Conosciamo le nostre preziose “amiche piante”
il Noce.
Pianta che vanta, da millenni, frequenti riferimenti nella storia umana, avendo efficacemente plasmato l’economia, l’alimentazione, l’artigianato e persino il folclore locale.
Classificazione botanica:
Nome comune: Noce
Genere: Juglans
Famiglia: Junglandaceae
Specie/Nome scientifico: Juglans regia (Specie più diffusa in Italia e in Europa, sia per il legno pregiato che per il consumo alimentare)
Varietà: - Sorrento: tipica italiana (Campania), molto pregiata, aromatica e di forma ovale; - Chandier: più diffusa al mondo, con guscio sottile e gheriglio molto chiaro; -Lara: francese molto produttiva e adatta a climi temperati; - Hartley: americana, molto apprezzata per la forma allungata e l’ottimo sapore.
Altre Specie: Noce Pecan – Carya illinoinensis – : originaria del Nord America, produce frutti allungati dal guscio liscio, sottile. Il gheriglio ha una consistenza più morbida, oleosa e dal sapore più dolce e burroso, rispetto alla noce classica; Noce del Brasile – Bertholletia excelsa -: proviene dalla foresta amazzonica, nota per la sua consistenza carnosa, dura e compatta, dal sapore pieno, terroso e corposo, che ricorda vagamente il cocco fresco o i funghi; Noce di Macadamia - Macadamia integrifolia -: originaria dell’Australia, è quella più ricca di grassi, dal sapore dolce molto delicato e cremoso, che ricorda il burro di cacao o il latte denso, dalla consistenza unica, vellutata e friabile, che quasi si scioglie in bocca; Noce nero - Juglans nigra –: originario dal Nord America, è molto vigoroso. In Italia è usato principalmente come portinnesto per il noce comune e per l’industria del legno.
(Segue: Illustrazione delle caratteristiche dei frutti delle specie di noce)
Longevità: solitamente vive fra i 100 e i 200 anni. Sebbene, in condizioni ideali e per alcune specie (come il Noce nero americano) possa superare i 300 anni. Il suo ciclo di vita è caratterizzato da: inizio produzione fra gli 8 e i 10 anni; periodo di massima resa dai 40 ai 50 anni; e dal culmine della crescita in altezza intorno ai 100 anni.
Uno degli esemplari più antichi del suo genere si trova in Umbria a Poggiodomo, in località Via del Colle, vicino alla storica fonte dei Trocchi, a oltre mille metri di altitudine in provincia di Perugia. E’un albero monumentale, delle dimensioni di 25, 10 e 4,88 metri, rispettivamente: d’ altezza, circonferenza della chioma e del tronco (a metri 1,30 dal suolo) e dell’età stimata superiore ai 2 secoli. Per la sua maestosità è stato riconosciuto come attrazione naturalistica, ed è stato circondato da un alone di spiritualità. Visto che, come per la vicina quercia miracolosa, gli abitanti del posto hanno profondamente legato il luogo che lo ospita alla devozione popolare, inserendo piccoli altari sacri all’interno delle cavità naturali della pianta.
(Segue: Riproduzione del noce più antico d’Italia di Poggiodomo)
Consistenza e morfologia: albero di grandi dimensioni, che può raggiungere anche i 30 m di altezza e una chioma folta, espansa e tondeggiante in grado di sviluppare un diametro di 10 – 12 m.
Caratteristiche componenti struttura: tronco: dritto e robusto con diametro di base fino a 1-2 metri, rivestito da una corteccia grigio-biancastra liscia nei giovati esemplari, che diventa più scura e fessurata longitudinalmente in età adulta; apparato radicale: fittonante, molto robusto e profondo; foglie: caduche, alterne (inserite singolarmente ed in modo alterno da un lato e dall’altro dell’asse -rachide-), imparipennate (composte da un numero dispari, da 5 a 9, di foglioline ellittico/ovali di colore verde chiaro, disposte a coppie lungo l’asse centrale, terminando all’apice con una sola fogliolina); fiori: maschili e femminili separati, ma sulla stessa pianta. Quelli maschili riuniti in amenti (infiorescenze a spiga pendule e flessibili) lunghi 5-10 cm e quelli femminili, solitari o in piccoli gruppi, posti all’apice dei rami dell’anno. La fioritura avviene fra aprile e maggio, solitamente prima o contemporaneamente all’emissione delle foglie; frutti: sono drupe di forma globosa o ovata della dimensione di 3-4 x 4-6 cm, composte da: uno strato esterno (mallo), fibroso di colore verde, ricco di tannino che, a maturazione, annerisce e si spacca, liberando il guscio interno; uno strato sottostante (guscio o endocarpo) legnoso, di colore marrone chiaro, costituito da due valve che racchiudono il seme; ed uno interno (seme o gheriglio) commestibile, diviso in lobi, ricco di lipidi (acido oleico) e di sostanze benefiche come gli Omega -3. Si raccolgono in autunno, a partire dagli 8 – 10 anni della messa a dimora della pianta e fino a 40 – 50 anni di età, in quantità, che in buone condizioni può giungere ad una produzione di circa un quintale/anno. Esigenze:
- Clima: temperato, con esposizione soleggiata o in mezz’ombra, con bassa umidità e scarsa presenza di gelate primaverili. Cresce bene anche in montagna sino agli 800 m e predilige temperature non troppo alte. La messa a dimora deve essere effettuata con le radici avvolte dal pane di terra in inverno con esemplari di 1 – 3 anni. In quanto il noce, a causa dell’apparato radicale fittonante, non sopporta bene le operazioni di trapianto.
