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Uffici Comunali di Santa Maria delle Mole: chi li ha visti?


S. Maria delle Mole    (commenti:4) (842)
Antonio Calcagni

 
Nell’ottobre del 2019 questo Comitato, con la raccolta di circa 2.000 firme, avviò la procedura per riaprire gli uffici comunali a Santa Maria delle Mole, un’iniziativa che ci trovò in pieno accordo con l’attuale Amministrazione, tant’è che, all’atto della consegna delle firme, avvenute direttamente nelle mani del Vice Sindaco, Paola Tiberi, le assicurazioni furono chiare, la volontà dell’Amministrazione era quella di aprire al più presto gli uffici comunali a Santa Maria, nella palazzina in costruzione in via Morosini, destinata a diventare di proprietà comunale.
 
Con questa rassicurazione si chiudeva una ferita inferta ai Cittadini di Santa Maria nel 2015, quando l’allora amministrazione comunale, con una scelta alquanto infelice, decise di chiudere la delegazione di via Prati, insieme a quella sulla Via Nettunense Vecchia, riallocando il tutto, in una palazzina sulla via Nettunense Nuova, una scelta di cui, a ben vedere, oggi, nessuno se ne vuole più intestare la paternità.
 
Da quell’ormai lontano fine 2019, molto tempo è passato e, complice anche la pandemia i tempi si sono allungati.
 
Poi alcuni mesi fa la prima notizia, in cui si annunciava finalmente, per i primi giorni di gennaio di quest'anno l’apertura degli uffici, una data che in seguito scivolò alla meta di gennaio e poi alla fine dello stesso mese.
 
A quel punto,chiedemmo spiegazioni su questi continui ritardi e, fonti ufficiali, ci assicurarono che entro la metà del mese di Febbraio ci sarebbe stata la tanto agognata apertura.
 
Ora siamo arrivati a marzo e tutto tace, a questo punto la domanda sorge spontanea, quanto ancora dobbiamo aspettare?
Ma soprattutto perché si è scelto di chiudere gli uffici di Frattocchie, il 21 dicembre scorso, senza la certezza di poter aprire, quelli di via Morosini, lasciando di fatto per oltre due mesi, senza servizi comunali gli oltre 26.000 abitanti?

Videoconferenza stampa online Erasmus 27 febbraio ore 11


Nazionali (87)
Eleonora Persichetti

Sabato 27 febbraio 2021 alle ore 11,00 ci sarà la Conferenza stampa internazionale online alla presenza del Sindaco Carlo Colizza e del Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Paola Tiberi e delle Assessore Barbara Cerro – Servizi Sociali e Ada Santamaita - Attività Produttive del Progetto europeo gratuito ERASMUS + KA2 (Convenzione n. K205 017158) From Aesop to La Fontaine, rivolto ai giovani dai 18 ai 30 anni non compiuti, cofinanziato dalla Comunità Europea e in Partenariato con il Comune di Marino.
 
“Orgogliosi di aderire ad una iniziativa di così grande respiro culturale” il commento dell’Assessore Paola Tiberi, e Artemista è orgogliosa di portare Marino in Europa, poiché convinti che il futuro possa ripartire dalla provincia giovane che a pieno diritto sieda al tavolo di partners internazionali.
 
L’evento, riservato a tutti i partner che partecipano al progetto e alla stampa, verrà trasmesso in diretta streaming sul sito istituzionale del Comune di Marino al link: https://marino.consiglicloud.it/home e sulla pagina FB dell’Ente. Successivamente sarà fruibile in differita nell'Archivio delle dirette streaming pubblicate sul sito.

Ultime dal FORUM


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Appia Antica, un glorioso passato ma un incerto futuro

S. Maria delle Mole    (commenti:3) (373)
Eleonora Persichetti

 
Intervista all’archeologo Marco Cavacchioli, Segretario del Circolo Legambiente “Appia Sud Il Riccio” e responsabile nel Circolo per le attività e i rapporti con gli enti istituzionali per l’area di Appia Antica nei Comuni di Ciampino e Marino.
 
1. Per il tratto di Appia Antica nel nostro territorio, si sente spesso parlare di una serie di Enti quali: Parco Regionale; Parco Archeologico; Sovrintendenza. Ci può spiegare meglio qual è la reale situazione e le varie competenze? A chi compete cosa?
Si tratta di una situazione complessa, che diventa spesso di difficile comprensione per i cittadini. Prendiamo la parte extra urbana del Parco Appia Antica, quella che ricade nei Comuni di Ciampino e Marino, circa 2650 mt. di fascia demaniale, sottoposta all’amministrazione e controllo del Comune di Ciampino, Comune di Marino, Parco Regionale Appia Antica e il Parco Archeologico Appia Antica (istituito nel 2016 che ha raccolto nel nostro territorio le competenza della vecchia Soprintendenza Archeologica del Lazio, poi dell’area metropolitana). Scendendo nel dettaglio, la fascia di Appia Antica ricadente nei Comuni di Ciampino e Marino è tutta area demaniale, conseguentemente le competenze sono quasi tutte dell’ente ministeriale, il Parco Archeologico Appia Antica, tranne la sicurezza che compete alle forze della polizia Locale, ma anche tutte le forze dell’ordine in generale. Quindi, quando vediamo una vegetazione infestante che impedisce il cammino o monumenti e area archeologiche precarie, chi deve intervenire è il Parco Archeologico Appia Antica.
 
2. Qual è invece il ruolo della vostra sezione “Il Riccio di Legambiente”?
Il Circolo “Legambiente Appia Sud il Riccio”, in base alla convenzioni stipulate con il Parco Regionale Appia Antica ormai da più di 20 anni, effettua visite guidate relative al programma di Primavera e Autunno denominato “Segui la Volpe”, portando a conoscenza dei visitatori la fascia di Appia Antica dal IX all’XI miglio (Ciampino e Marino), è responsabile dell’apertura domenicale in Primavera e Autunno dei punti informativi del Parco Appia Antica situati a Frattocchie e S.Maria delle Mole e relativamente alla presenza più o meno saltuaria di bandi o fondi ha collaborato e collaborerà ancora in parte quest’anno con il Parco Regionale Appia Antica per opere di bonifica della vegetazione.
 
3. Durante tutti questi anni, qual è stato il ruolo del Comune di Marino? Ritenete che in tutti questi anni vi abbia sufficientemente supportato?
Premetto che la nostra attenzione per l’Appia Antica in collaborazione con il Parco Regionale Appia Antica parte dagli anni in cui al Comune c’era la Sindaca Rosa Perrone (fine anni ‘90). Da quel momento ad oggi, il Comune ci ha supportato in attività collaterali, come ad esempio nei giorni in cui si effettuavano pulizie straordinarie, nella raccolta dei rifiuti, oppure con patrocini su eventi. Chiaramente va detto che il Comune avrebbe a disposizione diverse modalità per contribuire alla manutenzione del tratto di Appia Antica ricadente nel suo territorio, ma da Rosa Perrone ad oggi, sul più importante asse viario del mondo antico e oggi meta di passaggio di migliaia di pellegrini, camminatori, ciclisti all’anno, nonché spazio vitale per i cittadini delle più grandi frazioni di Marino, non è stato investito neanche un euro. Tutti i soldi spesi negli ultimi 20 anni per la manutenzione, sono provenuti dal Parco Regionale Appia Antica in massima parte e in piccolissima percentuale dal nostro Circolo e ultimamente dalle donazioni di alcuni cittadini che hanno a cuore questo bene inestimabile. Basti pensare, a questo proposito, che esiste un protocollo d’intesa datato 16.01.2017, completamente disatteso, che raggruppa tutti gli enti di gestione e amministrativi per il tratto di Appia Antica tra Ciampino e Marino (vedi allegato) - il Comune di Marino, il Comune di Ciampino, Il Parco Reg. Appia Antica, la Soprintendenza Archeologica per l’area metropolitana di Roma (competenze passate al Parco Archeologico Appia Antica dal 2016) - il cui obiettivo è “l’attuazione del programma di tutela, valorizzazione e manutenzione …. tratto ricadente nel territorio dei comuni di Ciampino e Marino”. Alcuni articoli sono molto interessanti e significativi su cosa si poteva e si può ancora fare:
Art. 1 - …. La collaborazione, in particolare, avrà ad oggetto la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde e annessi, delle strutture e attrezzature presenti sul territorio in esame.
Art. 7 – Il Comune di Marino, Il Comune di Ciampino, L’ente Parco Regionale dell’Appia Antica assumeranno, ciascuno secondo le proprie possibilità e le proprie risorse disponibili per l’attuazione e per la realizzazione degli interventi programmatici stabiliti dal presente Protocollo. Potranno altresì essere reperite ed attivate fonti di finanziamento straordinarie, da parte dei singoli firmatari del presente Protocollo, sia in forma singola che associata che congiunta.
 
4. Nel 2019 sono partiti i lavori di recupero, dell’intero tratto dell’Appia Antica sia nel Comune di Ciampino sia in quello di Marino, che però ben presto si sono fermati. Chi li ha finanziati? E come mai si sono poi fermati?
Perché erano progetti che si basavano su fondi “una tantum” relativi ad un bando regionale del 2017 che aveva come obiettivo la valorizzazione della Via Appia Antica da un punto di vista del miglioramento degli standard di fruizione. Quindi, non un programma di manutenzione o di interventi ripetuto. Il Comune di Ciampino ha posto come obiettivi la bonifica della vegetazione nel tratto di Appia Antica ricadente nel suo territorio, un riassetto degli accessi e l’allestimento di una vasta area di accoglienza su una proprietà del Comune accessibile direttamente dalla Via Appia Antica, il progetto è stato presentato nel 2017, i lavori sono iniziati in Primavera 2020 e terminati in Autunno dello stesso anno. Il Comune di Marino ha posto come obiettivi la bonifica della vegetazione, il riassetto delle entrate e la costruzione di un nuovo e più adeguato punto informativo turistico in sostituzione del vecchio. Il progetto è stato presentato nel 2017, i lavori sono iniziati nel 2018 e terminati del 2020. Ma chiaramente tranne i lavori strutturali che sono definitivi, il taglio della vegetazione ha prodotto un’accessibilità momentanea, la vegetazione ricresce e nel breve temine ritornerà come prima.
 
