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Back to school: come preservare la salute dei bambini e dei ragazzi

Back to school: come preservare la salute dei bambini e dei ragazzi Copertina (149)
Alessandra Benassi

 
L’inizio del nuovo anno scolastico è un momento cruciale e delicato nella crescita. Bambini e ragazzi si apprestano a lasciarsi alle spalle le calde giornate estive, fatte di divertimento e piena libertà, per riprendere la routine scolastica ed extra didattica. E’ innegabile, i ritmi cambiano radicalmente, vengono scanditi dal suono della sveglia e dalla campanella richiedendo alle famiglie di riprogrammare le proprie abitudini. In questo articolo ci occupiamo di svelarti alcune linee guida e regole d’oro per affrontare in sicurezza l’anno scolastico.
 
La Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo USA per gli alimenti e i medicinali, dà alle mamme e ai papà in vista dell’imminente rientro a scuola alcuni semplici suggerimenti, come: presentare frutta e verdura di stagione in maniera stuzzicante, dedicare attenzione alla lettura delle etichette, controllare che le porzioni non siano troppo abbondanti e, soprattutto, rispettare una “rigorosa” pianificazione dei pasti. E’ fondamentale inoltre calibrare le porzioni in base all’età, al peso e allo stile di vita del bambino (sedentario o più movimentato), ricorda che le porzioni non possono essere uguali a quelle degli adulti. Abituati a leggere le etichette dei cibi, per controllare il livello di grassi e zuccheri e capire quali sostanze sono contenute nei prodotti acquistati quotidianamente.
 
Sei regole d’oro
Per promuovere una corretta ed equilibrata alimentazione ti basterà attuare le sei regole d’oro:
  1. La regolare assunzione di 5 pasti giornalieri, suddivisi tra 3 principali e due spuntini.
  2. Evitare i fuori pasto, quindi snack sia dolci che salati che possono compromettere il riconoscimento di fame e sazietà reali e aumentare l’introito calorico giornaliero.
  3. Evitare il consumo di alimenti ad alta densità energetica come succhi di frutta, bevande energetiche e zuccherine, fast food, merendine ecc. perché poveri di nutrienti sani.
  4. Bere molta acqua (minimo 8 bicchieri al giorno), magari provandola ad aromatizzare con frutta, limone, menta ecc.
  5. Limitare le porzioni: un bambino non può avere le stesse esigenze energetiche di un adulto per cui è fondamentale ridurre le quantità dei pasti e puntare più sulla qualità dei cibi scelti.
  6. Incentivare il bambino al consumo giornaliero e quindi regolare di frutta, verdura e cereali ricchi in fibre (come i cereali in chicco e integrali).
Inizia la giornata alla grande
 
Tra i pasti principali di fondamentale importanza è quello della colazione. Iniziare la giornata con una sana colazione permette ai bambini di affrontare con la giusta carica l’intensa mattinata di studio che si prospetta. Il corpo ha bisogno di ricaricarsi di nutrienti dopo il digiuno notturno e saltare questo pasto non porta altro che ad un aumentato senso di fame durante la giornata. Di conseguenza il bambino tenderà a mangiare di più a merenda (o agli altri pasti) e affronterà la mattinata a scuola con scarsa capacità di attenzione e concentrazione.
Si consiglia quindi di non saltarla mai piuttosto, di ricalibrare le abitudini sui nuovi ritmi scolasti per poterne effettuare una versione quanto più bilanciata possibile, ricca di tutti i nutrienti (carboidrati, proteine e grassi).
 
 
Ecco alcuni pratici esempi per una perfetta colazione:
 
  • Tazza di latte intero con cacao in polvere e biscottini integrali
  • Tazza di latte parzialmente scremato con fette biscottate o pane integrale tostato e marmellata con soli zuccheri della frutta
  • Tazza di latte o yogurt intero con cereali soffiati o integrali
  • Tè caldo, fette biscottate, ricotta e cannella con un frutto
  • Yogurt intero con fetta di ciambellone o crostata fatta in casa
  • Yogurt magro con frutta secca (es. mandorle, nocciole, noci) e miele
  • Toast integrale con prosciutto crudo Dop e spremuta di agrumi non zuccherata
  • Uovo strapazzato con fetta di pane tostato con pomodorini e frutto
 
Cosa preparare per merenda?
 
Altro momento molto importante durante la giornata scolastica dei bambini è la ricreazione. Al suono della campanella è possibile alzarsi dai banchi per consumare la merenda e giocare con i compagni. Anche questo è un momento fondamentale perché la pausa di metà mattina rappresenta lo spezza fame prima del pranzo. In questo caso è sempre bene diversificare le scelte ma soprattutto non esagerare con le quantità.
Ecco alcuni esempi di merenda pratici da portare a scuola in sostituzione degli snacks commerciali meno salutari:
  • Panino ai cereali con fesa di tacchino e frutto
  • Crackers integrali con parmigiano monoporzione
  • Pane e cioccolato fondente
  • Chips di Mela
  • Macedonia di frutta
  • Frutta secca e purea di frutta monoporzione
  • Succo di frutta 100% naturale senza zuccheri e cioccolato fondente
  • Yogurt cremoso da bere
  • Crostatina o muffin fatti in casa.
 
Coinvolgi attivamente i piccoli e i ragazzi, in questo modo impareranno a nutrirsi correttamente sin dall’infanzia, sviluppando un sano rapporto con il cibo.
 
