale Gabriele Narcisi. Nutrita anche la rappresentanza dei consiglieri Comunali, composta da Alessandro Blasetti, Enrico Quaresima e Matteo Correani, presente anche l’ingegner Rinaldi, responsabile del progetto “ Porta a Porta” locale oltre ad alcuni Ispettori Ambientali,  tra cui Alfredo Forbicini.

 

Il sottoscritto ha aperto la  discussione evidenziando che, la raccolta differenziata porta a porta, pur essendo un atto di civiltà dovuto, sia nei confronti dell’ambiente che dei Cittadini e di cui il nostro Comitato è stato da sempre favorevole, sta causando gravi “effetti collaterali”, tra cui il più importane è l’abbandono indiscriminato di rifiuti, che sta riducendo la nostra Cittadina in una discarica a cielo aperto, con particolare riferimento  al parco R. Lupini dove i cestini sono presi d’assalto. 

 

Le cause,  di tale situazione, a nostro parere, vanno ricercate tra:  la mancanza di controllo del territorio, compresa  la tardiva istituzione degli Ispettori Ambientali,  il ritardo nella realizzazione dell’isola ecologica locale, ma soprattutto nella diffusa evasione della TARI.

 

Prima di rispondere nel merito,  i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale hanno sottolineato che, con l’introduzione del servizio  Porta a Porta,  ci sono stati i seguenti effetti positivi:

 

  • La raccolta complessiva dei rifiuti si è ridotta del 25%, segno che prima del nuovo servizio di raccolta, c’erano sversamenti  provenienti  da altri Comuni;
  • Riduzione di circa il 50% del conferimento in  discarica;
  • Diminuzione dei  costi complessivi e relativa riduzione dell’11% della TARI.

 

Nello specifico hanno risposto alle nostre domande, sottolineando che:

 

  • Gli Ispettori Ambientali sono ora una realtà e collaboreranno attivamente al controllo del territorio, in  stretto coordinamento con i Vigili Urbani;
  • Per ridurre le discariche spontanee sono in atto l’istallazione di numerose foto trappole che aiuteranno il lavoro di Ispettori e Vigili ;
  • Sono attive le giornate dedicate alla raccolta  straordinaria  di verde ed ingombranti ;
  • Si  sta procedendo attivamente all’acquisizione del terreno dove sorgerà l’isola ecologica;
  • Mentre i  controlli incrociati hanno scoperto  1.242 utenze non in regola con il pagamento della TARI , situazioni causate anche, a quanto riferisce il Sindaco, dalla trasformazione di fatto di  garage, cantine e sottotetti  a vere e proprie  abitazioni.

 

Di Falco, Presidente del Comitato Tutela Frattocchie, ha posto l’attenzione sull’errore di inserire  il Sito di via Mazzamagna tra le possibili  scelte nel referendum per l’individuazione dell’area dove realizzare l’eco centro,  pur sapendo che il suddetto non era nella disponibilità del Comune ed  escludendo invece altri siti viciniori, che  tali caratteristiche le avevano.

 

Una scelta che secondo Di Falco, si sta  rivelando,  lunga, difficili e costosa.

 

Tesi confermate dall’attuale stato  di fatto, sono infatti ormai passati quasi 2 anni ma l’isola ecologica resta ancora un miraggio, mentre se e quando avverrà l’esproprio, avrà un notevole  costo,  circa 300.000,00 euro.

 

Una lettura che è stata però confutata dal Sindaco  che conferma la validità della scelta, mentre per quanto riguarda  le  aree proposte dal Di Falco , dice che  non potevano essere messe a referendum in quanto non idonee in quanto piccole, ma soprattutto a suo dire trattasi di  terreni in cui esistono ‘manifestazioni di interesse’ che questa Amministrazione  non intende avallare.

 

La discussione è continuata  con l’intervento, di una nostra associata, la Signora Priscilla Lutrario che  ha posto il problema di una formazione civica sia nelle scuole, ma anche  nei vari ambiti cittadini promuovendo  esempi di cittadinanza Attiva che potessero dare il buon esempio.