5. Ultimamente vicino al vecchio punto informazione turistica è stato realizzato un manufatto in legno, si tratta del nuovo punto d’informazione? Perché non viene ancora utilizzato?
La realizzazione di quel manufatto è uno degli obiettivi del progetto con fondi regionali che indicavo nella risposta precedente. La struttura consiste in un punto informativo dotato di sala accoglienza, un bagno e un piccolo magazzino, il tutto destinato all’accoglienza per turisti, camminatori, pellegrini, ciclisti che percorrono la Via Appia Antica, ma anche per i cittadini che vorranno godere di un punto all’aria aperta a pochi metri dalla Antica via. Sia la struttura che l’area verde di pertinenza sarà gestita da nostro Circolo, attraverso un patto di collaborazione con Il Comune di Marino stipulato a fine 2019. L’area sarà destinata ai fruitori della Via Appia Antica, siano essi turisti o cittadini, nella quale potranno rilassarsi, ricevere informazioni e materiali sul Parco Appia Antica ma anche sulla città di Marino, acquistare libri sui beni storici e archeologici del Comune di Marino e sugli itinerari che lo attraversano, mappe, e gadget. Potranno prenotare visite guidate e ricevere informazioni sulle attività produttive locali, hotel, b&b, ristoranti, trattorie, prodotti enogastronomici locali, ecc., potranno ricevere informazioni e orari sui mezzi di trasporto, compresi quelli locali. Ma sarà anche luogo di svariate attività didattiche per le scuole e di eventi culturali, il tutto in regime di autosostentamento: il circolo curerà il bene e l’area verde senza alcun euro da parte del Comune. Ma veniamo ai tempi di apertura. I lavori sono terminati nell’estate del 2020, il nostro circolo ha firmato il Patto di Collaborazione con il Comune a novembre 2020, ma appena entrati nella struttura abbiamo riscontrato evidenti problemi tecnici dovuti a errori nella progettazione tecnica o nella realizzazione della struttura o in entrambi i casi che hanno purtroppo allungato i tempi per una possibile apertura. Già dallo scorso dicembre, con l’area LL.PP. del Comune di Marino, è stata stabilita una strategia rivolta al recupero di alcuni difetti tecnici che dovrebbe portare alla conclusione in questi mesi e alla possibile riapertura a maggio 2021.
 
6. Il tratto di Appia Antica che ricade nel territorio della Capitale è ben curato e pertanto anche molto fruibile, stessa cosa non può certo dirsi per quello di competenza dei Comuni di Ciampino e Marino che, in alcuni punti, risulta in completo abbandono. Come mai?
L’area in questione è demaniale, quindi proprietà dello Stato. Paghiamo lo scotto della diversità di enti di gestione nel corso degli ultimi decenni. Mentre nell’area di Appia Antica nel tratto del Comune di Roma (il cui confine con Ciampino è poco prima di Via Capanne di Marino) soprintendeva la più che vitale Soprintendenza Archeologica di Roma, invece nell’area di Ciampino e Marino aveva competenza la Soprintendenza Archeologica del Lazio che su questo tratto, è stata in sostanza un fantasma. E mentre nell’area romana, la Soprintendenza Archeologica di Roma sistemava l’antica strada, restaurava i monumenti e apriva aree archeologiche, nell’area extra urbana la “non presenza” della Soprintendenza Archeologica del Lazio creava sempre di più uno stacco netto tra la pulizia e il degrado, tra il decoro e le discariche, tra i monumenti restaurati e i monumenti crollati o disgregati. Chi, nel corso degli anni,è intervenuto in modo fattivo – quindi mettendo soldi - su quest’area è stato unicamente il Parco Regionale Appia Antica riportando in luce la carreggiata antica e effettuando operazioni di bonifica. Nel 2016 i Ministro Franceschini istituisce il nuovo “Parco Archeologico Appia Antica” nell'ambito della riorganizzazione del MIBACT (DM 44/2016, DM 198/2016 e DPCM 169/2019) che presenta gli stessi confini del Parco Regionale Appia Antica. Dal momento dell’istituzione ad oggi una nota positiva e una negativa, la prima, positiva, che si riunifica sotto uno stesso ente di tutela archeologica l’area urbana e extraurbana della Via Appia Antica (Roma, Ciampino, Marino) quindi la parte migliore e quella più degradata, la seconda, negativa, che l’area di Appia Antica è demaniale quindi sotto tutela e competenza del nuovo Parco Archeologico compresa la manutenzione del verde che non ha mai effettuato fino ad oggi. Dal Parco Archeologico ci hanno più volte assicurato riguardo la presenza di un piano e una programmazione della manutenzione della vegetazione anche nei territori di Ciampino e Marino, ma sul quando questo piano prenda corpo non esiste ancora un dato preciso. Conosciamo bene la situazione di un ente ministeriale come il Parco Archeologico Appia Antica che gestisce aree archeologiche smisurate, musei e tutto il tratto stradale dell’Appia Antica, quindi è chiaro che non può stare in piedi, ed eseguire quanto di sua competenza con il budget a disposizione (Rita Paris, primo direttore del Parco lamentava già nel 2017 la scarsità di mezzi, di personale ed economica in diverse interviste). Ma il problema di bilancio, e di quanto si possa spostare o metter sul piatto della bilancia per risolvere i problemi atavici dell’area extraurbana, non può e non deve essere un problema che leva il sonno ai cittadini di questo territorio, ma deve essere un problema delle persone e enti deputati ad tutelare e conservare questo bene. In nostro obiettivo come cittadini è solo quello di poter camminare e godere in tranquillità e sicurezza la via Appia Antica nel nostro territorio. Come Circolo che ha dedicato gli ultimi 30 anni rendere, anche se fosse un solo metro, più accessibile l’Appia Antica nel nostro territorio, finché avremo fondi a disposizione, che vengano da bandi, dalla collaborazione con il Parco Regionale, o dalle donazioni dei cittadini noi continueremo a effettuare bonifiche del verde anche se fossero solo 10 metri oppure 1 km.
 
7. Cosa possono fare di concreto i nostri Concittadini, singolarmente o attraverso i Comitati / Associazioni locali, per invertire questo andazzo?
Intanto si può richiedere all’ente di riferimento quali siano i programmi futuri di un’attività di manutenzione per la quale è l’unico preposto e competente, in quanto cittadini aventi diritto di avere risposte chiare da un ente pubblico. Direi anche di non stare a lamentarsi addosso a casaccio solo sui social che non serve a nulla e lascia il tempo che trova, usare più umiltà culturale e soprattutto più richieste mirate alla pubblica amministrazione e più Pec (“scripta manent”). Poi ormai la legislazione e i regolamenti sulla cittadinanza attiva e le possibilità degli Enti del Terzo Settore danno ampie possibilità di manovra, nulla vieta di costituire un comitato di cittadini e associazioni, che fattivamente e non a chiacchere, si ponga l’obiettivo di risollevare un tratto prezioso storico-naturalistico dall’incuria e dal degrado. Intanto partirei dai gesti più semplici e immediati per noi cittadini del territorio, non buttare l’immondizia sull’Appia Antica e raccogliere la cacca di nostri cani.
 
8. Quale sono le iniziative che come Legambiente avete in cantiere?
Il 28 Febbraio effettueremo una pulizia dai rifiuti nel primo tratto della Via Appia Antica da Frattocchie in direzione Roma, oltre ai soci del Circolo è invitata la cittadinanza a partecipare. Questo lavoro di pulizia sarà propedeutico allo sfalcio della vegetazione che partirà il giorno dopo nel tratto di Appia Antica tra S.Maria delle Mole e Frattocchie, utilizzeremo i fondi residui del Parco Regionale Appia Antica. Contemporaneamente a queste operazioni rilanceremo la campagna donazioni e banca del tempo dal titolo #weloveappiantica aperte a ogni cittadino che abbia a cuore la sorte del tratto di Appia Antica nel nostro territorio e un questionario on line dedicato alle problematiche della via Appia Antica nel quale i cittadini potranno esprimere la loro personale opinione sullo stato attuale di questo bene, una volta chiuso il questionario i risultati verranno inviati agli enti competenti. Per quanto riguarda la parte culturale per questa Primavera Estate abbiamo pensato ad un programma speciale legato all’Appia Antica e all’inaugurazione nel nuovo Punto Informativo a S.Maria delle Mole con una serie nutrita di attività che sveleremo quanto prima.

L’Appia Antica: una strada che non meritiamo

S. Maria delle Mole    (commenti:6) (609)
Antonio Calcagni

 
Per capire quanto era basso, e forse continua ad esserlo, l’interesse della politica per quella che, da sempre è considerata la strada antica più famosa al mondo, bisogna partire da un piccolo esempio.
 
Circa 4 anni fa, navigando nella galleria fotografica del Comune di Marino, notammo, con nostro grande stupore, la quasi totale mancanza di tracce dell’Appia Antica. Una strada celebrata in tutto il mondo, ma da noi ignorata. 
 
Non che il suddetto Comune fosse del tutto disinteressato all’archeologia, tantè che, in altri casi, in questi ultimi decenni si è addirittura sfiorato l’accanimento terapeutico, con iniezioni continue ed incessanti di soldi, che però, purtroppo non hanno mai dato alcun risultato.
 
Questa aberrazione, quanto meno nella forma, è stato poi in parte mitigata.
 
Ma siamo certi che tutti hanno compreso il valore di quello che, nelle nostre passeggiate incuranti calpestiamo?
 
Partendo da Frattocchie direzione la Capitale, si fa una sorta di viaggio a ritroso, ovvero dalla situazione di abbandono in cui versa attualmente, a quello che meriterebbe di essere una strada, sul cui tracciato, per circa mezzo millennio, si è scritta la storia dell’occidente del mondo.
 
Si parte infatti dal punto in cui il “moderno” ha cancellato il passato, sostituendolo con il peggio di se, ovvero il consumismo più sfrenato, che lascia dietro di se una discarica a cielo aperto e, percorrendo circa un km, attraverso una vera e propria savana, laghetto compreso, si raggiunge Santa Maria.
 
A quel punto, grazie ad un contributo regionale e comunale si è riusciti,in questi ultimi anni, almeno a costruire un punto d’informazione turistica, che dopo tante incertezze, speriamo possa diventare al più presto operativo.
 
Ma soprattutto è grazie all’impegno dei volontari della sezione locale di Legambiente che si riesce a vedere, un tratto di strada sufficientemente curata.
 
Basta però percorrere poche centinaia di metri per ritornare all’abbandono ed all’incuria, con punti che nella cattiva stagione, quasi ne impediscono la transitabilità.
 
Stesso discorso, se non peggio, vale anche per il tratto che attraversa il Comune di Ciampino.
 
Poi però si arriva al paradosso, dell’attraversamento pedonale di via Capanne di Marino, costato moltissimo, sia in termini economici che di sacrifici per i cittadini di Santa Maria, perfettamente acchittato.
 
Ovvero l’equivalente di una nuova e bellissima cravatta, indossata su un vestito liso, stracciato e sporco.
 
Da quel punto in poi la situazione tocca il limite della decenza, l’abbandono è quasi totale e con frequentazioni a dir poco dubbie,che certo non incoraggiano il transito, e questo, nonostante le frequenti denuncie degli amici di Legambiente.
 
Per vedere l’Appia Antica che vorremmo, bisogna però superare via dell’aeroscalo, da quel punto in poi, davanti a noi compare finalmente, ed in tutta la sua magnificenza, la Regina Viarum esattamente come vorremmo che fosse anche nel nostro tratto, ma li ormai siamo nella Capitale, che nonostante gli atavici problemi che l’attanagliano, almeno su questo non si è lasciata trovare impreparata.
 
Il percorso romano infatti alterna, tratti di basolato antico ben conservato, a tratti in cui la sua mancanza è stata compensata dai sampietrini, il tutto in perfetta armonia, mentre la vegetazione circostante risulta ben curata.
 
