Salute

Latte, lattosio & lattasi....una storia da conoscere

Latte, lattosio & lattasi....una storia da conoscere Copertina (50)

Avverti spesso mal di pancia? crampi addominali, gonfiori, senso di pienezza, gonfiore e diarrea? Ed il tuo bambino? Potrebbe essere intolleranza al lattosio? Leggi qui ...domande e risposte.

 

Che cosa é il lattosio?

Il lattosio è lo zucchero principale presente nel latte ed é prodotto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi. É costituito da due unità (glucosio + galattosio).

 

Dove si trova?

Il lattosio è presente in concentrazioni variabili in tutti gli alimenti dell'insieme “latte e derivati”; la sua quantità nel latte é di 53 gr/litro (5%), diminuisce nello yogurt e nei formaggi freschi, fino ad azzerarsi nei formaggi più stagionati. Lo ritroviamo anche in altri prodotti alimentari, poiché a livello industriale il lattosio viene aggiunto come additivo alimentare, ed è anche usato come eccipiente almeno nel 20% dei farmaci in commercio.

 

Che cosa é l’intolleranza al lattosio?

Si tratta di una reazione avversa, non allergica, a questo zucchero causata da una deficienza parziale o assoluta dell'enzima digestivo lattasi, di solito caratteristica degli adulti: durante i processi digestivi il lattosio ingerito non viene scomposto nei due zuccheri base galattosio e glucosio.

Quindi, intatto - NON assorbibile - il lattosio prosegue il suo viaggio lungo l’intestino. Nell'intestino crasso viene metabolizzato dalla flora batterica intestinale che ne provoca la fermentazione determinando disturbi come: produzione di gas,  senso di pienezza, mal di pancia, crampi addominali, gonfiori, diarrea e stitichezza alternati e un aumento delle dimensioni del ventre. Gli adulti sviluppano solitamente i sintomi solo dopo aver consumato 250-375 millilitri di latte/derivati. Attenzione: Un bambino intollerante al lattosio ha diarrea e può non aumentare di peso se questi alimenti fanno parte della dieta.

 

Nota: intolleranza al lattosio ed l'allergia al latte sono due condizioni diverse: l’allergia riguarda le proteine dell'alimento (cioè le caseine e le lattoalbumine); scatena una reazione differente, a volte di tipo anafilattico, severa.

 

Rimedi casalinghi e sostituzioni

La presenza di lattosio non è influenzata né dal trattamento con calore (bollitura) nè dal livello di scrematura. Ed inoltre non vi è alcun vantaggio nel sostituire quello vaccino con altri (ad esempio di capra, di pecora, di asina, di bufala), poiché il lattosio è presente in quantità simili in tutti i tipi di latte animale (essendo prodotta dalla ghiandola mammaria).

 

Cosa devo fare? Si può gustare il latte senza pagare pena? Si, certo…

Il latte delattosato (e suoi derivati) è una soluzione: viene addizionato artificialmente l'enzima lattasi, che agisce esattamente come l'analoga proteina umana carente, decomponendo il lattosio nelle due unità di base, una sorta di digestione “ assistita”.

Il valore nutrizionale del latte senza lattosio è identico a quello tradizionale (es stessa quantità di calcio).

In alternativa: latti vegetali a base di soia, riso, avena, cocco; infine integratori di lattasi.

 

…E la diagnosi?

E’ sempre bene rivolgersi al proprio medico curante/pediatra; si esegue una valutazione medica dei sintomi e talvolta un test del respiro all’idrogeno; in generale se un periodo di prova con una dieta priva di prodotti caseari di 3-4 settimane elimina i sintomi, e questi ultimi compaiono di nuovo quando sono reintrodotti, la diagnosi è confermata.

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Prima non mi succedeva…ma da cosa dipende l’intolleranza? La solita genetica!

L'introduzione del latte di altre specie nell'alimentazione umana è un fatto piuttosto recente: dalla comparsa dell'Homo sapiens circa 200 000 anni fa, la capacità di digerire da adulti il lattosio del latte è da riferirsi a una mutazione genetica occorsa nell'uomo negli ultimi 7 000 anni.

La distribuzione nella popolazione umana di questa mutazione non è omogenea ma varia considerevolmente per individuo ed etnia: la capacità di digerire il lattosio si ritrova nella maggior parte dei popoli dell'Europa del nord, invece sono lattosio-intolleranti molti asiatici, africani e nativi americani: i genetisti hanno stimato interessi il 54% della popolazione italiana adulta

 

Quindi è facile imbattersi in casi di progressiva perdita di efficienza digestiva nell' adulto, è un fenomeno fisiologico: l'enzima lattasi viene solitamente prodotto dai mammiferi nei primi stadi di vita per poi ridursi progressivamente dopo lo svezzamento; questa “intolleranza” è in realtà la norma per oltre il 75% della popolazione mondiale.

 

Fonti

Atenodoro R. Ruiz, Jr. , MD, The Medical City, Pasig City, Metro-Manila, Philippines febbraio 2018

wikipedia.org/wiki/Lattosio

Intollarenza al lattosio dr R. Gindro

Intolleranza al lattosi: dalla diagnosi alla terapia dott ssa B. Stagno

 

 

‘’Perché mio figlio parla male? Cosa devo fare?’’

‘’Perché mio figlio parla male? Cosa devo fare?’’ Copertina (531)

 

 

Il linguaggio viene definito come ‘’la caratteristica specie specifica della razza umana’’, ‘’іl ѕalto evolutіvo deglі eѕѕerі umanі, dopo la ѕtazіone eretta e l’utіlіzzo del pollіce opponіbіle’’. Se siamo predisposti geneticamente a sviluppare il linguaggio, perché stiamo assistendo ad un incremento esponenziale di ritardi e disturbi di linguaggio? Le risposte sono molteplici:

 

