La Nostra Voce
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La voce è il nostro strumento di comunicazione per eccellenza, il più straordinario strumento di partecipazione alla vita. Essa, in termini evolutivi, viene acquisita dall’uomo prima ancora dell’articolazione del linguaggio. Il neonato, infatti, esprime i propri bisogni attraverso gridolini, pianti, urla e risate di benessere considerate tutte espressioni diverse della voce. Inoltre, essa rappresenta un biglietto da visita potentissimo ed efficace. La nostra voce racchiude infatti la nostra personalità ed il nostro stato emotivo. Siamo arrabbiati? La nostra voce cambia. Siamo emozionati? La nostra voce cambia. Siamo malati? La nostra voce cambia. Insomma, la voce è espressione del nostro stato psico-fisico.
La voce è definita come un segnale acustico (un suono) risultante dalla fuoriuscita di aria che mette in vibrazione le corde vocali e che viene amplificata nel vocal tract (tratto anatomico costituito dalla laringe, della cavità orale e della cavità nasale).
Il concetto di voce dovrebbe implicare il concetto di eufonia (letteralmente: buon suono o buona voce) a sua volta correlato al concetto di economia: massima efficacia comunicativa con il minor dispendio energetico possibile. La voce è il prodotto di una serie di fattori che interagiscono tra loro:
Quando uno di questi fattori subisce una modificazione in senso negativo la voce cambia ed incorriamo in una disfonia (alterazione dei caratteri acustici vocali). Con il termine disfonia ci si riferisce in senso ampio a tutti i cambiamenti, qualitativi o quantitativi, a carico della voce. Quando la voce cambia per più di 2-3 settimane la disfonia può essere considerata una patologia cronica ed è bene rivolgersi agli specialisti della voce. Il medico specialista delle problematiche vocali è il foniatra o l’otorino-laringoiatra, il quale andrà ad analizzare le cause della disfonia mediante strumentazione apposita e indirizzerà il paziente verso cure farmacologiche, approfondimenti diagnostici o terapia vocale logopedica.
Campanelli di allarme
Quali sono le cause di disfonia?
Le cause di disfonia sono molteplici e spesso l’alterazione cronica della voce è il frutto della sofferenza di più di una componente del sistema sopra descritto. Sicuramente la predisposizione genetica rappresenta un fattore che influenza ampliamente lo stato di salute del nostro sistema fonatorio; se alla predisposizione genetica si aggiungono cattive abitudini quotidiane, ansia, agitazione motoria, attività lavorativa stressante per le corde vocali, problematiche posturali, otorino-laringoiatriche e gastro-enteriche ecco che la voce sarà soggetta a cambiamenti importanti. Tutte queste condizioni agiscono alterando l’equilibrio fisiologico della mucosa laringea con possibilità di sviluppare edemi cordali, noduli cordali e polipi.
Le disfonie possono essere suddivise in due grandi gruppi:
Le cause di disfonia posso essere:
Cattive abitudini:
Attività lavorative che gravano sulle corde vocali: insegnanti, centralinisti, istruttori di fitness, allenatori, speaker, cantanti non professionisti sono tutte figure che incorrono in problematiche vocali.
Problematiche alle alte vie respiratorie: adenoiditi, tonsilliti, riniti allergiche, sinusiti e tutti gli stati infiammatori a livello di cavità nasale, orale e laringea vanno ad alterare l’omeostati della mucosa laringea con conseguente irritazione delle corde vocali e possibilità di danno organico (edema, nodulin polipi etc.).
Problematiche posturali: cervicalgie, tensioni a livello dell’articolazione temporo-mandibolare, alterazioni del corretto assetto posturale e tensioni muscolari portano il sistema pneumo-fonico (voce e respiro) a lavorare in condizioni di rigidità. Infatti l’onda espiratoria per trasformarsi in voce eufonica e risultare qualitativamente ‘’pulita’’ necessita di una buona elasticità da parte di tutte le strutture che vengono messe in vibrazione dall’onda sonora.
Problematiche gastro-intestinali: reflusso gastro-esofageo, intolleranze alimentari ed allergie alimentari sono causa di forti infiammazioni di tutto il tratto gastro-enterico che inizia con la laringe per terminare a livello dell’ano. Ovviamente un’infiammazione ad uno o più tratti di questo ‘’tubo’’ può alterare lo stato della mucosa di tutto il sistema gastro-enterico.
