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Conosciamo le nostre "preziose amiche" piante: il Limone

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Natura e Botanica (90-1-0)
Domenico Brancato

 
Pianta che ha contribuito a migliorare notevolmente la vita e le condizioni generali di salute delle popolazioni, soprattutto per aver, grazie all’alto contenuto di vitamina C, debellato lo scorbuto e consentito di conservare l’acqua potabile e il cibo nel corso dei secoli.
Classificazione botanica:
Nome comune: Limone
Genere: Citrus
Famiglia: Rutacee
Specie/Nome scientifica: Citrus limon
Varietà:
Femminello: la più diffusa in Italia, soprattutto in Sicilia e Calabria, nota per l’elevata produttività e per la “rifiorenza” (con fioriture continue durante tutto l’anno). E’una pianta molto vigorosa, con frutti di forma ellittica, buccia da liscia a rugosa ricca di oli essenziali e polpa ricca di succo molto acido. Comprende sottovarietà come il Femminello Siracusano IGP o Monachello e il Limone di Sorrento IGP, famoso per la polpa molto succosa e l’elevato contenuto di acidi e aromi che lo rendono storicamente preferito per fare il limoncello originale;
Lunario o Quattro stagioni: molto diffuso nei giardini per la sua rusticità e per la costante presenza di fiori e frutti. In quanto seguendo il ciclo delle fasi lunari, fiorisce ad ogni luna nuova. Il frutto ha una tipica forma leggermente allungata a pera, con pochi semi e buccia profumata. Resiste meglio al freddo (tollera brevi cali termici, (fino a meno 3 – 4 °C) ed è la più adatta varietà per il clima della provincia di Roma, ivi compreso il territorio di Marino, dove la posizione migliore per la coltivazione è quella adiacente ad un muro esposto a sud – sud-ovest, che accumulando calore di giorno e rilasciandolo la notte, crea un perfetto microclima. Anche se, in caso di inverni con temperature rigide, da novembre a marzo, è bene proteggere la chioma con un telo di tessuto non tessuto e, per piante coltivate in vaso, provvedere all’isolamento dal terreno con del polistirolo;
Interdonato: pregiata varietà siciliana, nata nell’ottocento da un innesto naturale tra un cedro e un limone locale. E’ tipico della zona ionica di Messina ed è tutelato dal marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). E’molto precoce, con inizio raccolta a settembre e termine a gennaio. Il frutto di grandi dimensioni, simile ad un cedro, ha forma allungata con punte pronunciate ad entrambe le estremità. La buccia è molto liscia, sottile e di colore giallo citrino chiaro a maturazione. La polpa è gialla, tenera, quasi priva di semi e dal sapore delicato, dolciastro e poco acido, tanto da essere l’unico frutto, fra le varietà, che si può mangiare quasi al naturale;
Verna: di origine spagnola, diffusa con impianti produttivi nell’area di Latina. E’ apprezzata per la lunga persistenza dei frutti sulla pianta nei mesi primaverili ed estivi.
Altre specie comprendono il:
Limone Meyer – Citrus meyeri – è un ibrido naturale spontaneo tra il limone e l’arancio dolce (Citrus sinensis) o il mandarino, originario della Cina, cresce benissimo, purché in un vaso di ampie dimensioni, anche in balcone o terrazzo. Ha: forma più rotonda rispetto ai limoni comuni; buccia sottile, liscia e brillante che, a piena maturazione assume un colore giallo-arancio (tanto che apparentemente sembrerebbe un’arancia); polpa, con pochissimi semi, estremamente succosa dal sapore delicato poco acido e un aroma complesso che ricorda un incrocio tra limone, lime e mandarino. Grazie alla sua naturale dolcezza è ottimo per preparare dolci, torte, sorbetti e marmellate e spremute fresche. Ma viene usato anche nella cucina salata per conferire note agrumate e floreali senza coprire gli altri sapori. Si differenzia dal limone classico per l’abbondante produttività (che si protrae per tutto l’anno, ma con maggior raccolto in inverno) e per la maggiore resistenza al freddo (fino a – 12 °C).
Lime o Limetta – Citrus limetta – (Nome comune Limetta dolce o Limetta romana): è un agrume di origine asiatica di dimensioni inferiori al limone. Ha: buccia sottile di colore verde brillante, che può diventare giallognola a completa maturazione; polpa molto succosa, solitamente priva di semi dal sapore intenso; succo aromatico e ricco di vitamina C, antiossidanti e Sali minerali (come il potassio). Contenuti che favoriscono la digestione e conferiscono virtù antisettiche all’organismo.
limone Caviale - Citrus australasica o Finger lime –, è un arbusto sempreverde molto ramificato e spinoso originario dell’Australia, coltivato generalmente in vaso anche in Italia. Il frutto, raro e costoso, è piccolo, cilindrico (simile a un dito) della lunghezza di 7-8 cm, la cui polpa (ricca di vitamina C, potassio e antiossidanti), non si spreme, essendo composta da piccole vescicole sferiche e trasparenti che scoppiano in bocca e che ricordano le uova di caviale. Il sapore è fresco e acidulo, con note che ricordano il lime, il pompelmo e il bergamotto, per cui trova un ideale impiego come guarnizione per tartare (o battuta: preparazione a base di carne o pesce crudi, sminuzzati finemente e conditi con vari ingredienti), pesce crudo, crostacei, ostriche, crostini e cocktail;
Il limone dalla buccia ruvida del Capo – Citrus jambhiri –, è considerato il più antico limone coltivato in Sudafrica, proveniente da un incrocio tra un antico mandarino e il cedro. Il frutto presenta una buccia rugosa molto spessa, ruvida, bitorzoluta e irregolare. La polpa risulta più dolce e aromatica e il succo molto profumato, rispetto ai limoni tradizionali. Oltre al consumo locale, viene ampiamente impiegato in tutto il mondo soprattutto come portainnesto resistente per le varietà di Citrus limon.
(Segue Illustrazione delle caratteristiche dei frutti delle specie di limone:)
Origine etimologica del nome: risale al persiano antico “limu o limun” (che indicava in modo generico gli agrumi), passato poi alla lingua araba come “limum o laimun” (usato per indicare frutti simili al cedro o all’arancia amara). Anche se alcuni sostengono che la parola venga da una lingua del Sud-est asiatico. Nel Medioevo, il nome è arrivato in Italia, dove è stato adottato per definire l’agrume con il frutto giallo e aspro.
Origine geografica: nasce in Asia, tra Cna, India e Birmania, come incrocio naturale tra il Cedro e l’Arancio amaro, per poi arrivare in Europa (Grazie agli scambi con il mondo arabo e le Crociate. Mentre in Italia si diffonde stabilmente nel Medioevo, prima come pianta ornamentale o medicinale e poi coltivata in grandi quantità in Sicilia, Campania e sulla riviera del lago di Garda.
Longevità: vive, in media, 50 - 60 anni, con inizio di produzione dopo 4 -5 anni dalla nascita o dall’innesto ed una fase di massima produzione cha va dai 10 ai 30 anni di età. Anche, se in piena terra, in condizioni di clima mite, terreno adatto e cure adeguate, può superare i 60 anni ed assumere maggiori dimensioni. Se però la pianta è coltivata in vaso, su terrazza o balcone, il ciclo di vita si riduce a 20 – 30 anni a causa dello spazio limitato per le radici.
Il titolo di limone più antico d’Italia spetta al “Limone Femminello del Gargano, che non è un singolo albero secolare isolato ma l’intera varietà storica la cui area esclusiva di coltivazione si trova in Puglia, nella provincia di Foggia, all’interno dell’Oasi agrumaria del Parco Nazionale del Gargano. Dove, testimonianze scritte confermano la presenza già intorno all’anno 1000.
Titolo attribuito anche alle piante di limone dei giardini storici delle “Antiche Limonaie del Lago di Garda” , edificate a partire dal XIV secolo, quali la: “Limonaia del Castel “ che sorge nel cuore del centro storico di Limone sul Garda -BS-, strutturata su più terrazzamenti storici ai piedi della montagna che ospitano oltre 100 piante di limoni, ed è allestita come museo didattico a cielo aperto; “Limonaia La Malora” di Gargnano - BS-, posta lungo la sponda occidentale del lago. E’ una delle più antiche ed affascinanti del Garda, ancora oggi produttiva. Dove si producono, a conduzione familiare, liquori (limoncello) e marmellate artigianali con i frutti coltivati in loco; “Serra dei limoni al Castello Scaligero” di Torri di Benaco”, sulla sponda veronese del lago. Si tratta dell’unico grande esempio di limonaia storica risalente al 1700, integrata direttamente all’interno delle mura del castello, perfettamente conservata e visitabile; - “Ecomuseo Limonaia Pra dela Fam” , posizionata in uno splendido castello scorcio a picco sul lago, lungo la Gardesana Occidentale. E’ una imponente struttura monumentale recuperata dalla Comunità Montana, anch’essa completa di un piccolo shop di prodotti biologici derivati dagli agrumi del posto.
Siti che hanno ispirato citazioni letterarie e descrizione poetiche, come: “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Nel verde fogliame splendono arance d’oro, un vento lieve spira dal cielo azzurro, tranquillo è il mirto, sereno l’alloro…” di Johann Wolfgang von Goethe; - e “Muraglie di pietra che sembrano resti di antiche fortezze, e filari di pilastri come menhir preistorici (blocchi di pietra allungati, infissi verticalmente nel terreno) allineati verso il lago”; e “Un luogo affacciato sul Garda dove il profumo dei limoni contrasta con la verticalità delle rocce e si riflette nel blu del lago”: espressioni tratte da un reportage di viaggio giornalistico dedicate alle bellezze del lago di Garda.
(Segue Riproduzione di siti che ospitano le piane li limone più antiche d’Italia)
