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Il termine spreco trova rispondenza nell’insieme di quei prodotti alimentari che hanno perso valore commerciale e che vengono scartati, ma che potrebbero essere ancora destinati al consumo umano.
Ciò costituisce un inaccettabile paradosso del nostro tempo, in quanto se da un lato vi è la necessità, nei prossimi anni, di incrementare la produzione dei prodotti alimentari del 60 – 70 %, per far fronte all’incremento della popolazione dall’altro, nel mondo, si spreca oltre un terzo del cibo prodottoche, secondo uno studio condotto dalla FAO (Organizzazione mondiale di cibo e agricoltura), ammonterebbe ad 1,3 miliardi di tonnellate, delle quali l’80 % sarebbe ancora utilizzabile.
Tant’è che se fosse possibile recuperare gli sprechi, questi sarebbero sufficienti a sfamare 2 miliardi di persone.
In Europa si sprecano mediamente circa 180 Kg/pro-capite di cibo l’anno (con valori oscillanti fra i 579 e i 44 Kg/pro-capite dell’Olanda e della Grecia), mentre in Italia, globalmente, la media dello spreco, per effetto di contenimento prodotto della crisi economica, risulta essere di 149 Kg/pro-capite, così ripartito:
Genere di Alimento Percentuale
Prodotti Ortofrutticoli 17
Pasta e Pane 28
Pesce 15
Uova 29
Carne 30
Latticini 32.
Entità di spreco,equivalente ( secondo una indagine condotta dalla ricercatrice Claudia Giordano sugli sprechi di 400 famiglie in una settimana, promossa dal Ministero dell’Ambiente/ Progetto Reduce con l’Università di Bologna, nell’ambito della campagna Zero Spreco, con la supervisione dell’economista Andrea Segrè), a Kg/giorno 0,1 a testa, pari a Kg/famiglia (composta mediamente, nel 2016, da 2,32 persone) 84,9,corrispondenti a 0,0849 tonnellate, che moltiplicate per i 25.937.723 di famiglie Italiane, diventano 2,2 milioni di tonnellate l’anno, chefiniscono nelle pattumiere delle abitazioni,facendo registrare,rispetto le varie sedi di rilevazione dello spreco, la rilevante quota del 42 %.Quotache, tradotta in costi, supera i 25 euro/mese per famiglia.
Alle appena descritte conseguenze di natura etico-economica del cibo sprecato, si aggiungono poi quelle, non meno trascurabili, di natura ambientale e socio-sanitaria, dal momento in cui le cospicue quantità di cibo non consumato contribuiscono sensibilmente al riscaldamento globale e alle crescenti carenze idriche.
Come si può dedurre dalle emissioni di 4,5 Kg di anidrite carbonica (CO2) equivalenti, per ogni Kg di cibo sprecatoe dai dati relativi alla “ Impronta Idrica” o “ Acqua Virtuale “ (Volume totale di acqua consumato e inquinato, in un determinato luogo, nelle diverse fasi della filiera,per ottenere un prodotto), dedotti dagli esiti degli studi condotti dalla Fondazione Olandese “ Water Footprint Network “ (Integrati con dati provenienti da altre fonti) sugli alimenti di seguito riportati:
|
Tipologia Alimento |
Quantità Chilogrammi Grammi Numero |
Impronta Idrica( litri acqua ) Per 1 Kg Porzione |
|
Pane |
1 50 |
1300 65 |
|
Pasta |
1 80 |
1693 135 |
|
Biscotti |
1 50 |
1800 90 |
|
Cereali (Per colazione) |
1 30 |
1645 49 |
|
Riso |
1 80 |
3400 272 |
|
Legumi secchi |
1 50 |
4055 203 |
|
Frutta con guscio (Noci, Nocciole) |
1 30 |
9065 272 |
|
Frutta fresca |
1 150 |
970 145 |
|
Succo di Frutta |
|
|
|
Verdura e ortaggi |
1 200 |
325 65 |
|
Pomodori |
1180 1 |
156 28 |
|
Patate |
1 150 |
900 135 |
|
Latte |
1 125 ml |
1000 125 |
|
Dolci |
1 100 |
3140 314 |
|
Cioccolato |
|
|
|
Zucchero |
1 5 |
1500 7,5 |
|
Vino |
1 100 |
610 61 |
|
Birra |
1 250 |
300 75 |
|
Caffè tostato |
1 7 1 tazzina |
18900 132 |
|
Tè verde |
1 3 1 bustina |
8860 27 |
|
Olio d’oliva |
1 12 1 cucchiaio |
4900 59 |
|