Ansia, stress, agitazione sono stati emotivi che alterano a più livelli l’equilibrio corporeo comportando tensioni fasciali e muscolari, alterazione della corretta coordinazione pneumo-fonica, reflusso gastro-esofageo o problematiche gastro enteriche che, cronicizzando, potranno alterare la fonazione creando danni organici.
Cosa fare se si ha il sospetto di una disfonia?
La prima cosa da fare in caso di alterazione persistente della voce è parlarne con il proprio medico di famiglia, il quale, se riterrà opportuno approfondire lo stato della vostra voce, vi invierà da un foniatra (o otorino-laringoiatra). Questo specialista si occuperà di eseguire un’indagine approfondita della performance vocale, studiando mediante appositi strumenti (fibro-laringoscopia, strobo-scopia, analisi della voce etc.) lo stato oggettivo della laringe e di tutte le strutture che intervengono o correlano con la produzione vocale. A seguito di ciò, lo specialista darà indicazioni relative al trattamento. Solitamente la presa incarico di un paziente disfonico è a 360° e coinvolge più di un professionista. Se infatti si accerta la presenza, ad esempio, di un reflusso gastro-esofageo concomitante ad un ‘’cattivo’’ utilizzo della voce, le figure che verranno coinvolte saranno: gastro-enterologo, nutrizionista, logopedista e fisioterapista o osteopata. A seconda del profilo specifico del singolo paziente e dei fattori negativi che sono intervenuti nell’istaurarsi della problematica vocale, verranno date indicazioni specifiche sulla presa in carico.
Chi si occupa di voce?
Ricapitolando, le figure che ruotano attorno al paziente disfonico sono:
Consigli della logopedista
‘’Buona voce’’ a tutti!
Per approfondimenti, consigli e richieste specifiche rivolgersi a Dott.ssa Annalisa Muto Logopedista
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Quando si parla di empatia si indica la capacità di saper comprendere a pieno lo stato d’animo dell’altro, pur non provando un effettivo coinvolgimento emotivo. L’etimologia della parola, sentire dentro, indica perfettamente l’abilità degli essere umani di sapersi mettere nei panni dell’altro e dunque di creare un alleanza comunicativa che struttura la connessione con esso. Per entrare in empatia è necessario sviluppare:
• La capacità di mettersi nei panni dell’interlocutore
• L’abilità di sospendere il giudizio
• La consapevolezza circa le emozioni dell’altro
• La capacità di comunicare all’altro di aver riconosciuto le sue emozioni.
In modo particolare nel settore sanitario, in via generale in tutti gli ambiti della vita, risulta fondamentale lo sviluppo di legami longevi attraverso lo sviluppo di quella che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva, caratterizzata da:
Lo staff dello studio di Fisioterapia Fisiologic Mira ci spiega come per raggiungere gli obiettivi e portare il paziente ad un pieno recupero sia fondamentale adottare un approccio emotivamente intelligente orientando le strategie terapeutiche all’ascolto pro attivo del paziente, mostrando attenzione alla comprensione dei suoi sentimenti e bisogni fondamentali.
Per un esplicativo contributo possiamo attingere al racconto, presente in Parega e Paralipomena, “Il dilemma del porcospino” di Arthur Schopenhauer.
“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.
L’enigma del porcospino è una metafora sulla sfida tra la ricerca e il bisogno di legami con le persone e il bisogno di intimità e riservatezza. La soluzione risiede nella giusta distanza tramite l’ascolto e la calibrazione dei bisogni e dello stato emotivo dell’altro. Nei rapporti umani, che si basano sul principio della socialità, le persone hanno la tendenza a instaurare relazioni e interazioni con soggetti che hanno esigenze simili alle proprie. L’empatia realizza quella tendenza per cui “se ti sento vicino e simile a me credo che tu mi comprenda, di conseguenza ti reputo capace di aiutarmi e per questo mi fido di te”. La fiducia rappresenta la base fondamentale per i rapporti umani un elemento imprescindibile per sviluppare un lavoro di recupero della salute e di prevenzione.