 
Sport che passione
 
Integrare un’attività sportiva nella vita del bambino gioca un ruolo di fondamentale importanza. Lo sport rappresenta un’esperienza essenziale nella fase di crescita, in quanto favorisce un equilibrato e armonico sviluppo del corpo, dello scheletro, dei muscoli e delle articolazioni. A livello cellulare e di funzionamento interno, l’attività motoria contribuisce ad attivare e regolarizzare il metabolismo, la circolazione e la pressione sanguigna. Praticando costantemente e regolarmente attività fisica il bambino riesce a mantenere un peso corporeo adeguato e a prevenire quindi l’insorgenza di tutte quelle patologie metaboliche obesità-correlate come il diabete, l’ipertensione, le dislipidemie, le patologie ossee e articolari ecc.
Inoltre discipline sportive di squadra rappresentano ottime occasioni di divertimento e socializzazione, delle vere e proprie scuole di vita, che insegnano il rispetto delle regole, degli altri e l’amore per se stessi.
Ricorda sempre di dare il buon esempio. I bambini devono essere educati al movimento fin da piccoli, solo così potranno acquisirlo come stile di vita quotidiano. Dimostrati attivo, energico, combatti la pigrizia.
 
Tutti a nanna
 
Abbiamo visto insieme quanto la programmazione sia fondamentale, senza si rischia, spinti dalla fretta, di ripiegare su cibi pronti e poco salutari. Inoltre si ricorda che il sonno e l’alimentazione sono gli elementi che scandiscono il ritmo delle giornate e permettono di affrontare gli impegni quotidiani. La loro regolarità durante l’estate viene fortemente trascurata, ma durante l’anno scolastico va monitorata e rispettata. Quanto dovrebbe dormire un bambino durante la notte?
  • in media un bambino di età compresa dai 3-5 anni dovrebbe dormire non meno di 10-13 ore;
  • dai 6 ai 10 anni non meno di 9-11 ore;
  • non meno di 8-9 ore per i bambini della fascia di età compresa tra gli 11 e i 13 anni.
Un bambino che riposa regolarmente è in grado di affrontare più serenamente l’impegno scolastico, il gioco e ritornare a casa più sereno. Attenzione alle attività serali, per conciliare il sonno si consiglia di evitare la TV e strumenti elettronici luminosi che tendono a eccitare i bambini/ ragazzi.
 
Attenzione allo zaino
 
Inoltre per affrontare al meglio il rientro a scuola presta attenzione al peso dello zaino, spesso il suo carico comporta ritorsioni e complicazioni sull’apparato muscolo scheletrico di bambini e ragazzi. Lo staff dello studio di Fisioterapia Fisiologic di Santa Maria delle Mole ci aiuta a capire come scegliere il giusto zaino scolastico.
 
Come scegliere e organizzare lo zaino scolastico:
 
  • Acquistare zainetti con spallacci ampi ed imbottiti con eventuale cintura da poter allacciare anteriormente (ergonomici). E’ importante che vengano utilizzati entrambi gli spallacci. Uno zaino trasportato con una sola cinghia, sbilancia il corpo da un lato rischiando di accentuare danni alla colonna.
  • La sacca non deve essere troppo bassa e distante dal corpo: deve invece essere salda e ben aderente alla schiena. Lo zaino perfetto ha lo schienale imbottito e rigido, le cinghie regolabili, larghe e morbide, e non deve essere troppo grande rispetto alla figura corporea della persona che lo indosserà.
  • Il peso ideale dello zainetto dovrebbe aggirarsi sul 10%-15% del peso corporeo di chi lo indosserà in spalla.
  • Distribuire i libri nello zaino in modo che quelli più pesanti e grossi stiano vicino alla schiena.
  • Acquistare materiale scolastico non ingombrante/pesante
  • Assicurarsi che i figli non riempiano lo zaino con oggetti non utili per le attività di quella giornata.
  • Ricordare ai figli di togliere lo zainetto durante il tragitto casa – scuola – casa ogni volta che possono ( es es. sui mezzi, alla fermata del bus ecc.)
  • Infine vogliamo porre l’attenzione sull’alternativa dello zaino da traino o con carrello, sono sicuramente buone soluzioni per non affaticare la schiena ma bisogna considerare sempre che il trolley non è sinonimo di macigno su ruote.
Per avere approfondimenti sulle linee contatta specialisti coma la Nutrizionista Elena Balzani

Posture Routine: 15 minuti di esercizi per connettere il corpo con la mente

Posture Routine: 15 minuti di esercizi per connettere il corpo con la mente Copertina (258)
Alessandra Benassi

Negli ultimi tempi i Beauty Influencer, sul web, parlano frequentemente di “Beauty Routine”. Si tratta di una serie di misure quotidiane da adottare per preservare la bellezza della tua pelle e in particolare del viso. Possiamo descriverla come una serie di step, o una dichiarazione d’amore al tuo corpo nella quale prometti di prenderti cura di lui, ogni giorno.
 
Il centro di Fisioterapia e Pilates “Fisiologic Mira” di Santa Maria delle Mole ha progettato per te una routine molto speciale che ha l’obiettivo di migliorare la tua postura e di connettere il corpo con la mente.
 
Che cos’è la postura?
 
si tratta del modo in cui tieni il tuo corpo, riguarda l’atteggiamento e ne esistono due tipi:
 
  • Postura dinamica: interessa il modo in cui ti muovi, come cammini, corri o ti pieghi per raccogliere qualcosa
  • Postura statica: interessa tutte le posizioni statiche, come quando sei seduto, in piedi o dormi
 
Quali benefici puoi ottenere praticando la “Posture Routine”:
  • Avere una buona postura è importante in quanto incide sulla tua salute, sulla fiducia in te stesso e sulla tua sicurezza.
  • Sviluppare un buon atteggiamento posturale ti permette di rinforzare, dare flessibilità e lavorare sull’equilibrio del corpo.
  • Una postura corretta riduce i dolori muscolari e il rischio di lesioni donandoti una maggiore energia nel corso della giornata e nello svolgimento delle tue attività quotidiane.
     
Praticare la posture rotuine al mattino ti permette di connettere il corpo con la mente e di dire a te stesso “sono importante!”
 
Trovi il video guidato su youtube “Fisiologic Mira Posture Routine”

Chi č il logopedista?