  1. C’è più attenzione allo stato psico-fisico degli individui fin dalla nascita;
  2. Si agisce di più sulla prevenzione dei disturbi psico-motori. È stata superata la concezione obsoleta del ‘’wait and see’’ (aspetta e vedrai), che ha lasciato spazio alla diagnosi precoce;
  3. Si assiste ad un incremento esponenziale di problematiche di natura otorinolaringoiatrica ed allergica (si rimanda alla lettura del precedente articolo ‘’il mio bambino respira male’’) che vanno ad ostacolare la buona ossigenazione ed attivazione cerebrale e dell’organo uditivo;
  4. Sono cambiati i ritmi familiari. ‘’Un tempo si aveva più tempo’’. Un tempo si aveva più tempo per giocare con i propri figli, si aveva più tempo per raccontarsi la giornata a cena, si aveva più tempo per guardarsi negli occhi e parlare!
  5. Sono cambiati i giochi dei bambini. Campana, corda, pallone, parco giochi sono ormai un lontano ricordo. Un tempo i bambini al ristorante correvano tra i tavoli (con disappunto di genitori e commensali). Oggi? Tablet e videogiochi fanno da protagonisti nella loro vita.  Questa tipologia di gioco porta il bambino ad avere un ruolo passivo tale da non portarlo a sviluppare le funzioni cognitive (attenzione, memoria, pianificazione, ragionamento logico, problem solving etc.) necessarie per un adeguato sviluppo psico-motorio;
  6. I bambini si trovano una giornata pre-organizzata e piena di impegni (nuoto, musica, catechismo, danza, calcio etc.) e non hanno più il tempo per annoiarsi. La noia è fondamentale per il bambino e per il suo sviluppo linguistico. Annoiarsi significa avere il tempo per creare, arrangiarsi con ciò che si ha a disposizione per elaborare qualcosa di nuovo.

 

In questo articolo risponderò alle domande più frequenti che mi vengono poste in qualità di logopedista: 

1) che cos’è il linguaggio?

2) Come si sviluppa il linguaggio?

3) Cosa sono i disturbi di linguaggio?

4) Quali sono le cause di un disturbo di linguaggio?

5) Quali sono i campanelli di allarme di un disturbo di linguaggio?

6) Cosa fare se mi accorgo che mio figlio parla male?

7) Come posso aiutare mio figlio a parlare meglio?

 

  1. Che cos’è il linguaggio?

Il linguaggio è considerato quella funzione cognitiva che permette di comunicare bisogni, emozioni, idee mediante combinazione di suoni (parole e frasi). Ogni popolo, nel corso della propria evoluzione, ha attribuito, in modo arbitrario, significati a combinazioni di suoni dando vita a codici linguistici (lingue) tramandati nei secoli. Questa competenza, propria dell’essere umano, dipende dallo sviluppo della neocorteccia, struttura dell’encefalo che ci differenzia dagli altri essere viventi. È infatti la neocorteccia responsabile non solo del linguaggio ma di tutte le funzioni cognitive superiori (attenzione, memoria, percezione, funzioni esecutive, orientamento, abilità visuo-spaziali e competenze prassico-costruttive). Le funzioni cognitive superiori, seppur distinte ed indipendenti, sia da un punto di vista anatomico che funzionale, sono in realtà strettamente correlate tra loro ed il mal funzionamento di una comporta un conseguente deficit funzionale delle altre. Facciamo un esempio: un bambino con difficoltà attentive avrà sicuramente maggiori difficoltà a memorizzare una poesia e di conseguenza a verbalizzarla! Questo breve inciso ci permette di comprendere alcune cause dei disturbi di linguaggio, che tratteremo in seguito.

In modo assolutamente didattico e semplificato, il linguaggio dipende dall’attivazione neuronale della corteccia frontale (lobo frontale), temporale e di altri circuiti cerebrali. L’attivazione di questi permette di elaborare parole e frasi sia in modo attivo (produrre) che in modo passivo (comprendere).

Il linguaggio si costituisce di due macro-categorie: linguaggio in produzione; linguaggio in comprensione. Ognuna di esse si suddivide a sua volta in più livelli: livello fonetico-fonologico (articolazione e discriminazione dei singoli suoni); livello semantico-lessicale (vocabolario); livello morfo-sintattico (strutturazione ed elaborazione frasale).

Ulteriore classificazione che viene fatta dagli studiosi è quella di distinguere: linguaggio orale; linguaggio scritto. Se ne deduce che anche lettura e scrittura sono due attività di tipo linguistico. Dal punto di vista anatomico, gli organi e le strutture necessarie ad una buona espressione e comprensione linguistica di tipo orale sono:

  • Cervello per l’attivazione dei circuiti neuronali atti all’elaborazione ed alla percezione degli stimoli linguistici in entrata e in uscita;
  • Apparato fonatorio  per l’emissione di suoni;
  • Orecchio per rilevare le onde sonore.

Un’adeguata maturazione e funzionalità dei suddetti organi porta ad una buona competenza linguistica.

 

  1. Come si sviluppa il linguaggio?

È importante comprendere che il linguaggio è una predisposizione genetica di ogni essere umano ed inizia a svilupparsi già durante la vita intrauterina. Il grembo materno è infatti un ambiente ricco di stimoli e l’esposizione a suoni sia interni (voce materna, rumore del respiro materno, battito del cuore della mamma, rumori digestivi etc.) che esterni (voci, rumori, musica, che giungono ovattati), permette una stimolazione precoce del sistema uditivo e delle aree preposte alla percezione sonora, necessarie al futuro sviluppo del linguaggio.

Di seguito uno schema semplificato delle tappe evolutive dello sviluppo del linguaggio.

 

TAPPE DI SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Età

Produzione

Esempi

Nascita

Suoni vegetativi e riflessi

Suoni involontari e pianto

0-2 mesi

Suoni di benessere e sorriso

Vocali prolungate

2 mesi

Primi vocalizzi

 

3 mesi

Lallazione vocalica

Suoni simili a vocali e consonanti (ma; pa etc.)

4-9 mesi

Lallazione canonica

Combinazione di consonante + vocale (mamamamama; papapapapapa etc.)

8-10 mesi

Babbling variegato

Inizia la comprensione primaria di singole parole (estrae significati)

Combinazione di consonante + vocale utilizzando vocali e consonanti diverse

9-12 mesi

Prime paroline con significato

Utilizza il gesto per indicare

Inizia la comprensione di ordini semplici

Vocabolario ristretto di parole (max 10)

 

12-15 mesi

Incremento del vocabolario

Fino a 50 parole

18 mesi

Esplosione del vocabolario

Apprendimento di 9 parole nuove al giorno

20-24 mesi

Emergono i verbi

Olofrase*

Utilizzo di una sola parola per indicare il significato di un'intera frase

2 – 2.5 anni

Esplosione grammaticale

Costruzione frasale

Combinazione di più parole

 

3 anni

Aumentano i suoni (fonemi) che il bambino riesci a dire

Aumenta la lunghezza della frase.