- Terreno: profondo, fertile, fresco, ben drenato, debolmente acido o calcareo;
- Idriche: Pianta che risente molto degli stress idrici, che possono compromettere la qualità e la pezzatura dei frutti. Motivo per cui necessita un apporto idrico annuale di circa 1270 mm di precipitazioni o irrigazioni, da somministrare durante i mesi estivi (giugno, luglio me agosto). Negli impianti specializzati , risulta fondamentale l’irrigazione a goccia per garantire un apporto costante;
- Nutritive: necessita di un apporto equilibrato di azoto (da distribuire preferibilmente in forma organica, prima del germogliamento e dopo l’allegagione, per stimolare la crescita vegetativa); fosforo e potassio (per favorire la fioritura, l’allegagione e lo sviluppo qualitativo del gheriglio);
- Potatura: la pianta mal sopporta le potature drastiche e la rimozione di rami di grandi dimensioni, che avendo difficoltà a cicatrizzare vengono esposti ad infezioni. Gli interventi vanno eseguiti prima della ripresa vegetativa (tra gennaio e marzo) e in estate per la rimozione dei succhioni. La tipologia di intervento si differenzia a seconda se trattasi di potatura di: - allevamento (che si pratica nei primi 2 – 3 anni, cimando il fusto centrale a circa m 1– 1,20 e selezionando 4 o 5 branche principali per formare la struttura della chioma); - produzione (con interventi minimi, consistenti unicamente nell’eliminazione dei rami verticali molto vigorosi -succhioni- e di quelli secchi, malati o che si incrociano all’interno della chioma), o nel caso di accorciamento di una branca, usare sempre il taglio di ritorno (al di sopra di un ramo laterale più giovane). Evita interventi di capitozzatura (taglio di netto del tronco principale e delle grosse branche, lasciando solo monconi privi di chioma) che stimolano la pianta a produrre enormi ammassi di succhioni infruttiferi, dato che il noce fruttifica sulle gemme apicali. I tagli vanno eseguiti con attrezzi disinfettati con alcol in maniera netta, senza sfilacciature ed inclinati di circa 40 – 60 gradi, per evitare che l’acqua piovana possa ristagnare sulla ferita, provocando il marciume del legno. Sulle inevitabili ferite medio-grandi applicare solo un velo sottile di mastice medicato al rame, oppure con soluzioni a base di propoli che consentono al legno di traspirare. In quanto un mastice comune intrappola l’umidità naturale del legno sotto la pellicola, creando una camera umida che causa la proliferazione di funghi distruttivi. Il taglio deve essere eseguito appena fuori del collare di corteccia (zona rigonfia alla base del ramo): zona che contiene i tessuti per la generazione del callo. Poiché lasciare un moncherino si blocca la cicatrizzazione, facendo marcire il legno fico a intaccare il tronco principale. Mentre un taglio rasato ferisce il tronco, allargando l’area esposta alle infezioni
Riproduzione, avviene principalmente per: seme, che si esegue: -scegliendo noci non trattate tenendoli a bagno per una notte; praticando una piccola fessurazione sul lato opposto alla punta del guscio; e posizionandole orizzontalmente, o con la punta rivolta verso il basso, alla profondità di circa 3 -4 cm, in un vaso del diametro di 25 – 30 cm con terriccio da mantenere umido, posto in luogo luminoso. Per ottenere l’inizio della radicazione dopo m 2 -3 settimane e l’entrata in produzione dopo 5 – 6 anni; innesto, si effettua a fine inverno -inizio primavera (febbraio-marzo) su giovani portinnesti applicando tecniche come: a spacco (tagliando il portinnesto all’altezza desiderata; preparando la marza a cuneo e inserendola nel portinnesto, facendo combaciare perfettamente le cortecce; legando saldamente con rafia o nastro specifico e sigillando con mastice per innesti, per evitare la disidratazione; a corona, (adottando lo stesso procedimento), molto adatto ed efficace per piante con fusto di più grandi dimensioni; a zufolo o ad anello, considerato fra i più sicuri, si effettua in primavera(aprile-maggio), quando la pianta è in pieno succhio (circolazione della linfa) per favorire il perfetto scollamento della corteccia, o a fine estate(agosto-settembre), a gemma dormiente, cioè che germoglierà nella primavera successiva, applicando il seguente procedimento: scegliere un ramo vigoroso dell’anno precedente, che abbia un diametro compreso tra 1 e 2 cm; selezionare un ramo sano e con gemme ben formate della varietà che si vuole riprodurre del diametro il più possibile simile a quello del portinnesto; praticare due tagli circolari paralleli distanti 2-3 cm sul portinnesto; eseguire un taglio verticale che unisca i due cerchi; sollevare delicatamente la corteccia e rimuovere l’anello, lasciando il legno nudo; ripete la stessa operazione sulla marza attorno ad una gemma sana; sfilare l’anello di corteccia facendo attenzione a non danneggiare la gemma; inserire l’anello con la gemma sul legno nudo del portinnesto facendo combaciare perfettamente i tagli, assicurandosi che la gemma sia rivolta verso l’alto; legare tutto strettamente con rafia, lasciando scoperta soltanto la gemma; coprire le ferite, i bordi dell’innesto e la sommità della legatura con del mastice, per evitare la disidratazione. Metodo che permette di ottenere soggetti identici alla pianta madre, garantendo solitamente la qualità dei frutti in 5-6 anni.
Parassiti, comprendono:
Mosca del noce (Rhagoletis completa): dittero (piccola falena con apertura alare di 15-20 mm di colore grigio) originario del Nord America che attacca i frutti. Compie una sola generazione all’anno, le pupe svernano nel terreno sfarfallando tra giugno e settembre. Le femmine depongono le uova nel mallo, della polpa del quale si nutrono, facendolo annerire, diventare molle e marcire, provocando l’ammuffimento del gheriglio, rendendolo immangiabile e causando la caduta precoce.