Chi č il logopedista? Copertina (175)
Annalisa Muto

Negli ultimi decenni la figura del logopedista ha acquisito sempre più notorietà a causa dell’incremento esponenziale di diagnosi di disturbi del linguaggio e dell’apprendimento. Ma chi è il logopedista? Di cosa si occupa realmente? Quali sono i suoi limiti professionali e quali le proprie autonomie?
 
Chi è il logopedista?
Partiamo dal concetto che il Logopedista è un professionista sanitario appartenente all’area della riabilitazione (insieme al fisioterapista, terapista della neuro-psicomotricità, podologo, ortottista, tecnico della riabilitazione psichiatrica, terapista occupazionale ed educatore professionale) formato a livello universitario tramite il Corso di Laurea di primo livello in Logopedia che si configura come formazione di base. Il Logopedista può però decidere di proseguire i propri studi per approfondire la propria formazione post-base proseguendo con:
  • Laurea magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie
  • Laurea in Scienze Cognitive
  • Dottorato di ricerca (in seguito alla laurea magistrale)
  • Corsi di aggiornamento
  • Congressi e convegni
  • Master di I livello (in seguito alla laurea triennale)
  • Master di II livello (in seguito alla laurea magistrale)
 
Già a seguito del percorso triennale il logopedista è, tuttavia, abilitato alla professione che può esercitare in autonomia, presso studi privati o come lavoratore dipendente, presso centri convenzionati ed ospedali pubblici. Il logopedista si occupa di attuare il proprio intervento all’interno di un progetto condiviso con un’equipe multiprofessionale. Nonostante lavori in collaborazione con altri professionisti, tra cui neurologo, neuro-psichiatra infantile, foniatra, fisiatra, psicologo, psicoterapeuta, terapista della neuro-psicomotricità, fisioterapista, tutor DSA ed altri, svolge autonomamente la propria attività di prevenzione, valutazione e trattamento riabilitativo di tutto ciò che concerne la comunicazione, il linguaggio (scritto ed orale), la voce, la deglutizione e le funzioni corticali superiori. Tuttavia il logopedista non si occupa di diagnosi; la presa in carico logopedica ha inizio, infatti, a seguito dell’invio da parte di uno specialista (pediatra, medico di base, neuro-psichiatra infantile etc.) cui segue attenta ed approfondita valutazione logopedica il cui obiettivo è quello di identificare punti di forza e di debolezza del paziente, individuare gli obiettivi a breve, medio e lungo termine e porre le basi per un’eventuale trattamento. Infatti, quando il logopedista riceve un paziente per la prima volta, fa una visita preliminare in cui analizza la cartella clinica e le prescrizioni del medico per poi effettuare test e valutazioni logopediche per stabilire le condizioni e i bisogni del paziente, e mettere a punto in autonomia il piano terapeutico più appropriate per risolvere o minimizzare i disturbi individuati.
 
Di cosa si occupa il logopedista?
Solitamente il logopedista viene associato all’età evoluti ma in realtà sono molteplici gli ambiti di intervento che vanno dalla neonatologia alla geriatria. Gli ambiti, in funzione dell’età, sono i seguenti:
  • Età evolutiva;
  • Età adulta;
  • Età geriatrica.
 
La formazione del logopedista comprende le patologie elencate nel Catalogo nosologico del Logopedista:
  • Disfonia o disturbi della voce (infantili, adulte, senili, nei professionisti della voce, nella voce artistica, nei laringectomizzati);
  • Dislalia o alterazioni della pronuncia (meccanico-periferiche, evolutive fonologiche, in soggetti oligofrenici o con insufficienze encefaliche);
  • Disprassia;
  • Disfagia o disturbi della deglutizione (infantili, adulte, senili, in soggetti con malocclusioni dentarie, con oligofrenia, palatoschisi, turbe neurologiche, meccaniche, post operatorie, alimentazioni vicarianti, alternative, con protesi);
  • Disfluenza o disturbi del flusso verbale (balbuzie);
  • Disturbi della codificazione e decodificazione comunicativa (afasie) e delle funzioni corticali superiori;
  • Disartria o disturbi centrali della motricità del distretto fono-articolatorio da alterazione del I motoneurone (paralisi cerebrali infantili, encefalopatie dell’adulto demielinizzanti, neurodegenerative, ecc);
  • Turbe comunicative negli oligofrenici: di origine genetica (per es. Sindrome di Down) o acquisite in età evolutiva (meningoencefaliti neonatali, prenatali, ecc) e demenziali (Alzheimer, multinfartuali, ecc);
  • Disturbi da lesione sensoriale (Turbe comunicative nella sordità pre-linguale) e atti inerenti il loro emendamento (protesizzazione acustica, impiego di vibratori, impianti cocleari);
  • Disturbi dell’apprendimento o learning disease (dislessie, disortografie, discalculie);
  • Turbe comunicative da inadeguatezze socio-culturali e affettive;
  • Disturbi linguistici miscellanei e loro correlati (dislalie funzionali di varia origine, disturbi fonologici, disprassia articolatoria, dispercezioni uditive e visive, disturbi semantici, disturbi morfo-sintattici, disturbi pragmatici).
 
Qual è l’iter da seguire se sospetti che tuo figlio o una persona a te cara necessiti della consulenza di un logopedista?
La prima cosa da fare è consultare il medico di base o pediatra, se si tratta di età evolutiva, ed esporre la problematica. Molto spesso il medico di base/pediatra indirizza il paziente verso un approfondimento diagnostico dello specialista di riferimento (neuro-psichiatra, foniatra, neurologo, otorino etc. ) che si occuperà di effettuare la diagnosi e , se riterrà opportuna la necessità di un intervento logopedico, entrerà in gioco il logopedista. In altri casi, invece, il medico di base/pediatra invia direttamente alla logopedista il paziente per avviare un processo di osservazione e valutazione logopedica che verrà poi completato con l’invio allo specialista per l’inquadramento diagnostico.