A questo punto, la domanda sorge spontanea, perché l’Ente Parco Archeologico ed il Parco Regionale dell’Appia Antica, una duplicazione che sulla carta avrebbe dovuto raddoppiare gli impegni, ma che nella realtà, sembra abbia solo complicato la situazione, hanno permesso una così plateale differenza di trattamento?
 
All’attuale Amministrazione, ma anche a tutti quelli che si candidano a governare in futuro questo Comune, domandiamo invece.
 
Qual è il progetto che avete in mente di una strada che, dalle politiche portate avanti negli ultimi decenni, abbiamo ampiamente dimostrato di non meritare?

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Un pensiero per Mario da un amico

S. Maria delle Mole    (commenti:1) (285)
Domenico Brancato

Il 13 Gennaio la giornata è iniziata con una ferale notizia: la scomparsa improvvisa, in nottata, del caro Amico Mario Genco.
 
Una Persona affettuosa, cordiale e sincera, sempre disponibile ad offrire, disinteressatamente, il suo apprezzato impegno, in tutti gli ambiti del sociale finalizzati alla risoluzione dei problemi del territorio ed a promuovere ogni iniziativa rivolta al bene comune.
 
Una Persona della quale si avvertirà tanto la mancanza, soprattutto in occasione delle frequenti assemblee delle Associazioni delle quali, sin dalla loro istituzione, faceva parte con assidua dedizione.
 
Ora la Comunità è stata privata di un prezioso ed esemplare Cittadino.
 
Alla Signora Rosina ed a tutti i Familiari giunga l’espressione dei più profondi sentimenti di partecipazione all’indelebile dolore per una così grave perdita.
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Ciao Mario

S. Maria delle Mole    (commenti:2) (1.503)
Antonio Calcagni

Improvvisamente è venuto a mancare il nostro Amico, Mario Genco.
 
La sua scomparsa, per noi del Comitato di Quartiere, ma più in generale, per l’intera comunità di Santa Maria, è senza dubbio una profonda ferita.
 
Per chi ha avuto il piacere di conoscerlo, infatti, sa che Mario era una persona chiara, trasparente e sincera, la cui stella polare era sempre e comunque la difesa degli interessi della nostra collettività.
 
Sempre allegro, sorridente e ottimista, era dotato di una saggezza popolare intrisa di buon senso.
 
Sapeva, infatti, cogliere sempre il nocciolo della questione ed al momento giusto e senza tanti preamboli, riusciva ad esprimere la sua opinione che aveva il pregio di non essere mai banale.
 
Pur di mantenersi al passo nelle numerose battaglie in cui era coinvolto, vedi speculazione Divino Amore/ riduzione dei voli sull’aeroporto di Ciampino ecc.ecc. era riuscito ad aprirsi a tutti gli strumenti tecnologici attualmente disponibili.
 
Ciao Mario, rimarrai per sempre nei nostri cuori.

Cittadinanza SUPER Attiva

S. Maria delle Mole (1.274)
Antonio Calcagni

Questa, che in breve vi racconterò, è la storia di un nostro concittadino che ha avviato una personale campagna, contro il degrado ambientale che ci circonda.
 
Un bel giorno di metà dicembre, infatti, mentre gran parte di noi era impegnata negli ultimi acquisti di Natale, il nostro Amico, stanco di vedere la rotatoria tra via Ardeatina, e via della Falcognana ridotta ad una discarica, decide di rimboccarsi le maniche ed in solitaria, con un lavoro che dura alcuni giorni, la ripulisce completamente, raccogliendo e raggruppando ben 120 sacchi della spazzatura.
 
L’area in questione è da sempre un punto di abbandono indiscriminato e selvaggio di rifiuti di ogni genere.
 
E’, infatti, di pochi mesi fa, l’intervento dell’Ente preposto alla sua manutenzione che, dopo anni di colpevole disinteresse, che l’aveva fatta diventare una vera e propria discarica a cielo aperto, e dopo le numerose segnalazioni, compresa quella del nostro Comitato di Quartiere, decide finalmente di ripulirla.
 
Nonostante la pulizia e soprattutto l’installazione di telecamere di sorveglianza, che speriamo, almeno abbiano fatto la loro parte, in pochi mesi la situazione di degrado stava ritornando al livello precedente.
 
Il nostro Amico non è la prima volta che si distingue per il suo impegno contro il degrado ambientale: nell’aprile del 2019  ho avuto il piacere di conoscerlo proprio quando,  insieme a Sergio e Nunzia avviò un lavoro di pulizia completa di tutta via della Falcognana, che come ricorderete, anch’essa era ridotta ad una discarica.
 
Un lavoro a cui noi del Comitato di quartiere ci affiancammo in punta di piedi e con tutto il rispetto che meritavano questi splendidi Cittadini.
 
La persona in questione, che mi onoro di avere come socio del Comitato di Quartiere, ma anche e soprattutto come Amico, si chiama Filippo Cuomo, un uomo che definire straordinario è comunque poca cosa.
 
Provate per un attimo ad immaginare come sarebbe il nostro territorio con: un po’ più di persone della caratura di Filippo e con un po’ meno di persone incivili.
 
Ora più che mai, è indispensabile che le Istituzioni, ed in primis l’amministrazione comunale, oltre a perseguire con tutti gli strumenti utili chi deturpa il nostro territorio: incoraggino, esaltino, valorizzino e portino ad esempio l’operato di queste splendide persone.

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PERCHE’ LA STELLA DI NATALE?

Nazionali    (commenti:2) (155)
Domenico Brancato

DA QUANDO E PERCHE’ LA STELLA DI NATALE E’ DIVENUTA LA PIANTA PIU’ RAPPRESENTATIVA DEL NATALE?
 
La pianta comunemente conosciuta come Stella di Natale è originaria del Messico e dell’America centrale, dove cresce spontaneamente e raggiunge anche 4 metri di altezza. Mentre da noi, normalmente, non supera i 50 centimetri ed essendo coltivata in vaso, come pianta da appartamento, è divenuta, per la sua eleganza, tonalità cromatiche, e tradizione, da diversi decenni, il simbolo ornamentale più rappresentativo del Natale.
 
Per cercare di rispondere all’interrogativo in intestazione e fornire elementi sull’ attribuzione del simbolo alla pianta in questione, si fanno seguire alcune informazioni storico-leggendarie in proposito.
 
La pianta arrivò in Europa nel 1804 e a Berlino fu catalogata col nome botanico “Euphorbia Pulcherrima”. Successivamente, nel 1825, l’ambasciatore americano in Messico “Joel Poinsett” la portò negli Stati Uniti dove, in suo onore, fu chiamata “Poinsettia”. Dal 1950 , da quando in Germania fu coltivata anche come pianta da appartamento, la Stella di Natale è diventata popolare in tutto il mondo, come simbolo d’amore e di purezza, da donare soprattutto a Natale.
L’usanza, già molto apprezzata dagli Aztechi nel XVI secolo, nasce da un’antica leggenda che racconta: “In un piccolo villaggio del Messico, nella penisola dello Yucatan, viveva una bambina molto povera di nome Altea che, mentre tutti i bambini compravano regali da offrire a Gesù per Natale, lei non poteva permettersi di comprare nulla. Quel giorno, quando tutti gli abitanti del villaggio si recavano in chiesa per offrire i loro doni, Altea decideva, sconsolata, di rimanere in casa da sola, fin quando le apparve un Angelo che le suggerì di raccogliere dei fiori dai bordi della strada e di portarli in chiesa, come dono per Gesù. Precisando che il suo dono sarebbe stato il più apprezzato di tutti, poiché consisteva in fiori raccolti con amore. La bambina decise di seguire i suggerimenti dell’Angelo: raccolse i fiori, li portò in chiesa, li pose vicino all’altare e si mise a pregare. In poco tempo quell’umile omaggio si trasformò in una pianta con meravigliosi fiori di colore rosso: è cosi che nacquero le Stelle di Natale, come le conosciamo oggi”.
 
Da quella notte in Messico la pianta della Stella di Natale prese il nome di “Flores de la Noche Buena”, ovvero fiore della Notte Santa.
Purtroppo però, trattasi di un’essenza delicata la cui gradevolezza, se non si praticano cure adeguate, rischia di esaurirsi ancor prima dello scadere del ciclo delle festività. Per cui, si ritiene utile fornire alcune indicazioni, per evitare simili ricorrenti brevi durate di questa curiosa pianta, caratterizzata dalla presenza di piccoli fiori giallastri seminascosti all’interno di una corona di decorative brattee di varie dimensioni, generalmente di color rosso fuoco, ma anche rosa, bianche, gialle o arancioni.
Innanzitutto, dopo l’acquisto, è buona norma, estraendola dal vaso, controllare le radici che, qualora dovessero essere poche, sottili e scure, è meglio optare per altro soggetto con radici fitte e bianche. Ma anche in quest’ultimo caso, se il vaso dovesse risultare totalmente occupato dall’apparato radicale, per mantenere la vigoria della pianta, è consigliabile effettuare il travaso in un contenitore di dimensioni maggiori. Inserendo sul fondo e nello spazio che si viene a creare intorno alla zolla, del terriccio per piante da fiore misto a del materiale drenante ( Lapillo vulcanico o Perlite o pietra pomice, o sabbia). Allo scopo, non solo di impedire ristagni di acqua, ma anche di assicurare una indispensabile porosità nel terreno, per consentire la penetrazione e la circolazione di ossigeno. Affinchè le radici possano svolgere le loro funzioni vitali, quali la metabolizzazione degli elementi nutritivi e l’assorbimento dell’acqua.
 
Successivamente, per mantenere la pianta in buone condizioni, occorre adottare e praticare altre indispensabili accortezze e cure, quali:
 
  • non tenerla in stanze dove, anche di notte, è possibile che avvenga l’accensione di un lampadario, sebbene per pochi minuti, o di posizionarla nei pressi di luminarie poste sull’albero di Natare o altrove, per evitare la deformazione e la caduta delle foglie. Trattandosi poi di una pianta fotoperiodica (sensibile al complesso di reazioni che gli organismi vegetali presentano al ritmo ambientale giornaliero e stagionale dei periodi di luce e di oscurità), e brevidiurna (a giorno corto), lo sviluppo della fioritura viene stimolato dalla diminuzione a 8-10 ore di luce, rispetto a quelle di buio che, in Autunno-Inverno, dovrebbero avere una durata di 12-14 ore ( dalle 17 alle 7 del mattino ca.) giornaliere;
  • evitare di posizionarla nei pressi di termosifoni, caminetti e di esporla a correnti di aria fredda ed in locali con aria condizionata spinta. In quanto la condizione più rispondente alle sue esigenze risulta essere quella con temperature di 20-25 °C di giorno e 13-15 ° C di notte. Ed una volta individuata la giusta posizione non effettuare continui spostamenti: probabili cause di sofferenza dovuta all’alternanza di condizioni di luminosità e temperatura;
  • annaffiare solo quando il terreno risulta bene asciutto: in genere una volta a settimana in Inverno ed ogni due giorni d’Estate, integrandole con frequenti vaporizzazioni. Comunque l’importante è non lasciare il terreno per troppo tempo asciutto ed evitare i ristagni;
  • effettuare concimazioni, in piccole dosi, ogni ca. 30 giorni, soprattutto in Autunno, con fertilizzante naturale liquido contenente alte percentuali di fosforo (P) e potassio (k);
  • eliminare, quando necessario, gli steli rovinati e vecchi, per non disperdere sostanze nutritive assorbite dalla vegetazione non in grado di rifiorire. In Primavera poi, dopo la caduta delle brattee ( che non rappresenta una manifestazione di sofferenza, bensì una fase del normale periodo vegetativo); affinchè si creino i presupposti per una rifioritura nell’inverno successivo, è necessario tagliare ( proteggendo le mani con guanti per evitare le conseguenze dell’irritazione prodotte dal contatto con l’epidermite) gli steli con una lama bene affilata (escludendo le forbici, in quanto potrebbero piegare, in corrispondenza della recisione, i bordi dello stelo verso l’interno), ad una altezza dal terreno di 10 centimetri e cospargere la superfice dei tagli con cenere o del terriccio, per fermare la fuoriuscita di lattice;
  • in Primavera, possibilmente, portarla all’aperto, in posizione di penombra e, nel caso si avvertisse un’eccessiva crescita, per contenerla è possibile intervenire periodicamente con piccole recisioni fino ad Agosto, quando ha inizio la formazione dei fiori. Ad Ottobre, invece, può avvenire il trasferimento in casa, collocandola in un ambiente dove sia, come in precedenza precisato, per la maggior parte del tempo al buio.
 