La lotta si basa sulla: - prevenzione, posizionando reti a maglia fine sotto la chioma per impedire alle larve mature di penetrare nel terreno per svernare e nella raccolta e smaltimento tempestivo delle noci cadute precocemente o annerite, per evitare che le larve completino il loro ciclo; - e cattura massale degli adulti (mass trapping) prima che depongano le uova: Trappole alimentari da appendere in posizione evidente a sud-est alle fronde, formate da bottiglie di plastica con tappo Tap Trap giallo, contenenti circa ½ l di acqua, 100 ml di ammoniaca liquida non profumata (esca oftalmica) e 1 acciuga/sarda o scarti di pesce crudo (esca proteica); Trappole “Attract and Kill” pronti per l’uso, che sfruttano l’azione del colore giallo e di insetticida per agricoltura biologica per attirare l’insetto;
Carpocapsa (Cydia pomonella): è un piccolo lepidottero che sverna come larva matura (crisalide di circa 10 mm) protetta da un bozzolo tra gli anfratti della corteccia o nel terreno. In primavera (aprile-maggio) emergono gli adulti che si accoppiano e depongono minuscole uova (inizialmente biancastri poi contornati da un anello rosso) sulle foglie e nei pressi dei frutticini. A seconda delle temperature si possono avere 2-3 generazioni/anno. Le larve, che alla nascita misurano appena 2 mm, a maturità raggiungono 18 -20 mm, penetrano all’interno della noce, scavano gallerie nel mallo e arrivano a divorare l’intero gheriglio. La sintomatologia della presenza si manifesta:- con piccoli fori sulla superficie del mallo, circondati da minuscoli grumi di escrementi marroni; - annerimento e marciume del mallo; e la distruzione intera del gheriglio, che appare, annerito e occupato da una larva di colore bianco-rosato o ocra con la testa scura.
La strategia di difesa, che deve essere tempestiva e preventiva (perché una volta che la larva è penetrata all’interno del guscio legnoso, i trattamenti perdono di efficacia) comprende:
- monitoraggio con trappole: - a feromoni per seguire i voli dei maschi adulti e stabilire il momento esatto in cui intervenire (prima della nascita delle larve); - alimentari (come per la mosca), per catturare il massimo numero di adulti per ridurre la deposizione delle uova;
- lotta biologica: - con l’applicazione di diffusori di feromoni artificiali sulla chioma, per disorientare i maschi (confusione sessuale) impedendo l’accoppiamento e l’ovodeposizione; il virus della granulosi (-GpGv-: bio-insetticida altamente selettivo che agisce per ingestione unicamente sulle larve, senza colpire gli insetti utili; - e distribuzione in autunno di Nematodi entomopatogeni sul tronco, per eliminare le larve svernanti e ridurre drasticamente la popolazione dell’anno successivo;
- trattamenti repellenti tramite l’applicazione combinata di Caolino (polvere di roccia che crea una barriera meccanica e visiva), alternata a trattamenti con olio di Neem, per contrastare gli attacchi inziali;
- e lotta chimica (ove consentita), basata su insetticidi larvicidi di ultima generazione (come il Coragen) da irrorare circa 7-10 giorni dopo il picco di volo degli adulti rilevato dalle trappole;
Afidi: in noce viene attaccato da due specie specifiche: Chromafis juglandicola, di 1-2 mm di colore giallo chiaro che si annida nella pagina inferiore delle foglie e Phanaphis juglandis, più grande di colore giallo intenso con punteggiature nere che si posiziona sulla pagina superiore delle foglie, lungo la nervatura centrale. Le punture di entrambe le specie provocano deformazioni fogliari, defogliazione precoce e produzione di melata che causa blocca il processo fotosintetico. Il ciclo si svolge interamente sulla pianta ed è caratterizzato da una fase invernale (come uovo di colore scuro, depositato negli anfratti della corteccia o vicino le gemme) e da ripetute generazioni primaverili-estive, che si riproducono velocemente. Tra marzo e aprile, le uova si schiudono dando vita alle “fondatrici”: femmine attere (prive di ali) che si nutrono della linfa delle foglie. Per poi, in primavera-estate produrre diverse generazioni di femmine alate e non, che si riproducono per partenogenesi (senza bisogno di fecondazione), dando origine alla formazione di colonie molto numerose. Con l’abbassamento delle temperature, compaiono le forme sessuate (maschi e femmine). Le femmine depongono le uova destinate a superare l’inverno.
La lotta si avvale degli effetti di trattamenti con la miscela di olio di Neem (6 ml/l) - sapone molle di potassio (4 ml/l) o la distribuzione di insetti predatori come le Cocciniglie e le loro larve e le vespe parassitoidi. Mentre, in caso di forti infestazioni è consigliabile ricorrere a specifici agrofarmaci di contatto ad azione rapida, quale il COMPO BIO PIRETRO Pronto uso PFnPO.
Ragnetto rosso (Tetranycus urticae): è un piccolo Eriofide di 0,2 mm di lunghezza di colore bianco giallastro, che nel periodo caldo e secco (maggio – settembre) si insedia sulla pagina inferiore delle foglie intorno alle quali, per proteggersi e migliorare il proprio microclima, tessono tele di seta. Le foglie così attaccate si arrotolano, seccano e infine cadono.
La difesa prevede interventi con 1 - 2 irrorazioni, bagnando bene tutta la pianta (per raggiungere anche i parassiti nascosti), non appena vengono individuati i primi nidi.
I prodotti specifici consigliati per combattere le infestazioni prevedono l’impiego, bagnando abbondantemente la pianta in tarda serata o la mattina presto, con: - una miscela di estratto di Propoli con polvere di roccia (Zeolite), nelle proporzioni indicate in confezione, da preparare in un contenitore con poca acqua , mescolandoli bene per creare una sospensione omogenea, aggiungendo il resto dell’acqua fino al quantitativo necessario e (per migliorare l’aderenza alle foglie) una piccola quantità di sapone molle potassico; o con preparati a base di olio di Neem;
Cancro batterico: è causato dal batterio Brenneria nigrifluens che attacca i grossi rami e il tronco, provocando ferite e il distacco della corteccia, accompagnante da fuoruscite di essudati nerastri, che causano l’ingiallimento, disseccamento dei rami, perdita anticipata delle foglie e necrosi interna sotto la corteccia colpita. L’infestazione del batterio si manifesta in primavera-estate, specie in condizioni di elevata umidità, piogge frequenti e temperature miti, principalmente attraverso ferite di potature e lesioni causate da eventi meteorologici.
