Pianta che ha contribuito a migliorare notevolmente la vita e le condizioni generali di salute delle popolazioni, soprattutto per aver, grazie all’alto contenuto di vitamina C, debellato lo scorbuto e consentito di conservare l’acqua potabile e il cibo nel corso dei secoli.
Classificazione botanica:
Nome comune: Limone
Genere: Citrus
Famiglia: Rutacee
Specie/Nome scientifica: Citrus limon
Varietà:
Femminello: la più diffusa in Italia, soprattutto in Sicilia e Calabria, nota per l’elevata produttività e per la “rifiorenza” (con fioriture continue durante tutto l’anno). E’una pianta molto vigorosa, con frutti di forma ellittica, buccia da liscia a rugosa ricca di oli essenziali e polpa ricca di succo molto acido. Comprende sottovarietà come il Femminello Siracusano IGP o Monachello e il Limone di Sorrento IGP, famoso per la polpa molto succosa e l’elevato contenuto di acidi e aromi che lo rendono storicamente preferito per fare il limoncello originale;
Lunario o Quattro stagioni: molto diffuso nei giardini per la sua rusticità e per la costante presenza di fiori e frutti. In quanto seguendo il ciclo delle fasi lunari, fiorisce ad ogni luna nuova. Il frutto ha una tipica forma leggermente allungata a pera, con pochi semi e buccia profumata. Resiste meglio al freddo (tollera brevi cali termici, (fino a meno 3 – 4 °C) ed è la più adatta varietà per il clima della provincia di Roma, ivi compreso il territorio di Marino, dove la posizione migliore per la coltivazione è quella adiacente ad un muro esposto a sud – sud-ovest, che accumulando calore di giorno e rilasciandolo la notte, crea un perfetto microclima. Anche se, in caso di inverni con temperature rigide, da novembre a marzo, è bene proteggere la chioma con un telo di tessuto non tessuto e, per piante coltivate in vaso, provvedere all’isolamento dal terreno con del polistirolo;
Interdonato: pregiata varietà siciliana, nata nell’ottocento da un innesto naturale tra un cedro e un limone locale. E’ tipico della zona ionica di Messina ed è tutelato dal marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). E’molto precoce, con inizio raccolta a settembre e termine a gennaio. Il frutto di grandi dimensioni, simile ad un cedro, ha forma allungata con punte pronunciate ad entrambe le estremità. La buccia è molto liscia, sottile e di colore giallo citrino chiaro a maturazione. La polpa è gialla, tenera, quasi priva di semi e dal sapore delicato, dolciastro e poco acido, tanto da essere l’unico frutto, fra le varietà, che si può mangiare quasi al naturale;
Verna: di origine spagnola, diffusa con impianti produttivi nell’area di Latina. E’ apprezzata per la lunga persistenza dei frutti sulla pianta nei mesi primaverili ed estivi.
Altre specie comprendono il:
Limone Meyer – Citrus meyeri – è un ibrido naturale spontaneo tra il limone e l’arancio dolce (Citrus sinensis) o il mandarino, originario della Cina, cresce benissimo, purché in un vaso di ampie dimensioni, anche in balcone o terrazzo. Ha: forma più rotonda rispetto ai limoni comuni; buccia sottile, liscia e brillante che, a piena maturazione assume un colore giallo-arancio (tanto che apparentemente sembrerebbe un’arancia); polpa, con pochissimi semi, estremamente succosa dal sapore delicato poco acido e un aroma complesso che ricorda un incrocio tra limone, lime e mandarino. Grazie alla sua naturale dolcezza è ottimo per preparare dolci, torte, sorbetti e marmellate e spremute fresche. Ma viene usato anche nella cucina salata per conferire note agrumate e floreali senza coprire gli altri sapori. Si differenzia dal limone classico per l’abbondante produttività (che si protrae per tutto l’anno, ma con maggior raccolto in inverno) e per la maggiore resistenza al freddo (fino a – 12 °C).
Lime o Limetta – Citrus limetta – (Nome comune Limetta dolce o Limetta romana): è un agrume di origine asiatica di dimensioni inferiori al limone. Ha: buccia sottile di colore verde brillante, che può diventare giallognola a completa maturazione; polpa molto succosa, solitamente priva di semi dal sapore intenso; succo aromatico e ricco di vitamina C, antiossidanti e Sali minerali (come il potassio). Contenuti che favoriscono la digestione e conferiscono virtù antisettiche all’organismo.
limone Caviale - Citrus australasica o Finger lime –, è un arbusto sempreverde molto ramificato e spinoso originario dell’Australia, coltivato generalmente in vaso anche in Italia. Il frutto, raro e costoso, è piccolo, cilindrico (simile a un dito) della lunghezza di 7-8 cm, la cui polpa (ricca di vitamina C, potassio e antiossidanti), non si spreme, essendo composta da piccole vescicole sferiche e trasparenti che scoppiano in bocca e che ricordano le uova di caviale. Il sapore è fresco e acidulo, con note che ricordano il lime, il pompelmo e il bergamotto, per cui trova un ideale impiego come guarnizione per tartare (o battuta: preparazione a base di carne o pesce crudi, sminuzzati finemente e conditi con vari ingredienti), pesce crudo, crostacei, ostriche, crostini e cocktail;
Il limone dalla buccia ruvida del Capo – Citrus jambhiri –, è considerato il più antico limone coltivato in Sudafrica, proveniente da un incrocio tra un antico mandarino e il cedro. Il frutto presenta una buccia rugosa molto spessa, ruvida, bitorzoluta e irregolare. La polpa risulta più dolce e aromatica e il succo molto profumato, rispetto ai limoni tradizionali. Oltre al consumo locale, viene ampiamente impiegato in tutto il mondo soprattutto come portainnesto resistente per le varietà di Citrus limon.
(Segue Illustrazione delle caratteristiche dei frutti delle specie di limone:)
Origine etimologica del nome: risale al persiano antico “limu o limun” (che indicava in modo generico gli agrumi), passato poi alla lingua araba come “limum o laimun” (usato per indicare frutti simili al cedro o all’arancia amara). Anche se alcuni sostengono che la parola venga da una lingua del Sud-est asiatico. Nel Medioevo, il nome è arrivato in Italia, dove è stato adottato per definire l’agrume con il frutto giallo e aspro.
Origine geografica: nasce in Asia, tra Cna, India e Birmania, come incrocio naturale tra il Cedro e l’Arancio amaro, per poi arrivare in Europa (Grazie agli scambi con il mondo arabo e le Crociate. Mentre in Italia si diffonde stabilmente nel Medioevo, prima come pianta ornamentale o medicinale e poi coltivata in grandi quantità in Sicilia, Campania e sulla riviera del lago di Garda.
Longevità: vive, in media, 50 - 60 anni, con inizio di produzione dopo 4 -5 anni dalla nascita o dall’innesto ed una fase di massima produzione cha va dai 10 ai 30 anni di età. Anche, se in piena terra, in condizioni di clima mite, terreno adatto e cure adeguate, può superare i 60 anni ed assumere maggiori dimensioni. Se però la pianta è coltivata in vaso, su terrazza o balcone, il ciclo di vita si riduce a 20 – 30 anni a causa dello spazio limitato per le radici.
Il titolo di limone più antico d’Italia spetta al “Limone Femminello del Gargano, che non è un singolo albero secolare isolato ma l’intera varietà storica la cui area esclusiva di coltivazione si trova in Puglia, nella provincia di Foggia, all’interno dell’Oasi agrumaria del Parco Nazionale del Gargano. Dove, testimonianze scritte confermano la presenza già intorno all’anno 1000.
