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Logopedia e bilinguismo

Logopedia e bilinguismo Copertina (3)
Annalisa Muto

 

Immigrazione, emigrazione, globalità e multietnia sono temi sempre più caldi e discussi nella nostra società in termini non solo politici quanto sociali, linguisitici e psicologici. In questo articolo approfondiremo una condizione linguistica sempre più diffusa nella nostra società, il bilinguismo (o multilinguismo) con la volontà di fornire informazioni utili per chiarire dubbi, sfatare falsi miti e fornire consigli pratici.

 

Il bilinguismo

 

Il Vocabolario Treccani definisce il bilinguismo come ‘’l’uso corrente di due lingue da parte di un individuo o di una popolazione’’. Nel corso della storia si sono susseguite tutta una serie di teorie linguistiche relative al concetto di bilinguismo; se prima la distinzione tra bilingue e monolingue era relativa alle origini linguistico-culturali di appartenenza, ad oggi si considera bilingue anche colui che ha acquisito in un momento successivo una seconda lingua. A tal proposito, è possibile distinguere il bilinguismo simultaneo (acquisizione di una pluralità di lingue simultaneamente al proprio sviluppo psico-motorio) ed il bilinguismo successivo (l'apprendimento è avvenuto in fase tardiva rispetto allo strutturarsi di una prima lingua).

 

Verità e falsi miti

Una docente italiana di Linguistica a Edimburgo ha pubblicato un interessante articolo sul corriere della sera del 22 settembre 2017 in cui sfata falsi miti relativi al bilinguismo. Una delle dicerie più diffuse sull’argomento è che l’apprendimento di due lingue comporta confusione linguistica tale da non riuscire ad apprendere correttamente nessuna lingua. Gli studi hanno però dimostrato che i bambini imparano qualsiasi lingua senza difficoltà, esattamente come imparano a camminare. Qualora ci fosse una condizione di predisposizione ad un disturbo di linguaggio esso sarebbe indipendente dal bilinguismo.

 

L’altro falso mito riguarda l’idea che l’italiano di un bilingue non possa essere appreso allo stesso livello del monolingue, con conseguente rendimento scolastico inferiore. Le ricerche dimostrano, al contrario, che crescere con più di una lingua può dare una serie di vantaggi linguistici e cognitivi. Gli studi mostrano che i bambini bilingui hanno maggiori abilità nello sviluppo della letto-scrittura e nell’apprendimento di una terza o quarta lingua. Inoltre i bambini bilingui hanno una maggiore flessibilità cognitiva che si ripercuote sia in termini relazionali (maggiore comprensione del fatto che gli altri possono avere una prospettiva e un punto di vista diverso dal loro) sia in termini cognitivi (nelle competenze attentive e di multitasking). Altri benefici del bilinguismo vengono riscontrati nei bilingui adulti, inclusi gli anziani, nei quali il bilinguismo può essere considerato una risorsa cognitiva. Uno studio pubblicato sulla rivista Stroke ha rivelato che il bilinguismo è associato ad esiti migliori nel post ictus. Un altro studio ha altresì dimostrato, che le persone bilingue mostrano i primi segni evidenti di Alzheimer quasi cinque anni più tardi rispetto ai monolingua. Il bilinguismo infantile può essere considerato una forma di investimento a lungo termine. A tal proposito va però sfatato il mito dei fanatici del bilinguismo che sponsorizzano il bilinguismo come se fosse la bacchetta magica che trasformerà ogni bambino in un piccolo genio. Anche a questo la scienza si oppone moderando quest’idea.

 

Qual è il metodo migliore per il bilinguismo?

 

Sono stati studiati e formulati diversi metodi e tecniche per crescere un bambino bilingue; OPOL (One Person One Laguage/Una persona Una lingua) è il più noto. Il metodo OPOL consiste nell’assegnare ai genitori (o ai modelli linguistici di riferimento) del bambino una diversa lingua ciascuno (di cui sono madrelingua) ed esporre il bambino solo ed esclusivamente alla propria lingua. Ad esempio genitore 1 parla solo ed esclusivamente italiano con il bambino; genitore 2 parla solo ed esclusivamente tedesco con il bambino. Si consiglia di evitare che lo stesso genitore mescoli le due lingue affinché accresca nel bambino la distinzione tra le due lingue e non si crei confusione. La cosa più raccomandabile per applicare il metodo OPOL correttamente è che entrambe le lingue siano utilizzate durante il giorno ognuna almeno per il 50% del tempo.

 

Tuttavia, non esiste un metodo che vada bene per ogni famiglia! Per ogni famiglia c’è una soluzione ottimale frutto dell’analisi di tanti parametri.

 

Nel caso in cui, invece, ci si trova a crescere il proprio figlio in un paese straniero allora si opterà per il parlare a casa nella lingua propria dei genitori e fuori casa il bambino sarà esposto alla lingua madre in cui sta vivendo.

 

Qual è il momento giusto per iniziare col bilinguismo?

 

Non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi per cominciare! Più i bambini sono piccoli, più è facile per loro apprendere un’altra lingua in modo molto naturale e spontaneo.

 

Il bilinguismo causa un ritardo del linguaggio?

 

Il ritardo di linguaggio è una condizione che inficia lo sviluppo linguistico del bambino a partire da una predisposizione genetica, che può essere poi aggravata da modalità di interazione e comunicazione disfunzionali o non facilitanti. Infatti le tappe di sviluppo dei bambini bilingui sono le stesse dei bambini monolingue (si rimanda all’articolo ‘’perché mio figlio parla male? Cosa devo fare? https://www.smariamole.it/rubrica.asp?p=59&r=9). Se queste tappe compaiono con un ritardo clinicamente significativo o non compaiono affatto, questo rallentamento non è legato all’uso di una doppia lingua, ma è la manifestazione di una difficoltà specifica nell’acquisizione della competenza linguistica.

 

Perché il bambino bilingue “mischia” parole delle due lingue?

 

Spesso i bambini bilingui tendono, nelle prime fasi di sviluppo del linguaggio, ad utilizzare nella stessa frase parole appartenenti a lingue diverse (“code-mixing” o “code-switching”). Questo comportamento linguistico, non va demonizzato, ma rappresenta un modo efficiente, una strategia cognitiva estremamente positiva, che indica flessibilità cognitiva e sane competenze: il bambino ha perfettamente chiara la distinzione tra le due lingue, ma di fronte alla difficoltà di reperire un termine, sceglie di utilizzare quella per lui più spontanea o predominante.