La prevenzione e la lotta, poiché non esistono cure che possono debellare l’infezione una volta che è penetrata nel legno, la strategia si basa su accurate pratiche agronomiche, quali: - accurata rimozione dei bordi della corteccia infetta fino ad arrivare ai tessuti sani (scortecciamento) e disinfezione della ferita con poltiglia bordolese o mastici rameici; eliminazione e bruciatura dei rami gravemente colpiti, per evitare la fonte di inoculo; sterilizzazione degli attrezzi (utilizzando la fiamma o alcol al 70%) per la potatura, per evitare il propagarsi dell’epidemia; esecuzione di trattamenti preventivi per la protezione delle gelate, con prodotti rameici, prima della caduta autunnale delle foglie;
Cancro corticale: è una grave patologia fungina causata dal batterio Brenneria nigrifluens, che si manifesta principalmente con profonde ferite e lesioni necrotiche sul tronco e sulle branche principali. Sotto la corteccia si formano macchie scure da cui fuoriesce un essudato nerastro. Nei casi più gravi, i tessuti legnosi si lacerano, provocando il distacco della corteccia e un progressivo deperimento della pianta.
Per contrastare l’infezione si consigliano interventi tempestivi con pratiche agronomiche e trattamenti mirate, quali: - la rimozione della porzione di corteccia infetta (scortecciamento) fino al raggiungimento del legno sano, per stimolare la cicatrizzazione e la formazione di nuova corteccia; - la protezione delle ferite causate dallo scortecciamento con mastici cicatrizzanti a base di rame; - l’eliminazione delle branche colpite e, nel caso in cui il tronco risulti compromesso nei primi anni dall’impianto, per evitare contagi, si raccomanda l’estirpazione dell’intera pianta; - utilizzazione di materiale di propagazione certificato cresciuto in condizioni fisioterapiche ottimali.
Cancro rameale: nuova malattia letale per il noce, ampiamente diffusa negli Stati Uniti, che recentemente è stata segnalata anche in Italia. Im principali sintomi utili per il riconoscimento sono il rapido disseccamento di parti di chioma, a partire dalle da quelle più giovani, i cui rametti presentano abbondanti piccoli fori dovuti all’insetto vettore. Le foglie colpite disseccano senza cadere a terra, assumendo un portamento a bandiera. Il fungo patogeno – Geosmithia morbida, è veicolato dagli adulti del coleottero Pityophthotus juglandis: piccolo scolitide di appena 1,5 – 2 mm, originario del Nord America, parassita specifico che si sviluppa sotto le cortecce di giovani rametti dei noci.
Il cui Il ciclo biologico segue le seguenti fasi: -svernamento, durante il quale l’insetto supera i mesi più freddi allo stadio di larva o di adulto all’interno dei rami e della corteccia; - volo primaverile, quando gli adulti fuoriescono (sfarfallano) cosparsi di spore del fungo, volando verso piante sane o su parti non infette per nutrirsi e accoppiarsi, cavando gallerie e inoculando il patogeno sotto la corteccia; - riproduzione, avviene all’interno delle gallerie dove le femmine depongono le uova, da cui si sviluppano le larve che , per nutrirsi, scavano nuove gallerie, contribuendo a diffondere ulteriormente il fungo; - completamento del ciclo, si verifica durante l’estate e l’autunno, con lo sviluppo di nuove generazioni di adulti.
La combinazione degli scavi e della diffusione del fungo provoca la formazione di numerosi cancri corticali, che portano rapidamente al deperimento della chioma e alla morte dell’albero.
Considerato che non esistono trattamenti chimici o curativi efficaci, una volta che la pianta è stata infettata, visto che trattasi di organismi nocivi da quarantena (così definiti perché la loro introduzione causerebbe danni economici e ambientali gravissimi), la strategia di difesa segue rigide linee guida dettate dai Servizi Fitosanitari Reginali, che si articolano in tre ambiti:
- monitoraggio tempestivo, con trappole specifiche distribuiti nei noceti per intercettare i primi voli primaverili degli adulti, stimare l’entità della popolazione e mappare i focolai; - e ispezione visiva alla ricerca di piccolissimi (circa 1 mm di diametro) fori di sfarfallamento dello scolitide e di precoci ingiallimenti della chioma; - misure agronomiche di profilassi, consistenti nel: - tempestivo abbattimento e distruzione delle piante che manifestano i sintomi della malattia e trinciatura e bruciatura del materiale legnoso in loco, per eliminare le larve e gli adulti svernanti sotto la corteccia; - divieto di movimentazione di legname con corteccia, di residui di potatura e di materiale vivaistico proveniente da zone infette, per escludere la principale causa di diffusione della malattia a grande distanza; - igiene degli attrezzi di potatura con accurata disinfezione con Sali di Ammonio o Candeggina, nel passaggio da una pianta all’altra, per non trasmette meccanicamente il fungo;
- trattamenti chimici, possono essere praticati solo in vivaio o su piante adulte, in coincidenza del picco di volo primaverile degli adulti, che però non risolvono le infezioni se il fungo è già penetrato nel floema (tessuto attraverso il quale scorre la linfa elaborata). In quanto, ad oggi, non esistono fungicidi sistemici in grado di devitalizzare la Geosmithia morbida, una volta avvenuta l’inoculazione.
Antracnosi: principale malattia fungina provocata dal patogeno Gnomonia leptostyla, che colpisce la pianta provocando: imbrunimenti, disseccamenti, macchie necrotiche scure su germogli, frutti (mallo) e foglie e la caduta anticipata delle noci. Il fungo sverna generalmente sulle foglie infette cadute a terra. In primavera (in presenza di temperature di 20 – 22 °C e frequenti piogge o rugiade persistenti, si liberano le spore che innescano le infezioni.