Testa o cuore: tra convinzioni limitanti e potenzianti

Testa o cuore: tra convinzioni limitanti e potenzianti Copertina (237)
Alessandra Benassi

Robert Dilts ci insegna che le nostre convinzioni possono plasmare, influenzare o perfino stabilire il nostro grado di intelligenza, di salute, di relazioni, di creatività, addirittura il nostro grado di felicità e di successo personale.
 
In questo articolo ci occupiamo di salute interiore con la crescita personale. Affronteremo il tema delle convinzioni limitanti, fornendoti un esercizio e uno spunto interessante per iniziare a lavorare, con l’introspezione, sui tuoi pensieri.
 
Le convinzioni rappresentano le nostre certezze e non necessariamente la verità. Possono svolge il ruolo di catene invisibili oppure quello di biglietto di sola andata per strabilianti opportunità.
 
Prova a riflettere qualche istante su ciò che guida la tua vita, ti accorgerai di quanto le convinzioni determinano le tue decisioni. Entrano in gioco negli ambiti più disparati: al ristorante, nel tempo libero, a lavoro, nelle relazioni e sulla percezione che hai di te stesso.
 
Esistono due tipi di convinzioni
  1. Convinzioni limitanti: sono le catene invisibili che non ti permettono di esprimere il tuo potenziale e di ottenere ciò che veramente desideri.
  2. Convinzioni potenzianti: ti rendono sicuro di te, abile, capace e coraggioso.
Le convinzioni limitati sono tutte quelle affermazioni che ripeti a te stesso, per restare nella tua zona di comfort, volte a tenerti bloccato così da evitare i tanto temuti “no” o qualche insuccesso. “Sono troppo vecchio per imparare un nuovo sport”, “Non so parlare abbastanza bene l’inglese per fare un viaggio da solo”. Tutte le volte che hai ripetuto a te stesso frasi di questo genere hai lasciato vincere le tue paure rinunciando a incredibili opportunità. Ciò che credi e ripeti a te stesso determina il tuo stato d’animo, le tue aspettative, i comportamenti, le relazioni e i tuoi successi. Hai mai sentito le espressioni “non capita mai a me” e “capitano sempre tutte a me”? sono entrambe due convinzioni limitanti. Smettila di etichettarti e di definire con giudizio critico ciò che ti accade e ciò che sei.
 
Come lavorare sulle convinzioni limitanti
 
Prova questo semplice esercizio dal potenziale straordinario. Quello che ti serve è carta e penna, quello che devi fare è seguire i prossimi 4 step:
Step 1: Individua una delle tue convinzioni limitanti e scrivila (es: Non ho un bell’aspetto). Scegli una convinzione di cui hai già consapevolezza, quella che ricorre più frequentemente nei tuoi pensieri.
Step 2: Trasforma la tua convinzione rendendola potenziante. Il tuo obiettivo in questa fase è individuare le opportunità che si celano dietro la convinzione limitane.
(es: posso prendermi cura del mio aspetto per migliorarlo e sentirmi bene)
Step 3: Confrontale e osserva come la convinzione limitante era in grado di bloccarti totalmente lasciandoti senza vie di uscita, mentre come la convinzione potenziante è in grado di liberare il tuo potere e di farti agire a tuo vantaggio.
Step 4: fai un piccolo elenco con i primi passi che puoi compiere, ciò che puoi fare per sentirti bene e ottenere quello che desideri ( es: posso mangiare sano, iscrivermi a un corso di pilates ecc..)
 
I pensieri sono alla base di qualunque azione. Mostra coraggio e intraprendenza, lascia spazio al cuore, ai sogni, alla creatività. Crea le le tue occasioni con un atteggiamento potenziante e positivo, la libertà della tua mente si rifletterà sulla tua vita.
 
Testa o cuore
 
Per lavorare sulle convinzioni vogliamo darti un ultimo consiglio, corri a vedere il meraviglioso corto Disney “Testa o cuore”.
Racconta la storia di Paul, un uomo di mezza età che vive nella California degli anni ’80 che conduce una vita regolare quanto noiosa, come impiegato della Boring, Boring & Glum. Ogni giorno siede alla sua scrivania nel grigiore di un ufficio dove dozzine di altri dipendenti inseriscono dati al computer in monotona e asfissiante sincronia. Sin dal risveglio mattutino, il Cervello, il Cuore, i Polmoni e lo Stomaco, i Reni e la Vescica, di Paul si attivano dandogli gli stimoli necessari per vivere la giornata. Alcuni impulsi sono fisiologici e inevitabili, mentre gli input che arrivano da Cervello e Cuore finiscono spesso per essere in netto contrasto, creando un forte conflitto tra la sua parte più logica e pragmatica e quella più avventurosa ed emotiva. Paul ha voglia di ballare sotto la doccia, di fare surf, di indossare grandi occhiali colorati e di mangiare gustosi dolci ma c’è qualcosa che gli impedisce di vivere la vita all’altezza dei sogni che ha.
 
 

5 consigli per dormire bene: come risvegliarsi pieni di energie liberi dai dolori al collo o alla schiena

5 consigli per dormire bene: come risvegliarsi pieni di energie liberi dai dolori al collo o alla schiena Copertina (357)
Alessandra Benassi

Ti capita di soffrire di dolori al collo o alla schiena? spesso fai fatica a trovare una posizione comoda per dormire? alcune mattine ti alzi e avverti particolari fastidi o dolori?
Se ad alcune di queste domande hai risposto di si, in questo articolo troverai alcuni consigli che fanno al caso tuo. Scoprirai come preservare, durante la notte, le curve naturali della colonna vertebrale e mantenere un allineamento neutro di gambe, bacino, busto e braccia.
 