Questo comportamento linguistico tende spontaneamente a ridursi nel tempo e non è segno di disturbo di linguaggio.

 

I consigli della logopedista

 

In conclusione, che cosa devono fare i genitori che vogliono far crescere i figli bilingui?

 

  • Esporre precocemente, già dalla vita intrauterina, il bambino alle diverse lingue;
  • Accrescere la motivazione del bambino ad utilizzare entrambe le lingue esponendolo, non solo in situazioni familiari, alla seconda lingua, creando situazioni piacevoli e naturali in cui il bambino possa sperimentarsi;
  • essere consapevoli dell’impegno che richiede questa condizione ed essere coscienti che è necessaria costanza e determinazione da parte dei genitori;
  • informarsi, leggere libri sulla tematica, chiedere agli specialisti e farsi consigliare da chi ha avuto già esperienza sono buone strategie per affrontare al meglio questa esperienza.

 

 

Bibliografia

http://www.orioles.it/materiali/pn/bilinguismo.pdf

https://www.corriere.it/sette/17_settembre_21/bambini-bilingue-9febe490-9c56-11e7-9e5e-7cf41a352984.shtml

‘’Perché mio figlio parla male? Cosa devo fare?’’ https://www.smariamole.it/rubrica.asp?p=59&r=9

Come prevenire le malattie cerebrovascolari: adotta uno stile di vita sano

Come prevenire le malattie cerebrovascolari: adotta uno stile di vita sano Copertina (115)
Alessandra Benassi

 

 

 

Le malattie cardiovascolari tra cui le malattie ischemiche del cuore, come l'infarto acuto del miocardio e l'angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari, come l'ictus ischemico ed emorragico come riportato dal comunicato stampa “Prevenzione delle malattie cerebrovascolari lungo il corso della vita” del Ministero della Salute, sono tra le principali cause di morbosità, invalidità e mortalità in Italia.

 

I fattori di rischio cardio-cerebrovascolari vengono suddivisi in non modificabili e modificabili e rappresentano il punto di partenza per la valutazione del rischio del singolo individuo. I primi rientrano nella valutazione del rischio complessivo; i secondi intervengono nelle diverse età della vita in rapporto alle abitudini alimentari, all’attività fisica, a fattori esterni. La prevenzione è una grande alleata di tali patologie per questo è indispensabile intervenire lungo tutto il corso dell’esistenza (approccio life-course), per prevenire e ridurre l’insorgenza delle citate patologie nonché per arrivare a un invecchiamento sano e attivo.

 

Come ci spiega lo staff dello studio Fisioterapico Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole, abbiamo dunque la possibilità di incidere positivamente sulla nostra vita prestando particolare attenzione allo stile di vita adottato e alle decisioni che prendiamo, come:

 

  • Non fumare o ed evitare l’esposizione al fumo passivo.

 

  • Evitare il consumo rischioso e dannoso di alcol. Pur non esistendo una quantità di alcol da bere sicura per la salute e tenendo presente che l’unica tutela realmente efficace è non berne, il consumo non dovrebbe mai superare le 2 Unità Alcoliche (U.A.) al giorno per i maschi di età compresa tra i 18 e i 65 anni, 1 U.A./die per le femmine di età superiore a 18 anni e per gli ultra65enni (maschi e femmine), dove 1 U.A.

 

  • Seguire una corretta alimentazione, varia ed equilibrata, per questo sarà importante:
     
    • Garantire un apporto calorico alimentare adeguato rispetto al fabbisogno energetico.
    • Prediligere il consumo di verdura e frutta, cereali, pesce, acidi grassi insaturi (come l’olio extravergine di oliva) e limitare l’assunzione di acidi grassi saturi e trans: contribuiscono alla riduzione del peso corporeo, della colesterolemia e della glicemia
    • Ridurre il consumo eccessivo di sale. L’OMS raccomanda agli adulti di assumerne meno di 5 grammi al giorno (corrispondenti a 2 grammi di sodio/die), mentre ai ragazzi tra i 2 e i 15 anni di attenersi a valori più bassi. Per ridurre l’introito eccessivo di sale può essere utile: insaporire il cibo usando erbe, spezie, aglio e agrumi al posto del sale.
    • In ambito alimentare si segnala, inoltre, che il consumo di cacao in piccolissima quantità (in forma di bevanda o cioccolatino, contenente almeno il 70% di cacao), e di tè, sia verde che nero, noci e mandorle è benefico, probabilmente in ragione dell’elevato contenuto in polifenoli. Per quanto riguarda il caffè, se da una parte ne sono ben riconosciuti gli effetti pressori e aritmogenici acuti, nel lungo termine sembrerebbe avere effetti protettivi, anche di tipo metabolico, mai eccedere le 3-4 tazzine al giorno.

 

  • Svolgere attività fisica regolare e adeguata. Nelle recenti linee guida delle Società Europea di cardiologia e dell’ipertensione arteriosa, in ragione dell’evidente legame tra movimento fisico e riduzione degli eventi cardio-cerebrovascolari, vengono raccomandati almeno 30 minuti di attività fisica moderata aerobica per 5-7 volte alla settimana o, alternativamente un’attività fisica intensa 2-3 volte alla settimana. Attività come il pilates, la ginnastica dolce, la ginnastica posturale, il nuoto e camminate a passo sostenuto possono contribuire pro attivamente alla prevenzione della salute.

 

  • Mantenere/perseguire un peso corporeo ottimale. Si considera normopeso un soggetto con IMC tra 18,50 e 24,99 kg/m2 e con circonferenza vita <94 cm per gli uomini e <80 cm per le donne. Il controllo del peso corporeo può, tra l’altro, ridurre significativamente i livelli plasmatici di colesterolo totale e LDL, specialmente nei soggetti obesi.

Maturare consapevolezza nell'utilizzo degli Antidolorifici FANS

Maturare consapevolezza nell'utilizzo degli Antidolorifici FANS  Copertina (180)
Alessandra Benassi

 

 

Grazie alla loro semplice reperibilità e acquisto, gli antinfiammatori, sono tra i farmaci più utilizzati dagli italiani. Che sia un mal di denti, un mal di schiena o un semplice male alla testa abbiamo sempre la soluzione a portata di mano. Eppure questa categoria di molecole andrebbe utilizzata con attenzione perché gli effetti collaterali sono tutt’altro che da sottovalutare.