Struttura pianta: trattasi di un albero sempre verde alto da a 3 - 6 m, formato da: un fusto corto con legno duro e compatto, rivestito da corteccia grigio-bruna che si fessura con gli anni; radici fascicolate superficiali concentrate nei primi 30 -50 cm di terra (motivo per cui la piante teme molto la siccità, il freddo e i ristagni d’acqua); chioma densa, cespugliosa e tondeggiante, formata da rami a portamento aperto (spesso provvisti di spine) anche all’interno e alla base, con funzione di protezione dei frutti e della corteccia dal sole; foglie sempreverdi, coriacee, di forma ellittica, di colore verde scuro e ricche di ghiandole aromatiche; fiori (zagare) solitari o riuniti in piccoli gruppi, profumati, con petali bianchi all’interno e sfumature rosacee o violacee all’esterno, ermafroditi (che possiedono sia gli stami: organi maschili contenente il polline, che il pistillo: organo femminile) e autofertili. Per cui l’impollinazione non richiede la presenza di altre piante; e frutti ovali o ellittici con una punta (detta umbone) denominati esperidi, simili a speciali bacche composte da una: scorza (esocarpo) coriacea gialla o verde, uno strato spugnoso bianco (mesocarpo) detto albedo e una polpa carnosa suddivisa in 8 -10 spicchi succosi dal sapore aspro.
Riproduzione, per:
innesto: tecnica professionale più indicata per la fruttificazione commerciale e per ottenere piante molto vigorose, forti, resistenti alle malattie e adattate al terreno, grazie al portinnesto. Consiste nell’inserire una porzione di ramo della pianta desiderata su un portinnesto radicato, con il metodo: - a spacco o a corona tra aprile e maggio (rispettivamente al Sud e al Nord), per sfruttare la forte spinta della linfa; - a gemma o scudetto, in giugno – luglio e ad agosto –, sia a spacco che a gemma, se il clima è ancora mite. Per una buona probabilità di riuscita nei giorni successivi all’esecuzione, il termometro non deve mai scendere sotto i 10 °C, e il portinnesto deve essere in vegetazione;
margotta: si esegue in primavera – estate, è facile da realizzare, poiché consiste nello scegliere un ramo di 2 – 3 anni sul quale rimuovere un anello di corteccia e coprirlo con della terra umida racchiusa in un sacchetto o bottiglia di plastica tagliata. Ramo che continua ad essere nutrito dalla pianta madre, mentre sviluppa le proprie radici. Tanto che dopo 2 – 3 mesi può essere tagliato sotto il pannello di terra. Il metodo assicura una buona efficacia, ma si possono ottenere poche nuove piante alla volta, ed essendo prive di un portinnesto, nel tempo, risultano più vulnerabili alle avversità;
talea: si effettua da marzo ad aprile, prelevando circa 15 – 20 cm di un ramo di un anno, tagliando la base in modo netto e asportando un piccolo anello di corteccia e le foglie superiori (per limitare la perdita di acqua); per poi (preferibilmente dopo averlo cosparso di Polvere radicante per talee), inserirlo in un sacchetto o in una mezza bottiglia di plastica con del terriccio per acidofile, per creare un microclima umido propizio allo sviluppo delle radici in circa 60 giorni. Radici che nei primi anni mantengono una debole consistenza ed una maggiore sensibilità agli attacchi fungini, rispetto alle piante innestate;
per seme: prelevando, in marzo – aprile i semi sani da un frutto maturo, lavarli e privarli dalla pellicola esterna, prima di metterli (tra fogli di carta da cucina o del cotone idrofilo inumiditi) dentro un contenitore chiuso per 3 – 5 giorni per farli germinare. Dopo di che piantarli in un vaso (con la radichetta verso il basso), ad 1 -2 cm di profondità di terriccio umido fertile e ben drenato, posizionandolo in un luogo caldo e luminoso. Le piante così riprodotte, se non successivamente innestate, spesso producono frutti di qualità inferiore. In quanto il limone essendo un ibrido, il seme genera una pianta diversa e imprevedibile che impiega molti anni prima di fruttificare. Per cui, in genere è un metodo utilizzato per produrre portinnesti.
Proprietà fito-sanitarie: - foglie: in infusione producono effetti calmanti, rilassanti e digestive; - buccia e in particolare: flavedo (parte esterna della buccia), ricco di oli essenziali profumati (limonene) , dall’effetto benefico sul sistema nervoso e la microcircolazione e albedo (parte bianca spugnosa), ricco di fibre e flavonoidi (come la esperidina), che favoriscono la salute dei vasi sanguigni; - e succo che, abbondando di acido citrico, vitamina C (Un singolo limone ne contiene circa 50 mg per ogni 100 g, e se si utilizza anche la buccia, si raggiungono ben 120 mg) e sali minerali, procura benefici effetti antiossidanti, digestive, antisettiche e aiuta a prevenire la formazione di calcoli renali
Benefici che, tranne nei casi di controindicazioni dovute a forme acute di gastrite, presenza di afte o gengiviti, nell’insieme svolgono funzioni di purificazione e fluidità del sangue e disinfettanti, nonché di: dimagranti, dissetanti, rinfrescanti, riduzione della ritenzione idrica, miglioramento della salute della pelle e dei capelli, reintegrazione dei sali minerali e di assorbimento del ferro: utile per combattere la debolezza e l’anemia.
Tanto che, in fitoterapia ed erboristeria, il limone è considerato un vero presidio per la salute, grazie principalmente al potere: - antiossidante e immunostimolante dovuto all’altissimo contenuto di Vitamina C (acido ascorbico) e flavonoidi, che contrastano i radicali liberi, proteggono le cellule dall’invecchiamento e rafforzano le difese immunitarie, prevenendo i malanni di stagione (raffreddore e influenza); - alcalinizzante ed epatico, in quanto, nonostante il sapore acido, una volto metabolizzato nell’organismo l’acido citrico favorisce la formazione di un ambiente alcalino.
Consigli pratici per consumare il limone proteggendo la salute:
- Bere acqua tiepida con succo limone al mattino, per stimolare la digestione, grazie all’azione stimolante dei succhi gastrici;
- Bere un infuso di Zenzero, Limone e Miele (Preparazione: scaldare una tazza di acqua a circa 80 ° C , per non distruggere la vitamina C; inserire 2-3 fettine di zenzero per circa 5 – 7 minuti, quindi rimuovere lo zenzero e lasciare intiepidire il tutto, prima di aggiungere il succo di mezzo limone fresco ed un cucchiaino di miele grezzo per bilanciare l’acidità) per ottenere il massimo potere digestivo, accelerare lo svuotamento gastrico e contrastare il gonfiore, grazie all’effetto della combinazione del gingerolo e acido citrico;
- Usare il succo di limone fresco per: - intenerire la consistenza di carne e pesce; pulire la bocca dal sapore pesante delle carni più grasse; - neutralizzare le molecole che creano il forte odore del pesce, rendendo il sapore più vivo e fresco; agevolare l’assorbimento del ferro della carne; -rasformare il ferro contenuto nelle verdure (come spinaci) in una forma notevolmente più assorbibile; - aumentare ulteriormente la biodisponibilità della vitamina C (a condizione però che il succo venga messo a crudo direttamente sulla pietanza, prima di consumarla, per evitare che, essendo termolabile, il calore della cottura la distrugga); - usare meno sale, considerato che il succo già conferisce sapore agli alimenti;
- Grattugiare la buccia di limoni biologici su primi piatti o dolci per fare il pieno di antiossidanti;
- Risciacquare subito la bocca, dopo aver bevuto il succo diluito, per rimuovere i residui di acido citrico. Oppure usare la cannuccia, per limitare il contatto del succo acido con i denti, o attendere almeno 30 minuti prima di lavarli, per evitare di graffiare lo smalto ammorbidito.
Utilizzazioni, il limone essendo l’agrume più versatile in assoluto, trova impiego nel settore:
- alimentare, dove il succo viene usato come condimento, conservante naturale e base per bevande. Mentre la buccia (flavedo) è un ingrediente fondamentale in pasticceria e nella produzione di liquori (vedi Limoncello);
- dell’Industria Profumiera, dato che dai fiori (Zagare) e dalla buccia si estraggono essenze finissime impiegate in aromaterapia e per la produzione di profumi, saponi e cosmetici;
- e della Pulizia e dell’Artigianato, nei quali il succo, per via della sua forte acidità, viene usato, fin dall’antichità, come sgrassatore, lucidante per metalli e smacchiatore naturale.
E poiché la tradizione gastronomica siciliana vanta un ricco patrimonio di ricette che utilizzano i limoni come ingredienti per creare composti alimentari freschi e dissetanti (perfetti specie per affrontare l’intenso caldo estivo), e considerato che abitualmente nei giardini della nostra zona si coltivano piante molto produttive; al fine di contribuire ad incrementare la fruizione dei copiosi preziosi benefici che dal loro utilizzo possono derivare, si ritiene utile riportare le istruzioni inerenti il procedimento per la realizzazione di numerose invitanti preparazioni:
- Granita (Simbolo per eccellenza della tradizione siciliana estiva): - ingredienti: 3 limoni biologici medi (o 4 piccoli)¸1 litro di acqua e 250 g di zucchero; procedimento: tagliare a pezzetti i limoni e lasciarli macerare insieme allo zucchero per alcune ore (per estrarre tutti gli aromi e i profumi contenuti nella buccia), oppure scaldare l’acqua con lo zucchero fino a scioglierlo; aggiungere il succo filtrato e la scorza grattugiata o in infusione (macerazione in acqua bollente); fare raffreddare e inserire in freezer, mescolando ogni 30 – 40 minuti durante il congelamento per evitare la formazione di cristalli troppo grossi. Oppure frullare il blocco di ghiaccio nel mixer per renderla cremosa;
- Sorbetto ai limoni verdi – verdelli- (rappresenta un’alternativa più cremosa alla granita, perfetta come digestivo a fine pasto): - ingredienti: 400 ml di acqua, 300 ml di succo filtrato di limoni verdi (circa 5 – 6 frutti), 250 g di zucchero, la scorza grattugiata di 2 limoni verdi e 1 albume d’uovo; - preparazione: scaldare l’acqua con lo zucchero in un pentolino fino al suo completo scioglimento e lasciare raffreddare, spremere i limoni e filtrare il succo, grattugiare la scorza dei limoni, mescolare il succo e la scorza allo sciroppo freddo, montare l’albume a neve ferma (fino ad ottenere una spuma densa, compatta e stabile che non cade se si capovolge la ciotola) e unirlo al composto delicatamente, versare tutto in un contenitore da mettere in freezer per alcune ore e frullare se si vuol rendere l’insieme più soffice;