 

L’Assessore  Audino, ci ha  informato  invece che è in atto uno studio per acquisizione di un corposo numero di cestini  sia per i parchi che per le strade e piazze, adatti alla differenziata, ma che scongiurino l’utilizzo improprio. Stesso concetto espresso dal Consigliere Alessandro Blasetti, da sempre molto attento ai problemi ambientali.

 

 

Antonio Calcagni, Presidente del Comitato di Quartiere di Santa Maria delle Mole

Civismo politico

   (commenti:3) (838-0-0)
Gianni Morelli

(articolo esportabile)

Per "civismo politico" si deve intendere un approccio completamente alternativo al sistema dei partiti oppure un approccio critico ma possibilmente anche sinergico al sistema dei partiti?


I fatti recenti (ad esempio Torino per la TAV, Piazza del Popolo a Roma e la manifestazione per il Decreto Sicurezza sempre a Roma, oltre alle proteste sotto al Campidoglio) mostrano un sempre maggiore desiderio di partecipazione dei cittadini alla vita politica ed alle scelte che sono considerate importanti e che condizionano lo stile di vita ed il futuro della nostra Nazione e dei Territori, anche diversi per cultura e tradizioni, che la compongono. Qualcosa comincia a muoversi e sembra quasi messa da parte quella accettazione passiva che, a causa dello sbandamento cui abbiamo assistito nelle direzioni dei Partiti che hanno tradizionalmente dominato la scena politica del nostro Paese, ha portato a quei fenomeni  (la bocciatura del Referendum, le lotte interne che hanno portato alle dimissioni di un Segretario di un partito tra i più importanti in Italia e di un  Presidente del Consiglio dei Ministri, l’utilizzo di tecniche di comunicazione molto penetranti nonché la grande crisi economica che ha fortemente inciso sulla distribuzione della ricchezza aumentando le sacche di povertà e lo scontento di buona parte della popolazione), da cui la decisione degli elettori di tentare di cambiare radicalmente la scena politica ricercando forze nuove e fresche cui affidare il Governo.

Ma questo non è stato ancora sufficiente, e sembra affermarsi il concetto di come non si possa prescindere da una presenza più determinante della popolazione nella gestione della Cosa Pubblica ed è sempre più evidente come la recente capacità di aggregazione non derivi dalle manovre dei partiti tradizionali o dalla nascita di nuovi partiti. Piuttosto si presenta come un fenomeno derivante da gruppi di cittadini che sentono di poter condividere esigenze e bisogni comuni. Cittadini che hanno iniziato ad organizzarsi e ad uscire con sempre maggiore frequenza allo scoperto. Mi riferisco alle istanze provenienti dalle Associazioni e dai Comitati costituiti da volontari che stanno prendendo forma più consistente sul Territorio e che, in modo sempre più partecipato, si interessano e collaborano attivamente a migliorare ciò che li circonda, facendo riferimento semplicemente alla loro qualità di cittadini.

Una forma di ‘civismo associativo’ che porta alla creazione di una ‘cittadinanza attiva’ per cui ciascun individuo si offre di fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita dell’ambiente in cui vive ed opera. Una sorta di ritorno alla consapevolezza di quanto può essere considerato come corrispondente ai nostri doveri di cittadino e di vicinanza, ed ai principi di condivisione di quanto ci circonda. Non importa come si esplichi questa partecipazione che può andare dal riparare un’altalena in un parco, al condividere idee e proposte per la conservazione dell’ambiente, o al dimostrare per la conservazione dei reperti archeologici che costituiscono un valore importante per i nostri Territori, o per l’ampliamento dei parchi Regionali o nell’organizzare sagre e feste rionali o per il raggiungimento di qualsiasi altro obiettivo nell’interesse comune. L’importante è condividere e discutere per ricercare risposte e suggerire soluzioni, ed è determinante partecipare e far sentire la propria voce nell’arena politica. E tendere ad affermarsi come presenza efficace e costruttiva, atta a riempire i vuoti lasciati dall’ormai evidente fallimento delle politiche tradizionali, vuoi quelle confusamente imposte dalle segreterie dei partiti o a quelle fatte maturare nella ‘pancia’ di una popolazione giustamente insoddisfatta.

Cosa accade al parco di Via Bassi?