Titolo attribuito anche alle piante di limone dei giardini storici delle “Antiche Limonaie del Lago di Garda” , edificate a partire dal XIV secolo, quali la: “Limonaia del Castel “ che sorge nel cuore del centro storico di Limone sul Garda -BS-, strutturata su più terrazzamenti storici ai piedi della montagna che ospitano oltre 100 piante di limoni, ed è allestita come museo didattico a cielo aperto; “Limonaia La Malora” di Gargnano - BS-, posta lungo la sponda occidentale del lago. E’ una delle più antiche ed affascinanti del Garda, ancora oggi produttiva. Dove si producono, a conduzione familiare, liquori (limoncello) e marmellate artigianali con i frutti coltivati in loco; “Serra dei limoni al Castello Scaligero” di Torri di Benaco”, sulla sponda veronese del lago. Si tratta dell’unico grande esempio di limonaia storica risalente al 1700, integrata direttamente all’interno delle mura del castello, perfettamente conservata e visitabile; - “Ecomuseo Limonaia Pra dela Fam” , posizionata in uno splendido castello scorcio a picco sul lago, lungo la Gardesana Occidentale. E’ una imponente struttura monumentale recuperata dalla Comunità Montana, anch’essa completa di un piccolo shop di prodotti biologici derivati dagli agrumi del posto.
Siti che hanno ispirato citazioni letterarie e descrizione poetiche, come: “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Nel verde fogliame splendono arance d’oro, un vento lieve spira dal cielo azzurro, tranquillo è il mirto, sereno l’alloro…” di Johann Wolfgang von Goethe; - e “Muraglie di pietra che sembrano resti di antiche fortezze, e filari di pilastri come menhir preistorici (blocchi di pietra allungati, infissi verticalmente nel terreno) allineati verso il lago”; e “Un luogo affacciato sul Garda dove il profumo dei limoni contrasta con la verticalità delle rocce e si riflette nel blu del lago”: espressioni tratte da un reportage di viaggio giornalistico dedicate alle bellezze del lago di Garda.
(Segue Riproduzione di siti che ospitano le piane li limone più antiche d’Italia)
Struttura pianta: trattasi di un albero sempre verde alto da a 3 - 6 m, formato da: un fusto corto con legno duro e compatto, rivestito da corteccia grigio-bruna che si fessura con gli anni; radici fascicolate superficiali concentrate nei primi 30 -50 cm di terra (motivo per cui la piante teme molto la siccità, il freddo e i ristagni d’acqua); chioma densa, cespugliosa e tondeggiante, formata da rami a portamento aperto (spesso provvisti di spine) anche all’interno e alla base, con funzione di protezione dei frutti e della corteccia dal sole; foglie sempreverdi, coriacee, di forma ellittica, di colore verde scuro e ricche di ghiandole aromatiche; fiori (zagare) solitari o riuniti in piccoli gruppi, profumati, con petali bianchi all’interno e sfumature rosacee o violacee all’esterno, ermafroditi (che possiedono sia gli stami: organi maschili contenente il polline, che il pistillo: organo femminile) e autofertili. Per cui l’impollinazione non richiede la presenza di altre piante; e frutti ovali o ellittici con una punta (detta umbone) denominati esperidi, simili a speciali bacche composte da una: scorza (esocarpo) coriacea gialla o verde, uno strato spugnoso bianco (mesocarpo) detto albedo e una polpa carnosa suddivisa in 8 -10 spicchi succosi dal sapore aspro.
Riproduzione, per:
innesto: tecnica professionale più indicata per la fruttificazione commerciale e per ottenere piante molto vigorose, forti, resistenti alle malattie e adattate al terreno, grazie al portinnesto. Consiste nell’inserire una porzione di ramo della pianta desiderata su un portinnesto radicato, con il metodo: - a spacco o a corona tra aprile e maggio (rispettivamente al Sud e al Nord), per sfruttare la forte spinta della linfa; - a gemma o scudetto, in giugno – luglio e ad agosto –, sia a spacco che a gemma, se il clima è ancora mite. Per una buona probabilità di riuscita nei giorni successivi all’esecuzione, il termometro non deve mai scendere sotto i 10 °C, e il portinnesto deve essere in vegetazione;
margotta: si esegue in primavera – estate, è facile da realizzare, poiché consiste nello scegliere un ramo di 2 – 3 anni sul quale rimuovere un anello di corteccia e coprirlo con della terra umida racchiusa in un sacchetto o bottiglia di plastica tagliata. Ramo che continua ad essere nutrito dalla pianta madre, mentre sviluppa le proprie radici. Tanto che dopo 2 – 3 mesi può essere tagliato sotto il pannello di terra. Il metodo assicura una buona efficacia, ma si possono ottenere poche nuove piante alla volta, ed essendo prive di un portinnesto, nel tempo, risultano più vulnerabili alle avversità;
talea: si effettua da marzo ad aprile, prelevando circa 15 – 20 cm di un ramo di un anno, tagliando la base in modo netto e asportando un piccolo anello di corteccia e le foglie superiori (per limitare la perdita di acqua); per poi (preferibilmente dopo averlo cosparso di Polvere radicante per talee), inserirlo in un sacchetto o in una mezza bottiglia di plastica con del terriccio per acidofile, per creare un microclima umido propizio allo sviluppo delle radici in circa 60 giorni. Radici che nei primi anni mantengono una debole consistenza ed una maggiore sensibilità agli attacchi fungini, rispetto alle piante innestate;
per seme: prelevando, in marzo – aprile i semi sani da un frutto maturo, lavarli e privarli dalla pellicola esterna, prima di metterli (tra fogli di carta da cucina o del cotone idrofilo inumiditi) dentro un contenitore chiuso per 3 – 5 giorni per farli germinare. Dopo di che piantarli in un vaso (con la radichetta verso il basso), ad 1 -2 cm di profondità di terriccio umido fertile e ben drenato, posizionandolo in un luogo caldo e luminoso. Le piante così riprodotte, se non successivamente innestate, spesso producono frutti di qualità inferiore. In quanto il limone essendo un ibrido, il seme genera una pianta diversa e imprevedibile che impiega molti anni prima di fruttificare. Per cui, in genere è un metodo utilizzato per produrre portinnesti.
Proprietà fito-sanitarie: - foglie: in infusione producono effetti calmanti, rilassanti e digestive; - buccia e in particolare: flavedo (parte esterna della buccia), ricco di oli essenziali profumati (limonene) , dall’effetto benefico sul sistema nervoso e la microcircolazione e albedo (parte bianca spugnosa), ricco di fibre e flavonoidi (come la esperidina), che favoriscono la salute dei vasi sanguigni; - e succo che, abbondando di acido citrico, vitamina C (Un singolo limone ne contiene circa 50 mg per ogni 100 g, e se si utilizza anche la buccia, si raggiungono ben 120 mg) e sali minerali, procura benefici effetti antiossidanti, digestive, antisettiche e aiuta a prevenire la formazione di calcoli renali
Benefici che, tranne nei casi di controindicazioni dovute a forme acute di gastrite, presenza di afte o gengiviti, nell’insieme svolgono funzioni di purificazione e fluidità del sangue e disinfettanti, nonché di: dimagranti, dissetanti, rinfrescanti, riduzione della ritenzione idrica, miglioramento della salute della pelle e dei capelli, reintegrazione dei sali minerali e di assorbimento del ferro: utile per combattere la debolezza e l’anemia.