Olio di Girasole |
1 - |
6795 - |
|
Burro |
1 15 |
5550 83 |
|
Uova |
1 60 |
3300 198 |
|
Formaggio fresco |
1 100 |
5000 500 |
|
Carne avicola ( Pollo ) |
1 150 |
3900 585 |
|
Carne suina |
1 150 |
4800 720 |
|
Carne di agnello |
1 150 |
9580 1437 |
|
Carne di manzo |
1 100 |
15500 1550 |
|
Hamburgher di manzo |
|
|
Dati che, come evidenzia la Piramide Idrica del Barilla Nutrition Center, messa a confronto con la Piramide Alimentare (Vedi allegato n° 1), consentono di riscontrare l’interessante coincidenza tra i cibi meno indispensabili e più grassi (vari tipi di carne e insaccati) con quelli che consumano più acqua. In pratica, i cibi da consumare con più parsimonia sono anche quelli che hanno un maggior impatto idrico ed ambientale, a conferma che la salute della persone e quella dell’ambiente vanno di pari passo.
Per cui, a seconda della prevalenza del consumo di cibi di provenienza vegetale o animale, l’impronta idrica giornaliera individuale può variare da circa 1500 – 2600 a 4000 – 6000 litri di acqua (comprendenti, oltre l’acqua consumata direttamente per bere, cucinare e lavarsi, quella impiegata per produrre e trasportare i cibi che mangiamo, per fabbricare gli indumenti che indossiamo e per svolgere ogni altra attività quotidiana), a differenza (stando alle stime del WWF: Fondo Mondiale per la Natura) del miliardo di persone che , nel mondo, non ha accesso all’acqua potabile e degli oltre quattro miliardi che non ne hanno a sufficienza.
Enorme divario di disponibilità di un bene sempre più prezioso ed indispensabile per la sopravvivenza, imputabile anche ai rilevanti quantitativi di acqua che vengono consumati inutilmente per la produzione della consistente quantità di prodotti alimentari che si sprecano nel corso delle seguenti fasi:
- Le irrazionali abitudini di fare la spesa di milioni di consumatori;
- L’inosservanza delle indicazioni riportate in etichetta riferite alla corretta modalità di conservazione degli alimenti;
- Le date di scadenza, per alcuni prodotti, troppo restrittive;
- La tendenza a confezionare porzioni di cibo abbondanti;
- Le promozioni che invogliano i consumatori a comprare più cibo del necessario.
Cause di sprechi che, in gran parte, potrebbero essere evitati compiendo semplici azioni quotidiane e migliorando le abitudini alimentari, come:
A proposito di quest’ultimo accorgimento, da quanto emerso da una indagine condotta dal ricercatore Matteo Boschini dell’università di Bologna, su 73 plessi di Scuola primaria, dei quali 35 in Emilia Romagna, 25 nel Lazio e 18 in Friuli Venezia Giulia, si deduce che il 29,5 % dei pasti consumati nelle mense viene gettato.
Dati che il professor Andrea Segrè , docente di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market, commenta in questi termini: “Nel luogo reputato a fare educazione alimentare, il cibo viene invece buttato. Sono soprattutto frutta e verdura gli alimenti più sprecati, che dal punto di vista della nutrizione dovrebbero essere parte fondamentale del pasto”.
Commento al quale riteniamo sia opportuno aggiungere che la causa della summenzionata tipologia di spreco sia da ricercare, principalmente, nella estensione di cattive abitudini ed eccessive preferenze alimentari, in molti casi, acquisite e consentite dagli/agli alunni in ambito famigliare.
Come denotano le considerazioni dello Psichiatra Paolo Crepet sul buonismo educativo dei Genitori: “Noi non abbiamo più figli, ma piccoli Budda a cui noi siamo devoti, per cui possono fare di tutto. Scelgono dove andare a mangiare e cosa mangiare… omissis. Siamo diventati Genitori che dicono sempre di si. Ma questo è sbagliato. Quando diventeranno grandi ci sarà qualcuno che gli dirà di no.”