Il bambino è in grado di costruire dei discorsi.

 

È bene tenere presente che si è arrivati a definire il profilo dello sviluppo linguistico solo dopo centinaia di studi e ricerche eseguite su ampi campioni di bambini (si tratta quindi di valori medi); seppur è possibile definire delle fasce di età indicative, è bene avere consapevolezza del fatto che possono esservi differenze tra un bambino e l’altro rispetto all’emergere di una competenza. Saranno le valutazioni dagli specialisti (logopedista, neuro-psichiatra infantile, neuro-psicomotricista) ad accertare l’adeguatezza linguistica del singolo caso.

Ciò che va tenuto in considerazione è che il linguaggio è l’espressione di una serie di competenze e prerequisiti che ne permettono l’attuazione. In altre parole, quello che il bambino sa dire e sa comprendere è la manifestazione dell’interazione di una serie di fattori:

  • Genetica;
  • Il sistema socio-culturale in cui è inserito (stimoli ambientali, modalità comunicativa familiare, scuola, persone extra-familiari con cui si interfaccia etc.);
  • Maturazione di competenze individuali (ascolto e discriminazione di suoni e parole, competenze motorie e prassiche, sviluppo cognitivo e affettivo);
  • Salute degli organi preposti alla produzione e ricezione linguistica.

 

  1. Cosa sono i disturbi di linguaggio?

I disturbi specifici di linguaggio (D.S.L.) vengono dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ‘’Disturbi in cui l'acquisizione delle normali abilità linguistiche è compromessa sin dai primi stadi dello sviluppo. Essi non sono direttamente attribuibili ad alterazioni neurologiche o ad anomalie dei meccanismi dell'eloquio, a compromissioni sensoriali, a ritardo mentale o a fattori ambientali’’. Secondo la F.L.I (Federeazione Logopedisti Italiani) ‘’La presenza di DSL costituisce un importante fattore di rischio per la manifestazione di successive difficoltà scolastiche, problematiche comportamentali ed emotive. Nello specifico i bambini con Disturbo Specifico del Linguaggio presentano un rischio di 2-3 volte maggiore di sviluppare Disturbo Specifico dell’Apprendimento’’.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Quali sono le cause di un DSL?
          • Ipostimolazione ambientale
          • Predisposizione genetica
          • Modalità comunicative inadeguate all’interno della famiglia
          • Problematiche di natura otorinolaringoiatrica (adenoiditi, otiti, tonsilliti etc.)
          • Difficoltà nella coordinazione degli organi che intervengono nell’articolazione del inguaggio (lingua, mandibola, labbra etc.)
          • Bilinguismo
          • Difficoltà di attenzione, apprendimento, pianificazione e costruzione.

 

5.Quali sono i campanelli d’allarme da osservare per una pronta individuazione di eventuali difficoltà?

 

  • Assenza di lallazione e babbling tra i 4 e i 12 mesi;
  • Vocabolario espressivo inferiore a 50 parole a 24 mesi;
  • Difficoltà di comprensione;
  • Assenza di frasi a 36 mesi;
  • Linguaggio incomprensibile o comprensibile solo dai familiari.

Dalle linee guida della F.L.I. (Federazione Logopedisti Italiani).

 

 

  1. Cosa fare in caso di sospetto ritardo/disturbo di linguaggio?

La prima figura di riferimento per le famiglie è il pediatra il quale potrà richiedere al logopedista ed all’equipe di riferimento (Neuro-psichiarta, otorinolaringoiatra, neuro-psicomotricista, psicologo) una valutazione d’equipe strutturata e standardizzata del linguaggio.

 

 

  1. I consigli della logopedista ai genitori
  • Mostrare al bambino disponibilità all’ascolto;
  • Siate consapevoli di essere un modello linguistico fondamentale per vostro figlio. Siate chiari, parlate lentamente ed utilizzate un linguaggio normale (evitare vezzeggiativi tipo pappa, ninne, ciccia etc.);
  • Enfatizzare le emozioni anche attraverso la musicalità del linguaggio modellandolo attraverso la prosodia (variazioni di tono);
  • Se sbaglia NON DITE ‘’dillo bene’’ ma semplicemente rimodellate la sua parola/frase in modo corretto (es. il bambino dice ‘’bibo bumm’’ e voi ripetete ‘’il bambino è caduto’’);
  • Ricercate sempre il contatto visivo e fate in modo che l’attenzione del bambino sia catturata dal vostro labiale (solo così può apprendere ‘’il movimento’’ labiale dei suoni articolatori);
  • Utilizzate un vocabolario ricco. I bambini sono spugne, apprendono tutto!
  • Utilizzate le pause così da dare il tempo al bambino di elaborare quanto recepisce;
  • Non evidenziate al bambino le sue difficoltà verbali ma piuttosto invitatelo alla “calma”, a “prendere il fiato”, “a parlare lentamente”, ad “aprire di più la bocca”, “a rallentare”, a “pensare a quello che deve dire”;
  • Evitare di far percepire al bambino l’ansia genitoriale rispetto ad una sua inadeguatezza linguistica;
  • Evidenziate le sue qualità, capacità e punti di forza;
  • Dimostrate il piacere di comunicare durante le situazioni routinarie (vestirsi, mangiar, lavarsi, andare a dormire);
  • Sfruttate i diversi contesti che si creano durante la giornata per descrivere e raccontare ciò che vi circonda (una passeggiata al parco, andare a fare la spesa, preparare la torta);
  • Prediligete giochi che stimolano le capacità cognitive: puzzle, memory, giochi di attenzione, carte UNO (anche per i più piccoli, associando stesso colore, stesso numero etc.), disegni, libricini, canzoncine da memorizzare, costruzioni etc.

 

Buone chiacchiere a tutti!!

 

Per approfondimenti, consigli e richieste specifiche rivolgersi a Dott.ssa Annalisa Muto annalisamutologopedista

www.fli.it

L’importanza dello Stretching Posturale Globale Attivo

L’importanza dello Stretching Posturale Globale Attivo Copertina (219)

 

 

Lo stretching è un’attività multifunzionale, ha finalità di prevenzione degli infortuni, di recupero dopo l’allenamento e permette di lavorare sulla postura e l’allungamento ed elasticità dei muscoli. 