 
Ecco i 5 consigli dello staff dello studio di Fisioterapia Fisiologic Mira:
 
  1. Evita di dormire a pancia in giù. In questa posizione, per respirare, la testa viene ruotata da un lato e a causa dell’eccessiva rotazione si verifica un aumento dei dolori al collo. Di conseguenza si incorre in un affaticamento muscolare e in una maggiore compressione del rachide cervicale. Inoltre, la parte bassa della schiena è posta in iperestensione, causando una maggiore compressione della colonna lombare.
  2. Le dimensioni del cuscino contano: ti incoraggiamo a provare diversi cuscini per vedere quali sono più adatti a te. Ricorda che una taglia non va bene per tutti! Evita di dormire con il doppio cuscino, con quelli troppo grandi o gonfi e quelli eccessivamente piatti. Cerca un cuscino che mantenga la testa e il collo in allineamento neutro in modo che siano in linea con il resto della colonna vertebrale. Che tu stia dormendo sulla schiena o su un fianco, assicurati che il cuscino riesca a supportare tutta la curva del collo. Se vedi uno spazio tra il cuscino e il collo, significa che non c’è supporto in quell’area specifica.
  3. Se dormi sulla schiena posiziona un cuscino sotto le cosce. Questo ti permetterà di scaricare e decomprimere la colonna vertebrale consentendo una leggera curva nelle ginocchia. Queste lievi regolazioni possono fornire sollievo alle articolazioni.
  4. Se dormi sul fianco metti un cuscino tra le ginocchia e sotto il braccio. In questo modo puoi allineare il tuo corpo in posizione neutra, fornendo maggiore supporto alle gambe, alle braccia e al busto. Un cuscino tra le ginocchia mantiene le gambe e il bacino allineati e riduce il rischio di rotazione eccessiva del busto e del bacino. Un cuscino posto sotto il braccio superiore lo mantiene in linea con il busto minimizzando il rischio che la spalla superiore venga tirata in avanti.
  5. Evita di rannicchiarti in posizione fetale. Anche se all’inizio può sembrare confortevole, questa posizione causa un aumento della tensione alla schiena e al collo poiché entrambe le aree vengono flesse in avanti. Tieni le ginocchia leggermente piegate (non sollevarle troppo in alto verso il petto), assicurati che la testa sia in linea con il resto del corpo e piega leggermente il mento in modo che la parte posteriore del collo sia allungata.
     
Preserva, durante il sonno, le curve naturali della tua colonna vertebrale e mantieni l’allineamento neutro di gambe, bacino, busto e braccia. Questo ti permetterà di avere un risveglio energico e di preservare il tuo benessere psico fisico.

DSA - Cosa sono i Disturbi Specifici dell' Apprendimento

DSA - Cosa sono i Disturbi Specifici dell' Apprendimento Copertina (542)
Annalisa Muto

 
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vertiginoso aumento di diagnosi di Disturbo dell’apprendimento. Ma di cosa si tratta? Qual è la causa di tale boom diagnostico?
La letteratura scientifica definisce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) come “Disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale ed interessando le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici”. Si tratta quindi di difficoltà di apprendimento delle competenze scolastiche nei domini di lettura, scrittura e calcolo associate ad un funzionamento intellettivo generale nella norma.
 
Ad oggi, la prevalenza è pari al 5-15% tra i bambini in età scolare e del 4% negli adulti. I disturbi dell’apprendimento (DSA) sono in aumento, tanto che si stima, secondo quanto riportato da Agi.it, un incremento del 450% in soli 7 anni. Secondo i dati resi noti dalle aziende sanitarie nell’anno scolastico 2010-2011 i ragazzi dislessici o disgrafici, riconosciuti tramite i documenti delle aziende sanitarie, erano appena lo 0,7% del totale. Sette anni dopo, nel 2017-2018 rappresentavano il 3,2% della popolazione studentesca per un totale di 276 mila. L’introduzione nel 2010 della legge 170 sulle “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” ha contribuito a causare un aumento delle diagnosi di DSA. La normativa non solo riconosce al bambino le varie difficoltà di apprendimento, ma permette allo studente con diagnosi di usufruire di “appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione”.
 
Tali difficoltà di apprendimento esistono da sempre, ma un tempo coloro che le vivevano venivano scambiati per alunni pigri, poco volenterosi. Grazie alla maggior diffusione di conoscenze sull’argomento, alla formazione di personale specializzato e all’interesse di molti insegnanti riguardo alla tematica è oggi possibile discriminare tra lo scarso impegno e la presenza di problematiche che, se non adeguatamente riconosciute e trattate, rischiano di rendere impossibile per il bambino il raggiungimento degli obiettivi didattici con conseguente impatto negativo sull’autostima. Questo può portare allo sviluppo di disturbi psicologici (depressione, ansia), o di problematiche comportamentali, fino a favorire un tasso di abbandono scolastico nettamente superiore alla media.
Riconoscere un eventuale Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) il prima possibile, e quindi formulare una diagnosi DSA che sia tempestiva per fornire all’alunno le adeguate misure dispensative e compensative previste dalla legge, riveste un’importanza fondamentale. Se adeguatamente presi in carico, infatti, i bambini con difficoltà di apprendimento sono perfettamente in grado di svolgere il medesimo programma e raggiungere gli stessi obiettivi didattici dei compagni.
 