Tanto che, in fitoterapia ed erboristeria, il limone è considerato un vero presidio per la salute, grazie principalmente al potere: - antiossidante e immunostimolante dovuto all’altissimo contenuto di Vitamina C (acido ascorbico) e flavonoidi, che contrastano i radicali liberi, proteggono le cellule dall’invecchiamento e rafforzano le difese immunitarie, prevenendo i malanni di stagione (raffreddore e influenza); - alcalinizzante ed epatico, in quanto, nonostante il sapore acido, una volto metabolizzato nell’organismo l’acido citrico favorisce la formazione di un ambiente alcalino.
Consigli pratici per consumare il limone proteggendo la salute:
- Bere acqua tiepida con succo limone al mattino, per stimolare la digestione, grazie all’azione stimolante dei succhi gastrici;
- Bere un infuso di Zenzero, Limone e Miele (Preparazione: scaldare una tazza di acqua a circa 80 ° C , per non distruggere la vitamina C; inserire 2-3 fettine di zenzero per circa 5 – 7 minuti, quindi rimuovere lo zenzero e lasciare intiepidire il tutto, prima di aggiungere il succo di mezzo limone fresco ed un cucchiaino di miele grezzo per bilanciare l’acidità) per ottenere il massimo potere digestivo, accelerare lo svuotamento gastrico e contrastare il gonfiore, grazie all’effetto della combinazione del gingerolo e acido citrico;
- Usare il succo di limone fresco per: - intenerire la consistenza di carne e pesce; pulire la bocca dal sapore pesante delle carni più grasse; - neutralizzare le molecole che creano il forte odore del pesce, rendendo il sapore più vivo e fresco; agevolare l’assorbimento del ferro della carne; -rasformare il ferro contenuto nelle verdure (come spinaci) in una forma notevolmente più assorbibile; - aumentare ulteriormente la biodisponibilità della vitamina C (a condizione però che il succo venga messo a crudo direttamente sulla pietanza, prima di consumarla, per evitare che, essendo termolabile, il calore della cottura la distrugga); - usare meno sale, considerato che il succo già conferisce sapore agli alimenti;
- Grattugiare la buccia di limoni biologici su primi piatti o dolci per fare il pieno di antiossidanti;
- Risciacquare subito la bocca, dopo aver bevuto il succo diluito, per rimuovere i residui di acido citrico. Oppure usare la cannuccia, per limitare il contatto del succo acido con i denti, o attendere almeno 30 minuti prima di lavarli, per evitare di graffiare lo smalto ammorbidito.
Utilizzazioni, il limone essendo l’agrume più versatile in assoluto, trova impiego nel settore:
- alimentare, dove il succo viene usato come condimento, conservante naturale e base per bevande. Mentre la buccia (flavedo) è un ingrediente fondamentale in pasticceria e nella produzione di liquori (vedi Limoncello);
- dell’Industria Profumiera, dato che dai fiori (Zagare) e dalla buccia si estraggono essenze finissime impiegate in aromaterapia e per la produzione di profumi, saponi e cosmetici;
- e della Pulizia e dell’Artigianato, nei quali il succo, per via della sua forte acidità, viene usato, fin dall’antichità, come sgrassatore, lucidante per metalli e smacchiatore naturale.
E poiché la tradizione gastronomica siciliana vanta un ricco patrimonio di ricette che utilizzano i limoni come ingredienti per creare composti alimentari freschi e dissetanti (perfetti specie per affrontare l’intenso caldo estivo), e considerato che abitualmente nei giardini della nostra zona si coltivano piante molto produttive; al fine di contribuire ad incrementare la fruizione dei copiosi preziosi benefici che dal loro utilizzo possono derivare, si ritiene utile riportare le istruzioni inerenti il procedimento per la realizzazione di numerose invitanti preparazioni:
- Granita (Simbolo per eccellenza della tradizione siciliana estiva): - ingredienti: 3 limoni biologici medi (o 4 piccoli)¸1 litro di acqua e 250 g di zucchero; procedimento: tagliare a pezzetti i limoni e lasciarli macerare insieme allo zucchero per alcune ore (per estrarre tutti gli aromi e i profumi contenuti nella buccia), oppure scaldare l’acqua con lo zucchero fino a scioglierlo; aggiungere il succo filtrato e la scorza grattugiata o in infusione (macerazione in acqua bollente); fare raffreddare e inserire in freezer, mescolando ogni 30 – 40 minuti durante il congelamento per evitare la formazione di cristalli troppo grossi. Oppure frullare il blocco di ghiaccio nel mixer per renderla cremosa;
- Sorbetto ai limoni verdi – verdelli- (rappresenta un’alternativa più cremosa alla granita, perfetta come digestivo a fine pasto): - ingredienti: 400 ml di acqua, 300 ml di succo filtrato di limoni verdi (circa 5 – 6 frutti), 250 g di zucchero, la scorza grattugiata di 2 limoni verdi e 1 albume d’uovo; - preparazione: scaldare l’acqua con lo zucchero in un pentolino fino al suo completo scioglimento e lasciare raffreddare, spremere i limoni e filtrare il succo, grattugiare la scorza dei limoni, mescolare il succo e la scorza allo sciroppo freddo, montare l’albume a neve ferma (fino ad ottenere una spuma densa, compatta e stabile che non cade se si capovolge la ciotola) e unirlo al composto delicatamente, versare tutto in un contenitore da mettere in freezer per alcune ore e frullare se si vuol rendere l’insieme più soffice;
- Limonata siciliana (Tradizionale al bicchiere): ingredienti: 4 limoni grandi e succosi; 1 litro di acqua naturale fredda, 4 -5 cucchiai di zucchero semolato, ghiaccio q.b. e foglioline di menta fresca; - preperazione: grattugiare finemente la scorza di un solo limone (evitando di includere la parte bianca) e metterla in una brocca insieme allo zucchero, spremere il resto dei limoni e filtrare il succo direttamente nella brocca, mescolare energicamente con un cucchiaio lungo per far sciogliere completamente lo zucchero , aggiungere l’acqua fredda e abbondante ghiaccio, mescolare ancora e servire con qualche foglia di menta.