Qualora si volesse effettuare la riproduzione, considerato che la pianta non produce seme, è necessario procedere, in Primavera-Estate, tramite il metodo per talea, prelevando circa 10 centimetri di apice dagli steli privi di fiori, e provvdendo all’eliminazione delle foglie lungo la parte bassa ed al dimezzamento di quelle superiori, prima di porla in mezzo bicchiere di acqua tiepida. Se dopo 15-20 giorni, come normalmente accade, sarà avvenuta la formazione di radici sufficientemente sviluppate, si potrà procedere all’interramento.
Circa le malattie che possono colpire la Stella di Natale è possibile che si verifichi la presenza di macchie scure sulle foglie ed il conseguente afflosciamento, appassimento e la caduta delle stesse. Oltre alla comparsa, su foglie e steli, di polvere grigia che tende a diffondersi rapidamente: sintomo di un attacco di Botrite. Manifestazioni che comunque è facile prevenire, evitando di eccedere con le annaffiature e ad asporre, per lungo tempo, la pianta alla luce e alle basse temperature.
 
Un ultimo consiglio è quello di tenere la pianta fuori della portata di bambini e animali domestici, perché il suo lattice altamente urticante, se ingerito in grandi quantità, potrebbe causare pericolosi manifestazioni di vomito e diarrea.
Infine, chi scrive affida a questa simbolica diffusissima pianta la trasmissione di un sentito auspicio, affinchè il 2021 diffonda nelle “menti” delle Persone di qualsiasi estrazione, ed in particolare di coloro che detengono il potere decisionale, a tutti i livelli, la consapevolezza che la salute costituisce il bene primario: in mancanza o carenza del quale, qualsiasi altro bene materiale perde ogni valore, ed il conseguimento di qualsivoglia aspirazione, spesso, diviene utopia.
Consapevolezza indispensabile, affinchè si possa avvertire la necessità di destinare le indispensabili attenzioni, le necessarie risorse economiche e le energie intellettive occorrenti per la conduzione di permanenti studi specifici ed aggiornamenti professionali, finalizzati all’acquisizione di conoscenze atte a predisporre strategie di prevenzione e tempestivi interventi in grado d’impedire il ripetersi di altre così estese e gravi pandemie. Nonché, di scongiurare il verificarsi di ulteriori manifestazioni di impreparazione, sprovvedutezza e di soccombenza nei confronti dell’attacco di altre eventuali insidiosissime insorgenze virali.
 
Tutto ciò per salvaguardare, il prezioso patrimonio della salute della Popolazione ed in particolare, di tutti coloro che svolgono attività nei vari settori operativi, in quanto artefici e responsabili della qualità della vita delle comunità in cui operano.

CHRISTMAS MENU': TOP-TEN A TAVOLA

Nazionali (90)
Eleonora Persichetti

ECCO IL #CHRISTMASMENU: LA TOP 10 DEI MUST HAVE SULLA TAVOLA NATALIZIA SECONDO INSTAGRAM
 
 
Natale si avvicina ed è ora di pensare al menù. In nostro soccorso arriva Instagram: da una ricerca sugli hashtag, è emersa la predilezione degli italiani per i prodotti artigianali, made in Italy e fatti in casa. Non solo: grandi protagoniste del 2020 sono le zuppe: sane, gustose, veloci e facili da preparare. Ecco quindi i consigli e gli spunti sui dieci piatti che non possono proprio mancare sulla tavola natalizia.
 
Non c’è pandemia che tenga: il Natale, con gli addobbi, le lucine colorate e l’albero è, e sempre sarà, un momento magico. E, sebbene quest’anno avrà un sapore decisamente diverso dal solito, gli italiani non hanno intenzione di rinunciare alle tradizioni che contribuiscono a rendere il periodo delle festività così speciale, specialmente per quanto riguarda l’ambito culinario. Al contrario: la raccomandazione di passare il Natale fra le mura domestiche, esclusivamente con i propri conviventi, è la scusa perfetta per riservare alla preparazione del menù ancora più attenzioni rispetto al solito. Ma quali sono i must have per il pranzo o la cena di Natale perfetti? Ce lo dice Instagram.
 
Innanzitutto, l’annosa domanda: team panettone o pandoro? Con più di 580mila foto postate sotto l’hashtag #panettone e 157mila sotto #pandoro, la preferenza degli italiani su quale dolce portare in tavola a Natale sembra piuttosto evidente. In particolare, spopola il panettone artigianale, sempre più apprezzato rispetto ai prodotti industriali, nelle sue varianti più disparate: al cioccolato, al pistacchio e persino vegano, per rimanere sempre al passo coi tempi. Anche il panettone gastronomico, la variante salata del tradizionale dolce natalizio, riscuote un certo successo, con più di 90mila foto postate sotto al rispettivo hashtag. Inoltre, in tempi di quarantena, il ritrovato amore per la cucina casalinga e per il “fatto in casa” si fa sentire soprattutto a Natale. A testimoniarlo le oltre 6mila foto con hashtag #panettonefattoincasa e #pandorofattoincasa.
 
Decisi i dolci, bisogna pensare al resto delle portate, iniziando dagli antipasti. Immancabili le tartine, presentabili in infiniti modi diversi e fantasiosi: gli scatti con hashtag #tartine sono più di 270mila. Ma anche un bel piatto di salumi e formaggi da condividere fra i commensali è un must che accontenta sempre tutti. Spopolano soprattutto le foto con hashtag #salumi: 293mila. Sono poi un chiaro segno dell’amore per il made in Italy, che quest’anno più che mai ha ricevuto il supporto e il calore dei fieri cittadini italiani, gli hashtag #salumiitaliani e #formaggiitaliani, che raccolgono rispettivamente 13mila e 10,7mila foto.
 
Dopodiché, i primi piatti: a Natale, le lasagne sono un classico intramontabile e, stando a Instagram, sono il piatto più amato e fotografato: l’hashtag #lasagne conta più di 760mila immagini. E non solo le tipiche lasagne alla bolognese: #lasagnealpesto e #lasagnevegetariane contano rispettivamente 3,4mila e 2,5mila foto, sintomo del graduale spostamento di molte persone verso un tipo di alimentazione più plant-based. Ed è proprio in questo contesto che si inseriscono le zuppe: piatti caldi perfetti da gustare durante la stagione fredda, sani, veloci e facili da preparare. L’indice di gradimento è evidente: più di 160mila scatti sotto l’hashtag #zuppa. Ce n’è per tutti i gusti: di verdura, di legumi, di cipolle, di patate e chi più ne ha più ne metta. Una gustosa alternativa per la tavola natalizia, oppure un pasto facilmente digeribile per rimanere leggeri fra un cenone e l’altro. E chi non ha tempo di preparare tutti gli ingredienti necessari, magari perché sommerso dalle altre mille cose a cui pensare durante il periodo natalizio, può sempre fare affidamento sulle infinite varietà di zuppe pronte reperibili in commercio. Un settore che, secondo un’indagine di Allied Market Research, durante il lockdown ha conosciuto una fase di calo a causa della difficoltà nel reperire le materie prime, della carenza di manodopera e della chiusura sia delle unità produttive sia di alcuni negozi al dettaglio. Tuttavia, lo scenario post-lockdown ha solo notizie positive in serbo per le zuppe pronte: innanzitutto, per via della facilità e del poco tempo che richiedono per la loro preparazione, questi alimenti creano un’alta domanda di mercato nell’epoca del “ready-made”. Inoltre, data l’elevata durata di conservazione, le zuppe pronte possono rimanere a lungo disponibili sugli scaffali dei supermercati e, di conseguenza, consentire di gustare varianti di sapore e ingredienti fuori stagione senza alcuna riduzione della loro qualità e appetibilità. In ultimo, ma non per importanza, le zuppe sono il piatto perfetto per chi nemmeno durante le feste vuole rinunciare a mantenere la linea: ricche di vitamine, sali minerali e fibre, hanno un alto potere saziante, pur avendo un basso apporto calorico.
 
“Il crescente apprezzamento per le zuppe è un’ulteriore conferma del fatto che le persone sono sempre più propense a ricercare un’alimentazione più sana ed equilibrata anche durante le feste natalizie, periodo tipicamente associato ai cenoni e alle abbuffate - ha spiegato Marco Roveda – Il pioniere del biologico - Quest’anno non farà eccezione: durante i mesi trascorsi in casa per via della pandemia, in molti hanno riscoperto i benefici del tenersi in forma, ed è grande il desiderio di continuare a mantenere uno stile di vita che possa combinare salute e benessere. Le zuppe possono colmare questa esigenza: un’alternativa sana alle tipiche portate natalizie ipercaloriche, ma senza dover rinunciare per forza al gusto e alla prelibatezza.”
 
Alla zuppa poi c’è chi preferisce un brodo, magari come accompagnamento ai famosi tortellini, piatto emiliano amato in tutta Italia. L’hashtag #tortellini ne è testimone: circa 450mila foto che ritraggono buonissimi tortellini in brodo o tortellini fatti in casa. Insomma, l’amore per i piatti della tradizione si fa sentire forte e chiaro, e quale momento migliore se non il Natale per riassaporare i prodotti nostrani?
 
Per i secondi, il piatto preferito risulta essere la tradizionalissima anguilla, sempre presente in primis sulle tavole napoletane, in quanto considerato simbolo di buon auspicio contro la cattiva sorte. Più di 390mila gli scatti con hashtag #anguilla, a riprova dell’apprezzamento per questa portata in tutto lo stivale. Discreto successo anche per le lenticchie, gustabili sia come contorno che come piatto unico: 93mila foto sotto al rispettivo hashtag. E per concludere in bellezza, frutta secca a volontà! L’hashtag #fruttasecca colleziona, infatti, intorno alle 99mila foto.
 