Cosa accade al parco di Via Bassi? Copertina    (commenti:3) (1.206-0-0)
Gianni Botta

(articolo esportabile)

 
È da qualche settimana che ci viene segnalata la chiusura del cancello del Parco di Via Bassi.
 
Il parco venne inaugurato nel 2013 con una cerimonia alla presenza delle Autorità cittadine e dei parroci Don Enzo e Don Bruno, che impartirono la loro benedizione.
La sua realizzazione rientrava tra le “opere a scomputo” effettuate dalle imprese edili a fronte dei permessi di costruire rilasciati dall’Amministrazione.
 
Sebbene non stiamo parlando dei parchi come quello dell’Acquasanta, di Villa Desideri o, per rimanere più vicini, del Parco della Pace di Cava dei Selci, quella di Via Bassi è un’area che insieme al Parco Falcone ed al Parco Spigarelli contribuisce all’offerta di spazi in cui le famiglie che risiedono a Santa Maria delle Mole possono passare qualche momento all’aperto in compagnia dei figli o ai ragazzi di socializzare.
 
Invece, come abbiamo detto, il parco è chiuso, inspiegabilmente, e non siamo riusciti a darci una spiegazione di come sia potuto accadere e chi sia il responsabile di questo che, a tutti gli effetti, riteniamo un abuso.
 
È per questo che, quindi, ci rivolgiamo all’Amministrazione Comunale affinché intervenga per restituire alla comunità questo angolo per consentirne la piena fruizione, prima che un altro pezzo di suolo pubblico finisca col diventare una proprietà di cui qualcuno pensi di poter disporre a proprio piacimento e per il proprio tornaconto.
 
 
L’immagine di copertina è presa da Google Maps.

Un RAEE è per sempre

Un RAEE è per sempre Copertina    (commenti:3) (742-0-0)
Amerigo Miraglia

(articolo esportabile)

Correva l’anno ZERO, i Romani scaricavano i rifiuti che non venivano riutilizzati nella Cloaca Massima mentre gli scarichi domestici venivano buttati per strada. Dopo 2000 anni nella testa di alcuni cittadini è cambiato poco o nulla.
 
Nei secoli le civiltà si sono evolute, ognuna con i propri tempi, ma si sono evolute.
 
Sono nate le discariche, poi il concetto di differenziata, il porta a porta e il più lungimirante concetto di End of Waste (è il processo attraverso il quale un rifiuto cessa di essere tale, per mezzo di procedure di recupero, ed acquisisce invece lo status di prodotto).
 
A Marino a quanto pare si sta andando ancora più avanti e c’è il concetto di “Ripristino delle condizioni”, che consiste nel far ritornare un posto discretamente ripulito (piutost che nient l'è mei piutost) nella stessa discarica abusiva che era prima dell’intervento del comune.
 
Come si vede dalla foto, infatti, dopo aver dato una “lavata di faccia” a quel parcheggio magicamente nel giro di qualche giorno compare un bel forno da incasso che resterà lì finché qualche buon “stracciarolo” di turno non se lo carica sul proprio mezzo.
 
Per questo fenomeno purtroppo ancora tristemente diffuso sul territorio ci sono oggi tutti gli strumenti per abbassare la percentuale a zero o quasi.
 
Partendo da strumenti proattivi come quelli dell’isola ecologica dove conferire il RAEE, alla prenotazione via telefono del ritiro del RAEE comodamente seduti sul divano di casa; ma laddove questi strumenti non dovessero bastare forse è bene ricordare che L’abbandono di rifiuti è diventato un reato contravvenzionale: lo prevede il "Decreto GIUSTIZIA, decreto-legge 10 agosto 2023, n. 105 (convertito con LEGGE 9 ottobre 2023, n. 137)" consultabile QUI ed in vigore dal 10 ottobre 2023.
 
Dal 10 Ottobre infatti abbandonare rifiuti in strada è diventato reato penale, il Decreto trasforma la sanzione amministrativa da 300 a 3.000 euro alla previsione della pena dell’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Insomma... c’è poco da stare sereni per gli svuota cantine “ammiocuggino” e per chi pensa di essere più furbo degli altri.
 