In alternativa, la versione tradizionale prevede la produzione dello sciroppo di base che può essere conservato e utilizzato all’occorrenza: - ingredienti: 500 ml di succo di limoni freschi (circa 1 Kg di limoni non trattati), 250 g di zucchero semolato (metà del peso del succo), scorza di limone q.b. (opzionale, per conferire un aroma più intenso); - preparazione: spremere i limoni e filtrare il succo per eliminare i semi e la polpa in eccesso; versare il succo in un pentolino e unire lo zucchero e le bucce (se si preferisce); mescolare bene a fuoco basso, finché lo zucchero non si sia sciolto del tutto; portare a leggero bollore e far cuocere per 3- 5 minuti, togliendo l’eventuale schiuma in superficie; versare lo sciroppo bollente in bottiglie sterilizzate capovolgendole, per creare il sottovuoto. Per poi, alla bisogna, diluire lo sciroppo con acqua fredda e ghiaccio per gustare la limonata;
- Granatina al limone con la bottiglia: - ingredienti: 400 ml di acqua (divisa in due quantità da 200 ml), 200 g di zucchero, 2 limoni succosi biologici e 2 bucce di limone; - procedimento: sciogliere a fuoco basso 200 g di zucchero in 200 ml di acqua in un pentolino insieme alle bucce di limone e fare intiepidire; spremere il succo dei 2 limoni e filtrarlo; immettere in una bottiglia di plastica con una imboccatura larga i restanti 200 ml di acqua, il succo di limone e lo sciroppo di acqua e zucchero senza la bucce; chiudere la bottiglia lasciando un po' di spazio vuoto all’interno e metterla nel congelatore; agitare energicamente la bottiglia ogni 30-60 minuti per circa 3-4 ore, finché il composto non diventa cremoso;
- Gelo di limone (E’ un dolce cremoso e rinfrescante, nel quale al posto del latte viene utilizzato il succo della frutta fresca): - ingredienti per una dose di 4 -5 persone: 500 ml di acqua, 100 ml di succo di limone filtrato, 160 g di zucchero semolato, 50 g di amido di mais (maizene) o amido di frumento, pistacchi tritati, la scorza gialla esterna di 3 limoni biologici e gelsomini freschi q.b. (per decorare alla fine); preparazione: mettere la scorza di limone in acqua a riposare per una notte, filtrare l’acqua e unirla al succo di limone allo zucchero e all’amido, cuocere a fuoco basso mescolando con una frusta finché il composto si addensa, per poi versarlo negli stampini e farlo raffreddare in frigo;
- Scorzette di limone candite (Rappresentano una prelibatezza, da consumare da sole come piacevole conclusione del pasto, per favorire la digestione, oppure per arricchire dolci e creme): - ingredienti: 100 g di scorze di limoni biologici con buccia spessa, 100 ml di acqua, 100 g di zucchero semolato (più un extra per la copertura finale); - preparazione: lavare accuratamente i limoni; tagliare le estremità ed estrarre longitudinalmente striscioline di buccia con più parte bianca possibile, metterle in una pentola con acqua fredda portandola a bollore per 5 minuti; ripetere per 3 volte il trattamento, cambiando l’acqua, per rimuovere l’amaro; pesare le scorzette sbollentate; preparare uno sciroppo con scorzette, acqua e zucchero di pari peso (ad esempio, unire 100 g di scorzette, a 100 g di acqua e 100 g di zucchero), sciogliendo lo zucchero nell’acqua in un tegame largo e poi unire le scorzette; cuocere il tutto a fiamma moderata, finché lo sciroppo non si sarà quasi completamente assorbito e le scorze diverranno trasparenti e lucide; estrarre le scorzette e adagiarle su un foglio di carta da forno, farle raffreddare e se si gradisce passarle nello zucchero semolato;
- Limoncello: - ingredienti: parte gialla della buccia di 10 limoni biologici, 1 litro di alcol puro a 95°, 1 litri di acqua e 800 g di zucchero; - procedimento: metter le bucce a macerare nell’alcol all’interno di un barattolo di vetro ermetico e lasciare riposare al buio per 10 –14 giorni, scuotendo il contenitore una volta al giorno; fare bollire l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero e mescolare finché non si è completamente sciolto e lasciare raffreddare totalmente lo sciroppo ottenuto; quindi filtrare l’alcol dalle bucce, unirlo allo sciroppo, mescolare bene e lasciare riposare prima dell’imbottigliamento definitivo e dell’assaggio;
- Pesto di limoni (rappresenta un’alternativa al classico pesto genovese, essendo un condimento fresco e senza cottura per la pasta o da spalmare sui crostini): - ingredienti: 2 – 3 limoni non trattati, 80 g di mandorle pelate o pinoli (o un mix), 100 ml di olio extravergine di oliva, 80 – 100 g di parmigiano reggiano grattugiato, 8 – 10 foglie di basilico fresco (e un rametto di menta o prezzemolo facoltativi), 1 spicchio d’aglio (facoltativo) e sale e pepe nero q.b; - preparazione lavare bene i limoni, asciugarli e prelevare soltanto la parte gialla della buccia con un pelapatate; spremere i limoni e filtrare il succo per eliminare i semi; inserire nel mixer per tritare scorza, frutta secca, erbe aromatiche e aglio, azionandolo a impulsi brevi per evitare di surriscaldare gli ingredienti; aggiungere il formaggio grattugiato, il succo, un pizzico di sale, pepe e olio extravergine di oliva a filo (lentamente e in moto continuo) e frullare il tutto fino ad ottenere una crema densa, omogenea e vellutata;
- Taralli glassati (Sono deliziosi biscotti ricoperti da una glassa di zucchero bianca). – ingredienti: 500 g di farina 00, 3 uova medie, 150 g di zucchero, 30 – 50 g (1 cucchiaio) di strutto o burro, 100 ml di latte o liquore (sambuca, o vermouth), 1 bustina di lievito per dolci, scorza grattugiata di 1 limone o arancia, 300 g di zucchero a velo e succo di limone q.b; - preparazione: in una ciotola capiente o spianatoia unire la farina setacciata con il lievito, lo zucchero e le scorze degli agrumi e aggiungere le uova, il burro morbido (o lo strutto) e il latte a filo (o il liquore) e impastare con le mani fino a ottenere un panetto liscio, morbido ed omogeneo; creare dei cordoncini, intrecciarli, chiuderli a cerchio e cuocerli in forno a 200 ° C per circa 20 minuti; mescolare lo zucchero a velo con il succo di limone filtrato e spennellare la superficie dei biscotti ancora caldi, per creare una copertura bianca e lucida;
- Insalata messinese (a base di limone della varietà Interdonato che, grazie alla sua bassa acidità e alla buccia dolce, è l’unico che si consuma come un vero e proprio ortaggio: - Ingredienti: 2 limoni freschi biologici, 1 cipollotto o una cipolla rossa di tropea, olio extravergine di oliva , sale e pepe nero, qualche oliva nera o filetti di acciuga; - preparazione: lavare bene i limoni senza sbucciarli; tagliarli a fette molto sottili e poi a cubetti; affettare finemente il cipollotto, dopo averlo lasciato in bagno in acqua fredda per 10 minuti e asciugato, per attenuare il sapore forte; unire in una ciotola la cipolla ai cubetti di limone e condire generosamente con olio, sale e un pizzico di pepe;
- Spaghetti al limone (E’ un primo piatto semplice ma raffinato che racchiude il gusto equilibrato tra acidità e cremosità). – ingredienti: 350 g di spaghetti n° 5, 50 ml di olio extravergine di oliva, 60 g di parmigiano reggiano grattugiato, 150 ml di succo fresco di limone (di circa 3 limoni), 15 g di scorza di limone, 5 g di basilico fresco tritato, 3 g di sale, mezzo spicchio d’aglio tritato e pepe q.b: - preparazione: in una ciotola grande, sbattere insieme metà dell’olio EVO, il formaggio, il succo di limone, il sale ed il pepe; soffriggere l’aglio con l’olio rimanente, raffreddare e aggiungere al composto di formaggio e succo di limone e mettere da parte; nel frattempo, portare ad ebollizione l’acqua in una grande pentola, aggiungere il sale e cuocere la pasta (scolarla, conservando una tazza d’acqua di cottura); aggiungere la pasta alla salsa al limone e farla saltare con basilico e la scorza di limone; aggiungere ¼ di acqua di cottura alla volta e proseguire a farla saltare per inumidirla; quindi condire con altro sale e pepe a piacere, prima di versare il tutto nelle ciotole e servire;
- Polpette in foglie di limone (Sono un secondo piatto profumato e delizioso. La carne viene insaporita dal contatto diretto con le foglie di limone, che rilasciano un aroma agrumato unico): - ingredienti: 400 – 500 g di carne macinata di vitello o un mix di manzo e maiale, 1 -2 uova, 40 – 50 g di formaggio grattugiato (Parmigiano, pecorino o caciocavallo), 1 cucchiaio di pangrattato, scorza di 1 limone grattugiata, olio extravergine di oliva e succo di limone per l’emulsione finale, sale e pepe q. b., foglie di limone lavate e non trattate; - preparazione: mettere il macinato in una ciotola insieme alle uova, il formaggio, la scorza di limone , il sale, il pepe e il pangrattato; impastare bene con le mani fino ad ottenere un composto morbido ma compatto da far riposare in frigo per circa 15 minuti; lavare con cura la foglie e tamponarle con un panno asciutto; prendere piccole porzioni di impasto, modellare delle polpettine o dei cilindri e posizionarle/i sopra una foglia, coprendole/i con una seconda foglia (o avvolgendole/i); cuocere su una griglia ben calda o su una piastra antiaderente per mochi minuti su ogni lato, per consentire alle foglie di rilasciare i loro oli essenziali senza bruciare troppo; prendere l’emulsione di olio di oliva e succo di limone (sbattuti insieme) e irrorare le polpette appena tolte dal fuoco;
- Involtini di pescespada (E’ una pietra miliare della cucina marinara siciliana per esaltare il sapore del pesce): - ingredienti: 12 fettine sottilissime di pescespada (circa 400g), 100 g di pangrattato, 2 cucchiai di pinoli tostati e 2 di uvetta sultanina (ammollata e strizzata), i cucchiaio di capperi dissalati tritati, 2 limoni biologici (scorza, succo e fettine), 10 – 12 foglie fresche di limone o di alloro, olio extravergine di oliva, prezzemolo, sale e pe q.b.; - preparazione: - in una ciotola unire il pane grattugiato, i pinoli, l’uvetta, i capperi, il prezzemolo, la scorza grattugiata di un limone, e un filo abbondante d’olio per inumidire il tutto; adagiare un cucchiaio di ripieno su ogni fettina di pesce e ripiegare leggermente i bordi verso l’interno per formare l’involtino; passare gli involtini nel pangrattato avanzato e disporli in una teglia unta, intervallandoli con una foglia e una fettina sottile di limone, irrorandoli con l’emulsione di olio e succo di limone, prima della cottura a forno a 200 °C , per circa 12 – 15 minuti.