Quando si vuole comunicare con qualcuno, raggiungendo un obiettivo, è importante far coincidere il messaggio che si vuole trasmettere con l’universo soggettivo della persona che lo deve ricevere, in quanto ciascuno vive all’interno del proprio personale modello del mondo per questo una buona comunicazione dovrebbe articolarsi sempre in tre fasi:
Attuando tale modello linguistico è possibile migliorare la propria comunicazione raggiungendo risultati straordinari.
Alessandra Benassi
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Avverti spesso mal di pancia? crampi addominali, gonfiori, senso di pienezza, gonfiore e diarrea? Ed il tuo bambino? Potrebbe essere intolleranza al lattosio? Leggi qui ...domande e risposte.
Che cosa é il lattosio?
Il lattosio è lo zucchero principale presente nel latte ed é prodotto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi. É costituito da due unità (glucosio + galattosio).
Dove si trova?
Il lattosio è presente in concentrazioni variabili in tutti gli alimenti dell'insieme “latte e derivati”; la sua quantità nel latte é di 53 gr/litro (5%), diminuisce nello yogurt e nei formaggi freschi, fino ad azzerarsi nei formaggi più stagionati. Lo ritroviamo anche in altri prodotti alimentari, poiché a livello industriale il lattosio viene aggiunto come additivo alimentare, ed è anche usato come eccipiente almeno nel 20% dei farmaci in commercio.
Che cosa é l’intolleranza al lattosio?
Si tratta di una reazione avversa, non allergica, a questo zucchero causata da una deficienza parziale o assoluta dell'enzima digestivo lattasi, di solito caratteristica degli adulti: durante i processi digestivi il lattosio ingerito non viene scomposto nei due zuccheri base galattosio e glucosio.
Quindi, intatto - NON assorbibile - il lattosio prosegue il suo viaggio lungo l’intestino. Nell'intestino crasso viene metabolizzato dalla flora batterica intestinale che ne provoca la fermentazione determinando disturbi come: produzione di gas, senso di pienezza, mal di pancia, crampi addominali, gonfiori, diarrea e stitichezza alternati e un aumento delle dimensioni del ventre. Gli adulti sviluppano solitamente i sintomi solo dopo aver consumato 250-375 millilitri di latte/derivati. Attenzione: Un bambino intollerante al lattosio ha diarrea e può non aumentare di peso se questi alimenti fanno parte della dieta.
Nota: intolleranza al lattosio ed l'allergia al latte sono due condizioni diverse: l’allergia riguarda le proteine dell'alimento (cioè le caseine e le lattoalbumine); scatena una reazione differente, a volte di tipo anafilattico, severa.
Rimedi casalinghi e sostituzioni
La presenza di lattosio non è influenzata né dal trattamento con calore (bollitura) nè dal livello di scrematura. Ed inoltre non vi è alcun vantaggio nel sostituire quello vaccino con altri (ad esempio di capra, di pecora, di asina, di bufala), poiché il lattosio è presente in quantità simili in tutti i tipi di latte animale (essendo prodotta dalla ghiandola mammaria).
Cosa devo fare? Si può gustare il latte senza pagare pena? Si, certo…
Il latte delattosato (e suoi derivati) è una soluzione: viene addizionato artificialmente l'enzima lattasi, che agisce esattamente come l'analoga proteina umana carente, decomponendo il lattosio nelle due unità di base, una sorta di digestione “ assistita”.
Il valore nutrizionale del latte senza lattosio è identico a quello tradizionale (es stessa quantità di calcio).
In alternativa: latti vegetali a base di soia, riso, avena, cocco; infine integratori di lattasi.
…E la diagnosi?
E’ sempre bene rivolgersi al proprio medico curante/pediatra; si esegue una valutazione medica dei sintomi e talvolta un test del respiro all’idrogeno; in generale se un periodo di prova con una dieta priva di prodotti caseari di 3-4 settimane elimina i sintomi, e questi ultimi compaiono di nuovo quando sono reintrodotti, la diagnosi è confermata.
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Prima non mi succedeva…ma da cosa dipende l’intolleranza? La solita genetica!
L'introduzione del latte di altre specie nell'alimentazione umana è un fatto piuttosto recente: dalla comparsa dell'Homo sapiens circa 200 000 anni fa, la capacità di digerire da adulti il lattosio del latte è da riferirsi a una mutazione genetica occorsa nell'uomo negli ultimi 7 000 anni.