La speranza è che, in barba a chi grida subito allo stato di polizia vengano installate e rese operative quante più foto trappole possibili, perché dove non arriva la coscienza dell’uomo può arrivare una telecamera di produzione cinese ma collegata con i server della polizia locale.

Per una soluzione al traffico

   (commenti:3) (3.205-0-0)
Antonio Calcagni

(articolo esportabile)

 

Linea Ferroviaria Roma – Velletri:  passaggio a livello su viale della Repubblica a Santa Maria delle Mole

Con le sue 49 chiusure giornaliere, ognuna di  4 minuti circa, il passaggio a livello nelle ore di punta crea ingorghi paurosi.  La problematica è accentuata dal fatto che la stazione ferroviaria è attigua al passaggio a livello.

Soluzioni:

  • Temporanea, spostare la fermata 100 mt più avanti direzione Velletri in questo caso il tempo di chiusura del p. a livello potrebbe ridursi di 1,5  minuti.
  • Definitiva, attraverso l’interramento della linea ferroviaria , spostamento sempre di 100 mt più avanti la stazione ferroviaria ​​​​​​.

 

 

Incrocio tra Via Appia/Via della Repubblica

Con le diverse  migliaia di transiti giornalieri  la S.S. 7  Appia , costituisce ormai un muro che separa  Santa Maria delle Mole da  Cava dei Selci. L’incrocio tra la suddetta strada e viale della Repubblica, dove le auto rimangono ferme per molti minuti genera dei picchi d’inquinamento elevatissimi.

Soluzioni:

  • Unica, Interramento della S.S. 7 e creazione in superficie di un rondò  per smaltire meglio il traffico locale e la creazione di un area pedonale che collegando Santa Maria a Cava dei Selci, unisca l’area archeologica dell’Appia Antica, con tutta l’area ex Stefer ( parco della Pace, area ex Palaghiaccio, Bocciodromo e palazzetto dello sport).

 

 

Via della Falcognana, strada privata che da Santa Maria porta a via del Divino Amore

E’ l’unica strada che dopo l’aeroporto di Ciampino, collega la S.S. 7 Appia all’Ardeatina. Si tratta di una strada  privata molto frequentata che permette ai residenti,  diretti alla zona industriale di Pomezia ed oltre, di risparmiare molti chilometri di percorrenza. Attualmente la strada è particolarmente tortuosa, ad una  sola  carreggiata e  con un manto stradale mal ridotto.

Soluzioni:

  • A: Acquisizione da parte di un Ente pubblico, Città Metropolitana/ Regione Lazio, messa a norma e risistemazione.
  • B: Realizzazione ex novo di una tangenziale che, partendo dal rondò di via Capanne di Marino, incrocio via Mameli si innesti con la parte finale della suddetta strada, che  poi confluisce su via del Divino Amore/ Ardeatina.

 

 

Incrocio tra la S.S. 7 Appia e la S.R. 207 Nettunense 

L’incrocio a Frattocchie tra la S.S. 7  Appia e la strada S.R. 207 Nettunense da una parte e via del Sassone dall’altra crea un ingorgo che si protrae per quasi tutto il giorno, le 2 strade, ognuna con i suoi circa 39.000 veicoli giornalieri, sono fonte di fortissimo inquinamento, accentuato dalla lunga sosta necessaria all’attraversamento dell’incrocio:

Soluzioni:

  • Temporanea, Creazione di un rondò che possa smaltire meglio il traffico.
  • Definitiva, Interramento della S.S. 7 e creazione in superficie di un rondò  per smaltire meglio il traffico locale.

Marino sotto le bombe del Piano Regolatore di Cecchi

Marino sotto le bombe del Piano Regolatore di Cecchi Copertina    (commenti:3) (457-13-2)
la Redazione

(articolo esportabile)

Nel 1947 Zaccaria Negroni, leader del CLN antifascista di Marino, primo Sindaco nell’immediato dopoguerra, a cui abbiamo dedicato la nostra sezione per le sue immense qualità morali e l’altruismo, pubblicò il libro “Marino sotto le bombe”, in cui descrisse gli orrori del bombardamento della nostra città nel febbraio del 1944.
 