Esigenze per la coltivazione:
- esposizione: a pieno sole per molte ore giornaliere e in posizione riparata dai venti dominanti, per evitare il distacco dei frutti e il danneggiamento dei rami;
- clima e temperatura: mite, in quanto soffre drasticamente il gelo intenso sotto i meno 2 – 3 °C, che può provocare la defogliazione della pianta e danneggiare la struttura legnosa. Per cui, nei mesi freddi, necessita di protezione o se in vaso lo spostamento in luogo riparato;
- terreno: sciolto, ben drenato, ricco di sostanza organica e assolutamente privo di ristagni d’acqua;
- irrigazione: regolare in primavera ed estate, minima in inverno, ma solo quando il terreno in superficie risulta asciutto, per evitare la formazione di pozzanghere intorno al colletto e ristagni d’acqua nel sottovaso;
- concimazione: richiedono nutrienti specifici, da somministrare dopo la potatura a base di : azoto (per stimolare lo sviluppo della nuova vegetazione), potassio e fosforo (essenziali per favorire la fioritura, l’allegagione e la maturazione di frutti saporiti e succosi), e microelementi come ferro e magnesio (per prevenire l’ingiallimento fogliare). Oppure se, oltre al reintegro delle sostanze nutritive, necessita migliorare la qualità del terreno (ammendare), è più confacente procedere alla somministrazione di lupini macinati, che forniscono: azoto organico a lento effetto (che nutrono la pianta gradualmente durante la ripresa vegetativa), aiutano a mantenere o abbassare il Ph del terreno su livelli sub-acidi (intoro al valore 6, ideale per gli agrumi) e a migliorare la fertilità del suolo o del terriccio in vaso. Ovviamente, integrandoli con i fertilizzanti minerali sopradescritti;
- potatura: necessaria per la rimozione dei rami secchi, spezzati e dei succhioni (rami verticali vigorosi che non producono frutti e debilitano la pianta), da praticare alla fine dell’inverno e comunque prima della fioritura.
Parassiti:
Cocciniglie - Planococcus citri, Aonidiella auranti, Aspidiotus neri: insetti dotati di uno scudo protettivo o di una copertura cotonosa. Svernano sui rami come neanidi (primo stadio giovanile degli insetti) o femmine adulte. In primavera riprendono a nutrirsi e a riprodursi (da 2 a 4 generazioni l’anno). Le uova si schiudono rilasciando neanidi mobili (prive di protezione cerosa che le rende vulnerabili), che producendo melata causano l’insorgenza della fumaggine (patina nera).
Il sistema di lotta si articola in interventi di natura: - agronomioca, consistente nella potatura finalizzata all’arieggiamento della chioma per ridurre l’umidità ed eliminare i rami più colpiti invasi dalle formiche che proteggono le cocciniglie per nutrirsi di melata; - biologica, attraverso trattamenti con: oli minerali bianchi -Solabiol- o oli vegetali di soia o di lino che agiscono per soffocamento delle forme mobili; sapone di Marsiglia o Sapone molle di potassio, alla dose di 10 – 15 g per litro di acqua tiepida, da spruzzare uniformemente su tutta la pianta e sotto le foglie in particolare seguita, dopo 1 – 2 ore, dal lavaggio con acqua per far respirare la pianta; olio di Neem (per bloccare la crescita e la riproduzione degli insetti, in qualità di potente repellente), alla dose di 5 -10 ml addizionato di qualche goccia di sapone per piatti (con funzione emulsionante) per ogni litro di acqua tiepida, da agitare bene e spruzzare su tutta la chioma; l’introduzione di insetti predatori come la coccinella – Rodolia cardinalis o parassitoidi come Aphytis melinus (Vespa parassita) ; - meccanica, ricorrendo, se l’attacco è poco esteso o su pianta in vaso, alla rimozione manuale delle cocciniglie o tamponandole, sulla pagina inferiore delle foglie, lungo le ascelle e i rami dove si nota la presenza, con batuffoli di cotone imbevuti di alcol denaturato (per sciogliere la cera protettiva e uccidere l’insetto all’istante), sciacquando, dopo qualche minuto, le parti trattate con acqua tiepida, per eliminare i residui di alcol;
Afidi o Pidocchi delle piante – Aphis gossypii e Aphis spiraecola-: piccoli insetti dal corpo molle che colonizzano i germogli teneri in primavera e autunno. Si moltiplicano rapidamente con il sopraggiungere della bella stagione, succhiando linfa e causando l’accartocciamento e il blocco della crescita delle foglie e la produzione di melata.
La lotta consiste nell’irrorare la chioma con soluzioni a base di Sapone molle di potassio (con le stesse modalità descritte per combattere la cocciniglia) o spruzzando direttamente sulle foglie, in ore serali, l’ottimo insetticida repellente naturale, ad azione rapida, di macerato di ortica o aglio (ottenuto immergendo 100 g di ortica fresca o 30 – 40 g di aglio schiacciato in 1 litro di acqua per 24 – 48 ore, e filtrando il liquido di risulta). E nel favorire la presenza di predatori naturali, quali: le Coccinelle, i Crisopidi (Appartenenti all’ordine dei Neurotteri dal corpo di colore verde brillante provvisto di grandi ali trasparenti, le cui larve definite “leoni degli afidi” sono, appunto, predatrici voraci) e i Sirfidi (facenti parte dell’ordine dei Ditteri dal corpo simile alle vespe, ma prive di pungiglione), gli adulti dei quali sono eccellenti impollinatori in grado di compiere il volo stazionario (rimanere fermi in aria), mentre le larve vivono sulla vegetazione cacciando attivamente i parassiti;
Minatrice serpentina – Phyllocnistis citrella -: è una minuscola farfalla notturna della lunghezza di 3 mm ed una apertura alare di circa 4 – 8 mm, di colore bianco-argenteo lucente con riflessi metallici con striature scure con all’apice una macchietta nera (ocello). La larva che ha forma allungata raggiunge circa 3 mm a fine sviluppo. Durante lo stadio giovanile scava attivamente le gallerie nutrendosi dei tessuti fogliari, mentre a fine sviluppo scava gallerie (mine) serpentiformi e lucide all’interno dei tessuti fogliari che si accartocciano e seccano. In fase di maturazione poi smette di nutrirsi per produrre un filo di seta per ripiegare il margine delle foglie e prepararsi alla trasformazione in crisalide. L’infestazione più massiccia si registra a partire dalla tarda primavera a tutta l’estate, in presenza di temperature di 12 – 13 °C.