- Limonata siciliana (Tradizionale al bicchiere): ingredienti: 4 limoni grandi e succosi; 1 litro di acqua naturale fredda, 4 -5 cucchiai di zucchero semolato, ghiaccio q.b. e foglioline di menta fresca; - preperazione: grattugiare finemente la scorza di un solo limone (evitando di includere la parte bianca) e metterla in una brocca insieme allo zucchero, spremere il resto dei limoni e filtrare il succo direttamente nella brocca, mescolare energicamente con un cucchiaio lungo per far sciogliere completamente lo zucchero , aggiungere l’acqua fredda e abbondante ghiaccio, mescolare ancora e servire con qualche foglia di menta.
In alternativa, la versione tradizionale prevede la produzione dello sciroppo di base che può essere conservato e utilizzato all’occorrenza: - ingredienti: 500 ml di succo di limoni freschi (circa 1 Kg di limoni non trattati), 250 g di zucchero semolato (metà del peso del succo), scorza di limone q.b. (opzionale, per conferire un aroma più intenso); - preparazione: spremere i limoni e filtrare il succo per eliminare i semi e la polpa in eccesso; versare il succo in un pentolino e unire lo zucchero e le bucce (se si preferisce); mescolare bene a fuoco basso, finché lo zucchero non si sia sciolto del tutto; portare a leggero bollore e far cuocere per 3- 5 minuti, togliendo l’eventuale schiuma in superficie; versare lo sciroppo bollente in bottiglie sterilizzate capovolgendole, per creare il sottovuoto. Per poi, alla bisogna, diluire lo sciroppo con acqua fredda e ghiaccio per gustare la limonata;
- Granatina al limone con la bottiglia: - ingredienti: 400 ml di acqua (divisa in due quantità da 200 ml), 200 g di zucchero, 2 limoni succosi biologici e 2 bucce di limone; - procedimento: sciogliere a fuoco basso 200 g di zucchero in 200 ml di acqua in un pentolino insieme alle bucce di limone e fare intiepidire; spremere il succo dei 2 limoni e filtrarlo; immettere in una bottiglia di plastica con una imboccatura larga i restanti 200 ml di acqua, il succo di limone e lo sciroppo di acqua e zucchero senza la bucce; chiudere la bottiglia lasciando un po' di spazio vuoto all’interno e metterla nel congelatore; agitare energicamente la bottiglia ogni 30-60 minuti per circa 3-4 ore, finché il composto non diventa cremoso;
- Gelo di limone (E’ un dolce cremoso e rinfrescante, nel quale al posto del latte viene utilizzato il succo della frutta fresca): - ingredienti per una dose di 4 -5 persone: 500 ml di acqua, 100 ml di succo di limone filtrato, 160 g di zucchero semolato, 50 g di amido di mais (maizene) o amido di frumento, pistacchi tritati, la scorza gialla esterna di 3 limoni biologici e gelsomini freschi q.b. (per decorare alla fine); preparazione: mettere la scorza di limone in acqua a riposare per una notte, filtrare l’acqua e unirla al succo di limone allo zucchero e all’amido, cuocere a fuoco basso mescolando con una frusta finché il composto si addensa, per poi versarlo negli stampini e farlo raffreddare in frigo;
- Scorzette di limone candite (Rappresentano una prelibatezza, da consumare da sole come piacevole conclusione del pasto, per favorire la digestione, oppure per arricchire dolci e creme): - ingredienti: 100 g di scorze di limoni biologici con buccia spessa, 100 ml di acqua, 100 g di zucchero semolato (più un extra per la copertura finale); - preparazione: lavare accuratamente i limoni; tagliare le estremità ed estrarre longitudinalmente striscioline di buccia con più parte bianca possibile, metterle in una pentola con acqua fredda portandola a bollore per 5 minuti; ripetere per 3 volte il trattamento, cambiando l’acqua, per rimuovere l’amaro; pesare le scorzette sbollentate; preparare uno sciroppo con scorzette, acqua e zucchero di pari peso (ad esempio, unire 100 g di scorzette, a 100 g di acqua e 100 g di zucchero), sciogliendo lo zucchero nell’acqua in un tegame largo e poi unire le scorzette; cuocere il tutto a fiamma moderata, finché lo sciroppo non si sarà quasi completamente assorbito e le scorze diverranno trasparenti e lucide; estrarre le scorzette e adagiarle su un foglio di carta da forno, farle raffreddare e se si gradisce passarle nello zucchero semolato;
- Limoncello: - ingredienti: parte gialla della buccia di 10 limoni biologici, 1 litro di alcol puro a 95°, 1 litri di acqua e 800 g di zucchero; - procedimento: metter le bucce a macerare nell’alcol all’interno di un barattolo di vetro ermetico e lasciare riposare al buio per 10 –14 giorni, scuotendo il contenitore una volta al giorno; fare bollire l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero e mescolare finché non si è completamente sciolto e lasciare raffreddare totalmente lo sciroppo ottenuto; quindi filtrare l’alcol dalle bucce, unirlo allo sciroppo, mescolare bene e lasciare riposare prima dell’imbottigliamento definitivo e dell’assaggio;
- Pesto di limoni (rappresenta un’alternativa al classico pesto genovese, essendo un condimento fresco e senza cottura per la pasta o da spalmare sui crostini): - ingredienti: 2 – 3 limoni non trattati, 80 g di mandorle pelate o pinoli (o un mix), 100 ml di olio extravergine di oliva, 80 – 100 g di parmigiano reggiano grattugiato, 8 – 10 foglie di basilico fresco (e un rametto di menta o prezzemolo facoltativi), 1 spicchio d’aglio (facoltativo) e sale e pepe nero q.b; - preparazione lavare bene i limoni, asciugarli e prelevare soltanto la parte gialla della buccia con un pelapatate; spremere i limoni e filtrare il succo per eliminare i semi; inserire nel mixer per tritare scorza, frutta secca, erbe aromatiche e aglio, azionandolo a impulsi brevi per evitare di surriscaldare gli ingredienti; aggiungere il formaggio grattugiato, il succo, un pizzico di sale, pepe e olio extravergine di oliva a filo (lentamente e in moto continuo) e frullare il tutto fino ad ottenere una crema densa, omogenea e vellutata;
- Taralli glassati (Sono deliziosi biscotti ricoperti da una glassa di zucchero bianca). – ingredienti: 500 g di farina 00, 3 uova medie, 150 g di zucchero, 30 – 50 g (1 cucchiaio) di strutto o burro, 100 ml di latte o liquore (sambuca, o vermouth), 1 bustina di lievito per dolci, scorza grattugiata di 1 limone o arancia, 300 g di zucchero a velo e succo di limone q.b; - preparazione: in una ciotola capiente o spianatoia unire la farina setacciata con il lievito, lo zucchero e le scorze degli agrumi e aggiungere le uova, il burro morbido (o lo strutto) e il latte a filo (o il liquore) e impastare con le mani fino a ottenere un panetto liscio, morbido ed omogeneo; creare dei cordoncini, intrecciarli, chiuderli a cerchio e cuocerli in forno a 200 ° C per circa 20 minuti; mescolare lo zucchero a velo con il succo di limone filtrato e spennellare la superficie dei biscotti ancora caldi, per creare una copertura bianca e lucida;
- Insalata messinese (a base di limone della varietà Interdonato che, grazie alla sua bassa acidità e alla buccia dolce, è l’unico che si consuma come un vero e proprio ortaggio: - Ingredienti: 2 limoni freschi biologici, 1 cipollotto o una cipolla rossa di tropea, olio extravergine di oliva , sale e pepe nero, qualche oliva nera o filetti di acciuga; - preparazione: lavare bene i limoni senza sbucciarli; tagliarli a fette molto sottili e poi a cubetti; affettare finemente il cipollotto, dopo averlo lasciato in bagno in acqua fredda per 10 minuti e asciugato, per attenuare il sapore forte; unire in una ciotola la cipolla ai cubetti di limone e condire generosamente con olio, sale e un pizzico di pepe;
- Spaghetti al limone (E’ un primo piatto semplice ma raffinato che racchiude il gusto equilibrato tra acidità e cremosità). – ingredienti: 350 g di spaghetti n° 5, 50 ml di olio extravergine di oliva, 60 g di parmigiano reggiano grattugiato, 150 ml di succo fresco di limone (di circa 3 limoni), 15 g di scorza di limone, 5 g di basilico fresco tritato, 3 g di sale, mezzo spicchio d’aglio tritato e pepe q.b: - preparazione: in una ciotola grande, sbattere insieme metà dell’olio EVO, il formaggio, il succo di limone, il sale ed il pepe; soffriggere l’aglio con l’olio rimanente, raffreddare e aggiungere al composto di formaggio e succo di limone e mettere da parte; nel frattempo, portare ad ebollizione l’acqua in una grande pentola, aggiungere il sale e cuocere la pasta (scolarla, conservando una tazza d’acqua di cottura); aggiungere la pasta alla salsa al limone e farla saltare con basilico e la scorza di limone; aggiungere ¼ di acqua di cottura alla volta e proseguire a farla saltare per inumidirla; quindi condire con altro sale e pepe a piacere, prima di versare il tutto nelle ciotole e servire;
- Polpette in foglie di limone (Sono un secondo piatto profumato e delizioso. La carne viene insaporita dal contatto diretto con le foglie di limone, che rilasciano un aroma agrumato unico): - ingredienti: 400 – 500 g di carne macinata di vitello o un mix di manzo e maiale, 1 -2 uova, 40 – 50 g di formaggio grattugiato (Parmigiano, pecorino o caciocavallo), 1 cucchiaio di pangrattato, scorza di 1 limone grattugiata, olio extravergine di oliva e succo di limone per l’emulsione finale, sale e pepe q. b., foglie di limone lavate e non trattate; - preparazione: mettere il macinato in una ciotola insieme alle uova, il formaggio, la scorza di limone , il sale, il pepe e il pangrattato; impastare bene con le mani fino ad ottenere un composto morbido ma compatto da far riposare in frigo per circa 15 minuti; lavare con cura la foglie e tamponarle con un panno asciutto; prendere piccole porzioni di impasto, modellare delle polpettine o dei cilindri e posizionarle/i sopra una foglia, coprendole/i con una seconda foglia (o avvolgendole/i); cuocere su una griglia ben calda o su una piastra antiaderente per mochi minuti su ogni lato, per consentire alle foglie di rilasciare i loro oli essenziali senza bruciare troppo; prendere l’emulsione di olio di oliva e succo di limone (sbattuti insieme) e irrorare le polpette appena tolte dal fuoco;