Con il dovuto rispetto nei confronti di Negroni, ci sentiamo di trarre un’analogia con i danni che il Piano Regolatore (PUGC) voluto dal Sindaco Cecchi e dalla parte vicina ai costruttori dell’Amministrazione Comunale di “destra-centro” causerà a Marino, se dovesse essere approvato dalle Autorità sovraordinate, nonostante sia bocciato dalla maggioranza dei marinesi.
 
Il Piano Urbano Generale Comunale PUGC prevede:
- Costruzione di circa 650.000 mc
 (circa 213.000 mq) di insediamenti residenziali, prevalentemente in zone con vincoli paesaggistici, archeologici, di diverso tipo, tra cui quelle adiacenti all’Appia Antica, patrimonio della cultura mondiale e sito UNESCO, e anche all’antica città di Bovillae.
- Le costruzioni (palazzine alte fino a 4 piani) intendono insediare almeno 6.551 residenti, che non saranno cittadini di Marino, ma nuovi residenti trasferiti da altri comuni del Lazio. Non avranno o troveranno lavoro a Marino, ma faranno i pendolari verso i loro posti di lavoro, trasformando Marino in una città dormitorio e incrementando traffico e pendolarismo.
- Tutto questo comporterà un consumo di ben 704.808 mq della superficie comunale, di cui 296.511 mq di suolo agricolo, come da dati ufficiali del PUGC.
 
Superfice territoriale comunale                     mq 24.171,803;
Superfice previsione di trasform del PUCG  mq 704.808;
Di cui suolo agricolo                                      mq 296.511.

- Il PUGC non è stato sottoposto ad approvazione da parte della popolazione (ad es. con un referendum), e non ha mai fatto parte della proposta elettorale del partito che l’ha elaborato e che intende realizzarlo (Forza Italia). I Consiglieri e un Assessore di un partito della coalizione, la Lega, sono fortemente contrari, si sono dissociati nel voto in Consiglio Comunale e il Sindaco Cecchi (Forza Italia), ardente sostenitore e promotore del piano, lì ha esautorati dai loro incarichi.

- Un simile trasferimento di popolazione andrebbe concordato e coordinato sia a livello della Regione Lazio, sia con i comuni limitrofi o dello stesso comparto, che ne subiranno le ripercussioni (si pensi ad es. al problema della mobilità, del pendolarismo, del traffico, tutti aggravati o aumentati, o delle risorse e servizi sanitari).

- Non è prevista in alcuna misura la costruzione di case popolari per i ceti meno abbienti. Tutto il piano non è opera concepita dalle Autorità preposte a valutare e programmare il territorio e l’edilizia in base alle esigenze pubbliche, ma è stato concepito, elaborato e strutturato primariamente intorno a interessi dell’edilizia privata, cioè dei costruttori.

- Oltre al patrimonio paesaggistico e archeologico e quindi alle vestigia e al retaggio della culla della primigenia civiltà latina lungo la Via Appia Antica (come anzidetto bene UNESCO), sarà danneggiato irrimediabilmente il delicato e complesso ecosistema di Marino e dei Castelli Romani. Vi sarà con ogni probabilità ulteriore captazione d’acqua dalle sorgenti dei laghi di Albano e Nemi, con ulteriore abbassamento del loro livello. Ne soffriranno anche la flora, e la fauna, già confinate in spazi esigui, quasi non compatibili con il loro normale ciclo vitale.