 

A risentirne non è solamente il nostro apparato gastrointestinale, il sistema cardiovascolare è quello a subirne i maggiori effetti collaterali.

 

Tra le molecole antinfiammatorie più utilizzate ci sono i FANS, i farmaci antinfiammatori non steroidei. A questa categoria appartengono, ad esempio, l’acido acetilsalicilico, diclofenac, ibuprofene, ketoprofene e nimesulide.

 

“L’effetto di queste molecole è antinfiammatorio, analgesico ed antipiretico. Alla base di queste proprietà vi è la capacità dei farmaci in questione di bloccare l’attività degli enzimi COX, particolari proteine che servono per la formazione delle molecole infiammatorie. Inibendone la formazione il risultato finale è un ridotto stato infiammatorio e, di conseguenza, una minore percezione del dolore” (La stampa 21/06/2019).

 

I fattori che rendono la popolazione Italiana una grande consumatrice di Fans sono legati indubbiamente all’età media del Paese, una nazione sempre più anziana, inoltre influiscono aspetti di natura socio culturale come la disinformazione e l’assenza di una cultura, consolidata, della riabilitazione e del movimento.

 

I FANS devono assolutamente essere utilizzati per brevi periodi, con una frequenza ridotta ed evitando il fai da te. Sono di grande aiuto nelle fasi acute e sporadiche mentre possono comportare ingenti problematiche nei casi di dolore cronico.

 

I prodotti da banco sono sicuri solo se utilizzati per tempo breve e con basso dosaggio: inoltre se prolungati nel tempo si rischia di non trarne più il beneficio sperato.

 

Per l’impatto negativo che i FANS possono avere sul sistema cardiovascolare, sia di persone che godono di un buono stato di salute e di chi invece presenta già delle problematiche, si consiglia di rivolgersi sempre al proprio medico curante di fiducia e di evitare le ricerche sul web e le auto prescrizioni.

 

Rivolgersi a uno specialista vi permetterà di ridurre l’abuso di farmaci curando la problematica direttamente nell’area del corpo interessata. Ad esempio, come ci indica lo staff dello Studio di Fisioterapia Fisiologic Mira, per quanto concerne casi di emicrania, mal di schiena, cervicalgia e dolori articolari i trattamenti fisioterapici come la Laser Hilt Terapia e la Tecar Terapia possono aiutare a raggiungere una condizione di pieno benessere preservando l’organismo.

La mia voce è cambiata

La mia voce è cambiata Copertina (278)
Annalisa Muto

 

La voce è il nostro strumento di comunicazione per eccellenza, il più straordinario strumento di partecipazione alla vita. Essa, in termini evolutivi, viene acquisita dall’uomo prima ancora dell’articolazione del linguaggio. Il neonato, infatti, esprime i propri bisogni attraverso gridolini, pianti, urla e risate di benessere considerate tutte espressioni diverse della voce. Inoltre, essa rappresenta un biglietto da visita potentissimo ed efficace. La nostra voce racchiude infatti la nostra personalità ed il nostro stato emotivo. Siamo arrabbiati? La nostra voce cambia. Siamo emozionati? La nostra voce cambia. Siamo malati? La nostra voce cambia. Insomma, la voce è espressione del nostro stato psico-fisico.

 

La voce è definita come un segnale acustico (un suono) risultante dalla fuoriuscita di aria che mette in vibrazione le corde vocali e che viene amplificata nel vocal tract (tratto anatomico costituito dalla laringe, della cavità orale e della cavità nasale).

 

Il concetto di voce dovrebbe implicare il concetto di eufonia (letteralmente: buon suono o buona voce) a sua volta correlato al concetto di economia: massima efficacia comunicativa con il minor dispendio energetico possibile. La voce è il prodotto di una serie di fattori che interagiscono tra loro:

 

  • Modalità respiratoria;
  • Stato delle corde vocali;
  • Grado di idratazione della mucosa del vocal tract;
  • Tratti della personalità e stato emotivo;
  • Presenza di tensioni muscolari e/o problematiche posturali;
  • Tipo di attività lavorativa;
  • Modalità di utilizzo del vocal tract;
  • Stato delle alte vie respiratorie;
  • Stato del sistema gastro-enterico.

 

Quando uno di questi fattori subisce una modificazione in senso negativo la voce cambia ed incorriamo in una disfonia (alterazione dei caratteri acustici vocali). Con il termine disfonia ci si riferisce in senso ampio a tutti i cambiamenti, qualitativi o quantitativi, a carico della voce. Quando la voce cambia per più di 2-3 settimane la disfonia può essere considerata una patologia cronica ed è bene rivolgersi agli specialisti della voce. Il medico specialista delle problematiche vocali è il foniatra o l’otorino-laringoiatra, il quale andrà ad analizzare le cause della disfonia mediante strumentazione apposita e indirizzerà il paziente verso cure farmacologiche, approfondimenti diagnostici o terapia vocale logopedica.

 

Campanelli di allarme

  • Voce bassa, rauca e afona dopo 2/3 settimane
  • Ridotta/persa la capacità di eseguire note più acute
  • Voce più profonda (più grave)
  • Bruciore e/o dolore localizzato alla gola
  • Tensione muscolare a livello di gola e collo
  • Aumentato sforzo per parlare
  • Mal di testa dopo aver parlato tanto
  • Necessità di schiarirsi frequentemente la voce
  • Sensazione di un corpo estraneo in gola.

 

Quali sono le cause di disfonia?

 

Le cause di disfonia sono molteplici e spesso l’alterazione cronica della voce è il frutto della sofferenza di più di una componente del sistema sopra descritto. Sicuramente la predisposizione genetica rappresenta un fattore che influenza ampliamente lo stato di salute del nostro sistema fonatorio; se alla predisposizione genetica si aggiungono cattive abitudini quotidiane, ansia, agitazione motoria, attività lavorativa stressante per le corde vocali, problematiche posturali, otorino-laringoiatriche e gastro-enteriche ecco che la voce sarà soggetta a cambiamenti importanti. Tutte queste condizioni agiscono alterando l’equilibrio fisiologico della mucosa laringea con possibilità di sviluppare edemi cordali, noduli cordali e polipi.