- Involtini di pescespada (E’ una pietra miliare della cucina marinara siciliana per esaltare il sapore del pesce): - ingredienti: 12 fettine sottilissime di pescespada (circa 400g), 100 g di pangrattato, 2 cucchiai di pinoli tostati e 2 di uvetta sultanina (ammollata e strizzata), i cucchiaio di capperi dissalati tritati, 2 limoni biologici (scorza, succo e fettine), 10 – 12 foglie fresche di limone o di alloro, olio extravergine di oliva, prezzemolo, sale e pe q.b.; - preparazione: - in una ciotola unire il pane grattugiato, i pinoli, l’uvetta, i capperi, il prezzemolo, la scorza grattugiata di un limone, e un filo abbondante d’olio per inumidire il tutto; adagiare un cucchiaio di ripieno su ogni fettina di pesce e ripiegare leggermente i bordi verso l’interno per formare l’involtino; passare gli involtini nel pangrattato avanzato e disporli in una teglia unta, intervallandoli con una foglia e una fettina sottile di limone, irrorandoli con l’emulsione di olio e succo di limone, prima della cottura a forno a 200 °C , per circa 12 – 15 minuti.
Esigenze per la coltivazione:
- esposizione: a pieno sole per molte ore giornaliere e in posizione riparata dai venti dominanti, per evitare il distacco dei frutti e il danneggiamento dei rami;
- clima e temperatura: mite, in quanto soffre drasticamente il gelo intenso sotto i meno 2 – 3 °C, che può provocare la defogliazione della pianta e danneggiare la struttura legnosa. Per cui, nei mesi freddi, necessita di protezione o se in vaso lo spostamento in luogo riparato;
- terreno: sciolto, ben drenato, ricco di sostanza organica e assolutamente privo di ristagni d’acqua;
- irrigazione: regolare in primavera ed estate, minima in inverno, ma solo quando il terreno in superficie risulta asciutto, per evitare la formazione di pozzanghere intorno al colletto e ristagni d’acqua nel sottovaso;
- concimazione: richiedono nutrienti specifici, da somministrare dopo la potatura a base di : azoto (per stimolare lo sviluppo della nuova vegetazione), potassio e fosforo (essenziali per favorire la fioritura, l’allegagione e la maturazione di frutti saporiti e succosi), e microelementi come ferro e magnesio (per prevenire l’ingiallimento fogliare). Oppure se, oltre al reintegro delle sostanze nutritive, necessita migliorare la qualità del terreno (ammendare), è più confacente procedere alla somministrazione di lupini macinati, che forniscono: azoto organico a lento effetto (che nutrono la pianta gradualmente durante la ripresa vegetativa), aiutano a mantenere o abbassare il Ph del terreno su livelli sub-acidi (intoro al valore 6, ideale per gli agrumi) e a migliorare la fertilità del suolo o del terriccio in vaso. Ovviamente, integrandoli con i fertilizzanti minerali sopradescritti;
- potatura: necessaria per la rimozione dei rami secchi, spezzati e dei succhioni (rami verticali vigorosi che non producono frutti e debilitano la pianta), da praticare alla fine dell’inverno e comunque prima della fioritura.
Parassiti:
Cocciniglie - Planococcus citri, Aonidiella auranti, Aspidiotus neri: insetti dotati di uno scudo protettivo o di una copertura cotonosa. Svernano sui rami come neanidi (primo stadio giovanile degli insetti) o femmine adulte. In primavera riprendono a nutrirsi e a riprodursi (da 2 a 4 generazioni l’anno). Le uova si schiudono rilasciando neanidi mobili (prive di protezione cerosa che le rende vulnerabili), che producendo melata causano l’insorgenza della fumaggine (patina nera).
Il sistema di lotta si articola in interventi di natura: - agronomioca, consistente nella potatura finalizzata all’arieggiamento della chioma per ridurre l’umidità ed eliminare i rami più colpiti invasi dalle formiche che proteggono le cocciniglie per nutrirsi di melata; - biologica, attraverso trattamenti con: oli minerali bianchi -Solabiol- o oli vegetali di soia o di lino che agiscono per soffocamento delle forme mobili; sapone di Marsiglia o Sapone molle di potassio, alla dose di 10 – 15 g per litro di acqua tiepida, da spruzzare uniformemente su tutta la pianta e sotto le foglie in particolare seguita, dopo 1 – 2 ore, dal lavaggio con acqua per far respirare la pianta; olio di Neem (per bloccare la crescita e la riproduzione degli insetti, in qualità di potente repellente), alla dose di 5 -10 ml addizionato di qualche goccia di sapone per piatti (con funzione emulsionante) per ogni litro di acqua tiepida, da agitare bene e spruzzare su tutta la chioma; l’introduzione di insetti predatori come la coccinella – Rodolia cardinalis o parassitoidi come Aphytis melinus (Vespa parassita) ; - meccanica, ricorrendo, se l’attacco è poco esteso o su pianta in vaso, alla rimozione manuale delle cocciniglie o tamponandole, sulla pagina inferiore delle foglie, lungo le ascelle e i rami dove si nota la presenza, con batuffoli di cotone imbevuti di alcol denaturato (per sciogliere la cera protettiva e uccidere l’insetto all’istante), sciacquando, dopo qualche minuto, le parti trattate con acqua tiepida, per eliminare i residui di alcol;
Afidi o Pidocchi delle piante – Aphis gossypii e Aphis spiraecola-: piccoli insetti dal corpo molle che colonizzano i germogli teneri in primavera e autunno. Si moltiplicano rapidamente con il sopraggiungere della bella stagione, succhiando linfa e causando l’accartocciamento e il blocco della crescita delle foglie e la produzione di melata.
La lotta consiste nell’irrorare la chioma con soluzioni a base di Sapone molle di potassio (con le stesse modalità descritte per combattere la cocciniglia) o spruzzando direttamente sulle foglie, in ore serali, l’ottimo insetticida repellente naturale, ad azione rapida, di macerato di ortica o aglio (ottenuto immergendo 100 g di ortica fresca o 30 – 40 g di aglio schiacciato in 1 litro di acqua per 24 – 48 ore, e filtrando il liquido di risulta). E nel favorire la presenza di predatori naturali, quali: le Coccinelle, i Crisopidi (Appartenenti all’ordine dei Neurotteri dal corpo di colore verde brillante provvisto di grandi ali trasparenti, le cui larve definite “leoni degli afidi” sono, appunto, predatrici voraci) e i Sirfidi (facenti parte dell’ordine dei Ditteri dal corpo simile alle vespe, ma prive di pungiglione), gli adulti dei quali sono eccellenti impollinatori in grado di compiere il volo stazionario (rimanere fermi in aria), mentre le larve vivono sulla vegetazione cacciando attivamente i parassiti;
Minatrice serpentina – Phyllocnistis citrella -: è una minuscola farfalla notturna della lunghezza di 3 mm ed una apertura alare di circa 4 – 8 mm, di colore bianco-argenteo lucente con riflessi metallici con striature scure con all’apice una macchietta nera (ocello). La larva che ha forma allungata raggiunge circa 3 mm a fine sviluppo. Durante lo stadio giovanile scava attivamente le gallerie nutrendosi dei tessuti fogliari, mentre a fine sviluppo scava gallerie (mine) serpentiformi e lucide all’interno dei tessuti fogliari che si accartocciano e seccano. In fase di maturazione poi smette di nutrirsi per produrre un filo di seta per ripiegare il margine delle foglie e prepararsi alla trasformazione in crisalide. L’infestazione più massiccia si registra a partire dalla tarda primavera a tutta l’estate, in presenza di temperature di 12 – 13 °C.
La lotta si basa su interventi di natura: - agronomica, evitando l’eccesso di concimazioni azotate in estate per evitare di stimolare l’emissione di abbondanti germogli teneri, preferiti dall’insetto; - e biologica, con l’utilizzo di insetticidi a base di Azadiractina (olio di Neem) dotato di proprietà translaminare (capacità di penetrare nel tessuto di una foglia) per colpire le larve all’interno della foglia; e l’installazione di trappole a feromoni in primavera, per il monitoraggio e la cattura massale;
Tignola della zagara – Prays citri -: è una piccola farfalla fitofaga (che si nutre di piante), che vola soprattutto di notte o al crepuscolo, avvalendosi di una apertura alare di circa 12 cm (di cui quelle anteriori di colore grigio con macchie nere, mentre quelle posteriori sono più chiare con margini frangiate) che, fra la primavera e l’autunno, può compiere fino 11 generazioni all’anno. La larva inizialmente molto chiara, diventa bruno verdastra durante la crescita, si nutre delle parti interne dei boccioli e dei fiori (zagare) unendoli con sottili fili di seta. L’attacco causa la distruzione dell’ovario e la conseguente caduta precoce dei fiori (cascola) e dei piccoli frutti, ma può interessare anche foglioline, gemme e frutticini, che se penetrati, emettono gomma, ingialliscono e cadono.
La lotta consiste nell’effettuare il monitoraggio, tramite l’uso di trappole ai feromoni per intercettare i picchi di volo degli adulti a cui seguono, con i primi caldi e in autunno (favoriti dalle temperature miti e dalla presenza di nuovi flussi di fioritura), l’ovideposizione sui boccioli fiorali. Al fine di individuare l’esecuzione dei trattamenti mirati con Bacillus thuringiensis (specifico contro le forme larvali per ingestione) in coincidenza con i momenti di massima presenza delle larve, prima dell’apertura dei fiori;
Ragnetto rosso – Panonychus citri e Tetranychus urticae - : di cui il primo è specifico degli agrumi e l’altro che oltre gli agrumi attacca altre piante. Comunque entrambe le specie sono piccoli acari fitofagi di colore rosso, difficilmente visibili a occhio nudo, che compaiono da metà primavera (aprile) e proliferano durante i periodi più caldi e asciutto dell’anno, quando si verificano temperature superiori a 25 – 27 °C e scarsa umidità. Si manifestano con l’apparizione di piccole punteggiature grigio – giallastre sulla pagina inferiore delle foglie che, in seguito ad attacchi massicci, diventano argentate o seccano, causandone la caduta.