Autorevole opinione che , pur non potendola generalizzare, trova, purtroppo, riscontro in molti ambiti familiari.
Riscontro, che inevitabilmente si ripercuote nell’irrazionalità delle abitudini alimentari di un cospicuo numero di bambini in età scolare ( In Italia, secondo il Ministero della Salute, il 9% dei bambini di 8 – 9 anni non fa colazione ed il 31% non consuma una colazione adeguata ).
In quanto, i genitori (o chi per loro) invece di seguire le indicazioni dei nutrizionisti sulla qualità, quantità, apporto calorico ed equilibrata ripartizione dell’assunzione dei cibi nell’arco della giornata,inconsapevolmente optano,con l’ovvio intento di assicurare ai loro figli un soddisfacente nutrimento, per inadeguate soluzioni alternative,come ad esempio:
- Tazza di tè deteinato con 1 cucchiaio di zucchero o miele, 1 yogurt intero bianco, 1 brioche integrale o 1 fetta di crostata o ciambella fatta in casa ed 1 frutta fresca;
- Tazza di latte intero o parzialmente scremato senza zucchero, 2 fette biscottate integrali con marmellata, 1 porzione di frutta fresca;
- Toast integrale con prosciutto e sottiletta ( o altra farcitura ), più un frullato di frutta fresca di ca. 200 ml, ecc;
- pizza; - panini con salumi; cornetto con nutella; ricchi tramezzini; - patatine fritte; -snacks dolci o salati,o addirittura di merendine ricche di grassi, conservanti ed edulcoranti ( junk food = cibo spazzatura ), con l’aggiunta di bibite zuccherate che, complessivamente, forniscono da 250 a 530 Kcal ca.,
- frutta di stagione( 1 Mela o 1 Arancia, 1 Pera, 2 Kiwi, 3 Mandarini ) con 1 fetta biscottata integrale;
- uno yogurt magro da 125 g, alla frutta;
- 2 fette biscottate con marmellata;
- un quadratino di cioccolata ed un frutto;
- una porzione (di 22g ) di riso soffiato con cioccolato light, ecc.
Cioè, con cibi di facile digeribilità e dall’apporto calorico (di ca. il 5% dell’intero fabbisogno giornaliero) di 80– 120 Kcal che,secondo accreditati studi scientifici, favoriscono il miglioramento dell’umore, oltre a potenziare le capacità di apprendimento e mnemoniche.
L’insieme di suggerimenti e indicazioni, sopra riportati, per cercare di diffondere l’importanza della consapevolezza di una equilibrata alimentazione, al fine di impedire il protrarsi di pregiudizievoli inadeguatezze alimentari.
Inadeguatezze per le quali, secondo il parere di dietologi, medici e nutrizionisti, i molti bambini che le praticano abitualmente, vanno incontro, nel tempo, a predisposizioni di natura patologica (sovrappeso, obesità, diabete, ecc.) e, nell’immediato, ad una ridotta concentrazione mentale ed a manifestazioni di sonnolenza dovuti, nelle prime ore,agli effetti di ipoglicemia imputabile al digiuno o ad insufficiente alimentazione e, dopo l’abbondante spuntino di metà mattinata, agli ulteriori nocivi effetti di una pesante e prolungata digestione, che li fa giungere all’ora di pranzo con scarso appetito (Vedi allegato n° 3 ).
Inappetenza che causa il rifiuto di buona parte del pasto, che sarebbe potenzialmente utilizzabile, ma che, in genere, è destinato a diventare rifiuto.
A tal proposito, la Legge Gadda 166/2016, onde evitare l’immorale dissipazione di alimenti recuperabili, si prefigge di incentivare un nuovo modello di mercato e di welfare ( espressione che sottintende iniziative dirette ad assicurare il benessere dei cittadini ) inclusivo, in grado di rendere compatibili la sostenibilità del complesso delle norme che regolamentano l’approvvigionamento alimentare con la responsabilità sociale, riferita alla collettività.
Infatti, la citata Legge,incentra i suoi punti di forza:
- nell’operato delle Associazioni di volontariato, grazie all’impegno delle quali si è già registrato un incremento di donazioni in termini di quantità e di tipologia: prodotti ortofrutticoli, cibi cotti e freschi, prodotti a lunga conservazione e farmaci;
- e nella possibilità di reperimento, prima impensabile, di prodotti,come quelli confiscati, le eccedenze nel settore del banqueting (banchetti) e nelle mense.