 

Le disfonie possono essere suddivise in due grandi gruppi:

  • disfonie organiche: problematiche vocali correlabili ad una lesione laringea (presenza di noduli, polipi, edema, paralisi cordale ect.) che compromette la produzione della voce;
  • disfonie funzionali: problematiche vocali in cui non si riscontrano danni oggettivabili a carico delle corde vocali ma la performance vocale risulta compromessa. Esse dipendono da un abuso (surmenage) o ad un uso scorretto (malmenage) del sistema vocale, che determinano uno sforzo eccessivo e prolungato nel tempo della muscolatura fonatoria con conseguente perdita di efficienza del meccanismo fonatorio. Queste disfonie, se non trattate adeguatamente, portano allo sviluppo di lesioni laringee (disfonie organiche).

 

Le cause di disfonia posso essere:

 

Cattive abitudini:

    • uso ed abuso di fumo, alcol, farmaci e droghe comporta l’alterazione fisiologica della mucosa che riveste le corde vocale;
    • scarso apporto di acqua influisce negativamente sulla mucosa deprivandola della giusta idratazione;
    • canticchiare in macchina, urlare da una stanza all’altra e tutti quei comportamenti di stress vocale eseguiti senza una corretta impostazione della voce comportano un eccessivo sforzo per il sistema fonatorio.

 

Attività lavorative che gravano sulle corde vocali: insegnanti, centralinisti, istruttori di fitness, allenatori, speaker, cantanti non professionisti sono tutte figure che incorrono in problematiche vocali.

 

Problematiche alle alte vie respiratorie: adenoiditi, tonsilliti, riniti allergiche, sinusiti e tutti gli stati infiammatori a livello di cavità nasale, orale e laringea vanno ad alterare l’omeostati della mucosa laringea con conseguente irritazione delle corde vocali e possibilità di danno organico (edema, nodulin polipi etc.).

 

Problematiche posturali: cervicalgie, tensioni a livello dell’articolazione temporo-mandibolare, alterazioni del corretto assetto posturale e tensioni muscolari portano il sistema pneumo-fonico (voce e respiro) a lavorare in condizioni di rigidità. Infatti l’onda espiratoria per trasformarsi in voce eufonica e risultare qualitativamente ‘’pulita’’ necessita di una buona elasticità da parte di tutte le strutture che vengono messe in vibrazione dall’onda sonora.

 

Problematiche gastro-intestinali: reflusso gastro-esofageo, intolleranze alimentari ed allergie alimentari sono causa di forti infiammazioni di tutto il tratto gastro-enterico che inizia con la laringe per terminare a livello dell’ano. Ovviamente un’infiammazione ad uno o più tratti di questo ‘’tubo’’ può alterare lo stato della mucosa di tutto il sistema gastro-enterico.

 

Ansia, stress, agitazione sono stati emotivi che alterano a più livelli l’equilibrio corporeo comportando tensioni fasciali e muscolari, alterazione della corretta coordinazione pneumo-fonica, reflusso gastro-esofageo o problematiche gastro enteriche che, cronicizzando, potranno alterare la fonazione creando danni organici.

 

Cosa fare se si ha il sospetto di una disfonia?

La prima cosa da fare in caso di alterazione persistente della voce è parlarne con il proprio medico di famiglia, il quale, se riterrà opportuno approfondire lo stato della vostra voce, vi invierà da un foniatra (o otorino-laringoiatra). Questo specialista si occuperà di eseguire un’indagine approfondita della performance vocale, studiando mediante appositi strumenti (fibro-laringoscopia, strobo-scopia, analisi della voce etc.) lo stato oggettivo della laringe e di tutte le strutture che intervengono o correlano con la produzione vocale. A seguito di ciò, lo specialista darà indicazioni relative al trattamento. Solitamente la presa incarico di un paziente disfonico è a 360° e coinvolge più di un professionista. Se infatti si accerta la presenza, ad esempio, di un reflusso gastro-esofageo concomitante ad un ‘’cattivo’’ utilizzo della voce, le figure che verranno coinvolte saranno: gastro-enterologo, nutrizionista, logopedista e fisioterapista o osteopata. A seconda del profilo specifico del singolo paziente e dei fattori negativi che sono intervenuti nell’istaurarsi della problematica vocale, verranno date indicazioni specifiche sulla presa in carico.

 

Chi si occupa di voce?

Ricapitolando, le figure che ruotano attorno al paziente disfonico sono:

  • Foniatra o Otorino-laringoiatra;
  • Altri specialisti (Gastro-enterologo; Allergologo; Fisiatra, Psichiatra)
  • Terapisti (Logopedista, Fisioterapista, Osteopata).

 

Consigli della logopedista

  • Bere almeno 1.5 litro di acqua al giorno
  • Tenere le vie aeree superiori libere, pulite ed idratate (lavaggi nasali, fumenti, cure termali)
  • Evitare sostanze irritanti (fumo, alcool, cibi grassi, cibi che stimolano il reflusso gastro-esofageo)
  • Prediligere, in caso di secchezza a livello orale, caramelle che stimolano la salivazione (rivolgersi alle farmacie o erboristerie)
  • Evitare situazioni di eccessivo sforzo vocale (conversazioni in pub eccessivamente rumorosi, evitare di canticchiare in macchina se non si hanno adeguate conoscenze canore, evitare di urlare al telefono, evitare di gridare da una stanza all’altra per chiamare un collega o un familiare etc.)
  • Umidificare l’ambiente mediante umidificatore
  • Se si ha avuto una giornata/serata in cui abbiamo sforzato eccessivamente la voce, far seguire un momento di riposo vocale facendo dei fumenti e ricercando attività che non richiedano eccessivo utilizzo di voce
  • Prima di svolgere attività in cui è richiesto un importante sforzo vocale, lubrificare le corde con fumenti e scaldare la voce (per esercizi specifici rivolgersi ai professionisti della voce)
  • Apprendere una corretta impostazione vocale rivolgendosi ai professionisti della voce.

 

‘’Buona voce’’ a tutti!