Il ciclo biologico si sviluppa in tre periodi principali: - invernale, durante la quale il fungo sopravvive in modo saprofitario (che si nutre di sostanza organica in decomposizione) in maniera sessuata (Ophiognomonia leptostyla) conservandosi all’interno del tessuto in decomposizione della foglia infetta caduta a terra in autunno, dove differenzia strutture di resistenza globose chiamate periteci; - primaverile quando, con il rialzo termico, i periteci completano la maturazione e la pioggia e il vento provocano l’espulsione delle spore (ascospore) che si depositano sulla nuova vegetazione (apertura delle gemme e sviluppo delle prime foglioline), innescando le infezioni;
- estiva, periodo in cui il fungo passa alla forma asessuata (Marssonina juglands) tramite la formazione, sulle foglie e frutti, di macchie necrotiche e di corpuscoli scuri detti acervuli che liberano milioni di spore – conidi - che, trasportati dalle gocce di pioggia, infestano i tessuti sani circostanti.
In caso di estati piovose si susseguono numerosi cicli che portano alla filloptosi (caduta massiccia delle foglie) e al danneggiamento del mallo.
La lotta a questa patologia si compone di pratiche:
- preventive di tipo agronomico, come:- raccolta ed eliminazione o profondo interramento, in inverno, delle foglie per bloccare la formazione dei periteci;- potatura della chioma finalizzata a ridurre l’umidità interna e favorire l’irraggiamento solare; - adozione di ampi sesti di impianto, per evitare un’eccessiva densità e conseguenti ristagni di umidità;
- e curative, attraverso trattamenti: - chimici a base di poltiglia bordolese (soluzione in acqua di solfato di rame e calce idrata o spenta) e ossicloruro o idrossido di rame (nel limite di utilizzo ammesso di 4 kg/ha all’anno), da effettuarsi in primavera (alla ripresa vegetativa e dopo le piogge), durante la fioritura e nelle fasi di accrescimento; - biologici: con zolfo o zolfo ramato e fertilizzanti a base di rame e zinco complessati (induttori di resistenza) per aiutare a stimolare i meccanismi di autodifesa della pianta e rinforzare i tessuti; - agenti specifici di bio-controllo quali Bacillus subitilis o Tricoderma, da distribuire sul suolo per contrastare lo sviluppo delle spore svernanti;
Mal dell’inchiostro
E una grave patologia dell’apparato radicale e del colletto, causata da oomiceti (organismi simili a muffe la cui peculiarità biologica è che possiedono pareti cellulari composte da cellulosa, anziché da chitina, tipica dei funghi veri) del genere Phytophthora che provoca: - ingiallimento, disseccamento progressivo e ridotta dimensione delle foglie; -fessurazione verticali e formazione di cancri sul tronco e sul colletto, con fuoruscita di un liquido nerastro e denso (da cui il nome “inchiostro”);- imbrunimento dei tessuti a forma di fiamma sotto la corteccia e marciume diffuso delle radici. La malattia è favorita dalla condizione di terreni pesanti, asfittici, o sede di ristagni d’acqua e insufficiente drenaggio. L’infezione si diffonde tramite le spore, muovendosi rapidamente nel terreno, lungo le linee di scorrimento dell’acqua. Il patogeno sopravvive nel terreno e infetta le radici fini, risalando fino al colletto, dove produce necrosi ed il tipico liquido scuro.
Il ciclo biologico si compie in tre fasi: - svernamento: avviene nel suolo o nei tessuti infetti (radici o colletto) sotto forma di spore resistenti (oospore), che consentono la sopravvivenza anche in condizioni climatiche avverse; - infezione primaria: ha luogo in primavera, con l’aumento dell’umidità e temperature favorevoli, che promuovono la germinazione delle spore, le quali producono le zoospore flagellate (dotate di prolungamenti filamentosi utilizzati per il movimento autonomo nei liquidi) e mobili nell’acqua, che raggiungono le radici della pianta, penetrando nei tessuti; - colonizzazione: quando il micelio invade la corteccia e il cambio delle radici, risalendo al colletto, stimolando la reazione della pianta che cerca di circoscrivere l’infezione, formando aree necrotiche a forma triangolare e cancri corticali, dai quali fuoriesce il liquido nerastro; - diffusione: durante la stagione vegetativa, in presenza di nuovi accumuli d’acqua o irrigazioni inadeguate, il patogeno libera ulteriori zoospore, che possono propagarsi ad altre piante, “a macchia d’olio” attraverso le acque di scorrimento superficiale o attrezzi agricoli infetti.
La strategia di contenimento, non esistendo cure chimiche risolutive per gli alberi gravemente compromessi, prevede interventi agronomici che includono: - il miglioramento del drenaggio del suolo e l’eliminazione di eventuali ristagni; - interventi di sfoltimento o potature drastiche di risanamento, per ridurre lo stress vegetativo ed equilibrare la chioma con il ridotto apparato radicale; - rimozione e distruzione delle piante morte o recentemente colpite, e l’uso di specifici trattamenti fungicidi (a base di fosfiti) per via fogliare o radicale, per proteggere le piante dall’avanzare dell’infezione.
(Segue Riproduzione pei più dannosi parassiti del noce )
Proprietà
La pianta del noce è molto ricca di principi attivi che offrono proprietà officinali, nutrizionali e artigianali, a seconda del singolo componente:
-foglie: contengono tannino flavonoidi e juglone (tossina naturale, presente particolarmente nelle radici, nella corteccia e nel mallo, che la rilasciano nel terreno creando un’area di esclusione del raggio di 10 – 20 m dal tronco, impedendo ad altre piante di crescere nelle vicinanze e competere per la fruizione di acqua e luce secondo gli effetti del fenomeno chiamato allelopatia). Oltre a possedere proprietà astringenti, purificanti, antiossidanti, antinfiammatorie e antibatteriche, utili per favorire la digestione, contrastare l’insufficienza venosa e per il benessere della pelle. Ed essere un composto bioattivo studiato in campo medico per i suoi effetti antimicotici, antibatterici e antitumorali;
- mallo (parte esterna verde del frutto): ricco di tannini dalle proprietà tintorie, antinfiammatorie e cicatrizzanti. Dalla sua spremitura si estrae un olio usato in cosmetica per gli effetti stimolanti della melanina;
- gheriglio (seme) della specie di noce: - comune, è ricco di acidi grassi Omega-3, acido alfa-linoleico e arginina (aminoacido presente nella sintesi delle proteine, fondamentale per la produzione di una molecola che favorisce la dilatazione dei vasi sanguigni, migliorando il flusso sanguigno e supportando il sistema immunitario) ed essendo eccellente a livello nutrizionale, offre grandi benefici per la salute cardiovascolare e il benessere del cervello; - del Brasile, del quale sono sufficienti 2 frutti per coprire interamente il fabbisogno giornaliero di selenio: potente antiossidante per la tiroide e le difese immunitarie; di Macadamia, il cui contenuto di grassi agisce positivamente sul colesterolo LDL (cattivo);
- gemme: impiegate in gemmoterapia sotto forma di macerato glicerico, sono note per le proprietà depurative, antinfiammatorie ed eudermiche (produzione di effetti benefici per eczemi, acne e infezioni cutanee):
- corteccia e radici: contengono abbondante tannino e son impiegate da sempre per tingere tessuti di colore bruno;
- legno: compatto, resistente e con venature decorative, viene ampiamente utilizzato nella falegnameria di lusso.