Come dimostra l’aumento,da 4.635 a 5.573 tonnellate/anno ( da Ottobre 2016 a Settembre 2017 ), pari ad un incremento del 21,4% delle donazioni delle eccedenze, dedotto dai rilevamenti condotti da Andrea Giussani, presidente del Banco Alimentare, che afferma: “ abbiamo riscontrato un progressivo cambio di cultura degli operatori della filiera, concretamente testimoniato dall’aumento dei punti di vendita disponibili e dalle quantità di alimenti recuperati”.
Quanto sopra, per tentare di indurre gli operatori interessati ed i tanti lettori del nostro Sito:
- riflettere sulla potenziale possibilità, anche individuale, di poter contribuire a limitare al massimo gli sprechi ed a far sì che l’eccedenza di cibo non venga trattata come rifiuto, bensì come prodotto utilizzabile e destinabile al soddisfacimento alimentare delle molte persone che versano in estrema condizione di indigenza;
- e a considerare, che un cibo sprecato non solo diventa inutile e dannoso per l’ambiente,ma oltre modo dispendioso per i connessi ulteriori sprechi di: superfici di terreno coltivabile, acqua, fertilizzanti, energia e costi del lavoro,utilizzati e spesi per la sua produzione.
Articolo redatto dal Prof. Domenico Brancato
Il Bonus Giovani nasce con l’intento di promuovere forme di occupazione giovanile stabile, ed introduce, come spiega la Circolare INPS N. 40/2018, l’esonero, introdotto dalla Legge di Bilancio, dal versamento dei contributi a carico dei datori di lavoro, in relazione alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti (che prevede un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio), effettuate a partire dal 1° Gennaio 2018.
La suddetta disposizione, secondo quanto previsto dall’art. 1 del Decreto Legislativo 4 Marzo 2015, n. 23, trova applicazione per le assunzioni riguardanti i lavoratori che rivestono la qualifica di Operai, Impiegati o Quadri (Lavoratori subordinati che, pur non appartenenti alla categoria dei Dirigenti, svolgono, con carattere continuativo, funzioni importanti ai fini dell’attuazione degli obiettivi dell’Impresa. Per cui, il loro inquadramento è collocato fra quello dei Dirigenti e quello degli Impiegati, anche se ad essi si applica, salvo che il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro – CCNL – non disponga diversamente, la disciplina prevista per questi ultimi).
Dal beneficio di cui sopra restano esclusi i rapporti di Apprendistato ed i Contratti di lavoro domestico, in relazione ai quali la normativa in vigore già prevede l’applicazione di aliquote previdenziali in misura ridotta.
L’esonero spetta a condizione che l’assunzione, con contratto di lavoro subordinato, interessi lavoratori che non abbiano compiuto il trentesimo anno di età e non siano stati occupati a tempo indeterminato, con il medesimo o con altro datore di lavoro, nel corso dell’intera vita lavorativa.
Per le sole assunzioni effettuate nel corso dell’anno 2018, la norma stabilisce che il limite di età dei soggetti da assumere con contratto di lavoro subordinato, sia innalzato fino al trentacinquesimo anno di età (da intendersi come 34 anni e 364 giorni), sempre che non siano stati occupati a tempo indeterminato, con il medesimo o con altro datore di lavoro, nel corso dell’intera vita lavorativa.
La misura dell’incentivo, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, è pari al 50% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da ripartire e applicare su base mensile.
La durata del beneficio è prevista per trentasei mesi, a partire dalla data di assunzione.
L’agevolazione può essere riconosciuta anche per il mantenimento in servizio, dal 1° Gennaio 2018, del lavoratore al termine del periodo di Apprendistato, a condizione che questi non abbia compiuto il trentesimo anno di età. In tal caso, però, il beneficio può essere applicato soltanto per un periodo massimo di dodici mesi, fermo restando l’importo di 3.000 euro/anno.
Inoltre, l’esonero viene elevato al 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, sempre con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, per trentasei mesi, a partire dalla data di assunzione, e sempre nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare ed applicare su base mensile, nei casi in cui le assunzioni a tempo indeterminato riguardino Giovani che nei sei mesi precedenti, abbiano svolto, presso lo stesso datore di lavoro, attività di alternanza Scuola- Lavoro o periodi di Apprendistato per:
La citata Circolare INPS illustra, oltre alle condizioni per il diritto all’esonero contributivo, le istruzioni per l’adeguamento della Denuncia contributiva.