 

Attraverso lo stretching posturale globale attivo è possibile ottenere una serie di miglioramenti che interessano: l’ ampiezza dei movimenti, il risparmio energetico e la coordinazione nell’esecuzione dei movimenti. Tali risultati sono raggiungibili lavorando su un maggiore allungamento ed una maggiore elasticità muscolare. 

 

Praticato con attenzione, senza mai superare la soglia del dolore e curando ogni singolo movimento permette di ridurre le tensioni muscolari, andando a diminuire la sensazione di fatica attraverso lo sviluppo parallelo di forza e flessibilità, lavorando in questo modo sulla prevenzione dei traumi muscolari e articolari. 

 

Lo staff dello studo di fisioterapia Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole ci spiega che numerosi e notevoli sono i benefici che si possono trarre sulle articolazioni: consente infatti di migliorare l'elasticità dei muscoli e stimolare la "lubrificazione" articolare, contribuendo all'attenuazione delle malattie degenerative come l’artrosi. Inoltre praticando con costanza lo stretching posturale globale attivo è possibile rallentare le calcificazioni del tessuto connettivo, diminuire la pressione arteriosa favorendo la circolazione e aumentare la capacità polmonare attraverso la respirazione. 

 

Inoltre lo stretching può essere inserito in momenti in cui il corpo necessita di una pausa per ridurre tutte le tensioni quotidiane, andando così a lavorare sulla riduzione dei livelli di stress. Non a caso lo stretching è di origine orientale ed è strettamente connesso all'approccio olistico del benessere, tipico delle filosofie orientali che tendono a considerare mente e corpo come un insieme indissolubilmente legato.

 

 

In conclusione, per riassumere, individuiamo alcuni dei benefici dello stretching posturale globale attivo: 

 

 

  • Aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli
  • Aumenta l’efficienza motoria dei muscoli
  • Aumenta la capacità polmonare
  • Aumenta la mobilità delle articolazioni
  • Rilassa i muscoli, garantendo un maggior senso di benessere psicologico
  • Provoca una rigenerazione più rapida dei muscoli dopo l’allenamento
  • Rinforza e rende più elastici i legamenti e i tendini
  • Migliora la silhouette
  • Riduce il rischio di infortuni.

 

L'attività fisica come alleata della salute

L'attività fisica come alleata della salute  Copertina (311)

 

L’inattività fisica e la sedentarietà rappresentano un problema di salute a livello globale. Come dichiarato dal ministero della Sanità, in tutto il mondo, 1 adulto su 4 e 3 adolescenti su 4 (di età compresa tra 11 e 17 anni), non svolgono attività fisica secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

 

In alcuni paesi, i livelli di inattività possono arrivare fino al 70%, a causa del cambiamento dei modelli di trasporto, dell'aumento dell'uso della tecnologia e dell'urbanizzazione.

 

I professionisti del settore sanitario consigliano sempre più frequentemente di svolgere un’attività fisica in maniera costante e il più delle volte i pazienti rispondono di non avere abbastanza tempo, di non essere sufficientemente forti e di non essere portati per lo sport. 

 

Vogliamo insieme allo staff dello studio Fisioterapico Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole porre l’accento su uno dei falsi miti più diffusi circa la tematica: attività fisica non è sinonimo di sport. 

 

Il concetto di attività fisica è ampio; comprende, infatti, tutte le forme di movimento che si possono mettere in atto nei vari ambiti della vita quotidiana.

 

L’OMS, infatti definisce l’attività fisica come qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo.

 

Dunque lo sport è solo una delle molteplici forme di attività fisica che è possibile praticare e non l’attività per eccellenza. 

 

Anche semplici movimenti come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici, rientrano nella categoria attività fisica precisamente vengono considerate “attività motorie spontanee”. 

 

Abbiamo anche un ulteriore attività che rientra nella categoria, l’esercizio fisico, ancora espressione diversa da quella di sport. Con esercizio fisico si intende l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente, come ad esempio il pilates, lo yoga, circuiti funzionali, la corsa, la danza. 

 

Viene a questo punto da chiedersi quale sia la differenza tra tutte queste forme di attività motoria e lo sport? un attività sportiva impegna, sul piano dell'agonismo oppure dell'esercizio individuale o collettivo, le capacità fisico-psichiche, svolta con intenti ricreativi o come professione. 

 

Dopo aver fatto chiarezza sulla tematica possiamo affermare che l’attività fisica è veramente alla portata di tutti, ed essendo una preziosa alleata della salute non possiamo fare altro che praticarla quotidianamente e renderla una parte integrante della nostra vita. 

 

Non sapete da dove iniziare?  di seguito vi suggeriamo alcuni piccoli consigli da tenere sempre a mente:

 

  1. Poco è meglio di niente, per iniziare bastano pochi minuti al giorno, magari ripetendo leggere attività più volte nel corso della giornata
  2. Muoviti di più e interrompi i momenti di sedentarietà
  3. Mantieni uno stile di vita attivo, basta veramente poco ad esempio potresti parcheggiare la tua automobile prima di arrivare sotto l’ufficio oppure scegliere di fare le scale al posto dell’ascensore
  4. Fai scelte alimentari salutari, ti permetteranno di muoverti con maggiore facilità 
  5. Lasciati seguire da un professionista, così da apprendere i movimenti in maniera corretta evitando infortuni. 

 

 

Fonti:

Ministero della salute: www.salute.gov.it

 

 

Smartphone, TV, Tablet, Videogames e gli effetti sulla salute degli occhi

Smartphone, TV, Tablet, Videogames e gli effetti sulla salute degli occhi Copertina (273)

 

I nostri occhi sono ogni giorno sottoposti ad una radiazione elettromagnetica dello spettro del visibile compresa tra i 380 e i 500 nm, si tratta della Luce Blu

 

La luce blu che è ovunque e proviene da:

 

Fonti naturali: insieme alle altre radiazioni solari, essa si propaga attraverso l’atmosfera, impatta con le molecole di aria e si diffonde in tutte le direzioni; questo fa sì che il cielo ci appaia proprio di colore blu; ma non solo... contribuisce a regolare il ritmo sonno/veglia (il cosiddetto ritmo circadiano), ed il nostro umore; questa esposizione alla luce blu é assolutamente naturale.

 

Fonti artificiali: in questo caso la luce blu proviene da dispositivi elettronici come PC, tablet, smartphone , TV, dispositivi a LED, e allo xeno, lampadine a basso consumo...serve a rendere più visibili e nitide le immagini e il testo, che altrimenti apparirebbero in una luce meno contrastata e di un colore più giallo, di più difficile lettura e meno gradevole.