Utilizzazioni, essendo un albero estremamente versatile trova impiego in ambito:
Alimentare, con il consumo dei gherigli secchi o freschi o tostate al naturale: - in insalate, macedonie, yogurt, dolci, pane e per creare salse; - per la produzione del tipico liquore nocino; - per l’estrazione del pregiato olio di noce, ottenuto dalla spremitura dei gherigli, utilizzato come condimento a crudo i per il suo aroma intenso; - come super-food antico (alimento considerato eccezionalmente ricco di sostanze nutritive come vitamine, sali minerali di potassio, ferro e calcio, antiossidanti ed acidi grassi essenziali, tra cui Omega-3, che aiutano e proteggere il sistema cardiovascolare), in grado di costituire una riserva energetica per i mesi invernali. Tant’è che ricerche, come lo studio “Predimat”, hanno dimostrato che l’inclusione di 4 – 5 noci al giorno (pari a circa 30 g) nella dieta mediterranea, riduce significativamente il rischio di infarti e ictus. Grazie poi al loro indice glicemico molto basso (tera10 e 15) in combinazione con fibre, proteine e grassi sani, rallentano l’assorbimento dei carboidrati (pane, pasta e frutta) e prevenendo i picchi di zucchero nel sangue (iperglicemia), migliorano la sensibilità delle cellule all’insulina, riducendo l’impatto glicemico complessivo del pasto ed il conseguente controllo del diabete di tipo 2.
Esempi di Ricette con abbinamento di noci:
- Comuni: - come contorno triati sopra un piatto di pasta integrale con cime di rapa o abbinate a un’insalata di spinaci novelli, finocchi e arance. I tannini leggermente amari delle noci spezzano perfettamente la dolcezza degli ortaggi e contrastano i carboidrati complessi, ottimizzando il controllo della glicemia;- per la Salsa di noci ligure (Sarsa de Noxe), come condimento principale dei “pansoti” (pasta ripiena tipica ligure), caratterizzato dalla totale assenza di panna, ottenendo la cremosità attraverso i seguenti ingredienti poveri: gherigli (privati della pellicola amara scottandoli in acqua bollente), mollica di pane raffermo ammollata nel latte e poi strizzata, aglio, pinoli, parmigiano reggiano grattugiato, olio extravergine di oliva e un pizzico di maggiorana. Complesso di ingredienti che vanno rapidamente frullati e allungati con poca acqua di cottura della pasta, fino ad ottenere una crema densa e vellutata;
- Pecan: sminuzzate all’interno di uno yogurt greco bianco naturale (senza zuccheri aggiunti) insieme ad un pizzico di cannella, creano uno spuntino a bassissimo impatto glicemico e ad alto potere saziante;
- Di Macadamia: essendo estremamente ricche di grassi monoinsaturi e poverissimi di carboidrati, usate finemente tritate, per creare una panatura per il filetto di salmone o di pollo al forno, oppure in aggiunta ad un contorno di broccoli saltati in padella, per conferire una nota croccante e burrosa. Combinazione perfetta per pasti a basso contenuto di zuccheri, come la dieta chetogenica: regime alimentare che permette di perdere peso in poco tempo e, mediante il meccanismo della chetosi (stato metabolico in cui l’organismo, a causa di una carenza di carboidrati, utilizza i grassi come principali fonte di energia, invece del glucosio);
- del Brasile, in numero di 1 -2, insieme ad un quadratino di cioccolato fondente ektra a fine pasto, come spezza-fame.
Erboristico e cosmetico: sotto forma di estratti dalle foglie e dal mallo, impiegati da secoli per ottenere tinture naturali (marrone-scuro) per capelli e tessuti ed in fitoterapia per le loro proprietà antietà -anti-age-, per effetto di sostanze naturali, quali: antiossidanti (che contrastano i radicali liberi), stimolanti (favoriscono la produzione di collagene e elastina per rassodare i tessuti e distendere le rughe, idratanti (che trattengono l’acqua all’interno dell’epidermide, preservando l’elasticità e rimpolpando la pelle), ed esfolianti (che rimuovono le cellule morte, migliorando la struttura della pelle).