I rimedi e metodi di lotta consistono: nell’evitare ristagni di umidità nel terreno e una eccesiva massa fogliare; nel mantenere la vegetazione bene areata; nel distanziare adeguatamente le piante, per evitare il trasferimento degli acari; - nel favorire la presenza o lanciare acari predatori, in grado di tenere naturalmente sotto controllo la popolazione parassita, come il Phytoseiulus persimilis o Fitoseidi (famiglie di acari predatori molto veloci nei movimenti rispetto ai ragnetti rossi, delle uova, larve e adulti dei quali si nutrono, mentre in loro mancanza mangiano polline senza danneggiare la pianta. Predatori reperibili in commercio, in flaconi o sacchetti (presso Aziende specializzate, quali: Gogoverde, Agrimag, Biogard ed altre), che vanno distribuiti direttamente sulle foglie, la sera o il mattino presto in presenza di temperature miti ed una leggera umidità ambientale per favorire la riproduzione); - nell’effettuare trattamenti (bagnando bene anche la pagina inferiore delle foglie) a base di Sapone molle di potassio (alla dose di 1-2 ml per litro d’acqua) o di Olio di Neem o di zolfo bagnabile.
Il parassita, in questione, comunque, non va confuso con il Ragnetto rosso che compare su balconi e sui muri in primavera, essendo quest’ultimo un acaro del tutto innocui per l’uomo, gli animali e le piante, in quanto svolge un’utile funzione ecologica nutrendosi di uova e larve di insetti nocivi;
Acaro delle meraviglie – Eriophyes sheldoni -: è un acaro piccolissimo che si rifugia nelle gemme e si nutre dei tessuti interni del fiore, deformando l’ovario e provocando la crescita di frutti completamente deformati e bizzarri, e poiché rimane protetto entro le gemme per gran parte dell’anno, occorre colpirlo nei momenti di scopertura, seguendo il seguente calendario: - appena le temperature minime si assestano stabilmente sopra i 7-8 °C, prima della fioritura (fine febbraio-inizio di marzo: quando gli acari escono per colonizzare i nuovi focolai), eseguendo un trattamento con una emulsione composta da 10-15 ml Olio bianco minerale per litro d’acqua, bagnando benissimo foglie, tronco e l’attaccatura dei rami. E nel caso, dopo la fioritura (a maggio) si notino nuove gemme deformate, effettuando un ulteriore trattamento a base di Olio di Nemm o di Sapone molle di potassio; a inizio settembre invece, per proteggere la fioritura autunnale tipica dei limoni rifiorenti, ripetendo un leggero trattamento con Olio bianco.
Trattamenti che vanno integrati con pratiche di coltivazione consistenti nella: - potatura di arieggiamento con il taglio dei rami interni secchi o troppo fitti (per impedire la formazione di aria stagnante e calore eccessivo, che favoriscono la proliferazione del parassita); - rimozione dei limoni deformi (per ostacolare che l’infestazione si propaghi sulle nuove fioriture; applicazione di appositi collanti sul tronco (per evitare la risalita della formiche: difensori sia degli acari che di altri parassiti dai predatori naturali).
Mal secco degli agrumi: è una delle malattie più distruttive per il limone. Essendo causato dal fungo parassita tracheomicotico (che colpisce il sistema vascolare della pianta) -Olenodomus tracheiphilus - (noto anche come Phoma tracheiphila). Il patogeno colonizza l’interno dei vasi linfatici xlematici (microscopici canali che trasportano acqua e sali minerali) ostruendoli e bloccando il flusso della linfa: causa del disseccamento della chioma. Sverna all’interno dei tessuti infetti o nei residui vegetali a terra, sulla corteccia dei quali si formano piccoli corpi fruttiferi (picnidi) che rilasciano milioni di spore (conidi) che vengono veicolate dagli agenti atmosferici e dagli attrezzi da taglio non disinfettate. E poiché il fungo non riesce a perforare i tessuti integri, le vie di accesso alla pianta trovano riscontro in ferite e lesioni causate dal vento, grandinate, gelate invernali, tagli di potatura o lesioni radicali provocate da lavorazioni del terreno. Pertanto, la proliferazione e la diffusione avviene principalmente durante i mesi più freschi, umidi e piovosi (in genere da ottobre a gennaio), con temperature ottimali comprese fra i 14 e i 25 °C , mentre il caldo estivo ne rallenta l’attività. Gli effetti dell’insediamento del fungo nei vasi linfatici si manifestano: - inizialmente, con l’ingiallimento delle foglie apicali partendo dalle nervature, per poi appassire e cadere prematuramente, lasciando il picciolo attaccato al ramo; - e nella fase acuta, con il progressivo disseccamento, dall’alto verso il basso, dei rami colpiti che se tagliati trasversalmente evidenziano la tipica colorazione rosso-salmone del legno interno, segno inequivocabile della presenza del fungo.
Prevenzione e sistemi di lotta: dato che non esistono cure chimiche endoterapiche (che agiscono all’interno dei tessuti e del sistema vascolare delle piante) e di eradicazione totale, sfruttando la tecnica dell’endoterapia (iniezione di sostanze curative direttamente nel tronco), la difesa quindi dovrà basarsi rigorosamente sulla strategia preventiva indicata dai Servizi Fitosanitari Regionali, quali:
Lotta Agronomica, consistente nel: tagliare immediatamente, ai primi sintomi, i rami infetti al disotto di circa 20 – 30 cm della zona infetta, accertandosi che la sezione del legno rimasto sulla pianta appaia completamente priva di sfumature rosa; - disinfettare, con alcol denaturato o una soluzione di candeggina, le lame delle cesoie e dei segacci dopo ogni singolo taglio e coprire i tagli più grandi con mastici cicatrizzanti contenenti Sali rameici; - raccogliere e bruciare sul posto i rami potati o le piante interamente scalzate, per azzerare l’inoculo fungino, evitando assolutamente di compostarli o triturarli; - non effettuare, tassativamente, le lavorazioni del terreno (fresature o arature) nel periodo autunno-invernale, per non ferire l’apparato radicale e prevenire la forma più grave d’infezione vascolare dal basso (“mal fulminante”);
Trattamenti protettivi (Lotta integrata/Biologica): a base di Solfato di rame, Ossicloruro di rame o Poltiglia Bordolese, da effettuare preventivamente sulla chioma in: autunno (ottobre-novembre), subito dopo la potatura, prima dell’inizio delle grandi piogge o forti eventi climatici lesivi (grandinate, forti gelate o tempeste di vento), per proteggere istantaneamente le microlesioni; e subito dopo;
Scelta del materiale e Varietà resistenti: prediligendo, in occasione di nuovi impianti, cultivar di limone che hanno dimostrato una tolleranza o resistenza al Mal secco, come il Limone Monachello o selezioni resistenti di Femminello, e acquistare solo piante munite di passaporto fitosanitario, per garantire la totale sanità originaria del materiale vivaistico.
Clorosi ferrica: è una fisiopatia (alterazione causata da fattori fisici/ambientali) del limone imputabile alla carenza di ferro. Non si tratta quindi di una malattia infettiva, ma di un non trascurabile disturbo nutrizionale, il cui sintomo visivo si manifesta: - con la perdita di colore verde delle foglie più giovani (i germogli apicali), per poi (se non curata) si estende a quelle più vecchie, che ingialliscono, tranne le nervature che rimanendo di un verde intenso, creano un forte contrasto. Foglie che, nei casi più gravi, diventano quasi bianche, con margini che seccano (per necrosi) e cadono, causando il blocco della crescita dell’intera pianta e il deperimento dei rami e dei frutti, che restano piccoli e vanno incontro alla cascola precoce.
Ciò, in quanto, pur essendo il ferro quasi sempre presente nel terreno, la pianta non riesce ad assorbirlo a causa di: un Ph superiore a 7 – 7,5 nel suolo (eccessivamente calcareo o alcalino), che rende il microelemento insolubile e non assorbibile dalle l radici; - sistematiche annaffiature (specie nei vasi) con acqua molto calcarea (dura); radici soffocate da ristagni di acqua che, specie in terreni troppo compatti, non riescono ad assorbire i nutrienti.
La cura prevede interventi: - primaverili, ad azione d’uro, consistente nel scioglimento nell’acqua di irrigazione del Ferro chelato del tipo EDDHA o EDTA, ogni 15 – 20 giorni, fino a quando le nuove foglie nascono di un verde intenso (tenendo presente che per terreni molto calcarei è più efficace il chelato EDDHA), addizionato di un cucchiaio di Solfato di magnesio (Sali di Epson), dato che la clorosi è spesso accompagnata da carenza di magnesio; - autunnali (settembre-ottobre), per assicurare una scorta di ferro per l’anno successivo, con 1 – 2 annaffiature, sempre con Ferro chelato, per aiutare la pianta a superare l’inverno senza ingiallire a causa del freddo. Oppure, in alternativa (se il limone è in piena terra o il terreno non è eccessivamente calcareo), sciogliendo nell’acqua del Solfato di ferro distribuendolo intorno alla pianta su terreno un po' umido (alla dose indicata in confezione), per aiutare ad acidificare il terreno, oltre che per apportare ferro.
In casi di forte emergenza, per ottenere un assorbimento quasi immediato, è consigliabile adoperare un concime fogliare a base di ferro spruzzandolo la sera (mai in presenza di sole) direttamente sulle foglie.
Mentre per interventi correttivi a lungo termine si raccomanda di: - aggiungere al terreno periodicamente della torba acida o dello zolfo ventilato o del concime organico (come i lupini macinati), per abbassare l’alcalinità e mantenere lo strato leggermente acido; - migliorare l’acqua d’irrigazione prima dell’uso lasciandola decantare in un contenitore per 24 ore (per consentire al calcare di depositarsi in fondo) o aggiungendo poche gocce di aceto o acido citrico per neutralizzarla; - garantire un buon drenaggio, assicurandosi, se la pianta è in vaso, che ci sia uno strato di argilla espansa sul fondo e che la composizione del terriccio consenta un adeguato sgrondo dell’acqua, per evitare l’asfissia radicale.