 

La diffusione mondiale dei dispositivi digitali con uno schermo, ed il loro uso protratto nel tempo, hanno aumentato notevolmente l’esposizione a fonti di luce blu, soprattutto in tutti quei soggetti che li utilizzano quotidianamente e per molte ore, ed in chi trascorre molto tempo con i videogiochi, ad esempio i bambini e gli adolescenti.

 

Quali sono le conseguenze della luce blu?

 

Gli effetti di una sovraesposizione da Luce Blu possono essere riscontrati sia nel breve che nel medio/lungo periodo.

 

Nel  breve periodo, quindi dopo 2-4 ore, sino al il 70% delle persone soffre di:

 

Secchezza degli occhi, rossore, irritazione, dovute alla minor frequenza dell’ammiccamento (battito di ciglia) e alla conseguente minor lacrimazione e lubrificazione della parte anteriore dell’occhio;

stanchezza visiva per lo sforzo della lettura di caratteri molto piccoli;

mal di testa per l’eccessivo affaticamento degli occhi.

 

Nel medio e lungo periodo, entra in gioco una caratteristica importante della luce blu, quella di riuscire a penetrare in profondità attraverso la cornea ed il cristallino fino alla retina: sembra che la prolungata esposizione possa provocare maculopatia, tanto che uno studio pubblicato su Nature 2018 ( ref 1) ne evidenzia  effetto fototossico a livello cellulare retinico; in realtà la questione è ancora aperta, controversa e molto dibattuta.

 

 

Effetti psicologici

 

Leggere le ultime notizie quando siamo già a letto, utilizzare il cellulare proprio prima di dormire, guardare la TV, magari nel buio o con poca luce, siamo sicuri che sia una abitudine cosi rilassante?...tutto questo non è affatto un piacere per il nostro apparato visivo ma un compito gravoso, infatti affatica la muscolatura oculare, compromette la circolazione sanguigna dell’apparato visivo, peggiora la percezione corretta delle immagini sia vicine che lontane; ma non solo….

E’ ormai una certezza che utilizzare TV, PC, Tablet, prima di dormire compromette la qualità del riposo. E’ infatti noto da tempo ed assodato ( ref 3) come l’esposizione cronica alla luce blu al buio riduca la produzione di melatonina, ormone che regola il sonno, alterando il ritmo sonn/ veglia, ritardando l’addormentamento e la qualità del riposo, tutti elementi che contribuiscono a farci sentire stanchi durante la giornata.

 

Suggerimenti pratici…

 

Per i nostri apparecchi elettronici: attivare l’opzione “filtro luce blu” presente in smartphone e negli strumenti elettronici di ultima generazione, che vireranno ad una colorazione leggermente più gialla, molto più salutare.

Anche molte App hanno l’opzione “notturna” che utilizza sfondi scuri, più riposanti.

In generale per tutti gli schermi è buona abitudine ridurre la luminosità dello schermo, e pulirlo dalla polvere e residui di unto; mantenere una distanza appropriata e la giusta inclinazione sotto la linea degli occhi; aumentare il carattere del testo; utilizzare occhiali con lenti specifiche per la luce blu o pellicole oftalmiche specifiche.

Per tutti noi: è di aiuto ammiccare spesso (chiudere ed aprire le palpebre) e applicare la regola del 20, ossia fare una pausa di circa 20 secondi ogni 20 minuti guardando a 10 metri di distanza.

 

 

Come consiglio…

 

La ripresa dell’attività lavorativa e della scuola può essere un’occasione utile per fare un controllo adeguato dall’oculista; la visita oculistica andrebbe periodicamente programmata, soprattutto in presenza di problemi specifici come miopia o cataratta ed è l’unica prestazione medica che fa prevenzione, diagnosi, prescrizione e cura nello stesso tempo.

E comunque, ad ogni età, riduciamo il tempo speso sui device elettronici, in ogni fascia oraria, se non strettamente necessario alla nostra attività quotidiana, perché la tecnologia di per se stessa non è né buona né cattiva, ma tutto dipende dall’utilizzo che noi ne facciamo.

 

Referenze

Ref. 1 “Blue light excited retinal intercepts cellular signaling” K. Ratnayake, J. L. Payton, O. H. Lakmal & A.Karunarathne Nature Volume 8, Article number: 10207 (2018)

Ref. 2 “No, Blue Light From Your Smartphone Is Not Blinding You” D. T. Gudgel, S. Garg, MD, FACS & J. R. Sparrow, Aug. 20, 2018 American accademy of ophtalmology

Ref.3 “Evening use of light-emitting eReaders negatively affects sleep, circadian timing, and next-morning alertness” Chang AM, Aeschbach D, Duffy JF, Czeisler C. Proc Natl Acad Sci USA. 2015 Jan 27;112(4):1232-7

 

Il mio bambino respira male

Il mio bambino respira male Copertina (607)

 

Perché mio figlio si ammala sempre? Perché mio figlio ha le occhiaie? È normale che mio figlio la notte russa? A quanti anni è bene fare una visita dall’otorino? Quando è bene togliere le tonsille o le adenoidi? Quali sono le conseguenze sul linguaggio di bambini ‘’cattivi respiratori’’?

 

Sono queste le domande che spesso i genitori si pongono rispetto alle condizioni di salute dei propri figli. L’obiettivo di questo articolo è quello di fornire risposte adeguate a queste domande.

 

È bene non sottovalutare le problematiche di natura otorinolaringoiatrica poiché queste condizioni (naso chiuso, otiti, occhiaie marcate, russamento, apnee notturne etc.) hanno un impatto negativo sulla qualità della vita dei bambini. Come anticipato nel precedente articolo (vedi ‘’Mamma, mi dai il ciuccio?’’) la respirazione gioca un ruolo fondamentale nell’attività cerebrale. Un’adeguata respirazione comporta una maggior quantità di ossigeno a livello sanguigno con conseguente miglioramento dell’attività dei neurotrasmettitori cerebrali. Si pensi che uno studio, condotto in Olanda e presentato al congresso ‘’The European College of Neuropsychopharmacology (ECNP)’’, ha dimostrato una stretta correlazione tra problematiche respiratorie croniche (allergie, riniti, adenoiditi etc.) e deficit di attenzione.