Ecco, quindi, la top 10 dei dieci piatti che non devono mancare nel menù di Natale perfetto:
 
  1. Lasagne, il primo piatto preferito dagli italiani: 760mila hashtag
  2. Panettone, con una vittoria schiacciante sul pandoro: 580mila hashtag
  3. Tortellini, specialità emiliana: 450mila hashtag
  4. Anguilla, pietanza tradizionale napoletana apprezzata in tutta la penisola: 390mila hashtag
  5. Salumi (e formaggi) da condividere con i commensali: 293mila hashtag
  6. Tartine di ogni forma, sapore e dimensione: 270mila hashtag
  7. Zuppa, l’alternativa sana e gustosa: 160mila hashtag
  8. Pandoro, il grande sconfitto: 157mila hashtag
  9. Frutta secca, per una pausa prima del dolce: 99mila hashtag
  10. Lenticchie, sia come contorno sia come piatto unico: 93mila hashtag
 

Buone feste a tutti

Nazionali (336)
Eleonora Persichetti

A tutti i cittadini, ai lettori, agli Enti e alle
Associazioni del territorio,
ai Comitati di quartiere, ai nostri collaboratori
 
 
Cari lettori,
 
in occasione delle imminenti festività, in questo anno particolare e difficile per tutti, che ci ha segnato profondamente e che ha cambiato la nostra quotidianità e le nostre vite, la Caporedattrice, Eleonora Persichetti, e il Presidente del Comitato di quartiere di S. Maria delle Mole, Antonio Calcagni, desiderano rivolgere a tutti l’augurio più sentito ed affettuoso per un Natale il quanto più possibile sereno e un nuovo anno più generoso del precedente. Cogliamo l’occasione per ringraziare ciascuno di voi per il ruolo prezioso ed insostituibile svolto all’interno della comunità.
 
Dobbiamo ricercare il giusto spirito per trascorrere questi giorni con l’auspicio che il 2021 ci riservi positività.
 
Approfittiamo di questo periodo in casa per ritrovarci, dedicare tempo a noi stessi e riflettere sul percorso personale e comunitario che stiamo intraprendendo. Riscopriamo, ancora una volta, i valori della solidarietà e della fratellanza. Per ottenere risultati, dobbiamo agire in squadra. La società del domani è nelle nostre mani.
 
Ci sono tante cose da fare e da sistemare ancora, non solo la pandemia non è stata sconfitta, ma dobbiamo risanare tutte le ferite emotive, economiche, sociali che ha comportato.
 
Noi, nel frattempo, abbiamo aperto nuove sezioni, nuove rubriche, ci siamo contornati di collaboratori validi e proattivi. Non mancano le osservazioni critiche, ma ci fanno crescere e le accettiamo volentieri.
 
Muovendo da queste considerazioni, rivolgiamo a tutti l’augurio di vivere il periodo che sta per iniziare con serenità, ma anche con la consapevolezza del valore dell’umiltà e della solidarietà verso i più fragili e soli, perché il significato del Natale accompagni sempre le nostre azioni quotidiane.
 
Buon Natale!
 
Eleonora ed Antonio
 
 
È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
È Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
È Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri
 
Madre Teresa di Calcutta

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Resoconto del lavoro del Comitato di Quartiere di Santa Maria delle Mole.

S. Maria delle Mole    (commenti:2) (437)
Antonio Calcagni

 
 
L’obiettivo principe che da sempre si prefigge il nostro Comitato è quello di contribuire al miglioramento della qualità della vita della nostra Cittadina.
 
Anche quest’anno, che ricorderemo a lungo, e che per fortuna sta per concludersi, abbiamo perseguito tale fine.
 
Infatti, nonostante le enormi difficoltà logistiche, causate dalla pandemia, da un lato siamo riusciti a portare a termine il rinnovo del Consiglio direttivo, che ha permesso di rinforzare i ranghi del nostro Comitato, e  colgo l’occasione per ringraziarne tutti i componenti, dall’altro abbiamo proseguito verso il nostro scopo istituzionale, che intendiamo sviluppare su due direttrici, ovvero:
  • contribuendo alla creazione di un tessuto sociale ricco e solidale, in cui i nostri concittadini possano riconoscersi;
  • contribuendo ad incrementare e migliorare la qualità dei servizi forniti dalle Istituzioni.
Per la realizzazione del primo obiettivo, abbiamo lavorato per instaurare un rapporto di reciproca collaborazione con le altre Associazioni/Comitati locali.
 
Una collaborazione che ci ha visti presenti nella realizzazione delle seguenti attività:
 
  • Carnevale 2020;
  • Festa Patronale;
  • Raccolta di generi di prima necessità per le famiglie bisognose, e servizio di sicurezza all’ingresso delle scuole;
  • In occasione delle numerose e pregevoli iniziative organizzate dell’Associazione, Genitori Primo Levi;
  • L’istituzione del Punto Informativo Cittadini, voluto dal Comune, che verrà realizzato attraverso la collaborazione del nostro Comitato con la sezione “il Riccio” di Lega Ambiente.
 
Nemmeno il confronto con l’amministrazione comunale è mai mancato, un dialogo improntato sulla chiarezza dei ruoli con lo scopo di: suggerire,stimolare, incoraggiare e supportare le scelte fatte dall’Ente comunale a favore della nostra Cittadina.
 
Un contraddittorio, in cui non sono mancate le nostre critiche, ma anche il coraggio di ringraziare, chi, costretto a fare quotidianamente delle scelte, non può ricevere solo e sempre critiche.
 
Due per tutti gli esempi:
 
  • inizialmente abbiamo criticato aspramente l’amministrazione per il progetto di costruzione, presso il parco Lupini, di una palestra (vedi link) che, viste le dimensioni, era quanto meno inopportuna. Per fortuna, poi, questa scelta, attraverso un confronto serrato, è stata cancellata.
  • Di contro, non abbiamo lesinato gli elogi per l’azione di contrasto messa in campo contro la selvaggia speculazione edilizia denominata “Divino Amore” (vedi link) che avrebbe portato al raddoppio degli abitanti della nostra Santa Maria.
 
Uno scellerato progetto che avrebbe affossato definitivamente la nostra cittadina, che dopo decenni di speculazione edilizia, altrettanto selvaggia, di tutto aveva bisogno, men che meno di ulteriori nuovi abitanti.
 
E’ proprio di questi giorni la sentenza della Corte Costituzionale che mette finalmente la parola fine all’intera operazione di speculazione edilizia del “Divino Amore”.
 
Colgo, quindi l’occasione per ringraziare: tutti quei Cittadini che riuniti intorno l’Associazione A.D.A. hanno combattuto per oltre un decennio questa battaglia, l’attuale Amministrazione comunale e tutti i Consiglieri comunali che hanno avuto il coraggio di essere presenti e votare le delibere: nr 2 del 28-02-2018 e 23 del 10-08-2018 ed infine, ma non per ultima, la Regione Lazio.
 
Questo approccio, scevro da preconcetti, riteniamo essere la chiave di successo per far si che i progetti proposti, vengano esaminati con l’apertura mentale che si meritano.
 
Esempi lampanti di questo proficuo approccio, sono stati i risultati ottenuti sulle seguenti richieste:
 
  • L’istituzione della Casa dei Servizi, in via Morosini, una proposta fatta dal nostro Comitato, e supportata da circa 2.000 firme, e che dal prossimo gennaio sarà in grado di accogliere tutti i servizi attualmente presenti nella sede di Marino;
  • L’avvio del progetto che dovrà portare alla presa in carico, da parte di un Ente pubblico, di via della Falcognana, una strada che attualmente risulta privata, con la conseguente completa ristrutturazione;
  • Insieme a tante altre opere minori che non starò qui a citare.
 
Infine, il confronto con i Cittadini, un rapporto sviluppato attraverso le pagine facebook: “Comitato di Quartiere di Santa Maria delle Mole” e “Immagini da Boville”, ma soprattutto attraverso il Sito “smariamole.it” il portale del Cittadino, canali, in aggiunta a quelli tradizionali, da cui abbiamo ricevuto, e fatto nostri, molteplici proposte/segnalazioni e suggerimenti.
 
Un discorso a sé, merita il suddetto portale, nato nel 2017 grazie alla generosità del nostro amico Francesco Raso, che ringraziamo, anche per il suo costante contributo alla gestione tecnica.
 
Un Sito sempre più ricco di contenuti che sta ottenendo un sempre maggiore riscontro tra i concittadini e non solo, basti pensare che a fronte delle 85.000 pagine lette nello scorso anno, siamo passati alle 125.000 di quest’anno.
 
Un risultato ottenuto grazie alla professionalità della nostra caporedattrice, Eleonora Persichetti e di tutti i componenti della redazione, che ringrazio.
 
Per l’anno che finalmente sta per arrivare, confermiamo la disponibilità del nostro Comitato nel continuare la collaborazione con tutte realtà associative locali, che, come noi, hanno a cuore l’interesse del nostro territorio.
 
Altresì confermiamo di voler andare avanti nel proficuo confronto con l’amministrazione comunale, per contribuire a dotare la nostra Cittadina di servizi sempre più rispondenti alle nuove esigenze di una comunità in forte espansione.
 
Il nostro impegno si concentrerà, tra le altre, sui seguenti progetti:
 
  • Riqualificazione della stazione ferroviaria e realizzazione di un collegamento pedonale tra il parcheggio della piazza Albino Luciani e la stessa;
  • Parcheggio di Via P.G. Frassati;
  • Riqualificazione parco Lupini;
  • Rifacimento di via Mameli, progetto che sembra essere già in dirittura d’arrivo e che comprende la realizzazione anche di una pista ciclo-pedonale;
  • Procedere nel progetto di via della Falcognana, con l’avvio della procedura operativa di passaggio da proprietà privata a pubblica.
  • Riqualificazione della via Appia Antica, con la  riscoperta e valorizzazione del mosaico di epoca Romana, ritrovato a suo tempo su via della Repubblica e troppo in fretta ri interrato;
  • Installazione di una “Casetta dell’Acqua”, per la distribuzione gratuita dell’acqua minerale, struttura fornita dell’ACEA, che oltre al risparmio per i cittadini contribuirebbe anche alla drastica riduzione dell’uso della plastica;
  • Avvio di un confronto pubblico sul problema del nodo ferroviario /stradale/archeologico, dovuto dall’intersezione della ferrovia Roma Velletri/ con via della Repubblica, e di quest’ultima sia con Via Appia Antica che con l’Appia Nuova;
  • Avvio di un confronto pubblico sul futuro della Tenuta Tudini.
 
Anche lo sviluppo del confronto con i Cittadini continuerà ad essere  una nostra priorità, ed il nostro Sito sarà senz’altro la punta di diamante di tale progetto.
 
Auguro a tutti voi di trascorrere, un sereno Natale, e che il 2021 sia l'anno della rinascita.