- Di fronte agli gravi svantaggi e danni irreversibili le giustificazioni addotte dai promotori sono di due tipi:
A) Le aree adibite alla costruzione sarebbero dei “margini urbani”, cioè zone di confine tra gli insediamenti urbani e le zone agricole, protette da vincoli paesaggistici e archeologici. Secondo la narrativa del PUGC, questi “margini” sarebbero già compromessi per la presenza di costruzioni, possibilmente anche abusive, che avrebbero creato molti lotti interclusi, per cui l’urbanizzazione andrebbe “sistemata e completata”. Tutto ciò non è semplicemente vero (!). Le zone agricole, e protette da vincoli, sono nel complesso bene conservate, e non intaccate da cemento.
B) I coefficienti urbanistici di un decreto ministeriale del 1968, che prevedono che ogni cittadino deve avere un minimo di 18 mq in totale tra scuole d’obbligo, ospedali, spazi verdi e parcheggi, non verrebbero rispettati a causa di carenti scuole d’obbligo e i parcheggi. Il PUGC farebbe raggiungere questi standard in quanto le autorizzazioni a costruire verrebbero date ai proprietari a patto che cedano una parte del terreno al Comune, per realizzare questi “standard urbanistici”. Occorre ravvisare innanzitutto che i calcoli fatti nel PUGC si prestano a forti dubbi per il modo in cui sono stati elaborati.
Soprattutto:
• Il PUGC, rovistato da capo a fondo, non specifica concretamente quali siano questi “standard urbanistici”. Si parla genericamente di “parcheggi”, “servizi urbanistici” etc. Riguardo ai parcheggi, e la circolazione, il problema casomai verrebbe aumentato per l’arrivo di almeno 4000 nuovi veicoli.
• Il PUGC intende risolvere il problema della presunta carenza dei servizi urbanistici aumentando la presenza di fabbricati e di nuovi cittadini: in realtà verrebbe aggravato lo stesso problema.
• L’attuale eccessiva presenza di costruzioni e fabbricati, che ha portato alla carenza dei servizi, è stata indotta e realizzata dalle stesse forze politiche di appartenenza del Sindaco, che a partire dagli anni ’90 hanno favorito, privilegiato la costruzione di insediamenti residenziali senza tenere conto del suddetto DM 1444/1968. Sono state quindi responsabili delle carenze dei suoi coefficienti, e ora esse stesse pensano di sistemarle con nuovi massicci insediamenti e costruzione di fabbricati, in un circolo vizioso senza fine.
• La realizzazione di tutti questi insediamenti, definiti eufemisticamente “trasformazioni” nel PUGC, si verificherebbe in modo sparso su tutto il territorio comunale, a macchia di leopardo, parcellizzate, a lenzuolate, rendendo difficile una contestazione punto per punto. Questa cementificazione è progettata con una incredibile varietà di categorie e sottocategorie, diverse tra l’altro nell’ambito di uno stesso gruppo, che rende il lavoro di contrasto molto complesso sia quantitativamente che nella trattazione tecnica di ciascuna. Menzioniamo il loro nome con il loro acronimo:
- Aree di completamento del margine urbano derivanti da previsioni pregresse” – ”Acpp”;
- “Aree di completamento – Acp” (sono 12, e sono le più impattanti perché in esse verrebbero realizzati la maggior parte degli insediamenti)
- “Aree di completamento per attività e servizi - Aca”
- “Aree di completamento ad attuazione diretta, derivanti da previsioni pregresse -Acd”;
- “Aree degli Interventi di completamento – IC”: sarebbero “aree di piccole
dimensioni che rispondono agli obiettivi di completamento dei margini dell’edificato, della rete viaria e della dotazione di parcheggi”.
- “Ambiti di rigenerazione-polarità –”Arp”, secondo la Relazione Generale “sono perimetri indicativi che individuano sistemi composti da porzioni di ambiti urbani degradati o sotto-utilizzati da riqualificare e rivitalizzare”;
- 3 tipi di “Aree da acquisire per dotazioni pubbliche” o” DPA”, diverse tra di loro, in cui i cittadini che mettono a disposizione una parte del terreno possono essere ricompenstati da autorizzazioni edili anche a distanza (!); nella sottocategoria più numerosa sono 13.
- “Nuclei di Recupero - Aree Na1, Na2, Na3”: si tratta di fabbricati residenziali costruiti abusivamente. In genere sono posti in aree con vincoli paesistici e archeologici importanti. I nuclei Na1 hanno costruzioni già realizzate e segnalate nel 2011; gli Na2 sono di nuova costruzione; gli Na3, non meglio specificati sono “da completare” (!).
- Diverse “aree per attività produttive e commerciali da completare o ristrutturare – PR”; in genere sono state costruite abusivamente, e neanche accatastate. Tra di esse spicca una villa lussuosa di circa 4000 mq con annessa grande piscina, SPA e garage per auto di lusso, in zona in cui vigono molti vincoli, tutto spacciato come “attività produttiva e commerciale”;
- Dotazioni private, individuate con le sigle “Spr e Spr*”; Impianti sportivi privati esistenti, con la sigla “Ispr e” impianti sportivi privati di progetto, con sigla “Ispr_p”
- “Aree attrezzate per attività sportive e del tempo libero all’aria aperta in contesto periurbano”, indicate con la sigla “Aast”.
 