 

Viene considerata adeguata la respirazione di tipo nasale (cioè esclusivo utilizzo della cavità nasale per inspirare ed espirare aria con contemporanea chiusura delle labbra). Il naso ‘’neutralizza’’ l’aria, la scalda e fa da prima barriera fisica contro batteri ed agenti esterni, non solo grazie a peli e muco, ma anche grazie all’azione delle adenoidi, che contribuiscono alla sorveglianza immunitaria del sistema respiratorio. Analoga mansione viene svolta dalle tonsille palatine nella zona oro-faringea.

 

Le dimensioni della tonsilla adenoidea tendono ad aumentare dopo il terzo anno di età, fase in cui il sistema immunitario del bambino è fortemente stimolato all’azione da agenti patogeni esterni, fino a raggiungere il massimo sviluppo verso il decimo anno, superato il quale il tessuto va incontro a un fenomeno di regressione naturale. Ne consegue che è fisiologico che le adenoidi siano ingrossate durante questa fascia di età. Tuttavia, il ripetersi di processi infiammatori a carico delle adenoidi (adenoiditi) può causare la formazione di vegetazioni adenoidee ipertrofiche con conseguenze  respiratorie (ricorso alla respirazione per via orale a causa dell'ostruzione delle vie nasali), fonatorie (rinolalia chiusa e disfonia), auricolari (otiti medie con conseguente ipoacusia), russamento ed OSAS (Sindrome Apnee Ostruttive nel Sonno), psicomotori (disordine fonologico, deficit attentivi e di apprendimento) oltre che alta frequenza di stati febbrili durante l’anno. Saranno gli specialisti quindi a fare un’attenta ed approfondita valutazione al fine di capire se l’ingrossamento adenoideo rientra nei range fisiologici oppure se c’è una problematica conclamata tale da necessitarne l’asportazione (adenoidectomia).

 

Quando togliere le adenoidi?

L'intervento di adenoidectomia è consigliabile:

  • nei casi che non si risolvono dopo terapia antibiotica
  • nei casi in cui vengono ricercate e trattate le possibili patologie concomitanti (allergia e reflusso gastroesofageo)
  • nei bambini con sindrome dell'apnea ostruttiva di grado "significativo"
  • nei bambini con otiti secretive.

Questo è quanto viene consigliato nelle linee guida sull’ ‘’Appropriatezza e sicurezza degli interventi di tonsillectomia e/o adenoidectomia’’.

 

Quando togliere invece le tonsille?

Le stesse linee guida raccomandano di limitare le indicazioni alla tonsillectomia ai soli casi di tonsillite ricorrente di comprovata gravità in quanto la tonsillite ricorrente tende a migliorare nel tempo. Pertanto i clinici prima di proporre tonsillectomia devono soddisfare tutti i seguenti criteri (sia nei bambini che negli adulti):

• cinque o più episodi di tonsillite per anno;

• episodi invalidanti e tali da impedire le normali attività;

• sintomi perduranti per almeno un anno.

 

Come suddetto, nei casi di ostruzione delle vie nasali a causa di raffreddori, riniti allerghiche, adenoiditi ed altre ostruzioni organiche delle alte vie respiratorie, la respirazione nasale viene sostituita dalla respirazione di tipo orale (esclusivo utilizzo della bocca sia per inspirare che per espirare l’aria). Tale meccanismo si può instaurare per un tempo limitato o cronicizzarsi, a seconda della causa scatenante.

 

Quali sono le conseguenze della respirazione orale?

La cronicizzazione della respirazione orale rappresenta una situazione patologica che comporta una serie di eventi dannosi per il bambino. Di seguito verranno elencate alcune conseguenze tipiche riscontrate nei respiratori orali:

  • Occhiaie marcate
  • Mancanza di energia;
  • Difficoltà ad alzarsi al mattino e stanchezza cronica durante la giornata;
  • Permanenza della deglutizione di tipo infantile (per approfondimenti vedere articolo ‘’Mamma, mi dai il ciuccio?’’;
  • Alterazione delle arcate dentali con sovraffollamento dentario o diastema (spazio tra gli incisivi superiori);
  • Difficoltà ad articolare alcuni suoni (disturbo di linguaggio);
  • Problematiche posturali;
  • Frequenti raffreddamenti durante la stagione invernale;
  • Presenza di difficoltà negli apprendimenti scolastico, con calo dell’attenzione o difficoltà di memorizzazione;
  • Iperattività o astenia;
  • Russamento notturno;
  • Cefalee ed emicranie.

 

Come determinare se vostro figlio è respiratore orale?

 

  1. Presenza di russamento notturno. Il russamento non è fisiologico in età evolutiva e, se presente, deve essere indagato.
  2. Presenza di apnee notturne (OSAS). Quest’ultima condizione ha un maggior grado di gravità rispetto al russamento. Le apnee notturne nei più piccoli possono provocare scarsa resa scolastica, iperattività, deficit a livello delle funzioni esecutive, problemi comportamentali ed altre problematiche correlate. A tal proposito si rimanda all’articolo ‘’le funzioni esecutive nella sindrome delle apnee ostruttive in sonno (osas) in età evolutiva: studio caso-controllo’’ vedi link in bibliografia.
  3. Respirazione notturna con la bocca aperta.
  4. Presenza di saliva sul cuscino e/o sul viso del bambino al risveglio.
  5. Presenza di faces adenoidea. Osservare il visus (volto) di vostro figlio è un altro step importante per questa indagine. I bambini respiratori orali solitamente presentano occhiaie marcate, viso pallido, naso gonfio e di colore tendente al verde/viola, faccia allungata, zigomi appiattiti, labbra voluminose e flaccide, palato alto e stretto.
  6. Inoltre, se volete cimentarvi in un’ulteriore prova, chiedete a vostro figlio di tenere tra le labbra un foglietto di carta per almeno 10 minuti. Il bambino respiratore orale non durerà a lungo a causa dell’inabitudine a respirare con naso o a causa di un’eventuale ostruzione organica (adenoidi ingrossate, turbinati ingrossati etc). 

Può succedere, in molti casi, che vostro figlio abbia una respirazione di tipo misto, utilizzando il naso di giorno e la bocca di notte. Anche questa viene considerata situazione problematica.

 

Come agire in caso di respirazione orale?