Per fare diagnosi di DSA ci si riferisce ai principali sistemi diagnostici internazionali (DSM V, ICD10) e in modo particolare, in ambito italiano, alle “Raccomandazioni per la pratica clinica definite con il metodo della Consensus Conference”, promossa nel 2007 dalle principali società scientifiche e associazioni italiane, e alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità del 2010. Il processo diagnostico, così come indicato dalle Linee Guida, può essere suddiviso in due distinte fasi, rispettivamente finalizzate all’esame dei criteri diagnostici prima di inclusione e successivamente di esclusione. Nella prima fase si somministrano, insieme alla valutazione del livello intellettivo, quelle prove necessarie per l’accertamento di un disturbo delle abilità comprese nei DSA (decodifica e comprensione in lettura, ortografia e grafia in scrittura, numero e calcolo in aritmetica). Questa fase permette al clinico di formulare o meno una diagnosi provvisoria (nell’accezione utilizzata dal DSM V) o di orientamento di disturbo specifico evolutivo dell’apprendimento. Una particolare attenzione deve essere posta nell’ indagine anamnestica che deve indagare, oltre alle classiche aree di raccolta delle informazioni, lo sviluppo visivo e uditivo, tenendo conto del bilancio di salute operato dal pediatra o dal medico curante del bambino. Dai dati acquisiti in questa fase, il clinico è in grado di valutare, dopo la verifica strumentale relativa alla presenza dei sintomi di inclusione, se indicare ulteriori accertamenti relativi ai criteri di esclusione. Nella seconda fase vengono disposte quelle indagini cliniche necessarie per la conferma diagnostica mediante l’esclusione della presenza di patologie o anomalie sensoriali, neurologiche, cognitive e di gravi psicopatologie.
A conclusione del percorso diagnostico il professionista sanitario redige un referto scritto sulla valutazione attuata, indicando il motivo d’invio, i risultati delle prove somministrate ed il giudizio clinico sui dati riportati. A tal proposito l’istituto Superiore di Sanità indica che le figure specialistiche deputate per la diagnosi di DSA sono lo Psicologo, il Neuropsichiatra infantile o il Logopedista.
Per quanto riguardo l’età in cui è possibile effettuare la diagnosi, essa dovrebbe teoricamente coincidere con il completamento del 2° anno della scuola primaria relativamente alla diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia e di 3° anno della scuola primaria per quanto riguarda la diagnosi di discalculia.
A seguito del percorso diagnostico diviene poi necessario una presa in carico specifica, basata su un modello chiaro e su evidenze scientifiche e deve essere erogato quanto più precocemente possibile tenendo conto del profilo emerso dalla diagnosi.
 
Il trattamento dei DSA si basa sull’idea che le competenze di lettura, scrittura e calcolo sono il frutto della molteplice attivazione delle funzioni corticali superiori. Attenzione, memoria, percezione, ragionamento logico, pianificazione sono solo alcune delle numerose funzioni cognitive che vengono coinvolte nell’espletamento di competenze quali la lettura, la scrittura o il calcolo. E’ fondamentale quindi, a seguito di un’attenta valutazione, individuare in quali domini si riscontrano cadute e quali sono i punti di forza del bambino andando così ad agire con il trattamento attraverso un training specifico ed intensivo. Le stesse linee guida consigliano trattamenti intensivi, di 2-3 volte a settimana, meglio se incrementato con ulteriori esercitazioni da fare a casa tutti i giorni per poco tempo al giorno ed alternando cicli ripetuti di almeno 3 mesi di trattamento. Le figure che ad oggi ruotano attorno ai bambini con diagnosi di DSA sono il logopedista, lo psicologo, il neuro-psicomotricista, l’ortottista ed il tutor DSA che, in collaborazione con scuola e famiglia, conseguono l’obiettivo di migliorare non solo le performance scolastiche quanto in generale il benessere psico-fisico del bambino. Ognuna di queste figure, con le proprie competenze e nei propri specifici campi di intervento, interverrà in modo da costruire un percorso adeguato al singolo profilo individuale.
Che futuro aspetta ad un bambino con diagnosi di DSA? Non è facile rispondere a questa domanda. Quello che si può dire è che gli effetti della dislessia da adulti dipenderanno dalla severità del disturbo, dall’età in cui è stato diagnosticato e dalla qualità del supporto avuto a casa, a scuola e in ambito sanitario. Una tarda identificazione o un errato approccio potrebbero determinare problemi aggiuntivi. Per esempio, potrebbe svilupparsi una fragilità emotiva, dovuta agli insuccessi scolastici; potrebbero manifestarsi malesseri fisici, ozio e/o passività; potrebbe instaurarsi un sempre maggiore rifiuto a proseguire negli studi; potrebbero diventare irrequieti e fortemente disturbanti a scuola; potrebbero rifiutare il problema e, di conseguenza, gli aiuti di cui necessiterebbero, portandosi dentro un carico emotivo eccessivo.
 