Come dimostrano i rimedi adottati dalla medicina popolare laziale e dell’appennino centrale, nella quale il noce rappresentava una vera e propria farmacia domestica e dove foglie e mallo venivano usati per preparazioni, quali:
- l’Oleolito di Mallo e Iperico (fiori freschi colti al solstizio d’estate, 21 giugno, quando il periodo di luce di giorno è più lungo dell’anno e la notte più corta) che i medici di campagna e le guaritrici locali preparavano, unendo il mallo verde delle noci appena raccolte, tagliato a pezzi, con i fiori gialli di iperico, all’interno di un barattolo di vetro, ricoprendo il tutto con olio, ponendolo esposto al sole diretto per circa 40 giorni. L’olio divenuto di colore rosso scuro/marrone veniva impiegato per guarire scottature, lenire infiammazioni cutanee o come protettivo e intensificatore dell’abbronzatura, grazie all’effetto barriera naturale del mallo;
- il Decotto di foglie, raccolte tra maggio ed il solstizio d’estate, private della venatura centrale ed essiccate all’ombra, si facevano bollire, nella proporzione di 50 g per un litro di acqua, per 10 – 15 minuti, lasciando poi riposare l’insieme fino al raffreddamento, prima di filtrarlo. Se ne otteneva un preparato fortemente astringente, che veniva usato tiepido per fare lavaggi cutanei contro eczemi, e dermatiti. Oltre a costituire il segreto delle donne per risciacquare i capelli scuri, rinforzare i bulbi piliferi e ottenere caldi riflessi castani coprenti i primi capelli bianchi; - il Nocino di San Giovanni, prodotto con il mallo tenero di 31 -33 (sempre in numero dispari) noci cariche della magica rugiada solstiziale, raccolte, secondo la tradizione, da donne scalze la notte di San Giovanni (24 giugno), tagliate in 4 parti e messe sotto alcol a 95° , insieme a chiodi di garofano, cannella e scorza di limone, in un grande contenitore di vetro, che doveva restare al sole di giorno e al riparo di notte per 40 – 60 giorni, prima di essere filtrato e sciroppato con acqua e zucchero. Prima di usarlo come liquore di fine pasto e da somministrare agli adulti in inverno come potente tonico digestivo o come rimedio per liberare l’intestino.
- il Nocino tradizionale: nasce invece storicamente nella zona di Modena, legato al rito della raccolta dei frutti immaturi. La preparazione del quale prevede: la raccolta, a fine giugno, di 24 – 25 noci acerbe con il mallo tenero tagliate in 4 parti da mettere insieme ad 1 litro di alcol puro a 95° in un grande vaso di vetro, da esporre al sole per circa 40 – 60 giorni. A cui segue il filtraggio dell’infuso, l’aggiunta dello sciroppo composto da 500 g di zucchero, cannella in stecche, chiodi garofano e scorza di limone, ed un periodo di riposo per diversi mesi in bottiglie scure, prima del consumo.
Falegnameria di pregio, il legno è stato tradizionalmente impiegato per mobili di lusso, strumenti musicali, calci di fucile e arredi pregiati. In Italia e in particolare nell’area appenninica e laziale ha caratterizzato per secoli la storia dell’ebanisteria (lavorazione artistica del legno);
Agronomico e paesaggistico, il noce bianco (Juglans cinerea) è spesso utilizzato per creare siepi alte o barriere frangivento (che costituiscono un habitat naturale per la fauna selvatica) e in parchi e giardini per la sua chioma ampia, ombreggiante e ornamentale.
Curiosità storiche e mitico-leggendarie.
Il noce è un albero ricco di miti, spesso diviso tra sacralità antica e superstizione medievale. Considerato sacro ma pericoloso, come si può dedurre dalle note di seguito riportate:
Riti del solstizio d’estate e della notte di San Giovanni nel Lazio (23 – 24 giugno), comprendenti:
- Raccolta delle noci: il 23 giugno le donne (tradizionalmente in numero dispari) si recavano a raccogliere le noci ancora verdi e acerbe, protette dal mallo. Per assorbire la massima carica solare e la benedizione della terra. La tradizione voleva che i frutti venissero colti rigorosamente a mano, senza attrezzi metallici che potessero “contaminare” l’energia;
- Falò di San Giovanni – Focaroni -: consistenti nell’accensione di grandi cumuli di sterpaglie e legno di noce (che un n tempo, venivano raccolti dai giovani delle località sede del rito tramite la questua, mentre successivamente l’incombenza e la costruzione della pira è stata gestita dai Comitati locali) sulle colline di molti luoghi laziali, fra cui:
- Collepardo, nel frusinate, per celebrare antichi rituali con l’accensione del fuoco sacro (in rappresentanza del sole, della luce e della purificazione) e la creazione della guazza (ovvero dell’umidità che si deposita sulle erbe e sui prati ed incarna l’energia lunare, la freschezza e la fertilità);
- la Tuscia Viterbese, dove la sera del 16 gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio e il 18 marzo durante la vigilia di San Giovanni Abate, si accendeva il fuoco come rito propiziatorio di bruciare l’inverno freddo e improduttivo e salutare l’arrivo della luce, del calore e della primavera. Mentre le ceneri venivano usati per benedire i campi contro le intemperie;
- Bagnaia – Viterbo – (Focarone di Bagnaia), il 16 gennaio, ogni anno avveniva la benedizione del fuoco in piazza Piazza XX settembre, a cui seguiva un corteo storico.
- l’Acqua odorosa di San Giovanni: nel viterbese, nella Riserva Naturale Monte Rufeno ad Acquapendente, è ancora viva la raccolta notturna delle erbe spontanee bagnante dalla prima rugiada mattutina, comprendente: l’Iperico (chiamato proprio “Erba di San Giovanni”), petali di rosa, lavanda, menta e foglie di noce, che vengono lasciati in acqua all’aperto durante la notte. Per poi, la mattina successiva, usare la componente liquida, divenuta profumata, per lavare il viso come rito di bellezza, salute, protezione contro le malattie della pelle ed elisir di lunga vita;
- a Sutri e nel Parco dei Castelli Romani, vengono organizzate passeggiate guidate per il riconoscimento e la raccolta di erbe spontanee da utilizzare per la produzione dell’acqua propiziatoria;
- nella Riserva del laghi Lungo e Ripasottile (Rieti): oasi naturalistica, si tengono rievocazioni folkloristiche, laboratori di antichi mestieri e dimostrazioni di tiro con l’arco;
il Mito Greco, racconta che il dio Dioniso si innamorò di Caira, una delle tre figlie di del re Dione di Laconia. Alla morte della ninfa, per gelosia delle sorelle, Dioniso la trasformò in noce, rendendola immortale. Artemide (dea greca della caccia e delle iniziazioni femminili) , informata della vicenda, fece erigere un tempio con colonne in legno di noce chiamate “Cariatidi”. Da ciò presero nome le statue femminili che fungevano da pilastro per sostenere elementi architettonici;
nel medioevo, Benevento divenne celebre per la leggenda del “Noce delle Streghe” del fiume Sabato. Si diceva che le streghe di tutto il mondo si riunissero sotto un grande noce sacro sulle rive del fiume Sabato per danzare, banchettare e compiere rituali. Il vescovo Barbato nel 663 ne ordinò l’abbattimento, per estirpare i culti pagani, ma la leggenda vuole, che l’albero ricrescesse sempre nello stesso punto;
Poggiodomo, pur essendo il comune più piccolo dell’Umbria per popolazione, è noto per ospitare un albero di noce di notevoli dimensioni e antichità. Le leggende legate a questa zona della Valnerina si inseriscono nel ricco folklore locale, spesso intrecciandosi con storie di streghe e riti magici. Nelle quali si narra che: - il noce era l’albero d’elezione per i raduni delle streghe -sabba- (leggendario convegno notturno di streghe e demoni), specialmente in zone isolate; - le donne del villaggio si riunivano sotto tali alberi per compiere riti, a volte finalizzati alla preparazione di unguenti magici; - l’ombra del noce fosse dannosa o legata a presenze soprannaturali, per cui si vietava di addormentarsi sotto le sue fronde per evitare forti emicranie e di contrarre malattie debilitanti o subire incantesimi.