  1. La prima cosa da fare è consultare uno specialista. La visita dall’otorinolaingoiatra è una tappa obbligatoria in età evolutiva. Solitamente alla nascita i bambini vengono sottoposti a screening neonatale per indagare il corretto funzionamento del sistema uditivo, dopodiché i controlli vengono accantonati ed effettuati solo in caso di emergenza. Le linee guida del Bambin Gesù consigliano di  ‘’effettuare una visita otorinolaringoiatrica di controllo al raggiungimento del terzo e del quinto anno di età nei casi in cui il bambino non presenta alcun sospetto di problema uditivo, nessun ritardo nello Sviluppo del Linguaggio, ha un tranquillo riposo notturno e non presenta una condizione di infezioni ricorrenti delle alte vie respiratorie ’’. Qualora si presenti, invece, una problematica a livello di naso, orecchio e gola è bene rivolgersi immediatamente allo specialista, previo consulto del Pediatra.
  2. Curare l’igiene nasale di vostro figlio fin dai primi mesi. Di seguito consigli semplici e facilmente attuabili per promuovere la respirazione nasale:
  • Effettuare frequenti lavaggi nasali, mattina e sera, con Neti Lota, recipiente che permette di far passare la soluzione fisiologica contenuta in esso da una narice all’altra;
  • Stimolare il bambino a soffiarsi il naso. Quest’ultima è un’attività complessa che non tutti i bambini riescono a fare in modo spontaneo. Esistono giochi e attività che possono stimolare questo meccanismo (es. fare le bolle con il naso nella vasca, soffiare con il naso in una cannuccia e fare le bolle etc.);
  • Praticare fumenti, anche detti suffumigi, derivanti dall’evaporazione di acqua bollita miscelata a sostane naturali emollienti e decongestionanti (es. camomilla, bicarbonato, erbe, radici e oli essenziali), fine di idratare e decongestionare la mucosa dalla cavità nasale;
  • Utilizzare il rinowash/doccia nasale. Si tratta di uno strumento in grado di lavare accuratamente le cavità nasali mediante un getto di soluzione nebulizzato in particelle. È adatto a pazienti di tutte le età. Esso si differenzia dall’aerosol per il distretto che raggiunge. Se la doccia nasale è utilizzata per le affezioni delle alte vie respiratorie, l'aerosol è finalizzato al trattamento della bassa.

 

Buona respirazione a tutti!

 

Per approfondimenti, consigli e richieste specifiche rivolgersi a:

Bibliografia

  • Linee guida nazionali per la ‘’prevenzione ed il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva’’ Allegato PDF
  • Linee guida ‘’Appropriatezza e sicurezza degli interventi di tonsillectomia e/o adenoidectomia’ Allegato PDF
  • le funzioni esecutive nella sindrome delle apnee ostruttive in sonno (osas) in età evolutiva: studio caso-controllo Allegato PDF

 

Annalisa Muto

Sindrome da rientro: come affrontare nel modo giusto il nuovo anno lavorativo e scolastico

Sindrome da rientro: come affrontare nel modo giusto il nuovo anno lavorativo e scolastico Copertina (223)

 

Avete mai sentito parlare di post-vacation blues? 

Si tratta del malumore, delle cefalee, della stanchezza generale e delle alterazioni del sonno che prendono il posto dell’allegria e della spensieratezza che ha caratterizzato il piacevole e tanto desiderato periodo di ferie. 

Il post-vacatio blues non è altro che la classica sindrome da rientro che colpisce circa 1 italiano su 10, coinvolgendo anche bambini e adolescenti.

 

Questa condizione è contrassegnata da una riduzione generale del benessere e della produttività del lavoro a seguito di una vacanza soddisfacente. Dover tornare alla routine degli impegni, della scuola e della vita quotidiana in generale può essere fonte di angoscia, disorientamento e disagio. Per quanto spiacevole possa essere, tuttavia, la sindrome da rientro può essere superata con un po 'di determinazione, qualche nuova prospettiva e dedicandosi alla cura di sé.

 

Il recupero post-vacanze inizia dalla capacità di adottare sane abitudini, per tale ragione in questo articolo vogliamo offrirvi una serie di linee guida che vi permetteranno di affrontare l’anno lavorativo e scolastico con grinta ed energia. 

 