 
BIBLIOGRAFIA
indicazioni consensus_DSA2007.pdf
guida_per_genitori.pdf
www.agi.it

COVID-19: anosmia e logopedia

COVID-19: anosmia e logopedia Copertina (1.035)
Annalisa Muto

L’anosmia è un termine clinico che indica la perdita dell’olfatto; essa è spesso associata alla perdita del gusto, definita ageusia. Gli odori che percepiamo sono prodotti dalle molecole volatili che vengono in contatto con le cellule della mucosa olfattiva. Esiste un’altra via di accesso delle molecole volatili nella mucosa olfattiva: la bocca. L’informazione olfattiva, una volta raggiunta la mucosa olfattiva, raggiunge le zone del cervello responsabili dell’elaborazione dell’odore. La diminuzione (microsmia o iposmia) o l’assenza dell’olfatto (anosmia) può dipendere da cause ostruttive (le molecole odorose non riescono a raggiungere l’area olfattiva a causa di ostacoli meccanici) o cause neurosensoriali (le molecole odorose raggiungono la mucosa olfattiva ma l’informazione non viene elaborata nel cervello a causa di un danno ai neuroni olfattivi). Tra le cause neurosensoriali dell'anosmia possiamo trovare un danno permanente o temporaneo a livello del Sistema Nervoso Periferico, come nel caso di virus influenzali che danneggiano i recettori nervosi dell'olfatto causandone un ridotto funzionamento o un danno a livello del Sistema Nervoso Centrale; a tal proposito si pensi che nella malattia di Parkinson il deficit olfattivo (ipo o anosmia) è considerato tra i sintomi pre-motori più importanti. Spesso si riscontra anosmia anche nei traumi cranici, nella malattia di Alzheimer ed in alcune neoplasie cerebrali.
In questi ultimi mesi si è sentito spesso nominare questi due segni clinici in quanto frequentemente riscontrati in pazienti positivi al COVID-19. Stando ad alcuni report clinici relativi a dati preliminari accumulati su pazienti in diversi paesi del mondo, tra cui l’Italia, l’Inghilterra e l’America, infatti, l’anosmia e l’ageusia potrebbero essere due tra i primi sintomi di infezione da coronavirus.
Dallo studio coordinato dal virologo Prof. Massimo Galli, del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, e accettato dalla rivista 'Clinical Infectious Diseases', emerge che i disturbi di gusto e dell’olfatto rappresentano manifestazioni cliniche frequenti in pazienti con infezione da Sars-CoV-2. A tal proposito il Prof. Galli ha chiarito che "disturbi di olfatto e gusto sono assai frequenti nel Covid, venendo ad interessare circa un paziente su tre e colpiscono particolarmente i giovani e il genere femminile. Sono spesso riportati già in fase precoce di malattia".
Ad aprire il dibattito sul tema sono stati due otorinolaringoiatri inglesi, Claire Hopkins del King’s College London, presidente della British Rhinological Society, e Nirmal Kumar, presidente di ENT UK che segnalano, su un articolo pubblicato sul British Medical Journal, che il 30% dei pazienti della Corea del Sud positivi al nuovo coronavirus non sentono gli odori.
Sulla scia di questi studi anche l’American Academy of Otorinolaringology – Head and Neck Surgery ha pubblicato una dichiarazione in cui propone di aggiungere questi sintomi fra le manifestazioni di cui tenere conto quando si fa diagnosi di COVID-19.
Discorso analogo in Germania, dove il virologo Dott. Hendrik Streeck, basandosi su prove aneddotiche, ha dichiarato che oltre i due terzi delle persone che ha visitato perché positive al virus pandemico hanno raccontato di aver sofferto di anosmia e ageusia.
A partire da questi studi è stata sollevata la questione di poter utilizzare la presenza di questi sintomi come strumento di screening per aiutare a identificare pazienti altrimenti asintomatici o perlomeno, a segnalare tempestivamente pazienti con questi sintomi, per contribuire a rallentare la trasmissione del virus e salvare vite umane. Ad oggi è stato avviato un progetto dell'associazione internazionale Global Consortium for Chemosensory Research, cui partecipa anche la Sissa (Scuola Internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste, e le istituzioni di 50 Paesi nel mondo, il cui obiettivo è capire perché, come e quanto spesso i malati di Covid-19 perdono gusto e olfatto. La perdita del gusto nei pazienti COVID- si presenta in maniera del tutto peculiare e per tanto si vuole approfondire la conoscenza della situazione; conoscere in modo approfondito l’origine potrebbe aiutare a comprendere i diversi aspetti dell'azione del virus sull'organismo e del contagio. "Attraverso questo studio si lavorerà per capire meglio le origini della perdita dell'olfatto e del gusto, quanto siano frequenti nei pazienti Covid-19 e scoprire se possano essere dei potenziali segnali di allarme per identificare la malattia anche in assenza di altri sintomi, una caratteristica che, se verificata, sarebbe molto importante per identificare rapidamente la possibilità di contagio da parte del virus" annuncia la dott.ssa Anna Menini.
Tuttavia non c’è ancora evidenza di una connessione certa tra anosmia e Covid-19. Per tale ragione l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora inserito l’anosmia nella lista dei sintomi comuni, che sono invece febbre, stanchezza e tosse secca. Fra gli altri sintomi, un po’ meno diffusi, respiro corto e difficoltà respiratoria anche grave, dolori muscolari, mal di gola, e in pochi casi diarrea, nausea e raffreddore.
Gli esperti, infatti, prima di pronunciarsi in modo definitivo devono capire quanto è comune il collegamento, in quale fase della malattia i pazienti affetti da Covid-19 perdono il loro senso dell’olfatto o se invece vi è semplicemente una casuale presenza di allergie, raffreddori o influenza stagionale, che possano causare anosmia o ageusia indipendentemente dal virus.
In attesa di ulteriori conferme, c’è da dire che l’ipotesi sembra abbastanza plausibile. I virus del raffreddore, com’è noto, danno luogo a perdita dell’olfatto, ed è stimato che oltre 200 virus possano avere effetti simili. Si sa che gli altri coronavirus portano a perdita dell’olfatto – e di conseguenza anche del gusto – in circa il 15% dei casi: non sarebbe quindi sorprendente scoprire che anche COVID-19 causai anosmia nei pazienti infetti.
Circa la durata della sintomatologia il Prof. Galli, così come gli altri esperti dichiarano di ‘’non essere ancora in grado di dire nulla sulla possibile durata di queste alterazioni’’ per presenza sia di perdite di breve durata sia di pazienti che ancora non hanno ripreso la funzionalità al 100%.
 
Logopedia e anosmia
Non esistono, ad oggi, protocolli riabilitativi validati a livello internazionale per la riacquisizione dell’olfatto; tuttavia esistono programmi logopedici mirati a stimolare le vie sensoriali olfattive, a stimolare la percezione degli odori e potenziare le abilità residue. Ad oggi questo tipo di riabilitazione si effettua nelle patologie neurologiche quali Malattia di Parkinson, Demenza di Alzheimer e patologie neurodegenerative ma nel futuro potrebbe estendersi anche ai pazienti anosmici da COVID-19.

Sciatica: cause, sintomi e come trattarla

Sciatica: cause, sintomi e come trattarla Copertina    (commenti:1) (498)
Alessandra Benassi

Sciatica o sciatalgia, sono termini utilizzati comunemente per descrivere sintomi correlati all’infiammazione del nervo sciatico le cui radici originano dalle vertebre del tratto lombare.
 