Fama negativa del noce sopradescritta a cui però si contrappone una ricca tradizione di simbolismi benefici e propiziatori, quali:
- alle noci con il guscio a tre valve venivano attribuiti poteri apotropaici (capacità magiche per respingere influenze maligne e sfortune) ed erano usate come potenti amuleti contro il malocchio e la sfortuna;
- nel folklore contadino italiano, l’albero e i suoi frutti sono stati a lungo considerati amuleti protettivi;
- in molte zone del Sud Italia, come in Puglia, le donne portavano tradizionalmente una noce in tasca per difendersi dalle malattie e dalla sfortuna;
- nella medicina del Seicento, secondo la “Teoria delle Segnature” (Dottrina medica e alchemica per la quale l’aspetto di un frutto rivela la parte del corpo che è in grado di curare), la somiglianza fisica della noce col cervello umano indicava le sue proprietà curative per la testa e la mente;
- nell’antica Grecia e a Roma: - durante i matrimoni, similmente al moderno lancio del riso, le noci venivano lanciate per augurare fecondità agli sposi; - per la somiglianza del gheriglio al cervello umano, le noci erano spesso associate alla cura delle malattie mentali e al potenziamento dell’intelletto; - un albero di noce, considerato sacro agli dei, veniva spesso piantato nei giardini e i frutti venivano offerte ai banchetti nunziali, per propiziare fecondità e prosperità; - ed in molte zone d’Italia, esisteva l’usanza, da parte del padre, di piantare un noce alla nascita di un figlio, per augurargli longevità, forza e prosperità futura.
- con l’avvento del Cristianesimo (primo secolo d. C.) il simbolismo del noce è stato reinterpretato in chiave teologica, secondo la quale, Sant’Agostino e altri teologi vedevano nella noce una metafora di Cristo e dell’anima umana, con accostamento del:
- Mallo (buccia verde): alla carne di Cristo o alla parte fallibile dell’uomo;
- Guscio (struttura legnosa): alla croce o allo spirito che protegge;
- Gheriglio (frutto): alla natura divina o alla sapienza nascosta.
Oroscopo Celtico
Secondo il quale, le persone nate fra il 21 al 30 aprile e dal 24 otto ottobre al 2 novembre, appartenendo al segno del noce (corrispondente al segno zodiacale Toro e Scorpione), sono individui che si orientano nella vita di tutti i giorni seguendo i loro sentimenti e le loro emozioni. In genere amano essere chiari e costituiscono un valido supporto per tutti coloro che necessitano di un aiuto, grazie alla loro naturale predisposizione per l’elaborazione di strategie. A volte possono sembrare un po' tenebrosi ed eccessivamente discreti, ma ciò è solamente il lato lunatico del loro carattere che, se è formato sin dall’adolescenza su basi di sincerità e limpidezza, li rende in età matura persone affidabili ed eclettiche.
PRO
Il loro innato bisogno di sicurezza li rende capaci di compiere dei veri e propri miracoli: sono capaci, infatti, di prendere importanti decisioni a lungo termine, orientandole verso la preservazione e il consolidamento duraturo di un successo. I nativi riescono ad interessarsi di cose concrete e, allo stesso tempo, aver un forte senso del bello, che li porta ad apprezzare moltissimo l’arte e la cultura.
Contro
Il continuo ricercare protezione e stabilità può, a volte, renderli poco flessibili e testardi. Quando vedono minate alcune loro certezze, possono diventare molto aggressivi e combattenti difficilmente da tenere sotto controllo. In alcune circostanze tendono a vedere tutto ciò che è al di fuori del loro modus vivendi una sorta di minaccia.
Amore
I nati del noce sono amanti fedeli, passionali ed emotivi, quando riescono ad avere un’intesa totale col partner, che deve basarsi sulla reciproca comprensione. Hanno un grandissimo rispetto per le unioni e per la famiglia in genere, che ritengono una fonte di protezione. Quando il loro bisogno di sicurezza viene soddisfatto da una unione, riescono a sembrare molto più liberi e intraprendenti di quanto siano normalmente considerati.
Salute
L’oroscopo celtico fa riferimento allo stretto legame stabilito dagli antichi Druidi (Membri della classe sacerdotale nell’antica società celtica) tra il segno zodiacale arboreo delle persone e le piante officinali. Ogni pianta, infatti, è associata a rimedi naturali specifici utili per riequilibrare l’energia e il benessere psicofisico. In particolare, per i nati sotto il segno del noce l’oroscopo considera gli effetti benefici delle piante di: Rosmarino, Menta, Coriandolo, Cappero e Cardo, indicati per mantenere in efficienza il sistema circolatorio, i reni, la pelle, il fegato e la cistifellea dei nativi di quel periodo.