La distribuzione nella popolazione umana di questa mutazione non è omogenea ma varia considerevolmente per individuo ed etnia: la capacità di digerire il lattosio si ritrova nella maggior parte dei popoli dell'Europa del nord, invece sono lattosio-intolleranti molti asiatici, africani e nativi americani: i genetisti hanno stimato interessi il 54% della popolazione italiana adulta
Quindi è facile imbattersi in casi di progressiva perdita di efficienza digestiva nell' adulto, è un fenomeno fisiologico: l'enzima lattasi viene solitamente prodotto dai mammiferi nei primi stadi di vita per poi ridursi progressivamente dopo lo svezzamento; questa “intolleranza” è in realtà la norma per oltre il 75% della popolazione mondiale.
Fonti
Atenodoro R. Ruiz, Jr. , MD, The Medical City, Pasig City, Metro-Manila, Philippines febbraio 2018
wikipedia.org/wiki/Lattosio
Intollarenza al lattosio dr R. Gindro
Intolleranza al lattosi: dalla diagnosi alla terapia dott ssa B. Stagno
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Età
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Produzione
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Esempi
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Nascita
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Suoni vegetativi e riflessi
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Suoni involontari e pianto
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0-2 mesi
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Suoni di benessere e sorriso
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Vocali prolungate
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2 mesi
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Primi vocalizzi
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3 mesi
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Lallazione vocalica
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Suoni simili a vocali e consonanti (ma; pa etc.)
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4-9 mesi
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Lallazione canonica
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Combinazione di consonante + vocale (mamamamama; papapapapapa etc.)
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8-10 mesi
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Babbling variegato
Inizia la comprensione primaria di singole parole (estrae significati)
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Combinazione di consonante + vocale utilizzando vocali e consonanti diverse
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9-12 mesi
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Prime paroline con significato
Utilizza il gesto per indicare
Inizia la comprensione di ordini semplici
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Vocabolario ristretto di parole (max 10)
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12-15 mesi
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Incremento del vocabolario
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Fino a 50 parole
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18 mesi
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Esplosione del vocabolario
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Apprendimento di 9 parole nuove al giorno
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20-24 mesi
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Emergono i verbi
Olofrase*
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Utilizzo di una sola parola per indicare il significato di un'intera frase
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2 – 2.5 anni
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Esplosione grammaticale
Costruzione frasale
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Combinazione di più parole
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3 anni
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Aumentano i suoni (fonemi) che il bambino riesci a dire
Aumenta la lunghezza della frase.
Il bambino è in grado di costruire dei discorsi.
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Lo stretching è un’attività multifunzionale, ha finalità di prevenzione degli infortuni, di recupero dopo l’allenamento e permette di lavorare sulla postura e l’allungamento ed elasticità dei muscoli.
Attraverso lo stretching posturale globale attivo è possibile ottenere una serie di miglioramenti che interessano: l’ ampiezza dei movimenti, il risparmio energetico e la coordinazione nell’esecuzione dei movimenti. Tali risultati sono raggiungibili lavorando su un maggiore allungamento ed una maggiore elasticità muscolare.
Praticato con attenzione, senza mai superare la soglia del dolore e curando ogni singolo movimento permette di ridurre le tensioni muscolari, andando a diminuire la sensazione di fatica attraverso lo sviluppo parallelo di forza e flessibilità, lavorando in questo modo sulla prevenzione dei traumi muscolari e articolari.
Lo staff dello studo di fisioterapia Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole ci spiega che numerosi e notevoli sono i benefici che si possono trarre sulle articolazioni: consente infatti di migliorare l'elasticità dei muscoli e stimolare la "lubrificazione" articolare, contribuendo all'attenuazione delle malattie degenerative come l’artrosi. Inoltre praticando con costanza lo stretching posturale globale attivo è possibile rallentare le calcificazioni del tessuto connettivo, diminuire la pressione arteriosa favorendo la circolazione e aumentare la capacità polmonare attraverso la respirazione.