Il nervo sciatico, è il più lungo del corpo, parte dal midollo spinale e si ramifica lungo ciascuna gamba. Controlla i muscoli dell’anca, della coscia, della parte inferiore della gamba e dei piedi. Per questo, nel caso d’infiammazione, attività comuni della vita quotidiana, come sedersi, camminare, stare in piedi, piegarsi e sollevarsi, possono essere compromesse.
 
Sintomatologia
 
Il sintomo più comune è il dolore che si irradia lungo la parte posteriore della coscia e nella parte inferiore della gamba. Tende a diffondersi fino al polpaccio coinvolgendo il piede. Inoltre può causare intorpidimento, formicolio e debolezza muscolare degli arti inferiori. Il paziente tipico tende a svegliarsi per il dolore durante la notte.
Generalmente si presenta solo su un lato, dando origine a un dolore di tipo asimmetrico con diversi livelli di intensità: sordo o acuto ed è possibile sentire tirare o bruciare.
 
Fattori di rischio
 
  1. Età: le persone con età compresa tra 30 e 60 anni sono maggiormente a rischio.
  2. Obesità: l’eccesso di tessuto adiposo provoca uno sforzo sulla colonna lombare con conseguente stress meccanico sulle vertebre.
  3. Stile di vita: fumo, sedentarietà e una dieta squilibrata sono rilevanti fattori di rischio. Le persone che conducono uno stile di vita attivo hanno meno probabilità di sviluppare la sciatica rispetto a coloro che conducono uno stile di vita sedentario. Attenzione anche gli atleti devono bilanciare le loro routine con adeguate sessioni di stretching e massaggio, così da evitare il mal di schiena associato alla sciatalgia.
Cause
 
La sciatalgia può essere correlata:
  • alla presenza di un’ernia del disco
  • alla presenza sulla colona vertebrale di artrosi
  • alla presenza di stenosi
  • ad abitudini posturali malsane
  • a circostanze casuali e sforzi (es: movimenti bruschi o esecuzione scorretta di un esercizio durante l’allenamento)
  • alla compressione del nervo sciatico causata dal muscolo piriforme.
  • a lesioni alla schiena e processi degenerativi
  • alla gravidanza
 
Come trattare la sciatalgia
 
In primo luogo ogni caso di sciatica, e in generale ogni patologia, è diverso come ogni persona è unica. Ad esempio alcuni pazienti avvertono un dolore lancinante e altri hanno solo sintomi lievi.
La buona notizia è che la sciatica può essere spesso trattata ricorrendo a metodi conservativi.
Come abbiamo appena visto le cause possono essere molteplici, dunque il primo passo è rivolgersi allo specialista o al fisioterapista e individuare cosa sta causando il dolore.
Inoltre potrebbero essere necessari test diagnostici quali: raggi X, risonanza magnetica, scansione TC e / o test elettrodiagnostici (elettromiografia o EMG e velocità di conduzione nervosa o NCV).
 
Terapia farmacologica
 
Il tuo medico può prescriverti un farmaco, soprattutto nella fase acuta del dolore. In questo modo il medico e il fisioterapista possono collaborare per creare la migliore strategia di trattamento.
 
Terapia fisica
 
La terapia fisica può essere la tua prima linea di difesa l’obiettivo sarà quello di ridurre il dolore muscolare e nervoso, aumentare la flessibilità, ripristinare la funzione e tornare a uno stile di vita privo di dolore. Il fisioterapista si occuperà di sviluppare un piano di trattamento totalmente personalizzato integrando molteplici risorse come: massaggi, terapia con trigger point, LaserHilt, Tecar terapia, rieducazione motoria e rieducazione posturale.
 
Per chi soffre di un dolore lieve, lo staff dello studio di Fisioterapia di Santa Maria delle Mole, Fisiologic Mira, ha selezionato alcuni esercizi di auto trattamento per alleviare i disagi legati alla sciatalgia:
 
NB: Assicurati di tenere ogni esercizio per 20-40 secondi ed esegui gli allungamenti su entrambi i lati. Inizia prima dal lato meno colpito poiché ciò garantirà un risultato migliore sul lato più doloroso.
  1. Ginocchio al petto: sdraiato sulla schiena con le ginocchia piegate e i piedi a terra (se possibile puoi tenere le gambe estese). Con entrambe le mani porta un ginocchio al petto per un allungamento confortevole della zona lombare e del gluteo. Mantieni la posizione per 20/40 secondi poi esegui l’esercizio dall’altro lato.
  2. Ginocchio al petto verso la spalla opposta: mantieni la posizione sdraiato sulla schiena, usa la mano sinistra e afferra il ginocchio destro portandolo al petto verso la spalla sinistra. Mantieni la posizione per 20/40 secondi poi esegui l’esercizio sull’altro lato.
  3. Ginocchia al petto: resta disteso a terra, porta entrambe le ginocchia al petto, mantieni la posizione per 20/40 secondi.
  4. Disteso sulla schiena con le ginocchia piegate e i piedi a terra. Posiziona la caviglia destra sopra il ginocchio sinistro, porta la mano destra sulla parte interna del ginocchio destro e mantenendo il bacino stabile e allineato spingo con la mano sul ginocchio per 20/40 secondi. Questo esercizio ti permetterà di allungare i muscoli rotatori esterni dell’anca compreso il piriforme.
  5. Sdraiato sulla schiena con le gambe estese o le ginocchia piegate e i piedi sul tappeto. Usando una cinghia elastica (una cintura o un asciugamano), afferra le sue estremità con le mani e posiziona il piede al centro dell’elastico e porta delicatamente la gamba verso il soffitto. All’inizio, tieni il ginocchio leggermente piegato. Lentamente raddrizzalo per proseguire nell’allungamento lungo la parte posteriore della gamba.
Nel caso di dolori in fase acuta contatta sempre uno specialista.
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