 

Per approfondimenti, consigli e richieste specifiche rivolgersi a Dott.ssa Annalisa Muto Logopedista

 

Il prezioso ruolo dell'empatia ed il suo valore nel settore della salute

Il prezioso ruolo dell'empatia ed il suo valore nel settore della salute  Copertina (308)
Alessandra Benassi

 

Quando si parla di empatia si indica la capacità di saper comprendere a pieno lo stato d’animo dell’altro, pur non provando un effettivo coinvolgimento emotivo. L’etimologia della parola, sentire dentro, indica perfettamente l’abilità degli essere umani di sapersi mettere nei panni dell’altro e dunque di creare un alleanza comunicativa che struttura la connessione con esso. Per entrare in empatia è necessario sviluppare:

 

• La capacità di mettersi nei panni dell’interlocutore
• L’abilità di sospendere il giudizio
• La consapevolezza circa le emozioni dell’altro
• La capacità di comunicare all’altro di aver riconosciuto le sue emozioni.

 

 

In modo particolare nel settore sanitario, in via generale in tutti gli ambiti della vita, risulta fondamentale lo sviluppo di legami longevi attraverso lo sviluppo di quella che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva, caratterizzata da:

 

  • la consapevolezza emotiva che permette di distinguere le proprie emozioni e comprenderne le cause;
  • il controllo emotivo che permette di gestire lo stato, gli impulsi e le emozioni a seconda del contesto di riferimento;
  • l’ automotivazione che permette di incanalare le emozioni verso un obiettivo e reagire agli insuccessi;
  • l’empatia per comprendere le emozioni altrui e gestire efficacemente le relazioni interpersonali.

 

Lo staff dello studio di Fisioterapia Fisiologic Mira ci spiega come per raggiungere gli obiettivi e portare il paziente ad un pieno recupero sia fondamentale adottare un approccio emotivamente intelligente orientando le strategie terapeutiche all’ascolto pro attivo del paziente, mostrando attenzione alla comprensione dei suoi sentimenti e bisogni fondamentali.

 

Per un esplicativo contributo possiamo attingere al racconto, presente in Parega e Paralipomena,Il dilemma del porcospino” di Arthur Schopenhauer.

 

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.

 

L’enigma del porcospino è una metafora sulla sfida tra la ricerca e il bisogno di legami con le persone e il bisogno di intimità e riservatezza. La soluzione risiede nella giusta distanza tramite l’ascolto e la calibrazione dei bisogni e dello stato emotivo dell’altro. Nei rapporti umani, che si basano sul principio della socialità, le persone hanno la tendenza a instaurare relazioni e interazioni con soggetti che hanno esigenze simili alle proprie. L’empatia realizza quella tendenza per cui “se ti sento vicino e simile a me credo che tu mi comprenda, di conseguenza ti reputo capace di aiutarmi e per questo mi fido di te”. La fiducia rappresenta la base fondamentale per i rapporti umani un elemento imprescindibile per sviluppare un lavoro di recupero della salute e di prevenzione.

 

Quando si vuole comunicare con qualcuno, raggiungendo un obiettivo, è importante far coincidere il messaggio che si vuole trasmettere con l’universo soggettivo della persona che lo deve ricevere, in quanto ciascuno vive all’interno del proprio personale modello del mondo per questo una buona comunicazione dovrebbe articolarsi sempre in tre fasi:

 

  1. Calibrazione: corrisponde a una fase di apertura sensoriale, è una pausa, è la capacità di ascoltare senza giudizio. Con la calibrazione i sensi vengono orientati verso l’esterno per raccogliere quante più informazioni possibili.
  2. Ricalco: in questa fase dimostriamo di aver raccolto le informazioni, di avere ascoltato l’interlocutore. Con il ricalco facciamo domande approfondite per creare un allineamento con il mondo emotivo e sensoriale dell'altro. L'obiettivo di questa fase e creare un legame articolato su tre livelli comunicativi: verbale, para verbale e non verbale.
  3. Guida: dopo aver strutturato un legame di fiducia e vicinanza con l’altro la guida permette di portare la persona nel proprio mondo, di condurla verso l’obiettivo prefissato.

 

Attuando tale modello linguistico è possibile migliorare la propria comunicazione raggiungendo risultati straordinari.

 

Alessandra Benassi

Latte, lattosio & lattasi....una storia da conoscere

Latte, lattosio & lattasi....una storia da conoscere Copertina (391)
Maria Gabriella Loni

Avverti spesso mal di pancia? crampi addominali, gonfiori, senso di pienezza, gonfiore e diarrea? Ed il tuo bambino? Potrebbe essere intolleranza al lattosio? Leggi qui ...domande e risposte.

 

Che cosa é il lattosio?

Il lattosio è lo zucchero principale presente nel latte ed é prodotto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi. É costituito da due unità (glucosio + galattosio).

 

Dove si trova?

Il lattosio è presente in concentrazioni variabili in tutti gli alimenti dell'insieme “latte e derivati”; la sua quantità nel latte é di 53 gr/litro (5%), diminuisce nello yogurt e nei formaggi freschi, fino ad azzerarsi nei formaggi più stagionati. Lo ritroviamo anche in altri prodotti alimentari, poiché a livello industriale il lattosio viene aggiunto come additivo alimentare, ed è anche usato come eccipiente almeno nel 20% dei farmaci in commercio.

 

Che cosa é l’intolleranza al lattosio?

Si tratta di una reazione avversa, non allergica, a questo zucchero causata da una deficienza parziale o assoluta dell'enzima digestivo lattasi, di solito caratteristica degli adulti: durante i processi digestivi il lattosio ingerito non viene scomposto nei due zuccheri base galattosio e glucosio.

Quindi, intatto - NON assorbibile - il lattosio prosegue il suo viaggio lungo l’intestino. Nell'intestino crasso viene metabolizzato dalla flora batterica intestinale che ne provoca la fermentazione determinando disturbi come: produzione di gas,  senso di pienezza, mal di pancia, crampi addominali, gonfiori, diarrea e stitichezza alternati e un aumento delle dimensioni del ventre. Gli adulti sviluppano solitamente i sintomi solo dopo aver consumato 250-375 millilitri di latte/derivati. Attenzione: Un bambino intollerante al lattosio ha diarrea e può non aumentare di peso se questi alimenti fanno parte della dieta.

 

Nota: intolleranza al lattosio ed l'allergia al latte sono due condizioni diverse: l’allergia riguarda le proteine dell'alimento (cioè le caseine e le lattoalbumine); scatena una reazione differente, a volte di tipo anafilattico, severa.