Dell’agevolazione si potrà fruire mediante conguaglio applicato sulle denunce contributive, a partire dal mese di competenza Marzo 2018. Per il recupero dell’esonero relativo a periodi arretrati eventualmente spettanti, fra Gennaio e Febbraio 2018, i datori di lavoro, che abbiano già provveduto alle assunzioni, potranno utilizzare i flussi UNIEMENS (Unico sistema di inoltro delle Denunce mensili relative ai Lavoratori dipendenti) dei mesi di competenza marzo, aprile e maggio 2018.
Articolo redatto dal Prof. Domenico Brancato
(allegati)
(commenti:1)
(1.457-0-0)
BONUS ASILO NIDO 2018: COS’E’ a CHI SPETTA e COME RICHIEDERLO
Il Bonus, introdotto dall’art. 1, comma 355, della Legge 11 Dicembre 2016, n° 232, è un contributo economico, erogabile per 11 mesi l’anno, destinato alle famiglie con figli piccoli che frequentano l’asilo nido pubblico o privato, finalizzato a garantire un sostegno al loro reddito. Contributo che è stato confermato, anche per il 2018, dalla nuova Legge di Bilancio 2018.
In particolare, la nuova Circolare INPS 29 Gennaio 2018, n° 14 stabilisce che il tempo utile per la presentazione della domanda,per ottenere i contributi per la frequenza di Asili Nido Pubblici e Privati e per forme di assistenza domiciliare, va dalle ore 10 del 29 Gennaio alle 23,59 del 31 Dicembre 2018, mentre per le domande da effettuare negli anni successive al primo, il Bonus va richiesto entro il 31 Dicembre.
La Domanda può essere presentata:
da:
Genitori di Bambini:
Per i Bambini appena iscritti all’anno scolastico 2017 – 2018, la domanda potrà essere presentata all’Inps nel momento in cui si è in grado di dar prova documentata dell’avvenuta iscrizione e del pagamento di almeno una mensilità, tramite ricevuta di pagamento ofattura quietanzata o bollettino bancario/postale etramite attestazione del datore di lavoro dell’avvenuto pagamento della retta o trattenuta in busta paga,per i nidi aziendali.
Se si hanno due o più figli in possesso dei requisiti per fruire del Bonus, il genitore dovrà presentare una Domanda per ogni figlio beneficiario.
In sede di compilazione della Domanda, il genitore, inoltre, dovrà indicare i mesi, tra Gennaio e Dicembre, per i quali intende beneficiare del contributo.
Nel caso di Bambini malati gravi, in aggiunta al modulo domanda servono: un documento d’identità, il codice fiscale ed un’attestazione, rilasciata dal pediatra, che dichiari l’impossibilità del Bambino a frequentare per l’intero anno, in ragione di una grave patologia cronica, oltre alla attestazione delrequisito che il genitore richiedentedebba coabitare con il figlio ed avere dimora abituale nello stesso comune.
Condizione per la quale, invece della corresponsione del Bonus in 11 rate mensili da 90,91 euro (per ogni retta pagata e documentata) riferita ai Bambini che frequentano l’asilo nido, è prevista, previa verifica dell’INPS del possesso dei requisiti prescritti, l’erogazione del Bonus di 1.000 euro in un’unica soluzione, sempre che rientrante, secondo l’ordine cronologico della presentazione della Domanda, nel limite di spesa di 250 mila euro stanziati per il 2018.
Le domande presentate dopo l’esaurimento della summenzionata somma non verranno prese in considerazione.
Il pagamento del Bonus, da parte dell’INPS, avverrà secondo una delle seguenti modalità indicate dal genitore richiedente citato nella Domanda:
Per quest’ultima modalità, la Domanda va corredata dell’allegato modello SR 163, se non è stato presentato in occasione di precedenti richieste.
Redatto dal Prof. Domenico Brancato
A QUALI CONSEGUENZE SI VA INCONTRO PER L’OMESSA REVISIONE DELL’AUTO
La revisione dei veicoli, com’è noto, si prefigge di accertare sia le loro condizioni di sicurezza (Vedi, in particolare, l’efficienza: -dei dispositivi di frenatura; - dei pneumatici; - dell’impianto elettrico; - dello sterzo; e delle sospensioni ) per la circolazione e la silenziosità e sia che non producano emanazioni inquinanti superiori ai prescritti limiti.