Da notare che secondo il PUGC i coefficienti di edificazione sono variabili; se il terreno è ampio 4500 mq essi aumentano considerevolmente. Non solo, ma proprietari, anche di lotti non contigui, che si mettono d’accordo tra di loro, raggiungendo almeno 4500 mq, avranno anch’essi coefficienti edili aumentati notevolmente (!). La possibilità di costruire può essere trasferita (“fatta atterrare”) in terreni situati altrove, anche distanti (!)
Non mancano infine casi di favoritismo / conflitto di interesse che riguardano membri della stessa Amministrazione, un consigliere comunale; e ciliegina sulla torta un caso di violazione dell’Art. 78 del TUEL (Testo Unico deli Enti Locali), che riguarda proprio il Sindaco Cecchi, su una concessione che riguarda sua sorella.
 
Per questo abbiamo presentato un ricorso al TAR, con il deliberato proposito di *annullare l’intero PUGC*, prima di passare a un eventuale secondo ricorso, sempre al TAR, alla fine del procedimento di controllo e revisione da parte della autorità sovraordinate (Area Metropolitana, Regione, Soprintendenze).
Occorre fermare questo piano molto aggressivo e impattante che intende implementare il cemento in tutto il territorio comunale. Il problema è anche alla radice, perché oggi l'edilizia pubblica è tutta delegata agli interessi privati, dei costruttori e proprietari, specialmente quelli grandi! E quindi anche delle forze politiche che li rappresentano.
 
 
Autore: Mauro Abate, presidente della Sezione di Marino di Italia Nostra “Zaccaria Negroni”

Un impianto fotovoltaico tra opportunità mancate e abbandono

Un impianto fotovoltaico tra opportunità mancate e abbandono Copertina    (commenti:3) (649-0-0)
Amerigo Miraglia

(articolo esportabile)

 
Il quartiere di Cava dei Selci, situato nel territorio del Comune di Marino, rappresenta un esempio emblematico delle sfide che affrontano molte periferie urbane italiane: un mix di sviluppo infrastrutturale, rischi ambientali e una gestione amministrativa che lascia molto a desiderare. Al centro di questa narrazione si trova un vasto lotto di terreno trasformato in un impianto fotovoltaico privato, un progetto che ha sollevato controversie sin dalla sua fase autorizzativa e che oggi evidenzia criticità evidenti nel tessuto urbano locale.
 
L'impianto fotovoltaico, esteso su circa 8 ettari tra i comuni di Marino e Ciampino, è stato concepito come un contributo alla transizione energetica, con una potenza prevista di oltre 8 MWp. Il processo autorizzativo ha coinvolto numerosi enti pubblici, tra cui i Comuni di Roma, Marino, Ciampino e l'ASL, culminando in un Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale emesso dalla Regione Lazio nel giugno 2023. Tuttavia, il progetto ha rischiato di arenarsi quando i residenti di Cava dei Selci hanno segnalato un aspetto cruciale trascurato: l'area è soggetta a esalazioni vulcaniche significative di gas solforosi e anidride carbonica, tipiche della zona dei Castelli Romani.
 
Grazie a questa segnalazione, è stato coinvolto l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che in prima istanza ha sospeso le autorizzazioni. Le misurazioni dell'INGV hanno rivelato un aumento del 427% nelle emissioni di gas dopo le perforazioni iniziali, con rischi per la salute pubblica legati al radon e alla CO2. Solo dopo l'adozione di prescrizioni specifiche da parte dell'INGV – tra cui ulteriori verifiche e misure di mitigazione – l'iter è ripreso, portando al via libera definitivo. Nel marzo 2024, il sindaco di Marino ha comunicato che una parte dell'area di Cava dei Selci non sarebbe più stata inclusa nel progetto principale, ma i lavori sono proseguiti con riunioni tecniche tra gli enti coinvolti, inclusa l'ASL per le valutazioni sanitarie. A febbraio 2025, il Comune di Ciampino ha revocato un'ordinanza anti-CO2, permettendo l'avanzamento dell'impianto.
 