 

Rimedi casalinghi e sostituzioni

La presenza di lattosio non è influenzata né dal trattamento con calore (bollitura) nè dal livello di scrematura. Ed inoltre non vi è alcun vantaggio nel sostituire quello vaccino con altri (ad esempio di capra, di pecora, di asina, di bufala), poiché il lattosio è presente in quantità simili in tutti i tipi di latte animale (essendo prodotta dalla ghiandola mammaria).

 

Cosa devo fare? Si può gustare il latte senza pagare pena? Si, certo…

Il latte delattosato (e suoi derivati) è una soluzione: viene addizionato artificialmente l'enzima lattasi, che agisce esattamente come l'analoga proteina umana carente, decomponendo il lattosio nelle due unità di base, una sorta di digestione “ assistita”.

Il valore nutrizionale del latte senza lattosio è identico a quello tradizionale (es stessa quantità di calcio).

In alternativa: latti vegetali a base di soia, riso, avena, cocco; infine integratori di lattasi.

 

…E la diagnosi?

E’ sempre bene rivolgersi al proprio medico curante/pediatra; si esegue una valutazione medica dei sintomi e talvolta un test del respiro all’idrogeno; in generale se un periodo di prova con una dieta priva di prodotti caseari di 3-4 settimane elimina i sintomi, e questi ultimi compaiono di nuovo quando sono reintrodotti, la diagnosi è confermata.

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Prima non mi succedeva…ma da cosa dipende l’intolleranza? La solita genetica!

L'introduzione del latte di altre specie nell'alimentazione umana è un fatto piuttosto recente: dalla comparsa dell'Homo sapiens circa 200 000 anni fa, la capacità di digerire da adulti il lattosio del latte è da riferirsi a una mutazione genetica occorsa nell'uomo negli ultimi 7 000 anni.

La distribuzione nella popolazione umana di questa mutazione non è omogenea ma varia considerevolmente per individuo ed etnia: la capacità di digerire il lattosio si ritrova nella maggior parte dei popoli dell'Europa del nord, invece sono lattosio-intolleranti molti asiatici, africani e nativi americani: i genetisti hanno stimato interessi il 54% della popolazione italiana adulta

 

Quindi è facile imbattersi in casi di progressiva perdita di efficienza digestiva nell' adulto, è un fenomeno fisiologico: l'enzima lattasi viene solitamente prodotto dai mammiferi nei primi stadi di vita per poi ridursi progressivamente dopo lo svezzamento; questa “intolleranza” è in realtà la norma per oltre il 75% della popolazione mondiale.

 

Fonti

Atenodoro R. Ruiz, Jr. , MD, The Medical City, Pasig City, Metro-Manila, Philippines febbraio 2018

wikipedia.org/wiki/Lattosio

Intollarenza al lattosio dr R. Gindro

Intolleranza al lattosi: dalla diagnosi alla terapia dott ssa B. Stagno

 

 

‘’Perché mio figlio parla male? Cosa devo fare?’’

‘’Perché mio figlio parla male? Cosa devo fare?’’ Copertina (813)
Annalisa Muto

 

 

Il linguaggio viene definito come ‘’la caratteristica specie specifica della razza umana’’, ‘’іl ѕalto evolutіvo deglі eѕѕerі umanі, dopo la ѕtazіone eretta e l’utіlіzzo del pollіce opponіbіle’’. Se siamo predisposti geneticamente a sviluppare il linguaggio, perché stiamo assistendo ad un incremento esponenziale di ritardi e disturbi di linguaggio? Le risposte sono molteplici:

 

  1. C’è più attenzione allo stato psico-fisico degli individui fin dalla nascita;
  2. Si agisce di più sulla prevenzione dei disturbi psico-motori. È stata superata la concezione obsoleta del ‘’wait and see’’ (aspetta e vedrai), che ha lasciato spazio alla diagnosi precoce;
  3. Si assiste ad un incremento esponenziale di problematiche di natura otorinolaringoiatrica ed allergica (si rimanda alla lettura del precedente articolo ‘’il mio bambino respira male’’) che vanno ad ostacolare la buona ossigenazione ed attivazione cerebrale e dell’organo uditivo;
  4. Sono cambiati i ritmi familiari. ‘’Un tempo si aveva più tempo’’. Un tempo si aveva più tempo per giocare con i propri figli, si aveva più tempo per raccontarsi la giornata a cena, si aveva più tempo per guardarsi negli occhi e parlare!
  5. Sono cambiati i giochi dei bambini. Campana, corda, pallone, parco giochi sono ormai un lontano ricordo. Un tempo i bambini al ristorante correvano tra i tavoli (con disappunto di genitori e commensali). Oggi? Tablet e videogiochi fanno da protagonisti nella loro vita.  Questa tipologia di gioco porta il bambino ad avere un ruolo passivo tale da non portarlo a sviluppare le funzioni cognitive (attenzione, memoria, pianificazione, ragionamento logico, problem solving etc.) necessarie per un adeguato sviluppo psico-motorio;
  6. I bambini si trovano una giornata pre-organizzata e piena di impegni (nuoto, musica, catechismo, danza, calcio etc.) e non hanno più il tempo per annoiarsi. La noia è fondamentale per il bambino e per il suo sviluppo linguistico. Annoiarsi significa avere il tempo per creare, arrangiarsi con ciò che si ha a disposizione per elaborare qualcosa di nuovo.

 

In questo articolo risponderò alle domande più frequenti che mi vengono poste in qualità di logopedista: 

1) che cos’è il linguaggio?

2) Come si sviluppa il linguaggio?

3) Cosa sono i disturbi di linguaggio?

4) Quali sono le cause di un disturbo di linguaggio?

5) Quali sono i campanelli di allarme di un disturbo di linguaggio?

6) Cosa fare se mi accorgo che mio figlio parla male?

7) Come posso aiutare mio figlio a parlare meglio?