Inoltre lo stretching può essere inserito in momenti in cui il corpo necessita di una pausa per ridurre tutte le tensioni quotidiane, andando così a lavorare sulla riduzione dei livelli di stress. Non a caso lo stretching è di origine orientale ed è strettamente connesso all'approccio olistico del benessere, tipico delle filosofie orientali che tendono a considerare mente e corpo come un insieme indissolubilmente legato.
In conclusione, per riassumere, individuiamo alcuni dei benefici dello stretching posturale globale attivo:
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L’inattività fisica e la sedentarietà rappresentano un problema di salute a livello globale. Come dichiarato dal ministero della Sanità, in tutto il mondo, 1 adulto su 4 e 3 adolescenti su 4 (di età compresa tra 11 e 17 anni), non svolgono attività fisica secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
In alcuni paesi, i livelli di inattività possono arrivare fino al 70%, a causa del cambiamento dei modelli di trasporto, dell'aumento dell'uso della tecnologia e dell'urbanizzazione.
I professionisti del settore sanitario consigliano sempre più frequentemente di svolgere un’attività fisica in maniera costante e il più delle volte i pazienti rispondono di non avere abbastanza tempo, di non essere sufficientemente forti e di non essere portati per lo sport.
Vogliamo insieme allo staff dello studio Fisioterapico Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole porre l’accento su uno dei falsi miti più diffusi circa la tematica: attività fisica non è sinonimo di sport.
Il concetto di attività fisica è ampio; comprende, infatti, tutte le forme di movimento che si possono mettere in atto nei vari ambiti della vita quotidiana.
L’OMS, infatti definisce l’attività fisica come qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo.
Dunque lo sport è solo una delle molteplici forme di attività fisica che è possibile praticare e non l’attività per eccellenza.
Anche semplici movimenti come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici, rientrano nella categoria attività fisica precisamente vengono considerate “attività motorie spontanee”.
Abbiamo anche un ulteriore attività che rientra nella categoria, l’esercizio fisico, ancora espressione diversa da quella di sport. Con esercizio fisico si intende l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente, come ad esempio il pilates, lo yoga, circuiti funzionali, la corsa, la danza.
Viene a questo punto da chiedersi quale sia la differenza tra tutte queste forme di attività motoria e lo sport? un attività sportiva impegna, sul piano dell'agonismo oppure dell'esercizio individuale o collettivo, le capacità fisico-psichiche, svolta con intenti ricreativi o come professione.
Dopo aver fatto chiarezza sulla tematica possiamo affermare che l’attività fisica è veramente alla portata di tutti, ed essendo una preziosa alleata della salute non possiamo fare altro che praticarla quotidianamente e renderla una parte integrante della nostra vita.
Non sapete da dove iniziare? di seguito vi suggeriamo alcuni piccoli consigli da tenere sempre a mente:
Fonti:
Ministero della salute: www.salute.gov.it
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I nostri occhi sono ogni giorno sottoposti ad una radiazione elettromagnetica dello spettro del visibile compresa tra i 380 e i 500 nm, si tratta della Luce Blu
La luce blu che è ovunque e proviene da:
Fonti naturali: insieme alle altre radiazioni solari, essa si propaga attraverso l’atmosfera, impatta con le molecole di aria e si diffonde in tutte le direzioni; questo fa sì che il cielo ci appaia proprio di colore blu; ma non solo... contribuisce a regolare il ritmo sonno/veglia (il cosiddetto ritmo circadiano), ed il nostro umore; questa esposizione alla luce blu é assolutamente naturale.
Fonti artificiali: in questo caso la luce blu proviene da dispositivi elettronici come PC, tablet, smartphone , TV, dispositivi a LED, e allo xeno, lampadine a basso consumo...serve a rendere più visibili e nitide le immagini e il testo, che altrimenti apparirebbero in una luce meno contrastata e di un colore più giallo, di più difficile lettura e meno gradevole.
La diffusione mondiale dei dispositivi digitali con uno schermo, ed il loro uso protratto nel tempo, hanno aumentato notevolmente l’esposizione a fonti di luce blu, soprattutto in tutti quei soggetti che li utilizzano quotidianamente e per molte ore, ed in chi trascorre molto tempo con i videogiochi, ad esempio i bambini e gli adolescenti.
Quali sono le conseguenze della luce blu?
Gli effetti di una sovraesposizione da Luce Blu possono essere riscontrati sia nel breve che nel medio/lungo periodo.