La lotta si basa su interventi di natura: - agronomica, evitando l’eccesso di concimazioni azotate in estate per evitare di stimolare l’emissione di abbondanti germogli teneri, preferiti dall’insetto; - e biologica, con l’utilizzo di insetticidi a base di Azadiractina (olio di Neem) dotato di proprietà translaminare (capacità di penetrare nel tessuto di una foglia) per colpire le larve all’interno della foglia; e l’installazione di trappole a feromoni in primavera, per il monitoraggio e la cattura massale;
Tignola della zagara – Prays citri -: è una piccola farfalla fitofaga (che si nutre di piante), che vola soprattutto di notte o al crepuscolo, avvalendosi di una apertura alare di circa 12 cm (di cui quelle anteriori di colore grigio con macchie nere, mentre quelle posteriori sono più chiare con margini frangiate) che, fra la primavera e l’autunno, può compiere fino 11 generazioni all’anno. La larva inizialmente molto chiara, diventa bruno verdastra durante la crescita, si nutre delle parti interne dei boccioli e dei fiori (zagare) unendoli con sottili fili di seta. L’attacco causa la distruzione dell’ovario e la conseguente caduta precoce dei fiori (cascola) e dei piccoli frutti, ma può interessare anche foglioline, gemme e frutticini, che se penetrati, emettono gomma, ingialliscono e cadono.
La lotta consiste nell’effettuare il monitoraggio, tramite l’uso di trappole ai feromoni per intercettare i picchi di volo degli adulti a cui seguono, con i primi caldi e in autunno (favoriti dalle temperature miti e dalla presenza di nuovi flussi di fioritura), l’ovideposizione sui boccioli fiorali. Al fine di individuare l’esecuzione dei trattamenti mirati con Bacillus thuringiensis (specifico contro le forme larvali per ingestione) in coincidenza con i momenti di massima presenza delle larve, prima dell’apertura dei fiori;
Ragnetto rosso – Panonychus citri e Tetranychus urticae - : di cui il primo è specifico degli agrumi e l’altro che oltre gli agrumi attacca altre piante. Comunque entrambe le specie sono piccoli acari fitofagi di colore rosso, difficilmente visibili a occhio nudo, che compaiono da metà primavera (aprile) e proliferano durante i periodi più caldi e asciutto dell’anno, quando si verificano temperature superiori a 25 – 27 °C e scarsa umidità. Si manifestano con l’apparizione di piccole punteggiature grigio – giallastre sulla pagina inferiore delle foglie che, in seguito ad attacchi massicci, diventano argentate o seccano, causandone la caduta.
I rimedi e metodi di lotta consistono: nell’evitare ristagni di umidità nel terreno e una eccesiva massa fogliare; nel mantenere la vegetazione bene areata; nel distanziare adeguatamente le piante, per evitare il trasferimento degli acari; - nel favorire la presenza o lanciare acari predatori, in grado di tenere naturalmente sotto controllo la popolazione parassita, come il Phytoseiulus persimilis o Fitoseidi (famiglie di acari predatori molto veloci nei movimenti rispetto ai ragnetti rossi, delle uova, larve e adulti dei quali si nutrono, mentre in loro mancanza mangiano polline senza danneggiare la pianta. Predatori reperibili in commercio, in flaconi o sacchetti (presso Aziende specializzate, quali: Gogoverde, Agrimag, Biogard ed altre), che vanno distribuiti direttamente sulle foglie, la sera o il mattino presto in presenza di temperature miti ed una leggera umidità ambientale per favorire la riproduzione); - nell’effettuare trattamenti (bagnando bene anche la pagina inferiore delle foglie) a base di Sapone molle di potassio (alla dose di 1-2 ml per litro d’acqua) o di Olio di Neem o di zolfo bagnabile.
Il parassita, in questione, comunque, non va confuso con il Ragnetto rosso che compare su balconi e sui muri in primavera, essendo quest’ultimo un acaro del tutto innocui per l’uomo, gli animali e le piante, in quanto svolge un’utile funzione ecologica nutrendosi di uova e larve di insetti nocivi;
Acaro delle meraviglie – Eriophyes sheldoni -: è un acaro piccolissimo che si rifugia nelle gemme e si nutre dei tessuti interni del fiore, deformando l’ovario e provocando la crescita di frutti completamente deformati e bizzarri, e poiché rimane protetto entro le gemme per gran parte dell’anno, occorre colpirlo nei momenti di scopertura, seguendo il seguente calendario: - appena le temperature minime si assestano stabilmente sopra i 7-8 °C, prima della fioritura (fine febbraio-inizio di marzo: quando gli acari escono per colonizzare i nuovi focolai), eseguendo un trattamento con una emulsione composta da 10-15 ml Olio bianco minerale per litro d’acqua, bagnando benissimo foglie, tronco e l’attaccatura dei rami. E nel caso, dopo la fioritura (a maggio) si notino nuove gemme deformate, effettuando un ulteriore trattamento a base di Olio di Nemm o di Sapone molle di potassio; a inizio settembre invece, per proteggere la fioritura autunnale tipica dei limoni rifiorenti, ripetendo un leggero trattamento con Olio bianco.
Trattamenti che vanno integrati con pratiche di coltivazione consistenti nella: - potatura di arieggiamento con il taglio dei rami interni secchi o troppo fitti (per impedire la formazione di aria stagnante e calore eccessivo, che favoriscono la proliferazione del parassita); - rimozione dei limoni deformi (per ostacolare che l’infestazione si propaghi sulle nuove fioriture; applicazione di appositi collanti sul tronco (per evitare la risalita della formiche: difensori sia degli acari che di altri parassiti dai predatori naturali).
Mal secco degli agrumi: è una delle malattie più distruttive per il limone. Essendo causato dal fungo parassita tracheomicotico (che colpisce il sistema vascolare della pianta) -Olenodomus tracheiphilus - (noto anche come Phoma tracheiphila). Il patogeno colonizza l’interno dei vasi linfatici xlematici (microscopici canali che trasportano acqua e sali minerali) ostruendoli e bloccando il flusso della linfa: causa del disseccamento della chioma. Sverna all’interno dei tessuti infetti o nei residui vegetali a terra, sulla corteccia dei quali si formano piccoli corpi fruttiferi (picnidi) che rilasciano milioni di spore (conidi) che vengono veicolate dagli agenti atmosferici e dagli attrezzi da taglio non disinfettate. E poiché il fungo non riesce a perforare i tessuti integri, le vie di accesso alla pianta trovano riscontro in ferite e lesioni causate dal vento, grandinate, gelate invernali, tagli di potatura o lesioni radicali provocate da lavorazioni del terreno. Pertanto, la proliferazione e la diffusione avviene principalmente durante i mesi più freschi, umidi e piovosi (in genere da ottobre a gennaio), con temperature ottimali comprese fra i 14 e i 25 °C , mentre il caldo estivo ne rallenta l’attività. Gli effetti dell’insediamento del fungo nei vasi linfatici si manifestano: - inizialmente, con l’ingiallimento delle foglie apicali partendo dalle nervature, per poi appassire e cadere prematuramente, lasciando il picciolo attaccato al ramo; - e nella fase acuta, con il progressivo disseccamento, dall’alto verso il basso, dei rami colpiti che se tagliati trasversalmente evidenziano la tipica colorazione rosso-salmone del legno interno, segno inequivocabile della presenza del fungo.