Chi non ottempera a tale verifica contravviene all’Articolo 80, comma 14, del Codice della Strada, che recita: Chiunque circoli con un veicolo che non sia stato presentato alla prescritta revisione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 169 a 680 euro.
Nei casi di omessa revisione per più di una volta, tale sanzione raddoppia ed, inoltre, viene annotato sul Documento di Circolazione che il veicolo è sospeso dalla circolazione fino all’adempimento della revisione.
E qualora si accerti che si circoli con un veicolo sospeso dalla circolazione in attesa dell’esito della revisione, si va incontro ad una sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.959 a 7.837 euro, seguita dalla sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo del veicolo per 90 giorni e nel caso si ripeta la violazione, addirittura, alla confisca del veicolo.
In seguito alla revisione del veicolo l’esito può essere espresso con le diciture:
A seconda della tipologia dei veicoli, dei tempi trascorsi dall’immatricolazione e del genere di verifica si ha la:
La revisione, tutti i veicoli, possono effettuarla presso gli Uffici della Motorizzazione Civile, mentre, per quelli di massa complessiva minore o uguale a 3.500 Kg, è possibile farla eseguire anche presso le officine private autorizzate.
I veicoli d’epoca, di interesse storico e collezionistico devono essere sottoposti a revisione ogni 2 anni e, se immatricolati dopo il 1 Gennaio 1960, possono effettuare la verifica anche presso Centri di Revisione privati, mentre, per quelli immatricolati precedentemente, bisogna rivolgersi solo agli Uffici della Motorizzazione Civile, in quanto sono previste deroghe alle ordinarie modalità di effettuazione delle prove strumentali.
I mezzi storici, sul libretto dei quali è apposta la dicitura “veicolo di interesse storico e collezionistico“, sono catalogati come “Veicoli Atipici“ e come tale godono di un regime agevolato, rispetto quello ordinario.
In mancanza della certificazione storica il veicolo è tenuto a rispettare la normativa vigente inerente tutti i dispositivi tecnici e di sicurezza, quali: cinture, fari, sistemi di segnalazione e norme antinquinamento.
Comunque, a prescindere dal doveroso rispetto della normativa che impone i tempi e le modalità di revisione, disporre di un mezzo perfettamente efficiente costituisce un requisito imprescindibile per la sicurezza personale ed altrui e per evitare che un oggetto così utile, per una evitabile trascuratezza, possa divenire causa di gravi e pregiudizievoli conseguenze sia di natura civile che penale.
Redatto dal Prof. Domenico Brancato
IL “BONUS VERDE” PREVISTO DALLA LEGGE DI BILANCIO 2018 PER GIARDINI, BALCONI, TERRAZZI E CORTILI
Grazie al bonus, il 36% della spesa, diviso in 10 quote annuali, è a carico dello Stato, sotto forma di detrazione fiscale sull’Irpef.
Nel Bonus destinato alle aree a “Verde privato“ sono incluse le spese per opere di: ristrutturazione; progettazione e manutenzione; recinzione; costruzione di pozzi e strutture di copertura, nonché per l’acquisto di piante ed acquisto ed installazione di impianti di irrigazione.
Incentivo che consente, a coloro (Persone fisiche, professionisti, imprenditori individuali) che sono assoggettati al pagamento dell’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone fisiche) e che possiedono unità immobiliari ad uso abitativo di proprietà, nuda proprietà e diritto reale (uso, usufrutto o abitazione) o li detengono, in qualità di inquilini o comodatari, di richiedere il contributo su una spesa massima agevolabile di euro 5.000 (corrispondenti ad un importo massimo detraibile di euro 1.800), da destinare alla realizzazione di opere comprese fra gli interventi appena elencati.
Gli Imprenditori e i soci di società semplici (SaS e Snc), potranno usufruire dell’incentivo solo per interventi sui giardini degli immobili ad uso abitazioni civili e non per quelli appartenenti alle Categorie B, C, D, E e A/10 o registrati a magazzino e come fabbricati strumentali.