(Segue Riproduzione dei più comuni parassiti e relativi predatori)
Curiosità storico-leggendarie, che il profumo e il colore del limone hanno alimentato per millenni, come si può dedurre da:
- La narrazione del Giardino delle Esperidi (Luogo leggendario famoso per custodire un albero dai pomi d’oro): secondo la quale nella mitologia greca, i limoni erano identificati come i mitici “pomi d’oro” custoditi dalle ninfe Esperidi e dal drago Ladone. Gea (Dea della personificazione della madre Terra e l’origine di ogni forma di vita) li aveva donati a Era (Regina degli Dei – Giunone-) per le sue nozze con Zeus, come simbolo di amore eterno e fecondità. Rubare questi frutti fu una delle dodici fatiche di Ercole;
- La capacità della pianta di produrre contemporaneamente fiori e frutti in ogni stagione, per la quale, nell’antica Roma e poi nel Rinascimento (XIV E XVI secolo), divenne l’emblema della fedeltà amorosa e della salvezza spirituale. Per questo appare spesso nei dipinti sacri e profani del ‘400 e ‘500;
- Una leggenda locale campana: “La Leggenda delle Sirene di Sorrento”, in cui si narra che le sirene che popolavano la costiera usassero i profumatissimi fiori di limone per intrecciare le proprie chiome. E che Il vento diffuse questo profumo nell’entroterra, spingendo i contadini a coltivare un frutto che racchiudesse in sé “l’oro del sole e l’energia del mare”;
- La definizione dello storico e cronografo cappuccino Frate Filippo Bernardi del paesaggio garganico della fine del ‘600, come: “ricco di agrumi che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni che vengono a caricar vini, arance e limoni”. Ed è sempre nel periodo storico, ovvero nel ‘700 circa, che è nata l’usanza, nel mese di febbraio, di fare una lunga processione in onore di San Valentino, protettore degli agrumeti sul Colle del Carmine, per benedire le piante.
Citazioni poetiche di:
Eugenio Montale, poeta e scrittore, per il quale il limone non è solo un agrume, ma diventa un vero e proprio manifesto poetico e filosofico, come si evince dai seguenti brani tratti dalla raccolta poetica “Ossi di Seppia” del 1925.:
-Il manifesto anti-aulico: “ Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi… e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni”. Dove si contrappone alle piante rare e preziose (i bossi, i ligustri, gli acanti) amate dai “poeti laureati” (Autori ufficiali che ricevono un riconoscimento da una Istituzione culturale o dallo stato, con l’incoronazione simbolica di una corona di alloro), accademici, aulici e retorici, legati ad un linguaggio troppo difficile e lontano dalla vita; il limone che è un albero comune, umile e da orto che rappresenta una poesia terra-terra, accessibile e autentica;
- La “chiave di volta” dell’esistenza: “Quando un giorno da un socchiuso portone, tra gli alberi di una corte, ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si disfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni, le trombe d’oro della solarità” (cioè, vedere i limoni da un portone socchiuso è un miracolo laico: il profumo intenso e il colore giallo acceso irrompono nel grigione e nella monotonia della vita quotidiana, squarcia il “male di vivere”, fa intravedere una verità o una via di fuga dall’assurdità del mondo ed evoca la luce del sole e una ricchezza accessibile a tutti, capace di sciogliere (“sfare”) il gelo del cuore).
Pablo Neruda, premio Nobel cileno, che dedica la meravigliosa “Ode al limone”, descrivendo questo frutto come un universo di luce: “Da quei fiori tagliati dal coltello della terra, sorse un giorno il miracolo: un lampo di miniatura di pianeta d’oro, un universo di luce fiorì…” segue “Ma al tuo succo si aprirono le coppe, le cattedrali della gastronomia, le gocce d’oro è la goccia di sole, la coppa dell’universo il sugo cella vita”.
Alfonso Gatto, poeta salentino contemporaneo di Montale, che nella poesia “I limoni” dipinge il frutto come il simbolo stesso del paesaggio e dell’anima del Sud Italia: “Odore dei limoni, terra ferma, dove la luce si fa verde e stanca nella sera che cala. Resta il profumo ad avvisare il cuore che la bellezza è qui, nell’aspro sapore della vita, nell’oro che splende tra le foglie scure”.
Daria Manicanti, poetessa italiana 1914 -1995, che nella sua composizione intima e domesticaAl limone sul balcone” attribuisce al limone il ruolo di compagno silenzioso che porta il calore del sole anche in città: “Piccolo sole in gabbia sul balcone, tu che profumi di una terra calda e porti l’oro dove il cielo è grigio, la tua buccia è una scorza di allegria contro il freddo che avanza”.
Yannis Ritsos, gande poeta greco 1909-1990, che nella sua composizione “Il limoneusa il limone in modo sensuale e malinconico, legandolo ai ricordi e all’amore: “Tagliasti il limone in due. La stanza si riempie di quel profumo acuto, quasi un grido giallo nella penombra. Sulle tue dita rimase l’inverno, sui miei occhi la luce d’estate di un frutto che sa di mare e di roccia”.
Nell’Arte e nella Cultura:
Nei dipinti di nature morte o soggetti sacri Rinascimentale, un limone parzialmente sbucciato, con la scorza a spirale, indicava la transitorietà della vita terrena e il passare del tempo.
Nella Tradizione Siciliana e Costiera, costituiva l’elemento cardine dell’identità mediterranea, rappresentava l’abbondanza, l’ospitalità e il legame profondo con la terra arsa dal sole.
Durante il Rinascimento, i dipinti ritraevano spesso i limoni come segno di ricchezza e prestigio sociale, data la loro rarità e utilità terapeutica;
Nella canzone d’autore, il limone abbandona spesso la sua solarità per diventare il simbolo della nostalgia, delle occasioni perdute, dell’asprezza dell’amore o della freschezza della giovinezza, come si può dedurre dalle realizzazioni di:
- Paolo Conte, per il quale il limone è il simbolo dell’estate, dell’erotismo accennato e di una sensualità pigra e tipicamente mediterranea. Nel testo di “gelato al limon”, rappresenta appunto un lusso semplice, un momento di refrigerio e di intimità condivisa in un pomeriggio caldissimo;
- Fabrizio De André, nella sua creazione “Creuza de ma” il profumo dei limoni e degli agrumi fa da sfondo a tutto l’undicesimo album. Rappresenta la Liguria, il porto, il ritorno dei marinai a terra e quel contrasto tipico del Mediterraneo tra l’asprezza del sale marino e la dolcezza della terra ferma.
Nell’espressione di Significati e Simbolismi, quali:
- Vitalità e luce: il colore giallo brillante del frutto richiama l’energia vitale del sole, l’ottimismo, la rinascita, la freschezza e la gioia della stagione estiva;
- Purificazione e guarigione: storicamente usato contro le malattie (come lo scorbuto), il limone simboleggia la pulizia del corpo, l’igiene spirituale e la cacciata delle energie negative;
- Antidoto e salvezza: poiché in passato era usato come rimedio contro i veleni, nella cultura cristiana il limone è diventato l’emblema della Vergine Maria e della protezione dal male;
- Purezza e spirito: il colore bianco candido di fiori e il profumo intenso richiamano l’idea di purificazione dell’anima;
- Fedeltà e amore eterno: essendo una pianta rifiorente che produce frutti in tutte le stagioni, nella tradizione cattolica e nell’arte rinascimentale rappresenta l’amore fedele che non sbiadisce, la salvezza, la solarità e l’augurio di prosperità e longevità;
- Costanza affettiva: nel linguaggio dei fiori, il limone e i fiori bianchi simboleggiano amore sincero e promessa di fedeltà eterna;
- Resilienza e contrasto: la combinazione di profumo dolcissimo (di fiori e scorza) e sapore aspro (del succo) simboleggia le difficoltà della vita che nascondono un valore prezioso;
- Protezione: in molte culture contadine, rami o frutti di limone venivano usati come amuleto contro il malocchio e le invidie;
- Tatuaggio: farsi tatuare un limone significa celebrare: - resilienza e dolcezza (con riferimento ad un proverbio inglese che recita: “Quando la vita ti dà limoni, zuccherali/fanne una limonata), intese come forza di superare i momenti aspri e difficili, trasformando le negatività in positività); - l’energia e freschezza, riferite al colore giallo acceso del limone che simboleggia ottimismo, allegria, solarità e una forte gioia di vivere; - la fedeltà e amore, in quanto la pianta producendo frutti quasi tutto l’anno, rappresenta la costanza affettiva e la devozione; - il legame con le origini, poiché l’immagine del limone ricorda l’estate, il sole o luoghi del cuore come la Sicilia e la Costiera Amalfitana.
Massime di:
- Primo Levi: “E’ impossibile guardare qualcuno che sta spremendo un limone senza stringere gli occhi”;
- Sconosciuto: “Un limone spremuto non ha più nulla da dare, ma un uomo spremuto ha ancora molta rabbia da offrire”.
Enunciazioni augurali:
- “Che la tua vita abbia sempre la forza del limone: capace di fiorire in ogni stagione, di splendere come il sole anche nei giorni grigi e di trasformare ogni asprezza in un profumo meraviglioso”;
- “Ti auguro una vita piena di colore, energia e quel pizzico di asprezza che rende tutto ciò più interessante. Brindiamo a te e alla tua solarità”;
- “Come il limone, che cresce forte tra le rocce e sotto il sole caldo, ti auguro di splendere sempre e di saper spremere il meglio da ogni situazione”.
Ricorrenze:
- 29 agosto: Giornata mondiale del limone e delle sue proprietà;
- 28 luglio: Giornata Nazionale del Limone in Italia, incentrata sulle tradizioni culinarie del territorio;
- 17 febbraio: Giornata Mondiale degli Agrumi, che comprende anche il limone.