Prevenzione e sistemi di lotta: dato che non esistono cure chimiche endoterapiche (che agiscono all’interno dei tessuti e del sistema vascolare delle piante) e di eradicazione totale, sfruttando la tecnica dell’endoterapia (iniezione di sostanze curative direttamente nel tronco), la difesa quindi dovrà basarsi rigorosamente sulla strategia preventiva indicata dai Servizi Fitosanitari Regionali, quali:
Lotta Agronomica, consistente nel: tagliare immediatamente, ai primi sintomi, i rami infetti al disotto di circa 20 – 30 cm della zona infetta, accertandosi che la sezione del legno rimasto sulla pianta appaia completamente priva di sfumature rosa; - disinfettare, con alcol denaturato o una soluzione di candeggina, le lame delle cesoie e dei segacci dopo ogni singolo taglio e coprire i tagli più grandi con mastici cicatrizzanti contenenti Sali rameici; - raccogliere e bruciare sul posto i rami potati o le piante interamente scalzate, per azzerare l’inoculo fungino, evitando assolutamente di compostarli o triturarli; - non effettuare, tassativamente, le lavorazioni del terreno (fresature o arature) nel periodo autunno-invernale, per non ferire l’apparato radicale e prevenire la forma più grave d’infezione vascolare dal basso (“mal fulminante”);
Trattamenti protettivi (Lotta integrata/Biologica): a base di Solfato di rame, Ossicloruro di rame o Poltiglia Bordolese, da effettuare preventivamente sulla chioma in: autunno (ottobre-novembre), subito dopo la potatura, prima dell’inizio delle grandi piogge o forti eventi climatici lesivi (grandinate, forti gelate o tempeste di vento), per proteggere istantaneamente le microlesioni; e subito dopo;
Scelta del materiale e Varietà resistenti: prediligendo, in occasione di nuovi impianti, cultivar di limone che hanno dimostrato una tolleranza o resistenza al Mal secco, come il Limone Monachello o selezioni resistenti di Femminello, e acquistare solo piante munite di passaporto fitosanitario, per garantire la totale sanità originaria del materiale vivaistico.
Clorosi ferrica: è una fisiopatia (alterazione causata da fattori fisici/ambientali) del limone imputabile alla carenza di ferro. Non si tratta quindi di una malattia infettiva, ma di un non trascurabile disturbo nutrizionale, il cui sintomo visivo si manifesta: - con la perdita di colore verde delle foglie più giovani (i germogli apicali), per poi (se non curata) si estende a quelle più vecchie, che ingialliscono, tranne le nervature che rimanendo di un verde intenso, creano un forte contrasto. Foglie che, nei casi più gravi, diventano quasi bianche, con margini che seccano (per necrosi) e cadono, causando il blocco della crescita dell’intera pianta e il deperimento dei rami e dei frutti, che restano piccoli e vanno incontro alla cascola precoce.
Ciò, in quanto, pur essendo il ferro quasi sempre presente nel terreno, la pianta non riesce ad assorbirlo a causa di: un Ph superiore a 7 – 7,5 nel suolo (eccessivamente calcareo o alcalino), che rende il microelemento insolubile e non assorbibile dalle l radici; - sistematiche annaffiature (specie nei vasi) con acqua molto calcarea (dura); radici soffocate da ristagni di acqua che, specie in terreni troppo compatti, non riescono ad assorbire i nutrienti.
La cura prevede interventi: - primaverili, ad azione d’uro, consistente nel scioglimento nell’acqua di irrigazione del Ferro chelato del tipo EDDHA o EDTA, ogni 15 – 20 giorni, fino a quando le nuove foglie nascono di un verde intenso (tenendo presente che per terreni molto calcarei è più efficace il chelato EDDHA), addizionato di un cucchiaio di Solfato di magnesio (Sali di Epson), dato che la clorosi è spesso accompagnata da carenza di magnesio; - autunnali (settembre-ottobre), per assicurare una scorta di ferro per l’anno successivo, con 1 – 2 annaffiature, sempre con Ferro chelato, per aiutare la pianta a superare l’inverno senza ingiallire a causa del freddo. Oppure, in alternativa (se il limone è in piena terra o il terreno non è eccessivamente calcareo), sciogliendo nell’acqua del Solfato di ferro distribuendolo intorno alla pianta su terreno un po' umido (alla dose indicata in confezione), per aiutare ad acidificare il terreno, oltre che per apportare ferro.
In casi di forte emergenza, per ottenere un assorbimento quasi immediato, è consigliabile adoperare un concime fogliare a base di ferro spruzzandolo la sera (mai in presenza di sole) direttamente sulle foglie.
Mentre per interventi correttivi a lungo termine si raccomanda di: - aggiungere al terreno periodicamente della torba acida o dello zolfo ventilato o del concime organico (come i lupini macinati), per abbassare l’alcalinità e mantenere lo strato leggermente acido; - migliorare l’acqua d’irrigazione prima dell’uso lasciandola decantare in un contenitore per 24 ore (per consentire al calcare di depositarsi in fondo) o aggiungendo poche gocce di aceto o acido citrico per neutralizzarla; - garantire un buon drenaggio, assicurandosi, se la pianta è in vaso, che ci sia uno strato di argilla espansa sul fondo e che la composizione del terriccio consenta un adeguato sgrondo dell’acqua, per evitare l’asfissia radicale.
(Segue Riproduzione dei più comuni parassiti e relativi predatori)
Curiosità storico-leggendarie, che il profumo e il colore del limone hanno alimentato per millenni, come si può dedurre da:
- La narrazione del Giardino delle Esperidi (Luogo leggendario famoso per custodire un albero dai pomi d’oro): secondo la quale nella mitologia greca, i limoni erano identificati come i mitici “pomi d’oro” custoditi dalle ninfe Esperidi e dal drago Ladone. Gea (Dea della personificazione della madre Terra e l’origine di ogni forma di vita) li aveva donati a Era (Regina degli Dei – Giunone-) per le sue nozze con Zeus, come simbolo di amore eterno e fecondità. Rubare questi frutti fu una delle dodici fatiche di Ercole;
- La capacità della pianta di produrre contemporaneamente fiori e frutti in ogni stagione, per la quale, nell’antica Roma e poi nel Rinascimento (XIV E XVI secolo), divenne l’emblema della fedeltà amorosa e della salvezza spirituale. Per questo appare spesso nei dipinti sacri e profani del ‘400 e ‘500;
- Una leggenda locale campana: “La Leggenda delle Sirene di Sorrento”, in cui si narra che le sirene che popolavano la costiera usassero i profumatissimi fiori di limone per intrecciare le proprie chiome. E che Il vento diffuse questo profumo nell’entroterra, spingendo i contadini a coltivare un frutto che racchiudesse in sé “l’oro del sole e l’energia del mare”;
- La definizione dello storico e cronografo cappuccino Frate Filippo Bernardi del paesaggio garganico della fine del ‘600, come: “ricco di agrumi che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni che vengono a caricar vini, arance e limoni”. Ed è sempre nel periodo storico, ovvero nel ‘700 circa, che è nata l’usanza, nel mese di febbraio, di fare una lunga processione in onore di San Valentino, protettore degli agrumeti sul Colle del Carmine, per benedire le piante.