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Raccontiamoci il Natale 2020

Nazionali (169)
Eleonora Persichetti

L’Associazione Artemista, in collaborazione con l’Assessore alla Cultura Paola Tiberi e l’Amministrazione tutta, nell’ambito dell’iniziative Marino tutti insieme con Babbo Natale…in streaming, realizzate dal Comune di Marino, con il contributo della Regione Lazio, propone “Raccontiamoci il Natale 2020” una selezione di Fiabe Natalizie tradizionali di varie origini anche locali. L’iniziativa vuole stimolare, prendendo spunto da tematiche natalizie, sia nei giovanissimi che negli adulti, l’integrazione fra diverse culture, la locale territoriale e la globale. L’iniziativa, in questo momento di forzato isolamento dovuto alla pandemia, si rivolge a tutto il nucleo famigliare come spunto di riflessione e confronto, al contempo vuole essere di sostegno sociale e psicologico alla famiglia e ai minori per mantenere vivo lo spirito natalizio anche da remoto, nelle presenti condizioni proibitive.
 
Tra gli altri materiali del reading citiamo ad esempio Una vita rotonda, pubblicata nel 2013 all’interno del volume "Raccontabile" per la Provincia di Roma: un delicato viaggio di una pallina di un Albero di Natale realizzata da un bimbo che attraversando svariate casualità torna a casa dopo anni dal suo giovane creatore. E poi ancora, I Doni del Re Leone tratta dal volume "Le mie fiabe africane" curato da Nelson Mandela; la leggenda marinese de’ U Lénghelu e una selezione tratta dalle Fiabe di Natale di Gianni Rodari che ci è sembrato doveroso ricordare prima della fine del centenario della sua nascita. Musiche suonate dal vivo - Bela Bartok, Maurizio Castè, Tchaikovsky, Bach e altro ancora – si alternano alla lettura delle fiabe, con l’uso di particolari e ricercati strumenti a fiato.
 
Le voci recitanti sono Paolo Maddonni - Sabina Barzilai; Musicisti: Maurizio Casté - Simona Sanzò – Gabriele Vallini.
 
L’evento verrà registrato presso la Sala Teatro Vittoria di Marino nella giornata di sabato 19 dicembre 2020 e trasmesso sul canale youtube/facebook/ app. Municipum/Twitter e sul sito istituzionale del Comune di Marino, in differita diviso in due parti:
 
Prima Parte: 20 dicembre ore 19,00; durata 30-40 minuti;
Seconda Parte: 21 dicembre ore 19,00; durata 30-40 minuti.

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Torta salata

Cucina (156)
Nunzia Mele

Torta salata
 
Ingredienti:
 
 
  • 300 gr di farina;
  • 125 ml di latte;
  • 125 ml di olio di semi;
  • Lievito di birra;
  • Un pizzico di sale;
  • 2 uova;
  • Salame e formaggio a piacere (in cubetti).
 
Procedimento
 
 
In una ciotola, mettere: farina, olio, sale, il lievito sciolto nel latte tiepido, e le uova.
Lavorare l’impasto con una frusta finché non si ottiene una pasta liscia ed omogenea.
Aggiungere i pezzetti di salame e formaggio.
Far riposare la pasta nello stampo fintanto che non raddoppii di volume.
Mettere al forno ad una temperatura di 180° per 35/40 minuti.
 
 
 
Buon appetito da Nunzia

La qualità in sanità

Salute (131)
Alessandra Benassi

In questo Articolo scritto per il Master Universitario di secondo livello, “Management Sanitario 4.0” della Business School del Sole 24, afforntiamo il tema della qualità nel quadro di riferimento del sistema sanitario nazionale.
 
  1. Il sistema delle 3 A a supporto della qualità
    1. Tra autorizzazione e accreditamento
 
Con il D. L 502 del 1992 viene introdotto il concetto di qualità in sanità, che inizia ad essere definita, come un sistema di “servizi alla persona” in cui si diffonde la cultura dell’assicurazione della qualità, intesa come processo di miglioramento continuo nell’organizzazione dei processi interni alle aziende e delle performance erogate. Osserviamo come è proprio anche l’idea di servizio che ha cambiato il modo di pensare la prevenzione e la tutela della salute, l’organizzazione degli ospedali e la professionalità di medici infermieri, perché essere operatori di servizi non è più la stessa cosa che essere operatori della mutua[1].
Il concetto di qualità in sanità si configura come intrinsecamente correlato a quello di sicurezza. L’ordinamento giuridico riconosce all’attività sanitaria una potenziale ed eventuale pericolosità, per l’incolumità fisica delle persone e per tale ragione necessita di autorizzazione per il suo esercizio. Con l’istituzione di un regime di tipo autorizzatorio si prevede un meccanismo di garanzia preventiva circa la sicurezza delle cure mediche. L’Autorizzazione si configura come, il provvedimento amministrativo attraverso cui si rimuove un divieto, un limite all’esercizio di determinate attività o funzioni soggette ad una tutela particolare per motivi di interesse pubblico. Attraverso l’autorizzazione si esercita la rimozione di un ostacolo all’esercitazione di un diritto che un soggetto già detiene. Se pensiamo all’attività sanitaria svolta da parte di soggetti privati, il diritto in questione diventa il diritto alla libera iniziativa economica privata. Il motivo alla base dell’ostacolo del libero esercizio di questa prerogativa non può che essere individuato appunto nel riconoscimento di una natura pericolosa delle attività sanitarie. In caso di verifica positiva la struttura ottiene la conseguente autorizzazione regionale. Inizialmente, con riferimento alla legge 833, dal punto di vista dei privati, questa autorizzazione rappresenta l’idoneità a poter erogare assistenza sanitaria in un contesto di tipo istituzionale. Cioè i soggetti erogatori privati dovevano inquadrarsi soltanto in funzione sussidiaria rispetto al sistema pubblicistico. Con il decreto legislativo 229/1999 prende forma il sistema vigente, in quanto ha previsto che: l’esercizio dell’attività di assistenza specialistica ospedaliera e sociosanitaria da parte di soggetti privati, per conto e a carico del sistema sanitario nazionale, sia subordinato al rilascio dell’autorizzazione dell’accreditamento, nonché alla stipulazione di appositi accordi contrattuali. L’instaurazione del nesso organizzativo di servizio pubblico con i soggetti erogatori e la quantificazione delle prestazioni erogabili da ciascuno di essi sono il frutto di valutazioni programmatiche ed organizzative discrezionali della Regione, titolare del servizio.
 
In questo contesto l’autorizzazione che abbiamo visto essere un atto di garanzia della qualità minima, perché le cure siano sicure a tutela del paziente, viene strutturata in due livelli, prevedendo due tipi di autorizzazione:
 
  • autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie: deve essere ottenuta prima di dar corso ai lavori di costruzione di nuove strutture o per quelle già esistenti per il loro adattamento, ampliamento e trasformazione.
  • Autorizzazione all’esercizio di attività sanitarie: deve essere posseduta prima di dare avvio all’attività. Tutte le strutture sanitarie, comprese alcune categorie di studi professionali sono soggette a regime di autorizzazione all’esercizio dell’attività.
 
L’autorizzazione regionale all’esercizio dell’attività sanitaria è richiesta sia per chi vuole operare in regime privatistico che in regime di servizio pubblico. L’autorizzazione si configura come lo standard minimo di sicurezza, tanto che gli art. 8 c.4 e 8ter del d.lgs. n.502 del 1992 stabiliscono requisiti minimi di sicurezza e qualità per poter effettuare prestazioni sanitarie. L’autorizzazione è inoltre un prerequisito per l’ulteriore regime di qualificazione di accreditamento e cioè l’idoneità della struttura ad operare per conto del servizio sanitario nazionale, con verifica periodica. Sono condizioni per essere accreditati:
 
  • la rispondenza a requisiti ulteriori di qualificazione rispetto a quelli necessari per ottenere l’autorizzazione
  • la funzionalità rispetto agli indirizzi della programmazione regionale
  • la verifica positiva dell’attività svolta e dei risultati raggiunti
 
1.2 Manuali per l’accreditamento
Per quanto concerne l’accreditamento un importante riferimento va fatto ai “Manuali per l’accreditamento” AGENAS[2], proposti nel 2015 come riferimento per le Regioni. Nel 2015 AGENAS ha appunto elaborato una proposta di quattro manuali operativi con l’obiettivo di supportare le Regioni e le Province Autonome nel processo di adeguamento ai nuovi requisiti nazionali di accreditamento. Tutti i sistemi di accreditamento regionali devono infatti uniformarsi ai contenuti del “Disciplinare per la revisione della normativa sull’accreditamento” (Intesa 20 dicembre 2012) che individua 8 criteri, 28 Requisiti essenziali e 123 evidenze, nei tempi previsti dall’Intesa del 19 febbraio 2015. Nei Manuali si indica come obiettivo prioritario: quello di costruire un sistema che fornisca un livello di prestazioni qualitativamente elevato e che sia in grado di orientare lo svolgimento delle attività al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. A tal proposito il manuale si propone di definire un modello per l’accreditamento istituzionale delle strutture fondato sui seguenti elementi:
 
  1. centralità del cittadino/ paziente:
    • comprendere i bisogni e le aspettative dei cittadini/pazienti;
    • garantire che i cittadini/pazienti siano considerati una priorità per il servizio;
    • guardare all’erogazione dei servizi in base alla prospettiva dei pazienti;
  2. leadership, ovvero:
    • garantire strategie, sistemi e metodi per raggiungere l’eccellenza;
    • ispirare e motivare i professionisti a lavorare, sviluppare, migliorare e ad essere innovativi e creativi;
  3. Cultura del miglioramento:
    • concezione del miglioramento come componente essenziale del lavoro quotidiano;
    • raggiungere e mantenere livelli di qualità che soddisfano i bisogni dei cittadini/pazienti;
    • monitoraraggio dei risultati
  4. evidenza dei risultati delle prestazioni:
    • dati e informazioni danno evidenza dei processi implementati e dei risultati;
    • la valutazione degli outcome consente il miglioramento della qualità e delle performance di un’organizzazione;
  5. Propensione alle buone pratiche:
    • confronto con gli altri per aumentare l’efficacia e l’efficienza dei processi;
    • migliorare gli outcome per i cittadini/ pazienti.
  6. La finalità dell’accreditamento è quella di:
    • migliorare la qualità dei percorsi dei pazienti;
    • migliorare lo sviluppo della qualità clinica, organizzativa e della qualità percepita da parte dei pazienti;
    • rendere visibile la qualità del sistema sanitario regionale.
 