Lotteria "La Nostra Festa 2026" - I Numeri Estratti

Last News 2
S. Maria delle Mole (1.162-14-0)
la Redazione

Qui di seguito, vengono riportati i numeri dei biglietti vincenti, estratti alla lotteria della festa patronale in Santa Maria delle Mole del giorno 13 settembre 2026
 
 
 
 
Ordine di
Estrazione
Numero
Estratto
Premio
Assegnato
1 4202 FIAT PANDA 70CV HYBRID
2 5834 GIROCOLLO E ORECCHINI
3 5563 LUCIDATURA AUTO
4 2182 PROSCIUTTO
5 5668 VISITA NUTRIZIONALE
6 4387 ABB. FITNESS 3 MESI
7 4644 ABB. PATTINAGGIO 3 MESI
8 3063 OROLOGIO
9 2591 COUPON 4 PERSONE
10 4968 BUONO SPESA €200,00
11 1104 ROBOT ASPIRAPOLVERE
12 1601 GAZEBO
13 2257 SOGGIORNO 2 PERSONE
14 1917 BUONO €100,00
15 4705 BUONO €100,00
16 1010 PHON
17 0640 BUONO €100,00
18 1760 MASSAGGIO RELAX
19 1507 COUPON PIZZA 4 PERSONE
20 3069 BUONO €50,00
21 5402 COUPON €50,00
22 1645 COUPON €50,00
23 3358 BUONO €50,00
24 0221 BUONO €50,00
25 4818 QUADRO LIPIDICO
 
 
Per i dettagli dei premi assegnati
vedere l’immagine allegata a questo articolo.
 
Per ritirare le vincite, recarsi in parrocchia con il biglietto vincente
 
I premi vinti possono essere ritirati entro e non oltre il giorno 15/11/2026

Partecipa ai nostri QUIZ

 

 

 

Con l’Associazione Centro Anziani Frattocchie,cinema, pizza, dialoghi e approfondimenti sul nostro rapporto con il cellulare

News 1 Frattocchie (161-2-0)
la Redazione

 
Una serata all’insegna del cinema, ma anche della convivialità e del confronto, quella vissuta dai soci del C.A.F.M. il 4 settembre scorso, riuniti nel Salotto di Anna Maria per avvicinarsi alla visione di Perfetti sconosciuti, il film di Paolo Genovese che mette al centro della storia uno degli oggetti ormai inseparabili dalla nostra quotidianità: il cellulare. A introdurre la serata sono stati alcuni brevi filmati dedicati proprio al rapporto con lo smartphone e al suo utilizzo nella vita di tutti i giorni. Gli spunti proposti hanno immediatamente acceso la curiosità e stimolato le prime riflessioni: quanto spazio occupa il cellulare nelle nostre giornate? Quanto condiziona le nostre relazioni? E quanto siamo davvero disposti a condividere della nostra vita privata? E già, perché citando lo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez “ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta”. Ma la serata non si è fermata alla proiezione dei video di approfondimento, molto utili per capire la dinamica del film. Prima e dopo l’incontro, infatti, i soci hanno potuto condividere una degustazione di pizza e dolci, preparati dalla generosa Anna Maria e anche con il contributo di alcuni soci del CAFM, trasformando il momento conviviale in una vera occasione di socialità. Attorno ai tavoli, tra una fetta di pizza e un dolce fatto in casa, sono nati dialoghi, ricordi, battute e considerazioni sul modo in cui la tecnologia ha cambiato le nostre abitudini e, soprattutto, il nostro modo di stare insieme. Proprio questa dimensione informale ha permesso di affrontare il tema con naturalezza.
 
Il cellulare, strumento ormai indispensabile per comunicare e informarci, può essere anche una presenza ingombrante: ci avvicina a chi è lontano, ma talvolta rischia di allontanarci da chi abbiamo accanto. Perfetti sconosciuti ha poi dato una forma narrativa a queste riflessioni. E così, prendendo spunto dalla tematica del film, nella serata organizzata dal CAFM, il cellulare è rimasto sullo sfondo per lasciare spazio alle persone: alla conversazione, alla condivisione del cibo, al piacere di stare insieme e alla possibilità di discutere senza fretta. A mezzanotte c’è stato il “rompete le righe”, ma in molti si sarebbero trattenuti ancora per il gusto di “stare bene insieme”. Ecco la sintesi della giornata del presidente del CAFM, Claudio Bornaccioni: "Un’iniziativa che conferma come il cinema possa essere molto più di un semplice momento di intrattenimento. Può diventare uno strumento per suscitare domande, far emergere esperienze personali e creare occasioni di dialogo. E quando a tutto questo si aggiungono la pizza, i dolci preparati dai soci, anche una serata “culturale” può trasformarsi in un prezioso momento di comunità". Per coloro che intendono seguire il programma offerto dal Centro Anziani Frattocchie di Marino APS (CAFM), l’invito a seguire la pagina Facebook e prendere contatto con il Presidente Claudio Bornaccioni al cel. 335-364847.

Torna la Notte Bianca in Allegria: il 19 settembre la 14a edizione

News 2 S. Maria delle Mole (422-8-0)
Eleonora Persichetti

 
I Castelli Romani si preparano ad accogliere una delle manifestazioni più travolgenti e amate del territorio: sabato 19 settembre 2026 torna a Santa Maria delle Mole, frazione di Marino, la Notte Bianca in Allegria. L'evento, ideato e organizzato dall'UCF Marino in collaborazione con l'AP Eventi di Andrea Paciotti e con il contributo del Comune di Marino, è giunto quest'anno alla sua 14ª edizione.
 
L'appuntamento, rigorosamente a ingresso gratuito, si preannuncia come una vera e propria festa diffusa, pensata per far divertire il pubblico di ogni età e capace di trasformare le vie del centro in una grande isola pedonale viva fino a tarda notte. Per l'occasione le strade resteranno chiuse al traffico e i negozi rimarranno aperti, incorniciati da musica, artisti, un'ampia offerta di street food e drink, esibizioni di ballo e tante attrazioni pensate per le famiglie. A guidare il pubblico lungo questa intensa maratona di musica e spettacolo saranno Luca Rossetti e Diego Spiego, pronti a presentare un cast ricco di sorprese e ospiti eccezionali, rinnovando la vincente sinergia già collaudata nell'edizione 2025.
 
Il cuore pulsante degli spettacoli principali sarà la centralissima Piazza Palmiro Togliatti. Si partirà alle ore 19, con l'apertura musicale affidata ad Andrew C DJ, che scalderà la piazza e darà ufficialmente il via alle danze. A seguire, i riflettori si accenderanno sulla travolgente performance di IDOL, Tribute Band di Achille Lauro, che punterà a conquistare il pubblico con un'esibizione scenografica, energica e curata nei minimi dettagli per rendere omaggio allo stile inconfondibile del celebre artista. La palla passerà poi al grande DJ Show "Ti Sblocco un Ricordo" con Andrew C DJ e Paciullo, un viaggio nel tempo dedicato agli indimenticabili anni '80, '90 e primi 2000 che farà cantare e ballare tutti i presenti unendo musica, comicità e intrattenimento fino alla chiusura dell'evento.
 
Ad arricchire la proposta musicale nelle vie principali della frazione si esibiranno grandissime band e realtà live locali: l'Orchestra Emanuele Imperoli, i Red Leopard con il loro travolgente sound rock 'n' roll, blues e swing, l'orchestra Mirco e gli Ottava Nota, il tributo a Franco Califano di Sergio D'Arpa e il Francesco Show con Francesco Salvatori.
 
Ancora una volta – commenta il Presidente dell'UCF Marino Andrea Paciotti, organizzatore della Notte Bianca in Allegria dal 2018 – abbiamo lavorato con tanti mesi di anticipo per regalare al pubblico un evento imperdibile. Lo scopo, come sempre, è far conoscere e apprezzare il nostro territorio attraverso le attività commerciali e le associazioni sportive e culturali, che sono l'anima del paese. Ringrazio fin da ora il Comune di Marino, l'UCF Marino, l'AP Eventi, la Cristiano Consoli Service, la Edilcarbonari, gli standisti, gli artisti che si esibiranno, i presentatori Luca Rossetti e Diego Spiego e tutti coloro che saranno impegnati a garantire la sicurezza: le Forze dell'Ordine e le Forze di Polizia, la Protezione Civile comunale di Marino, gli Angeli del Soccorso e gli addetti alla sicurezza. Sarà una grandissima Notte Bianca in Allegria, non mancate!”.

I. Me. De. club

Spot 1
Hai smarrito un oggetto importante in spiaggia, in mare, nel fiume, in un prato o in qualsiasi altro luogo?
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Contattaci ed a brevissimo tempo ti risolviamo il problema.
 