Citazioni poetiche di:
Eugenio Montale, poeta e scrittore, per il quale il limone non è solo un agrume, ma diventa un vero e proprio manifesto poetico e filosofico, come si evince dai seguenti brani tratti dalla raccolta poetica “Ossi di Seppia” del 1925.:
-Il manifesto anti-aulico: “ Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi… e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni”. Dove si contrappone alle piante rare e preziose (i bossi, i ligustri, gli acanti) amate dai “poeti laureati” (Autori ufficiali che ricevono un riconoscimento da una Istituzione culturale o dallo stato, con l’incoronazione simbolica di una corona di alloro), accademici, aulici e retorici, legati ad un linguaggio troppo difficile e lontano dalla vita; il limone che è un albero comune, umile e da orto che rappresenta una poesia terra-terra, accessibile e autentica;
- La “chiave di volta” dell’esistenza: “Quando un giorno da un socchiuso portone, tra gli alberi di una corte, ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si disfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni, le trombe d’oro della solarità” (cioè, vedere i limoni da un portone socchiuso è un miracolo laico: il profumo intenso e il colore giallo acceso irrompono nel grigione e nella monotonia della vita quotidiana, squarcia il “male di vivere”, fa intravedere una verità o una via di fuga dall’assurdità del mondo ed evoca la luce del sole e una ricchezza accessibile a tutti, capace di sciogliere (“sfare”) il gelo del cuore).
Pablo Neruda, premio Nobel cileno, che dedica la meravigliosa “Ode al limone”, descrivendo questo frutto come un universo di luce: “Da quei fiori tagliati dal coltello della terra, sorse un giorno il miracolo: un lampo di miniatura di pianeta d’oro, un universo di luce fiorì…” segue “Ma al tuo succo si aprirono le coppe, le cattedrali della gastronomia, le gocce d’oro è la goccia di sole, la coppa dell’universo il sugo cella vita”.
Alfonso Gatto, poeta salentino contemporaneo di Montale, che nella poesia “I limoni” dipinge il frutto come il simbolo stesso del paesaggio e dell’anima del Sud Italia: “Odore dei limoni, terra ferma, dove la luce si fa verde e stanca nella sera che cala. Resta il profumo ad avvisare il cuore che la bellezza è qui, nell’aspro sapore della vita, nell’oro che splende tra le foglie scure”.
Daria Manicanti, poetessa italiana 1914 -1995, che nella sua composizione intima e domestica “ Al limone sul balcone” attribuisce al limone il ruolo di compagno silenzioso che porta il calore del sole anche in città: “Piccolo sole in gabbia sul balcone, tu che profumi di una terra calda e porti l’oro dove il cielo è grigio, la tua buccia è una scorza di allegria contro il freddo che avanza”.
Yannis Ritsos, gande poeta greco 1909-1990, che nella sua composizione “Il limone” usa il limone in modo sensuale e malinconico, legandolo ai ricordi e all’amore: “Tagliasti il limone in due. La stanza si riempie di quel profumo acuto, quasi un grido giallo nella penombra. Sulle tue dita rimase l’inverno, sui miei occhi la luce d’estate di un frutto che sa di mare e di roccia”.
Nell’Arte e nella Cultura:
Nei dipinti di nature morte o soggetti sacri Rinascimentale, un limone parzialmente sbucciato, con la scorza a spirale, indicava la transitorietà della vita terrena e il passare del tempo.
Nella Tradizione Siciliana e Costiera, costituiva l’elemento cardine dell’identità mediterranea, rappresentava l’abbondanza, l’ospitalità e il legame profondo con la terra arsa dal sole.
Durante il Rinascimento, i dipinti ritraevano spesso i limoni come segno di ricchezza e prestigio sociale, data la loro rarità e utilità terapeutica;
Nella canzone d’autore, il limone abbandona spesso la sua solarità per diventare il simbolo della nostalgia, delle occasioni perdute, dell’asprezza dell’amore o della freschezza della giovinezza, come si può dedurre dalle realizzazioni di:
- Paolo Conte, per il quale il limone è il simbolo dell’estate, dell’erotismo accennato e di una sensualità pigra e tipicamente mediterranea. Nel testo di “gelato al limon”, rappresenta appunto un lusso semplice, un momento di refrigerio e di intimità condivisa in un pomeriggio caldissimo;
- Fabrizio De André, nella sua creazione “Creuza de ma” il profumo dei limoni e degli agrumi fa da sfondo a tutto l’undicesimo album. Rappresenta la Liguria, il porto, il ritorno dei marinai a terra e quel contrasto tipico del Mediterraneo tra l’asprezza del sale marino e la dolcezza della terra ferma.
Nell’espressione di Significati e Simbolismi, quali:
- Vitalità e luce: il colore giallo brillante del frutto richiama l’energia vitale del sole, l’ottimismo, la rinascita, la freschezza e la gioia della stagione estiva;
- Purificazione e guarigione: storicamente usato contro le malattie (come lo scorbuto), il limone simboleggia la pulizia del corpo, l’igiene spirituale e la cacciata delle energie negative;
- Antidoto e salvezza: poiché in passato era usato come rimedio contro i veleni, nella cultura cristiana il limone è diventato l’emblema della Vergine Maria e della protezione dal male;
- Purezza e spirito: il colore bianco candido di fiori e il profumo intenso richiamano l’idea di purificazione dell’anima;
- Fedeltà e amore eterno: essendo una pianta rifiorente che produce frutti in tutte le stagioni, nella tradizione cattolica e nell’arte rinascimentale rappresenta l’amore fedele che non sbiadisce, la salvezza, la solarità e l’augurio di prosperità e longevità;
- Costanza affettiva: nel linguaggio dei fiori, il limone e i fiori bianchi simboleggiano amore sincero e promessa di fedeltà eterna;
- Resilienza e contrasto: la combinazione di profumo dolcissimo (di fiori e scorza) e sapore aspro (del succo) simboleggia le difficoltà della vita che nascondono un valore prezioso;
- Protezione: in molte culture contadine, rami o frutti di limone venivano usati come amuleto contro il malocchio e le invidie;
- Tatuaggio: farsi tatuare un limone significa celebrare: - resilienza e dolcezza (con riferimento ad un proverbio inglese che recita: “Quando la vita ti dà limoni, zuccherali/fanne una limonata), intese come forza di superare i momenti aspri e difficili, trasformando le negatività in positività); - l’energia e freschezza, riferite al colore giallo acceso del limone che simboleggia ottimismo, allegria, solarità e una forte gioia di vivere; - la fedeltà e amore, in quanto la pianta producendo frutti quasi tutto l’anno, rappresenta la costanza affettiva e la devozione; - il legame con le origini, poiché l’immagine del limone ricorda l’estate, il sole o luoghi del cuore come la Sicilia e la Costiera Amalfitana.
Massime di:
- Primo Levi: “E’ impossibile guardare qualcuno che sta spremendo un limone senza stringere gli occhi”;
- Sconosciuto: “Un limone spremuto non ha più nulla da dare, ma un uomo spremuto ha ancora molta rabbia da offrire”.
Enunciazioni augurali:
- “Che la tua vita abbia sempre la forza del limone: capace di fiorire in ogni stagione, di splendere come il sole anche nei giorni grigi e di trasformare ogni asprezza in un profumo meraviglioso”;
- “Ti auguro una vita piena di colore, energia e quel pizzico di asprezza che rende tutto ciò più interessante. Brindiamo a te e alla tua solarità”;
- “Come il limone, che cresce forte tra le rocce e sotto il sole caldo, ti auguro di splendere sempre e di saper spremere il meglio da ogni situazione”.
Ricorrenze:
- 29 agosto: Giornata mondiale del limone e delle sue proprietà;
- 28 luglio: Giornata Nazionale del Limone in Italia, incentrata sulle tradizioni culinarie del territorio;
- 17 febbraio: Giornata Mondiale degli Agrumi, che comprende anche il limone.