1.3 Dall’accreditamento agli accordi contrattuali
Se l’accreditamento attribuisce la qualifica istituzionale come gestore del servizio pubblico, non consente all’accreditato di erogare prestazioni a carico del sistema sanitario nazionale se non previa pattuizione di appositi accordi contrattuali. Solo attraverso l’accordo contrattuale l’operatore contratta con la regione/ASL le tipologie delle prestazioni che può erogare a carico delle risorse pubbliche per il sistema sanitario nazionale, le tariffe per le prestazioni rese ed il volume massimo di queste ultime. Non tutte le strutture interessate che siano in grado di soddisfare i requisiti tecnici di accreditamento hanno diritto ad ottenerlo: tra queste saranno selezionate solo quelle la cui attività risulti funzionale alle scelte della programmazione regionale dell’offerta di servizi sanitari.
Una volta completata la fase di accreditamento si passa alla stipula dell’accordo contrattuale tra le strutture pubbliche ed equiparate (IRCCS – AOU). I contratti vengono stipulati con le strutture private e professionisti accreditati. Essi sono preceduti da intese con le organizzazioni rappresentative a livello regionale delle strutture private e dei professionisti accreditati.
Il sistema delle 3 a (autorizzazioni, accreditamento, accordo contrattuale), introdotto con, il decreto legge 502 del 1992, modificato dal 229 del 1999, è un modello volto all’accertamento, verifica, monitoraggio e mantenimento di elevati standard qualitativi del servizio sanitario erogato dagli erogatori, al fine di assicurare la sicurezza dei servizi alla popolazione.
 
 
2. Qualità in sanità
 
2.1 Il modello di Deaming
L’AGENAS afferma che il modello di accreditamento proposto alle regioni si basa sul ciclo di Deming (ciclo di PDCA – plan–do–check–act), un sistema circolare in grado di promuovere una cultura della qualità tesa al miglioramento continuo dei processi e all’utilizzo ottimale delle risorse. Questo strumento parte dall’assunto che per perseguire la qualità è necessaria la costante interazione tra pianificazione, progettazione, implementazione, misurazione, monitoraggio, analisi e miglioramento. Applicare costantemente le quattro fasi del ciclo di Deming consente di migliorare continuamente la qualità e soddisfare le esigenze del cittadino/paziente.
 
La sequenza logica del ciclo di Deming si compone di 4 fasi:
 
  • P – Plan. Pianificazione: l’organizzazione deve aver predisposto la documentazione necessaria a descrivere le modalità di raggiungimento dell’obiettivo per la qualità definito dal requisito per l’accreditamento;
  • D – Do. Implementazione: l’organizzazione deve garantire l’implementazione di quanto definito in fase di progettazione e pianificazione;
  • C – Check. Controllo, studio e raccolta dei risultati: l’organizzazione deve monitorare in maniera continua la qualità delle strutture, dei processi e degli esiti derivanti dall’erogazione del servizio;
  • A – Act. Azione per rendere definitivo e/o migliorare struttura/processo/esito: l’organizzazione deve analizzare e valutare i risultati del monitoraggio, effettuare un’analisi delle priorità e definire e mettere in campo iniziative per migliorare la qualità delle strutture, dei processi e degli esiti.
 
Il ciclo PDCA sviluppato da W. E. Deming rappresenta uno dei principali strumenti della gestione della qualità. Definire il concetto di qualità in sanità richiede la considerazione di molteplici aspetti e fattori di natura diversa. Il modello del Total Quality Managment, strettamente correlato al modello di Deming ci aiuta ad inquadrare la qualità in sanità. Nel Total Quality Management, l’approccio alla qualità diventa manageriale e strategico. La qualità viene considerata un’arma competitiva, e ci si affida sempre di più alla motivazione ed al coinvolgimento di tutte le persone e di tutte le funzioni aziendali. Si riconosce che la qualità dei prodotti e dei servizi è il risultato degli sforzi congiunti di tutte le funzioni aziendali. Tutta l’impresa deve essere coinvolta nel raggiungimento dell’obiettivo ultimo. Ciò comporta anche il coinvolgimento e la mobilitazione dei dipendenti e la riduzione degli sprechi in un’ottica di ottimizzazione degli sforzi. L’obiettivo ‘qualità’ non risiede più nel prodotto/servizio ma nei processi aziendali; l’azienda produce qualità. Il fine ultimo dell’approccio TQM è il miglioramento della competitività, ottenuta migliorando la soddisfazione dei clienti attraverso la miglior qualità del prodotto o del servizio attraverso elevati standard di qualità dei processi aziendali.
Come abbiamo visto nelle teorie di Deming la produzione deve essere vista come un sistema che comprende tutti coloro che interagiscono nell’erogazione del servizio: operatori e utenti. In questo sistema il cliente-utente è la parte più importante del processo di erogazione del servizio, in quanto senza di lui non ha ragione di essere. Le organizzazioni devono instaurare rapporti di collaborazione sia con i clienti sia con i fornitori per il miglioramento continuo del servizio offerto e per la riduzione degli errori e degli insuccessi. La forza del PDCA risiede nella completezza del metodo scientifico, descritto come “ipotesi” – “esperimento” – “valutazione” o pianificare, fare, e controllare. Secondo lo statista Deming qualsiasi processo può essere visto dunque come il ciclo, sopra descritto, in cui le fasi susseguendosi costantemente consentono di avviare un processo continuo di miglioramento della qualità.
La qualità dell’assistenza si configura come il risultato finale di un complesso intreccio di fattori, quali la capacità di gestione, la razionalità dell’uso delle risorse disponibili, la capacità di governo dell’innovazione, di indirizzare i comportamenti professionali degli operatori e, non ultima, la gestione del rischio; è il risultato di specifiche scelte di politica sanitaria che intervengono sugli assetti organizzativi e sui meccanismi di trasferimento delle conoscenze scientifiche, nella pratica e sulla capacità del sistema di documentare i risultati ottenuti.
 
  • Il servizio sanitario verso l’umanizzazione delle cure mediche
Sulla base di tale riflessione possiamo affermare che Il sistema sanitario può dunque concorre al progresso della nostra salute ma al contempo l’inaccessibilità alle prestazioni mediche e alle cure, e l’inefficienza e inefficacia dei servizi erogati possono contribuire al suo regresso. Il valore dei servizi sanitari viene misurato in base alla salute e benessere che riescono ad apportare alla vita del paziente. Vittorio Mapelli[3], autore del libro “il sistema sanitario italiano” ha individuato i parametri principali secondo cui valutare il sistema sanitario:
• L’efficienza tecnica (definita come rapporto prestazioni-risorse o output-input), che riguarda l’impiego economico delle risorse nel processo produttivo, misura quante prestazioni sono state realizzate con un’unità di fattore produttivo.
• L’efficacia (salute-prestazioni o outcome/output), che misura invece il contributo dei servizi sanitari al miglioramento dello stato di salute. Si occupa di analizzare quanto migliora la salute in seguito al consumo di una prestazione sanitaria.
• Il rendimento (definito come rapporto salute/risorse o outcome/input), che si ottiene moltiplicando i due indici precedenti (output/input x outcome/output= outcome/input).
 
Il modello del 1985 GAP 5, Servqualm di Parasuraman, elaborato per la valutazione della customer satisfaction, è applicabile al settore dell’healthcare rilevando quella che prende il nome di patient satisfaction. In questo modello le organizzazioni sanitarie devono occuparsi di 5 dimensioni che interessano la soddisfazione del paziente, quali[4]:
 
  • la capacità di erogare il servizio in modo affidabile e preciso
  • la professionalità e la cortesia degli operatori e la loro capacità di sviluppare la fiducia nei pazienti
  • le variabili tangibili quali le attrezzature e la tecnologia, gli operatori e le risorse di comunicazione
  • l’empatia,
  • la reattività e l’entusiasmo.
 
Secondo tale modello la qualità del servizio è dunque caratterizzata dallo scostamento che si crea tra la propria aspettativa e ciò che viene effettivamente svolto. Tali aspettative tendono a formarsi in modo indipendente e fuori dal controllo del management, che riesce a intervenire solo in parte attraverso le attività di comunicazione, mentre circa la percezione è possibile intervenire direttamente lavorando su tre dimensioni della qualità: tecnica che viene definita come il prodotto delle interazioni tra i clienti e i fornitori di servizi; funzionale che si interessa delle strategie utilizzate per fornire la qualità tecnica; d’immagine che è caratterizzata dalla qualità tecnica e da quella funzionale, includendo fattori come le abitudini, il passaparola, i prezzi e le associazioni pubbliche[5]. Al fine di rilevare con precisione la soddisfazione degli utenti dei servizi alla persona è fondamentale indagare la soddisfazione degli stakeholder del settore, ovvero tutti gli operatori di settore che con il proprio lavoro incidono sulla patient satisfaction.
L’evoluzione storica del sistema sanitario nazionale ha portato attraverso le leggi di riforma alla sua aziendalizzazione. Al contempo Il paziente non si configura come un mero cliente e il personale sanitario si trova ad erogare servizi a persone che riversano in uno stato di particolare fragilità. Pertanto assicurare qualità richiede la capacità di conciliare un giusto equilibrio tra necessità economiche, burocratiche, gestionali e centralità della persona[6]. Emerge come assicurare qualità in sanità prevede un costante riferimento all’art.32 della costituzione, al fine di perseguire in modo condiviso il fine ultimo della Repubblica che: “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. L’Organizzazione mondiale della sanità parla della salute come di “Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”. In questo quadro di riferimento occuparsi della qualità richiede a tutti i soggetti del SSN di porre l’attenzione sui processi di umanizzazione delle cure mediche.
 
 
Alessandra Benassi

  1. Olla G., Pavan A., “Il management nell’azienda sanitaria”, Giuffrè, 1996
  2. Manuali per l’accreditamento AGENAS: https://www.agenas.gov.it/primo-piano/manuali-per-accreditamento-istituzionale
[3] Mapelli V., Il sistema sanitario italiano, Il Mulino, Bologna, 2012
[4] Jain P., Aggarwal V., Service quality models: a review, BVIMSR’s journal of management research, 2015.
[5] Gronroos C., Voima P., Critical service logic: Making sense of value creation and co-creation, Journal of academy of marketing science, 2013.
[6] Tartaglia Filiberto, Estetica sanitaria: oltre il marketing sanitario, Libreria universitaria, Padova, 2009
 

Lavorare da casa in sicurezza: una postazione ergonomica a costo zero

Salute (315)
Alessandra Benassi

E’ innegabile, lo Smart Working in questo momento storico sta rappresentando una risorsa strategica per il mercato del lavoro. Le nostre case si trasformano in comodi e confortevoli uffici ma quanto, le nuove postazioni, rappresentano una soluzione salutare per il nostro apparato muscolo scheletrico?
A questo proposito dobbiamo valutare due aspetti:
 
 
  • La maggior parte delle nostre abitazioni non è mai stata attrezzata correttamente per svolgere periodi di lavoro prolungati
  • Il nostro sistema muscolo scheletrico è come argilla, le posizioni mantenute per un lungo periodo di tempo rimodellano la sua struttura.
 
Quello che dobbiamo assolutamente prevenire è il modellarci in una “cattiva postura”. Per affrontare al meglio questo periodo di transizione, in questo articolo insieme allo staff dello studio di Fisioterapia Fisiologic Mira di Santa Maria delle Mole, vedremo insieme alcune idee e soluzioni per realizzare al meglio una postazione di lavoro ergonomica così da sfruttare a pieno i vantaggi dello smart working.
 