 

  1. Che cos’è il linguaggio?

Il linguaggio è considerato quella funzione cognitiva che permette di comunicare bisogni, emozioni, idee mediante combinazione di suoni (parole e frasi). Ogni popolo, nel corso della propria evoluzione, ha attribuito, in modo arbitrario, significati a combinazioni di suoni dando vita a codici linguistici (lingue) tramandati nei secoli. Questa competenza, propria dell’essere umano, dipende dallo sviluppo della neocorteccia, struttura dell’encefalo che ci differenzia dagli altri essere viventi. È infatti la neocorteccia responsabile non solo del linguaggio ma di tutte le funzioni cognitive superiori (attenzione, memoria, percezione, funzioni esecutive, orientamento, abilità visuo-spaziali e competenze prassico-costruttive). Le funzioni cognitive superiori, seppur distinte ed indipendenti, sia da un punto di vista anatomico che funzionale, sono in realtà strettamente correlate tra loro ed il mal funzionamento di una comporta un conseguente deficit funzionale delle altre. Facciamo un esempio: un bambino con difficoltà attentive avrà sicuramente maggiori difficoltà a memorizzare una poesia e di conseguenza a verbalizzarla! Questo breve inciso ci permette di comprendere alcune cause dei disturbi di linguaggio, che tratteremo in seguito.

In modo assolutamente didattico e semplificato, il linguaggio dipende dall’attivazione neuronale della corteccia frontale (lobo frontale), temporale e di altri circuiti cerebrali. L’attivazione di questi permette di elaborare parole e frasi sia in modo attivo (produrre) che in modo passivo (comprendere).

Il linguaggio si costituisce di due macro-categorie: linguaggio in produzione; linguaggio in comprensione. Ognuna di esse si suddivide a sua volta in più livelli: livello fonetico-fonologico (articolazione e discriminazione dei singoli suoni); livello semantico-lessicale (vocabolario); livello morfo-sintattico (strutturazione ed elaborazione frasale).

Ulteriore classificazione che viene fatta dagli studiosi è quella di distinguere: linguaggio orale; linguaggio scritto. Se ne deduce che anche lettura e scrittura sono due attività di tipo linguistico. Dal punto di vista anatomico, gli organi e le strutture necessarie ad una buona espressione e comprensione linguistica di tipo orale sono:

  • Cervello per l’attivazione dei circuiti neuronali atti all’elaborazione ed alla percezione degli stimoli linguistici in entrata e in uscita;
  • Apparato fonatorio  per l’emissione di suoni;
  • Orecchio per rilevare le onde sonore.

Un’adeguata maturazione e funzionalità dei suddetti organi porta ad una buona competenza linguistica.

 

  1. Come si sviluppa il linguaggio?

È importante comprendere che il linguaggio è una predisposizione genetica di ogni essere umano ed inizia a svilupparsi già durante la vita intrauterina. Il grembo materno è infatti un ambiente ricco di stimoli e l’esposizione a suoni sia interni (voce materna, rumore del respiro materno, battito del cuore della mamma, rumori digestivi etc.) che esterni (voci, rumori, musica, che giungono ovattati), permette una stimolazione precoce del sistema uditivo e delle aree preposte alla percezione sonora, necessarie al futuro sviluppo del linguaggio.

Di seguito uno schema semplificato delle tappe evolutive dello sviluppo del linguaggio.

 

TAPPE DI SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Età

Produzione

Esempi

Nascita

Suoni vegetativi e riflessi

Suoni involontari e pianto

0-2 mesi

Suoni di benessere e sorriso

Vocali prolungate

2 mesi

Primi vocalizzi

 

3 mesi

Lallazione vocalica

Suoni simili a vocali e consonanti (ma; pa etc.)

4-9 mesi

Lallazione canonica

Combinazione di consonante + vocale (mamamamama; papapapapapa etc.)

8-10 mesi

Babbling variegato

Inizia la comprensione primaria di singole parole (estrae significati)

Combinazione di consonante + vocale utilizzando vocali e consonanti diverse

9-12 mesi

Prime paroline con significato

Utilizza il gesto per indicare

Inizia la comprensione di ordini semplici

Vocabolario ristretto di parole (max 10)

 

12-15 mesi

Incremento del vocabolario

Fino a 50 parole

18 mesi

Esplosione del vocabolario

Apprendimento di 9 parole nuove al giorno

20-24 mesi

Emergono i verbi

Olofrase*

Utilizzo di una sola parola per indicare il significato di un'intera frase

2 – 2.5 anni

Esplosione grammaticale

Costruzione frasale

Combinazione di più parole

 

3 anni

Aumentano i suoni (fonemi) che il bambino riesci a dire

Aumenta la lunghezza della frase.

Il bambino è in grado di costruire dei discorsi.

 

È bene tenere presente che si è arrivati a definire il profilo dello sviluppo linguistico solo dopo centinaia di studi e ricerche eseguite su ampi campioni di bambini (si tratta quindi di valori medi); seppur è possibile definire delle fasce di età indicative, è bene avere consapevolezza del fatto che possono esservi differenze tra un bambino e l’altro rispetto all’emergere di una competenza. Saranno le valutazioni dagli specialisti (logopedista, neuro-psichiatra infantile, neuro-psicomotricista) ad accertare l’adeguatezza linguistica del singolo caso.

Ciò che va tenuto in considerazione è che il linguaggio è l’espressione di una serie di competenze e prerequisiti che ne permettono l’attuazione. In altre parole, quello che il bambino sa dire e sa comprendere è la manifestazione dell’interazione di una serie di fattori:

  • Genetica;
  • Il sistema socio-culturale in cui è inserito (stimoli ambientali, modalità comunicativa familiare, scuola, persone extra-familiari con cui si interfaccia etc.);
  • Maturazione di competenze individuali (ascolto e discriminazione di suoni e parole, competenze motorie e prassiche, sviluppo cognitivo e affettivo);
  • Salute degli organi preposti alla produzione e ricezione linguistica.

 

  1. Cosa sono i disturbi di linguaggio?

I disturbi specifici di linguaggio (D.S.L.) vengono dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ‘’Disturbi in cui l'acquisizione delle normali abilità linguistiche è compromessa sin dai primi stadi dello sviluppo. Essi non sono direttamente attribuibili ad alterazioni neurologiche o ad anomalie dei meccanismi dell'eloquio, a compromissioni sensoriali, a ritardo mentale o a fattori ambientali’’. Secondo la F.L.I (Federeazione Logopedisti Italiani) ‘’La presenza di DSL costituisce un importante fattore di rischio per la manifestazione di successive difficoltà scolastiche, problematiche comportamentali ed emotive. Nello specifico i bambini con Disturbo Specifico del Linguaggio presentano un rischio di 2-3 volte maggiore di sviluppare Disturbo Specifico dell’Apprendimento’’.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Quali sono le cause di un DSL?
          • Ipostimolazione ambientale
          • Predisposizione genetica
          • Modalità comunicative inadeguate all’interno della famiglia
          • Problematiche di natura otorinolaringoiatrica (adenoiditi, otiti, tonsilliti etc.)
          • Difficoltà nella coordinazione degli organi che intervengono nell’articolazione del inguaggio (lingua, mandibola, labbra etc.)
          • Bilinguismo
          • Difficoltà di attenzione, apprendimento, pianificazione e costruzione.