  1. Dedicati le giuste ore di riposo: la durata ottimale del sonno è per la maggior parte delle persone tra 7 e 9 ore, è comunque importante considerare il proprio bisogno di riposo che dipende dallo stile di vita che abbiamo e dalla genetica. Evita tutti gli alcolici e la caffeina per almeno 3-4 ore prima di andare a letto.
  2. Sviluppa una routine di allenamento: l’esercizio fisico rilascia le endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello, più particolarmente dall'ipotalamo e dall’ipofisi, e hanno la capacità di procurare una vera sensazione di benessere. È una morfina naturale prodotta dall'organismo. Una volta secreta, si disperde nel sistema nervoso centrale, nei tessuti dell'organismo e nel sangue. Le endorfine permettono di ridurre la sensazione di dolore grazie ai loro effetti antalgici, inoltre limitano la dispnea da sforzo e la spossatezza, moderando le funzioni cardiache e respiratorie. Lo staff dello studio di fisioterapia e Pilates Fisiologic Mira di santa Maria delle Mole ci indica come ad esempio con una disciplina come il Pilates è possibile lavorare sulla connessione tra la mente e il corpo, prestando particolare attenzione alla respirazione, alla tecnica di esecuzione degli schemi motori, rinforzando l’apparato muscolare, sviluppando tonicità, migliorando l’equilibrio, aumentando la coordinazione e diminuendo lo stress. Proprio come sosteneva, il fondatore della disciplina, Joseph Pilates: “Un corpo libero da tensione nervosa e da stanchezza è il rifugio ideale che la natura offre come alloggio a una mente ben equilibrata, pienamente in grado di risolvere con successo tutti i complessi problemi della vita moderna”.
  3. Adottare uno stile alimentare sano: la nutrizionista biologa Dottoressa Elena Balzani ci indica una serie di aspetti di fondamentale importanza circa le abitudini alimentari da adottare: 
  • E’ importante rispettare gli orari dei pasti principali partendo da una buona colazione per iniziare con energia la giornata, consumando ad esempio una tazza di latte ( meglio se parzialmente scremato per limitare il quantitativo di grassi), qualche biscotto integrale o 2-3 fette biscottate, per aumentare la capacità di concentrazione, il rendimento fisico e per stimolare la produzione di serotonina, l’ormone del benessere. 
  • E’ importante alleggerire pranzi e cene limitando le porzioni e prediligendo cereali (o pseudo) a basso indice glicemico quali farro, orzo, riso basmati, riso venere, cous cous, quinoa grano saraceno e miglio, molto utili sia per il controllo del peso che per il benessere intestinale. Un’alternativa efficace può essere quella di optare per un piatto unico a base di cereali e legumi ( da consumare almeno tre volte a settimana) poiché ricchi in fibre, vitamine del gruppo B e minerali ( ferro, potassio, fosforo e magnesio) che rappresentano un paso completo e sano a tutti gli effetti. Tra le carni è meglio scegliere quelle bianche, meno grasse e più proteiche, e ridurre il consumo di carne rossa a una sola volta la settimana, senza eliminarla del tutto perché fonde ti ferro e vitamina B12. E’ opportuno inoltre limitare il consumo di affettati e formaggi in quanto ricchi di sale e grassi, incentivando al contempo il consumo di pesce almeno 2 o 3 volte a settimana.
  • Da non sottovalutare è l’importanza degli spuntini, i quali per evitare di arrivare ai pasti con molta fame e rischiare quindi di consumare porzioni abbondanti, è buona norma inserire a metà mattina e metà pomeriggio. L’ideale in questi casi è scegliere frutta fresca oppure uno yogurt bianco magro accompagnato da una manciata di frutta secca ( mandorle, noci, ecc.)  o semi ( lino, chia, quinoa, ecc.) ricchi in magnesio, in grado di regolare l’umore e i livelli di stress. Concesse infine piccole quantità ( massimo un quadratino da 20g) anche di cioccolata fondente ( almeno al 75%), il cibo del buonumore per antonomasia ricco di triptofano, aminoacido precursore della serotonina.
  • E’ importante ridurre il consumo di caffè, tè, bevande nervine e zuccherate, perché rispettivamente troppo stimolanti ed eccitanti e ricche di zuccheri raffinati. 
  • E’ fondamentale idratarsi bevendo quotidianamente 2 litri di acqua nel corso della giornata.
  • Si consiglia di prediligere: alimenti che contengano proteine e acidi grassi essenziali ( come il pesce) in quanto riducono gli stati infiammatori, alimenti contenenti vitamina E ( mandorle, nocciole e olio extravergine di oliva), antiossidante contro l’azione dei radicali liberi, e beta-carotene, precursore della vitamina A, protettiva contro le infezioni ( ne sono ricche carote, zucca, albicocche, patate, barbabietole rosse e peperoni). Anche la vitamina C è un potente antiossidante che interviene nelle reazioni allergiche potenziano la risposta immunitaria. 
  • Dai valore alla tua alimentazione con i minerali come lo zinco ( funghi, cacao, ostriche, uova, noci), il fosforo (formaggio, latte, pesce, legumi), il potassio ( fagioli, banane, spinaci, cavoli), il rame (legumi, crostacei, noci) e il selenio ( carne, fegato, cereali), utili a stimolare il differenziamento delle cellule immunitarie e a ridurre la suscettibilità a infezioni e patologie respiratorie. 
  • Scegli il giusto professionista per farti guidare verso il tuo personale percorso nutrizionale, evitando diete e rimedi fai da te, in quanto, nel lungo periodo, poco efficaci e in alcune circostanze dannosi. 

4. Infine inizia a pianificare la tua prossima vacanza. Ogni volta che ti senti giù di corda, pensa a cose divertenti che vorresti fare durante il tuo prossimo viaggio. 

 

Concludiamo questo viaggio all’insegna della ricerca del benessere con una splendida frase, su cui riflettere, di Jean Jacque Rousseau “Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità”.

Il valore della TECARTERAPIA per gli sportivi

Il valore della TECARTERAPIA per gli sportivi Copertina (223)

 

Come abbiamo osservato in uno degli scorsi articoli, la Tecarterapia o diatermia migliora l'estensibilità del tessuto connettivo, riducendo la rigidità articolare, il dolore e lo spasmo muscolare, facilitando così il riassorbimento di ematomi ed edemi.

La vasodilatazione ottenuta con il calore favorisce il drenaggio del sito infiammato e l'afflusso di cellule deputate ai processi riparativi.

 

La tecarterapia, come ci spiega lo staff dello studio dI fisioterapia Fisiologic Mira, attraverso una specifica erogazione di energia, incrementa il flusso sanguigno migliorando il nutrimento e l’ossigenazione delle cellule e accelerando lo smaltimento delle tossine. Grazie all’energia erogata ogni singola cellula partecipa alla funzione rigenerativa del tessuto attraverso interazioni morfologiche e di tipo chimico-elettrico.

 

Per chi pratica sport, specialmente se a livello agonistico, per ottenere eccellenti risultati nelle performance ci sono delle priorità imprescindibili, quali:

  • Prevenire gli infortuni
  • Recuperare più velocemente
  • Migliorare i risultati.

 

La tecarterapia rappresenta la soluzione offerta dalla fisioterapia per ottenere questi risultati, difatti risulta il trattamento perfetto per:

 

  • Recuperare più velocemente dai traumi muscolari
  • Acquisire l'elasticità articolare e muscolare per prevenire infortuni
  • Recuperare più velocemente lo stress da sovraccarico
  • Trattamento pre-gara per migliorare la performance sportiva, e diminuire il rischio di infortuni
  • Intervenire su patologie articolari
  • Riabilitazioni articolari
  • Traumatologie distorsive
  • Patologie muscolari
  • Esiti da chirurgia riabilitativa
  • Algie acute e croniche
  • Esiti cicatriziali
  • Tendinopatie

 

Gli apparecchi per effettuare trattamenti di TecarTerapia non sono tutti uguali quindi i risultati possono essere differenti. All’interno del centro di Fisioterapia Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole le tue performance sono garantite dal sistema Fisiowarm, che può essere utilizzato solo da professionisti sanitari aventi un titolo abilitante e aventi la certificazione CE medicale e controlli di qualità di ogni singolo componente. 

Il trattamento è innocuo e indolore la corrente non è presente per contatto diretto, ma come movimento di attrazione e repulsione delle cariche ioniche naturali. I risultati in profondità vengono ottenuti senza che la superficie cutanea sia attraversata da alcuna forma di proiezione diretta di energia.