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Salute
COVID-19: anosmia e logopedia

 

 

Salute: COVID-19: anosmia e logopedia

Salute
23/05/2020
Annalisa Muto

 

L’anosmia è un termine clinico che indica la perdita dell’olfatto; essa è spesso associata alla perdita del gusto, definita ageusia. Gli odori che percepiamo sono prodotti dalle molecole volatili che vengono in contatto con le cellule della mucosa olfattiva. Esiste un’altra via di accesso delle molecole volatili nella mucosa olfattiva: la bocca. L’informazione olfattiva, una volta raggiunta la mucosa olfattiva, raggiunge le zone del cervello responsabili dell’elaborazione dell’odore. La diminuzione (microsmia o iposmia) o l’assenza dell’olfatto (anosmia) può dipendere da cause ostruttive (le molecole odorose non riescono a raggiungere l’area olfattiva a causa di ostacoli meccanici) o cause neurosensoriali (le molecole odorose raggiungono la mucosa olfattiva ma l’informazione non viene elaborata nel cervello a causa di un danno ai neuroni olfattivi). Tra le cause neurosensoriali dell'anosmia possiamo trovare un danno permanente o temporaneo a livello del Sistema Nervoso Periferico, come nel caso di virus influenzali che danneggiano i recettori nervosi dell'olfatto causandone un ridotto funzionamento o un danno a livello del Sistema Nervoso Centrale; a tal proposito si pensi che nella malattia di Parkinson il deficit olfattivo (ipo o anosmia) è considerato tra i sintomi pre-motori più importanti. Spesso si riscontra anosmia anche nei traumi cranici, nella malattia di Alzheimer ed in alcune neoplasie cerebrali.
In questi ultimi mesi si è sentito spesso nominare questi due segni clinici in quanto frequentemente riscontrati in pazienti positivi al COVID-19. Stando ad alcuni report clinici relativi a dati preliminari accumulati su pazienti in diversi paesi del mondo, tra cui l’Italia, l’Inghilterra e l’America, infatti, l’anosmia e l’ageusia potrebbero essere due tra i primi sintomi di infezione da coronavirus.
Dallo studio coordinato dal virologo Prof. Massimo Galli, del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, e accettato dalla rivista 'Clinical Infectious Diseases', emerge che i disturbi di gusto e dell’olfatto rappresentano manifestazioni cliniche frequenti in pazienti con infezione da Sars-CoV-2. A tal proposito il Prof. Galli ha chiarito che "disturbi di olfatto e gusto sono assai frequenti nel Covid, venendo ad interessare circa un paziente su tre e colpiscono particolarmente i giovani e il genere femminile. Sono spesso riportati già in fase precoce di malattia".
Ad aprire il dibattito sul tema sono stati due otorinolaringoiatri inglesi, Claire Hopkins del King’s College London, presidente della British Rhinological Society, e Nirmal Kumar, presidente di ENT UK che segnalano, su un articolo pubblicato sul British Medical Journal, che il 30% dei pazienti della Corea del Sud positivi al nuovo coronavirus non sentono gli odori.
Sulla scia di questi studi anche l’American Academy of Otorinolaringology – Head and Neck Surgery ha pubblicato una dichiarazione in cui propone di aggiungere questi sintomi fra le manifestazioni di cui tenere conto quando si fa diagnosi di COVID-19.
Discorso analogo in Germania, dove il virologo Dott. Hendrik Streeck, basandosi su prove aneddotiche, ha dichiarato che oltre i due terzi delle persone che ha visitato perché positive al virus pandemico hanno raccontato di aver sofferto di anosmia e ageusia.
A partire da questi studi è stata sollevata la questione di poter utilizzare la presenza di questi sintomi come strumento di screening per aiutare a identificare pazienti altrimenti asintomatici o perlomeno, a segnalare tempestivamente pazienti con questi sintomi, per contribuire a rallentare la trasmissione del virus e salvare vite umane. Ad oggi è stato avviato un progetto dell'associazione internazionale Global Consortium for Chemosensory Research, cui partecipa anche la Sissa (Scuola Internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste, e le istituzioni di 50 Paesi nel mondo, il cui obiettivo è capire perché, come e quanto spesso i malati di Covid-19 perdono gusto e olfatto. La perdita del gusto nei pazienti COVID- si presenta in maniera del tutto peculiare e per tanto si vuole approfondire la conoscenza della situazione; conoscere in modo approfondito l’origine potrebbe aiutare a comprendere i diversi aspetti dell'azione del virus sull'organismo e del contagio. "Attraverso questo studio si lavorerà per capire meglio le origini della perdita dell'olfatto e del gusto, quanto siano frequenti nei pazienti Covid-19 e scoprire se possano essere dei potenziali segnali di allarme per identificare la malattia anche in assenza di altri sintomi, una caratteristica che, se verificata, sarebbe molto importante per identificare rapidamente la possibilità di contagio da parte del virus" annuncia la dott.ssa Anna Menini.
Tuttavia non c’è ancora evidenza di una connessione certa tra anosmia e Covid-19. Per tale ragione l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora inserito l’anosmia nella lista dei sintomi comuni, che sono invece febbre, stanchezza e tosse secca. Fra gli altri sintomi, un po’ meno diffusi, respiro corto e difficoltà respiratoria anche grave, dolori muscolari, mal di gola, e in pochi casi diarrea, nausea e raffreddore.
Gli esperti, infatti, prima di pronunciarsi in modo definitivo devono capire quanto è comune il collegamento, in quale fase della malattia i pazienti affetti da Covid-19 perdono il loro senso dell’olfatto o se invece vi è semplicemente una casuale presenza di allergie, raffreddori o influenza stagionale, che possano causare anosmia o ageusia indipendentemente dal virus.
In attesa di ulteriori conferme, c’è da dire che l’ipotesi sembra abbastanza plausibile. I virus del raffreddore, com’è noto, danno luogo a perdita dell’olfatto, ed è stimato che oltre 200 virus possano avere effetti simili. Si sa che gli altri coronavirus portano a perdita dell’olfatto – e di conseguenza anche del gusto – in circa il 15% dei casi: non sarebbe quindi sorprendente scoprire che anche COVID-19 causai anosmia nei pazienti infetti.
Circa la durata della sintomatologia il Prof. Galli, così come gli altri esperti dichiarano di ‘’non essere ancora in grado di dire nulla sulla possibile durata di queste alterazioni’’ per presenza sia di perdite di breve durata sia di pazienti che ancora non hanno ripreso la funzionalità al 100%.
 
Logopedia e anosmia
Non esistono, ad oggi, protocolli riabilitativi validati a livello internazionale per la riacquisizione dell’olfatto; tuttavia esistono programmi logopedici mirati a stimolare le vie sensoriali olfattive, a stimolare la percezione degli odori e potenziare le abilità residue. Ad oggi questo tipo di riabilitazione si effettua nelle patologie neurologiche quali Malattia di Parkinson, Demenza di Alzheimer e patologie neurodegenerative ma nel futuro potrebbe estendersi anche ai pazienti anosmici da COVID-19.

 

 

Annalisa Muto
23/05/2020
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