Se gli interventi sui giardini saranno realizzati su unità immobiliari residenziali adibite promiscuamente all’esercizio professionale o di attività commerciali, la detrazione sarà accordata nella misura del 18%.
L’agevolazione comprende anche le spese sostenute dai Condomini, per interventi effettuati sulle parti comuni esterne, fino ad un importo massimo di 5.000 euro, per unità immobiliare ad uso abitativo, detraibile al 36% dai singoli condomini, purché versino la quota condominiale di spettanza entro il termine utile per la presentazione del 730/2019 o del Modello Redditi 2019.
A beneficiarne saranno soltanto le spese sostenute nel 2018 pagate tramite Bonifico “parlante“, che prevede la compilazione di un Modulo specifico, in dotazione presso ogni Istituto bancario. Nella causale del quale, il cliente dovrà indicare gli estremi della fattura emessa dalla Ditta o dal professionista che ha eseguito i lavori e che il pagamento viene disposto ai sensi dell’articolo 16 del D.p.r.917/1986, che regolamenta le Detrazioni fiscali.
Se i lavori sono stati eseguiti in immobili di comproprietà, affinché tutti possano godere dell’agevolazione fiscale, dovranno essere indicati gli estremi di tutti i soggetti interessati, oltre quello di chi esegue il bonifico.
Se trattasi di condomini, occorre riportare anche il codice fiscale del condominio e del suo Amministratore.
redatto dal Prof. Domenico Brancato
Grazie all’incremento dell’indice di rivalutazione adeguato all’inflazione, rilevato dall’ISTAT( Indice Foi relativo ai prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati ) tra gennaio e settembre del 2017, che, a partire dal 1° Gennaio 2018, tornano ad aumentare, dopo due anni di sospensione, gli importi delle Pensioni, degli assegni e delle indennità per gli invalidi civili.
Si deve al Decreto Interministeriale del 20 novembre 2017 (Pubblicato dalla G.U. N.280 del 30 Novembre 2017) l’aggiornamento del “Valore della variazione percentuale“ per il calcolo dell’aumento di perequazione delle pensioni dirette: di vecchiaia, di anzianità e anticipata, oltre che dell’assegno e la pensione di invalidità, dell’assegno sociale e la pensione di reversibilità spettanti per l’anno 2017, con decorrenza dal 1° gennaio 2018.
Decreto, In virtù del quale l’indice di rivalutazione provvisorio per il 2018, è determinato in misura pari al 1.1, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo. Misura che, però, verrà riconosciuta per intero ai pensionati che soddisfino alcuni requisiti di reddito, anno per anno. Infatti la soglia di reddito entro la quale spetta l’integrazione pienanel 2017 ècomplessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo INPS, cioè ad E/mensili507,41X 3 = E 1522,23.
Per importi superioril’aumento sarà proporzionalmente minore, in quanto il meccanismo di perequazione tende a favorire quelli di valore più basso, come appresso indicato:
Tasso di Inflazione % Importo Pensione
1,1 Fino a tre volte il trattamento minimo INPS (E 1522,23)
1,045 Fino a 4 volte il trattamento minimoINPS (E 2029,64)
0,825 Fino a 5 volte il trattamento minimo INPS (E 2537,05)
0,550 Fino a 6 volte il trattamento minimo INPS (E 3044,46)
0,495 Oltre 6 volte il trattamento minimo INPS ( > di E 3044,46).