 

5.Quali sono i campanelli d’allarme da osservare per una pronta individuazione di eventuali difficoltà?

 

  • Assenza di lallazione e babbling tra i 4 e i 12 mesi;
  • Vocabolario espressivo inferiore a 50 parole a 24 mesi;
  • Difficoltà di comprensione;
  • Assenza di frasi a 36 mesi;
  • Linguaggio incomprensibile o comprensibile solo dai familiari.

Dalle linee guida della F.L.I. (Federazione Logopedisti Italiani).

 

 

  1. Cosa fare in caso di sospetto ritardo/disturbo di linguaggio?

La prima figura di riferimento per le famiglie è il pediatra il quale potrà richiedere al logopedista ed all’equipe di riferimento (Neuro-psichiarta, otorinolaringoiatra, neuro-psicomotricista, psicologo) una valutazione d’equipe strutturata e standardizzata del linguaggio.

 

 

  1. I consigli della logopedista ai genitori
  • Mostrare al bambino disponibilità all’ascolto;
  • Siate consapevoli di essere un modello linguistico fondamentale per vostro figlio. Siate chiari, parlate lentamente ed utilizzate un linguaggio normale (evitare vezzeggiativi tipo pappa, ninne, ciccia etc.);
  • Enfatizzare le emozioni anche attraverso la musicalità del linguaggio modellandolo attraverso la prosodia (variazioni di tono);
  • Se sbaglia NON DITE ‘’dillo bene’’ ma semplicemente rimodellate la sua parola/frase in modo corretto (es. il bambino dice ‘’bibo bumm’’ e voi ripetete ‘’il bambino è caduto’’);
  • Ricercate sempre il contatto visivo e fate in modo che l’attenzione del bambino sia catturata dal vostro labiale (solo così può apprendere ‘’il movimento’’ labiale dei suoni articolatori);
  • Utilizzate un vocabolario ricco. I bambini sono spugne, apprendono tutto!
  • Utilizzate le pause così da dare il tempo al bambino di elaborare quanto recepisce;
  • Non evidenziate al bambino le sue difficoltà verbali ma piuttosto invitatelo alla “calma”, a “prendere il fiato”, “a parlare lentamente”, ad “aprire di più la bocca”, “a rallentare”, a “pensare a quello che deve dire”;
  • Evitare di far percepire al bambino l’ansia genitoriale rispetto ad una sua inadeguatezza linguistica;
  • Evidenziate le sue qualità, capacità e punti di forza;
  • Dimostrate il piacere di comunicare durante le situazioni routinarie (vestirsi, mangiar, lavarsi, andare a dormire);
  • Sfruttate i diversi contesti che si creano durante la giornata per descrivere e raccontare ciò che vi circonda (una passeggiata al parco, andare a fare la spesa, preparare la torta);
  • Prediligete giochi che stimolano le capacità cognitive: puzzle, memory, giochi di attenzione, carte UNO (anche per i più piccoli, associando stesso colore, stesso numero etc.), disegni, libricini, canzoncine da memorizzare, costruzioni etc.

 

Buone chiacchiere a tutti!!

 

Per approfondimenti, consigli e richieste specifiche rivolgersi a Dott.ssa Annalisa Muto annalisamutologopedista

www.fli.it

L’importanza dello Stretching Posturale Globale Attivo

L’importanza dello Stretching Posturale Globale Attivo Copertina (394)
Alessandra Benassi

 

 

Lo stretching è un’attività multifunzionale, ha finalità di prevenzione degli infortuni, di recupero dopo l’allenamento e permette di lavorare sulla postura e l’allungamento ed elasticità dei muscoli. 

 

Attraverso lo stretching posturale globale attivo è possibile ottenere una serie di miglioramenti che interessano: l’ ampiezza dei movimenti, il risparmio energetico e la coordinazione nell’esecuzione dei movimenti. Tali risultati sono raggiungibili lavorando su un maggiore allungamento ed una maggiore elasticità muscolare. 

 

Praticato con attenzione, senza mai superare la soglia del dolore e curando ogni singolo movimento permette di ridurre le tensioni muscolari, andando a diminuire la sensazione di fatica attraverso lo sviluppo parallelo di forza e flessibilità, lavorando in questo modo sulla prevenzione dei traumi muscolari e articolari. 

 

Lo staff dello studo di fisioterapia Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole ci spiega che numerosi e notevoli sono i benefici che si possono trarre sulle articolazioni: consente infatti di migliorare l'elasticità dei muscoli e stimolare la "lubrificazione" articolare, contribuendo all'attenuazione delle malattie degenerative come l’artrosi. Inoltre praticando con costanza lo stretching posturale globale attivo è possibile rallentare le calcificazioni del tessuto connettivo, diminuire la pressione arteriosa favorendo la circolazione e aumentare la capacità polmonare attraverso la respirazione. 

 

Inoltre lo stretching può essere inserito in momenti in cui il corpo necessita di una pausa per ridurre tutte le tensioni quotidiane, andando così a lavorare sulla riduzione dei livelli di stress. Non a caso lo stretching è di origine orientale ed è strettamente connesso all'approccio olistico del benessere, tipico delle filosofie orientali che tendono a considerare mente e corpo come un insieme indissolubilmente legato.

 

 

In conclusione, per riassumere, individuiamo alcuni dei benefici dello stretching posturale globale attivo: 

 

 

  • Aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli
  • Aumenta l’efficienza motoria dei muscoli
  • Aumenta la capacità polmonare
  • Aumenta la mobilità delle articolazioni
  • Rilassa i muscoli, garantendo un maggior senso di benessere psicologico
  • Provoca una rigenerazione più rapida dei muscoli dopo l’allenamento
  • Rinforza e rende più elastici i legamenti e i tendini
  • Migliora la silhouette
  • Riduce il rischio di infortuni.