Nel breve periodo, quindi dopo 2-4 ore, sino al il 70% delle persone soffre di:
– Secchezza degli occhi, rossore, irritazione, dovute alla minor frequenza dell’ammiccamento (battito di ciglia) e alla conseguente minor lacrimazione e lubrificazione della parte anteriore dell’occhio;
– stanchezza visiva per lo sforzo della lettura di caratteri molto piccoli;
– mal di testa per l’eccessivo affaticamento degli occhi.
Nel medio e lungo periodo, entra in gioco una caratteristica importante della luce blu, quella di riuscire a penetrare in profondità attraverso la cornea ed il cristallino fino alla retina: sembra che la prolungata esposizione possa provocare maculopatia, tanto che uno studio pubblicato su Nature 2018 ( ref 1) ne evidenzia effetto fototossico a livello cellulare retinico; in realtà la questione è ancora aperta, controversa e molto dibattuta.
Effetti psicologici
Leggere le ultime notizie quando siamo già a letto, utilizzare il cellulare proprio prima di dormire, guardare la TV, magari nel buio o con poca luce, siamo sicuri che sia una abitudine cosi rilassante?...tutto questo non è affatto un piacere per il nostro apparato visivo ma un compito gravoso, infatti affatica la muscolatura oculare, compromette la circolazione sanguigna dell’apparato visivo, peggiora la percezione corretta delle immagini sia vicine che lontane; ma non solo….

E’ ormai una certezza che utilizzare TV, PC, Tablet, prima di dormire compromette la qualità del riposo. E’ infatti noto da tempo ed assodato ( ref 3) come l’esposizione cronica alla luce blu al buio riduca la produzione di melatonina, ormone che regola il sonno, alterando il ritmo sonn/ veglia, ritardando l’addormentamento e la qualità del riposo, tutti elementi che contribuiscono a farci sentire stanchi durante la giornata.
Suggerimenti pratici…
Per i nostri apparecchi elettronici: attivare l’opzione “filtro luce blu” presente in smartphone e negli strumenti elettronici di ultima generazione, che vireranno ad una colorazione leggermente più gialla, molto più salutare.
Anche molte App hanno l’opzione “notturna” che utilizza sfondi scuri, più riposanti.
In generale per tutti gli schermi è buona abitudine ridurre la luminosità dello schermo, e pulirlo dalla polvere e residui di unto; mantenere una distanza appropriata e la giusta inclinazione sotto la linea degli occhi; aumentare il carattere del testo; utilizzare occhiali con lenti specifiche per la luce blu o pellicole oftalmiche specifiche.
Per tutti noi: è di aiuto ammiccare spesso (chiudere ed aprire le palpebre) e applicare la regola del 20, ossia fare una pausa di circa 20 secondi ogni 20 minuti guardando a 10 metri di distanza.
Come consiglio…
La ripresa dell’attività lavorativa e della scuola può essere un’occasione utile per fare un controllo adeguato dall’oculista; la visita oculistica andrebbe periodicamente programmata, soprattutto in presenza di problemi specifici come miopia o cataratta ed è l’unica prestazione medica che fa prevenzione, diagnosi, prescrizione e cura nello stesso tempo.
E comunque, ad ogni età, riduciamo il tempo speso sui device elettronici, in ogni fascia oraria, se non strettamente necessario alla nostra attività quotidiana, perché la tecnologia di per se stessa non è né buona né cattiva, ma tutto dipende dall’utilizzo che noi ne facciamo.
Referenze
Ref. 1 “Blue light excited retinal intercepts cellular signaling” K. Ratnayake, J. L. Payton, O. H. Lakmal & A.Karunarathne Nature Volume 8, Article number: 10207 (2018)
Ref. 2 “No, Blue Light From Your Smartphone Is Not Blinding You” D. T. Gudgel, S. Garg, MD, FACS & J. R. Sparrow, Aug. 20, 2018 American accademy of ophtalmology
Ref.3 “Evening use of light-emitting eReaders negatively affects sleep, circadian timing, and next-morning alertness” Chang AM, Aeschbach D, Duffy JF, Czeisler C. Proc Natl Acad Sci USA. 2015 Jan 27;112(4):1232-7
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FraWeb.it