Per rendere più esplicita la dimensione dell’aumento spettante, si riportano i seguenti esempi relativi alla più rappresentativa entità degli importi lordi di pensione:
|
Importo Pensione |
Tasso di Rivalutazione |
Aumento Mensile |
|---|---|---|
|
Euro |
Euro |
|
|
1000 |
X 0,011 |
11,00 |
|
1600 |
X 0,01045 |
16,72 |
|
1800 |
X 0,01045 |
18,81 |
|
2100 |
X 0,00825 |
17,33 |
|
2500 |
X 0,00825 |
20,63 |
|
3000 |
X 0,00550 |
16,50 |
|
3500 |
X 0,00495 |
17,33 |
L’incremento riguarda anche:
L’assegno minimo delle pensioni dei lavoratori dipendenti e autonomi, che sarà di E 507,42 e 289,24 (in sostituzione dei precedenti E 501.89 e 286.09), equivalenti ad E/anno 6596,46 e 3760,12;
Le pensioni con benefici di cui alla Legge 206/2004 e successive modificazioni applicabili a tutte le vittime degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, compiute sul territorio nazionale o extranazionale , se coinvolgenti cittadini italiani, nonché ai loro familiari superstiti, per le quali, per il 2018, è stata riconosciuta la rivalutazione dell’indice ordinario nella misura del 1,25, del 1,13 e del 0,94% rispettivamente per le prestazioni fino a: tre volte il minimo (E 1522.26), da 3 e le 5 volte il minimo (E 1522,26 – 2537,05) e superiori a cinque volte il minimo (> di E 2537,05);
La Pensione e Assegno sociale, che passeranno da E 369,26 a 373,33 e da E 448,07 a 453,00 per limiti di redditi personali massimi, rispettivamente, di euro 4853,29 e 5889 mensili, oltre i quali l’importo della prestazione viene proporzionalmente ridotto;
Le Pensioni di Invalidità a favore dei mutilati, invalidi civili totali, ciechi civili e sordomuti, per le quali il nuovo limite di reddito annuo personale per aver diritto alla pensione viene elevato del 0,8%, e cioè da 16.532,10 a 16.664,36, per gli invalidi totali, e da 4.800,38 a 4.853,29, per gli invalidi parziali e minori. L’importo mensile, invece, sale da 279,47 a 282,55;
L’Assegno d’Invalidità aumenterà come per le altre pensioni, mentre le riduzioni saranno applicate in misura minore, ed in particolare:
del 25% se il reddito prodotto dall’avente diritto è maggiore di 4 volte il minimo, cioè supera euro 2029,64 mensili e 26.385,32 annui;
del 50% se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo, cioè euro 2537,05 mensili e 32.981,65 annui;
Le indennità e gli assegni accessori riconosciuti agli invalidi di guerra o di pensione privilegiata godranno, invece, di un aumento del 0,4%;
Le pensioni di Reversibilità o indiretta, nel 2018, aumenteranno come le altre, mentre le riduzioni saranno applicate in misura minore, come di seguito indicato:
del 25% se il reddito prodotto dall’avente diritto supera 3 volte il minimo, cioè è maggiore di euro 1522,23 mensili e 19.788,99 annui;
del 40% se il reddito prodotto supera 4 volte il minimo, cioè è maggiore di euro 2029,64 mensili e 26.385,32 annui;
del 50% se il reddito supera di 5 volte il trattamento minimo, cioè è maggiore di euro 2537,05 mensile e 32.981 annui.
Infine, la circolare dell’INPS prevede il recupero della maggiore indicizzazione del 0,1% concessa nel 2015. Recupero che, per effetto del suo differimento stabilito dalla Legge di stabilità per il 2016 e la successiva 19/2017, avverrà quest’anno, in un’unica soluzione nel mese di gennaio, per importi fino a 6 E, per importi superiori a 6 E, incomprensibilmente (data l’esiguità delle somme da recuperare), in due rate di pari importo sulle mensilità di gennaio e febbraio.
A cura del Prof. Domenico Brancato
(981-0-0)
Dal 2018, per i complessi edilizi di nuova costruzione e per quelli ristrutturati al 50%, diventa obbligatoria l’installazione della presa per le auto elettriche
Il D. Lgs. N° 257/2016, in recepimento della direttiva europea 2014/94/UE, successivamente prorogata, stabilisce che le Amministrazioni locali, entro il 31 Dicembre 20217, avrebbero dovuto inserirenel proprio Regolamento Edilizio la norma che vincola i citati immobili ad avere la presa per le auto elettriche e che, in mancanza di tali dispositivi,non verrà rilasciato,per gli edifici non in regola, il titolo abilitativo.
In particolare, il D. Lgs 257/2016, all’articolo 4, prevede l’obbligo dell’installazione di colonnine di ricarica per le auto elettriche per:
Le prese di ricarica devono essere in numero tale da consentire la connessione di un’auto per ogni parcheggio, sia coperto che scoperto, e per ogni box-auto dell’immobile.
In caso di mancanza di adeguamento, il Testo Unico Edilizia prescrive che le Regioni, possano avvalersi della facoltà di far decadere le concessioni edilizie rilasciate per la costruzione di edifici che non abbia osservato le descritte regole.
A cura del Prof. Domenico Brancato
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