In cambio dell'autorizzazione, la società privata responsabile dell'impianto ha dovuto concedere opere compensative ai comuni interessati. Il Comune di Ciampino ha negoziato la realizzazione di una pista ciclabile in via dell'Ospedaletto, un intervento utile per migliorare la mobilità sostenibile e la qualità della vita dei residenti. Al contrario, il Comune di Marino si è limitato a richiedere l'aggiornamento dei lampioni di pubblica illuminazione con modelli ad alta efficienza energetica nel tratto di strada di via Catullo che costeggia l’impianto fotovoltaico – una misura minima, descritta da alcuni come "elemosina". Questa disparità evidenzia una mancanza di visione strategica da parte dell'amministrazione marinese, che non ha capitalizzato l'opportunità per interventi più impattanti, come il miglioramento delle infrastrutture verdi o la bonifica di aree degradate, nonostante la conoscenza delle condizioni precarie del quartiere.
 
Oggi, i lavori per l'impianto sono in fase avanzata, ma emergono problemi evidenti nella porzione di territorio ricadente nel Comune di Marino. La società privata ha eretto una nuova recinzione arretrata rispetto a quella preesistente, lasciando una striscia di terreno in uno stato di totale abbandono. Questa area, visibile dalle strade del quartiere, è diventata un simbolo di incuria: erbacce, rifiuti e degrado visivo che contrastano con l'immagine di un progetto "verde". Senza interventi di manutenzione, questa striscia rappresenta non solo un rischio estetico, ma anche potenziale per problemi ambientali e di sicurezza, aggravando il senso di trascuratezza che pervade Cava dei Selci.
 
Questa situazione riflette l'incapacità dell'attuale amministrazione di gestire efficacemente le compensazioni e di tutelare gli interessi dei residenti. Nonostante le potenzialità dell'impianto per contribuire alla sostenibilità energetica, il quartiere non ne ha tratto benefici tangibili. Anzi, l'amministrazione ha optato per il "minimo indispensabile", ignorando le "condizioni di gravità assoluta" del quadrante, come strade dissestate, mancanza di servizi e rischi vulcanici persistenti.
 
Negli ultimi quattro anni, l'amministrazione comunale di Marino non ha intrapreso alcuna iniziativa significativa per Cava dei Selci. Tutte le richieste di aiuto e supporto da parte dei cittadini – da miglioramenti infrastrutturali a interventi di manutenzione ordinaria – sono rimaste inascoltate, confinate nei cassetti di qualche funzionario. Di conseguenza, sono i residenti stessi a prendersi cura del quartiere, attraverso azioni volontarie che suppliscono alle carenze istituzionali.
 
In risposta a questa inerzia, i cittadini si sono organizzati avvalendosi del regolamento attuativo degli strumenti di partecipazione comunali. È in corso una raccolta firme per una petizione, disponibile in diverse attività commerciali del quartiere. L'obiettivo è raggiungere il numero necessario di sottoscrizioni per presentarla al Comune, chiedendo interventi concreti e una maggiore attenzione al benessere della comunità. Questa mobilitazione non è solo un grido di protesta, ma un atto di cittadinanza attiva che potrebbe spingere l'amministrazione a rivedere le sue priorità.
 
Il caso dell'impianto fotovoltaico a Cava dei Selci solleva interrogativi più ampi sulla gestione del territorio nelle aree periurbane. Mentre progetti come questo sono essenziali per la transizione ecologica, non possono prescindere da un approccio inclusivo che tuteli i residenti e massimizzi i benefici locali. L'amministrazione di Marino ha perso un'opportunità per trasformare una compensazione in un volano di sviluppo, a differenza di Ciampino. Ora, spetta ai cittadini e alle istituzioni trovare un dialogo per rimediare a anni di abbandono. La petizione in corso potrebbe essere il primo passo verso un quartiere più curato e vivibile – ma solo se le voci dei residenti saranno finalmente ascoltate.
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Non a caso è un club e non è facilissimo farne parte datosi che si tiene principalmente conto delle attitudini e dei trascorsi degli aspiranti.
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