 
5 consigli per creare la tua postazione di lavoro ergonomica a costo zero:
 
 
1.Varia la tua posizione durante l’attività lavorativa, adotta la regola dei 20 minuti
Alterna la posizione seduta (20 minuti), con una posizione in piedi (20 minuti). Per facilitare il tuo operato puoi trovare superfici di lavoro e sedute alternative. Puoi ad esempio decidere di svolgere le telefonate in piedi e la scrittura delle email in una posizione seduta. Lavorare in modo eretto ti permetterà di:
 
  • allungare i flessori dell’anca, che invece si stringono mentre sei seduto
  • scaricare la pressione dai muscoli del gluteo e dai muscoli posteriori della coscia. Esercitare troppa pressione su un muscolo per un certo periodo di tempo indebolirà inevitabilmente quel gruppo muscolare.
 
2.Presta attenzione alla disposizione degli oggetti
Tutti noi abbiamo abitudini di movimento e tendiamo a sviluppare conseguenti lati dominanti / forti del corpo. Ad esempio è possibile che tenderai ad avere più cose su un lato della scrivania rispetto all’altro. Una distribuzione sbilanciata ti porta a piegarti più volte su un lato specifico del corpo, con conseguenti implicazioni sulla schiena. Disponi quindi gli oggetti in modo bilanciato sul piano di lavoro.
 
 
3.Fai un check delle sedute
Pensa a una sedia come a un paio di scarpe, dopo un po’ di tempo si consumano. Se noti che stai iniziando a inclinarti da un lato, verifica il tuo piano di appoggio per evitare lesioni.
 
 
4.Implementa la regola dei 90 gradi
Ogni volta che sei alla scrivania, siediti nella posizione 90-90-90. Ciò significa che i gomiti devono essere piegati con un angolo di 90 gradi; i fianchi con un angolo di 90 gradi e le ginocchia con un angolo di 90 gradi; con i piedi appoggiati sul pavimento sotto la sedia. Le orecchie devono essere allineate sopra le spalle e la spalla deve essere allineata sopra l’anca, per una posizione spinale ideale.
 
 
5.Crea una postazione di lavoro fai-da-te
Hai una cassettiera di riserva? Posizionala sulla tua scrivania, questo ti permetterà di lavorare in piedi, evitando di curvare la schiena. Scaffali e librerie con un’adeguata altezza possono funzionare bene come alternativa al tavolo.
 
 
Se lavori da casa e una cattiva ergonomia della postazione di lavoro ti sta causando dolore, metti in atto questi accorgimenti. Nel caso di dolori in fase acuta cotatta uno specialista per valutare la soluzione ideale per preservare il tuo benessere psico fisico.

Gamberi alla pasta Kadaifi

Cucina (225)
Nunzia Mele

 
 
Ingredienti per 4 persone:
  • Una confezione di pasta congelata, come da foto;
  • 30 gamberoni;
  • Un limone;
  • 6 cm di zenzero fresco;
  • Pizzico di sale;
  • Olio, q.b..
 
Procedimento
 
Mentre si scongela la pasta, prepariamo la marinatura per i gamberoni con: zenzero grattugiato, succo di limone ed un filo d’olio.
Dopo averli: sgusciati, decapitati e privati dell’intestino superiore, ma avendo cura di conservare intatta la coda, lasciamoli marinare per 30 minuti.
Trascorso il tempo di marinatura, tamponiamoli con carta assorbente e, sostenendoli dalla coda, avvolgiamoli con una generosa matassa di pasta Kadaifi.
Disponiamoli su una teglia rivestita con carta forno, e inforniamoli a 180 gradi per circa 10 minuti.
In alternativa al forno si possono friggere con abbondante olio di semi.
 
Buon appetito da Nunzia

Boville Campione d'Italia

Sport (540)
Antonio Calcagni

BOVILLE CAMPIONE D’ITALIA!
 
 
 
Enorme successo.
 
Per la Terza volta lo scudetto delle Bocce della Raffa è il nostro, è di Bovilleeeeeeee
 
Una galoppata entusiasmante iniziata un anno fa che ci ha portato, dopo l’interruzione per il Covid, alla Final Four di Roma sabato 17 e domenica 18 Ottobre 2020.
 
Siamo stati bravi coesi determinati e soprattutto uniti nei momenti difficili e questo ha fatto la differenza.
Il gruppo questo magnifico gruppo fatto di uomini veri di uomini con la U maiuscola ce l’ha fatta ed oggi inizia il nostro cammino per lottare e provare a tagliare nuovi traguardi.....
 
Voglio ringraziare tutti i miei collaboratori in società, tutti i soci e coloro che ci sono stati vicini che ci hanno sostenuto e che con noi hanno gioito.
 
Voglio sottolineare come abbia apprezzato la voglia la dedizione, la tenacia, e la concentrazione dei ragazzi durante questi due giorni, e per questo sono strafelice perché si vedeva, si toccava la voglia di raggiungere la meta tutti insieme .....
 
Un Grazie a Fabio Palma il mio capitano, il mio condottiero, che mai come in questi ultimi mesi ho visto concentrato e dedito alla causa e che in questi due giorni è stato straripante e fondamentale.
 
Un Grazie a Giuliano Di Nicola che dall'alto della sua classe cristallina si è preso sulle spalle la squadra tantissime volte e che come sempre è stato determinante sia in campo che fuori dal campo.
 
Un Grazie a Fabrizio Facciolo che, nonostante abbia giocato meno di quello che avrebbe meritato, non ha mai avuto una parola di stizza e mai creato un problema, restando concentrato sul gruppo.
 
Un Grazie a Alfonso Nanni che, con le sue bocciate, ha dimostrato di essere il più forte d’Italia e senza rivali.
 
Un Grazie a Luca Santucci e alla sua splendida famiglia, che ci ha seguito in questo percorso in tutti i momenti. Luca è l’ultimo arrivato in ordine di tempo ma è ormai parte della nostra famiglia e oggi aveva quegli occhi da matto che lo rendono il campione assoluto che è.
 
Un Grazie a Roberto D'Agostino il collante perfetto di questo gruppo. Il mattatore delle nostre serate colui che ha sempre la parola giusta al momento giusto e che dimostra in ogni istante il campione che è dentro e fuori dal campo.
 
Un Grazie a Fabio Roggi che ormai da più di 10 anni mi accompagna in questa avventura e che mi sopporta in panchina nei momenti in cui sono meno tranquillo ma che alla fine riesce a calmarmi.
 
Grazie a tutti veramente ....
 
Ma l’ultimo Grazie lo dico al mio papà che mi ha trasmesso l’amore e la passione per questo sport e che vorrei fosse qui a gioire con me ....
Scusate ma questo scudetto io lo dedico al mio papà Dino .... È lui che mi ha reso Campione d'Italia!
Daje Boville Daje!
E non finisce qui!
 
Il Presidente dell’A.S.D. Boville, Giulio Arcangeli

Villa di Fiorano: il fontanile dell’Annunziata

Storia (379)
Eleonora Persichetti

A ridosso della via Appia Antica, nei pressi dell’Aeroporto G. B. Pastine di Ciampino, c’è un luogo incantato immerso tra il verde della campagna romana e gli antichi ruderi testimoni di un illustre passato: Villa di Fiorano. Un casale di campagna ereditato dal Principe Alberico Boncompagni Ludovisi e trasformato nel Novecento dall’architetto Buzzi in un gioiello oggi proprietà della famiglia Antinori che ospita durante tutto l’anno prestigiose manifestazioni oltre feste e matrimoni. È conosciuta da molti come il set cinematografico del capolavoro di Paolo Sorrentino, “La Grande Bellezza” del 2013, passando al film “Spectre”, di Sam Mendes del 2015, con la splendida interpretazione di Monica Bellucci, regina di casa, per poi finire con “Modalità aereo” del regista Brizzi del 2019. La presenza di questa proprietà del Monastero di San Saba (San Gregorio) è già citata in un documento del 950 d.C. riportato dagli annalisti camaldolesi in cui si fa menzione di un fondo chiamato Palombario con annesso un casale, già divisi da un muro di selce (“limite salvineum” che correttamente dovrebbe corrispondere a “limes siliceus”), con una fontana di acqua viva e una chiesa ormai deserta (abbandonata),dedicata a Maria Genitrice (S. Maria Dei Genitrix), realizzata all’interno di una antico monumento sepolcrale presso l’VIII miglio (cum monumento suo quod est crypta rotunda…), che la maggior parte degli studiosi identifica nella cosiddetta “Berretta del Prete”. In seguito divenne proprietà del Monastero di San Paolo fuori le mura, come risulta da un atto redatto nel dicembre del 1378 a favore di Giordano Orsini signore del Castello di Marino,trisavolo della ben più famosa Clarice Orsini moglie di Lorenzo il Magnifico. In tale documento veniva rilasciata al nobile romano tale proprietà in “enfiteusi”, cioè in affitto per ben tre generazioni, dietro un pagamento annuo di settanta fiorini papali.
 
Sito, inoltre, di numerose scoperte archeologiche nel passato come risulta dagli scavi eseguiti da Gavino Hamilton a fine Settecento, come da quelli del maggio del 1863 di Lorenzo Fortunati che prefiguravano un ambiente termale o un ninfeo, visti gli elementi scultorei ivi rinvenuti, di una sontuosa villa di campagna (Cesio Basso?). Un ambiente descritto come ninfeo fu rinvenuto a circa duecento metri dall’altro lato della via Appia Antica nel 1927 durante lo scasso del terreno come sappiamo da G.B. De Rossi. Resti architettonici riconducibili a simili strutture permangono persino tra la vegetazione a ridosso del Fosso delle Cornacchiole o Fosso di Fiorano.La presenza dell’acqua viene descritta dallo stesso Prof. Lanciani nei primi del Novecento che rifacendosi alla testimonianza del Nibby, ricordava il restauro di un antico acquedotto romano probabilmente derivante da quello di Bovillae e la realizzazione di uno scenografico e monumentale fontanile da parte di Don Orazio Albani, come attestato anche da un’epigrafe annessa:
 
AQVAM FLORANI DIV INTERCEPTAM
ET ABERRANTEM PVRGATO FONTE RESTITVTO DVCTV
NOVIS ADIECTIS VENIS AD PRISTINVM LACVM
REDVCENDAM CVRARVNT HORATIVS ALBANVS
CLEMENTIS XI GERMANVS FRATER...
ANNO SAL. MDCCIV
 
Un fontanile, dunque, capolavoro dell’arte barocca, impreziosito da un bassorilievo in marmo di forma circolare dove vi era rappresentata l’immagine dell’Annunciazione, motivo che ne ricordava la proprietà del luogo affidata, dal Monastero di San Gregorio, all’omonima Arciconfraternita già dal 1527.Una raffigurazione, piccolo tesoro dell’arte, oggi scomparsa , che al pari del fontanile può essere attribuibile a quella cerchia di grandi artisti su cui poté contare l’Albani come curatore delle opere commissionate dal fratello, Papa Clemente XI: tra essi spiccano l’architetto Carlo Fontana e lo scultore Francesco Maratti. Allievo egli stesso del famoso pittore Carlo Maratti, Orazio trasmise questo suo amore per l’arte al figlio, quel Cardinal Alessandro Albani la cui villa impreziosita di antichità romane, oggi Villa Albani sulla via Salaria, fu in seguito scrigno della straordinaria Collezione Torlonia.
 
 
Marco Bellitto
lavocedeicastelli.com