Ricorda che l’intervento verrà eseguito GRATUITAMENTE!
 
Conosciamo bene la sensazione di scetticità che ti sta invadendo mentre leggi questo spot.
Per rassicurarti ti invitiamo a leggere le molte RECENSIONI pervenuteci fino ad oggi.
 
 
 
 
 
FIDATI DI CHI TI VUOLE AIUTARE!
OPERIAMO SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE
 
   
I.Me.De. club - Il nostro Curriculum
Italia Metal Detector club (I.Me.De. club - www.imede.it) nasce il 10 dicembre del 2009 e già sapeva cosa voleva fare da grande.
Lo scopo primario dell'associazione è sempre stato quello di motivare, far conoscere, addestrare ed educare i praticanti di questo hobby ad un utilizzo corretto ed onesto del proprio strumento.
Non a caso è un club e non è facilissimo farne parte datosi che si tiene principalmente conto delle attitudini e dei trascorsi degli aspiranti.
I.Me.De. si interessa principalmente di ricerche d'oggetti smarriti e di bonifiche di terreni.
Sfruttiamo la tecnologia a scopo sociale rispondendo ad ogni tipo di richiesta su tutto il territorio nazionale.
Siamo stati i primi ad intraprendere questo percorso ed oggi, non a caso, siamo i migliori in assoluto.
 
IL NOSTRO SERVIZIO E' GRATIS
Guarda la galleria dedicata ai nostri interventi di ricerca:
www.imede.it/smarrimenti/galleria.asp
 
Con il tempo sono nati diversi forum, siti, gruppi facebook, che si fanno chiamare "Italia Metal Detector" solo per sfruttare la nostra visibilità.
Peccato che non offrono servizi ma propagandano soltanto la vendita dei propri strumenti ed attirano cacciatori di tesori in erba sfoggiando oggetti di dubbia provenienza.
Diffidate dalle imitazioni.
L'unico ed originale è solo quello che si sigla "I.Me.De. club" con lo “scudo route” tricolore e raggiungibile a: www.imede.it
 
 
 
E' stato scelto uno stemma di forma “scudo route” per il semplice motivo che noi siamo sempre in strada ed arriviamo ovunque.
I nostri associati coprono quasi tutto il territorio nazionale e sono in grado di operare su qualsiasi terreno o acqua.
 
Se hai bisogno di un intervento di bonifica, se non riesci più a trovare dei tombini interrati o se hai smarrito un oggetto caro, ora sai a chi rivolgerti.
www.imede.it/smarrimenti
 
Diversamente, se sei un bravo detectorista puoi tranquillamente contattarci.
Abbiamo sempre bisogno di gente brava, capace, volenterosa ed onesta!
Siamo sempre qui: WWW.IMEDE.IT
 

Bruni Immobiliare

Spot 2
Vendere o cercare casa non è mai solo una questione di metri quadri, ma di progetti di vita che meritano rispetto e visione
 
 
 
Bruni Immobiliare
Mi chiamo Federica Bruni e ho scelto di unire la mia solida formazione in Architettura all'esperienza sul campo per offrirti qualcosa di diverso: una consulenza che va oltre la semplice intermediazione. Grazie alle mie competenze tecniche, so guardare oltre le pareti per valorizzare il potenziale nascosto di ogni immobile, trasformandolo in un’opportunità concreta e trasparente.
 
 
La mia missione è semplificare il tuo percorso. Che si tratti di districarsi tra le normative urbanistiche, ottimizzare gli spazi o gestire una trattativa complessa, lo faccio con la precisione del tecnico e il calore di chi mette le persone al centro. Far parte della FIMAA dal 2009 è la mia promessa di aggiornamento costante e massima etica professionale.
 
Non mi accontento di "mettere un annuncio": mi occupo di valorizzare il tuo patrimonio come fosse il mio, con strategie su misura, chiarezza totale in ogni fase e quel tocco di creatività che solo un occhio esperto può garantire. Scegliere Bruni Immobiliare significa affidarsi a una guida sicura, presente e appassionata. Perché la tua casa non merita solo di essere venduta, merita di essere valorizzata.
 
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Perdita acqua via Silvio Pellico 90

News 3 S. Maria delle Mole (351-6-1)
Antonio Calcagni

Oggi 31 luglio, in via Silvio Pellico 90 è in corso il 4° intervento di Acea in due mesi, per la riparazione di una conduttura idrica? La telenovela continua.

La Nostra Festa 2026

News 4 S. Maria delle Mole    (allegati) (3.461-23-2)
la Redazione

 
Il tema ricorrente che accompagnerà quest’anno la Nostra Festa è “prendersi cura di…” dove quella preposizione semplice apre a varie possibilità, ovvero come offrire il proprio contributo volontario a favore della collettività.
 
Prendersi cura significa quindi amare il prossimo, in tutte le sue eccezioni, ma anche il territorio in cui si vive.
 
Significa rispettare gli spazi pubblici, custodire le nostre strade, i giardini, le piazze, gli ambienti della parrocchia e ogni luogo di incontro.
 
E ancora evitare lo spreco, non sporcare, avere attenzione per ciò che appartiene a tutti e contribuire, ciascuno secondo le proprie possibilità, a rendere il nostro paese più bello, più ordinato e più accogliente.
 
La qualità di una comunità si misura anche dalla cura che riserva ai beni comuni, perché ciò che è di tutti è responsabilità di ciascuno.
 
Prima di lasciarvi al programma generale della festa, mi preme ricordarvi che, per far sì che la nostra Festa sia sempre all’altezza delle vostre aspettative, è indispensabile anche il Vostro contributo, che potete offrirlo:
  • attraverso un’offerta da depositare SOLO, presso la parrocchia;
  • acquistando i biglietti della lotteria, che saranno disponibili già dai prossimi giorni, davanti alla chiesa, in occasione della celebrazione delle varie messe.
 
Una lotteria che quest’anno è particolarmente ricca, con una Fiat Panda 70 cv Hybrid come primo premio, e ben altri 24 premi, tutti di grande valore.
 
Alla presente si allega il programma generale della festa che potete trovare anche nei vari negozi della città.

Accorgimenti per contenere i disagi del caldo torrido

News 5 Focus (363-5-1)
Domenico Brancato


Non è facile per nessun sopportare i pesanti effetti causati dalle elevate temperature registrati in questo periodo. Motivo per cui si ritiene utile riportare le possibili azioni mitigatrici indicate dal Ministero Salute e dall’Agenzia per le Tecnologie Ecologiche -EDEME, inerenti:
la persona:

 Evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali della giornata;
 Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro (senza scendere oltre i 5 ° C rispetto alla temperatura esterna, per evitare sbalzi termici), schermando le finestre esposte al sole con tende e utilizzando, se possibile, l’aria condizionata;
 Favorire la fuoruscita del calore accumulato, creando correnti d’aria aprendo le finestre dei lati opposti della casa. E negli appartamenti su due piani sfruttare la “ventilazione naturale”, attraverso l’apertura contemporanea, nelle ore serali o di prima mattina (dalle 22 alle 8), delle finestre del piano terra, per far entrare l’aria più fresca, e quelle del piano superiore per far uscire l’aria calda, che sale spontaneamente verso l’alto;
 Bere molta acqua (1,5 - 2 litri al giorno) anche se non si avverte lo stimolo della sete, limitando alcolici e caffeina;
 Seguire un’alimentazione leggera con cibi semplici (rispetto ei pasti troppo ricchi) e freschi, privilegiando frutta e verdura di stagione;
 Indossare indumenti comodi traspiranti e leggeri in fibre naturali a tinte chiare (bianco, giallo e arancione chiaro, che riflettono la luce e assorbono meno la radiazione solare rispetto ai colori scuri), sia in casa che all’aperto, e sostituire le lenzuola in stoffa sintetica con tessuti naturali (di cotone), che disperdono meglio il calore corporeo;
 Limitare l’attività fisica intensa all’aperto nelle ore più caldee e se necessaria, effettuarla al mattino presto o la sera;
 Proteggere le persone in auto attraverso: l’arieggiando dell’abitacolo prima di salire, l’applicazione di tendine parasole, ed evitando di lasciarle incustodite nemmeno per brevi periodi;
 Curare l’igiene personale facendo bagni o docce, evitando sbalzi di temperatura, che possono, specie nei bambini, provocare ipotermia;
 Evitare di passare rapidamente dal caldo al freddo e viceversa;
 Indossare occhiali da sole, cappelli e proteggere la pelle con creme solari adeguate;
 Applicare panni bagnati o rinfrescare polsi, collo, e tempie per abbassare rapidamente la temperatura corporea percepita;
 Prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e persone a rischio. Contattare il medico di base, in caso di malessere o aggravamento di patologie croniche e conservare i farmaci prescritti a temperatura inferiore a 25 – 30 °C;
 Spegnere i dispositivi elettrici non in uso ed evitare di lasciare elettrodomestici in modalità stand-by, per evitare la produzione di calore passivo;
 Eliminare i tappeti pesanti o di tessuti sintetici, non solo perché trattengono il calore, ma anche la polvere;
 Stendere i panni in casa, nel caso di ambienti caratterizzati da un caldo secco, per far sì che i tessuti umidi assorbano il calore. Oppure umidificare l’estremità delle tende o vaporizzare dell’acqua con uno spruzzatore per piante;
 Limitare l’utilizzo di elettrodomestici che producono calore (come: forno, ferro da stiro, lavatrici, lavastoviglie, fornelli, phon) durante le ore più calde e sostituire le vecchie lampade a incandescenza con i LED;
 Regolare il termostato del climatizzatore, eventualmente utilizzato per rinfrescare l’ambiente, in modo che la temperatura risulti di 25 -27 °C, per evitare sbalzi termici rispetto all’esterno;
 Per attenuare l’effetto dal caldo non posizionare il ventilatore in modo diretto sulla persona, in quanto l’aria fredda e lo spostamento di eventuale polvere possono causare gonfiore, bruciore agli occhi , infezioni cutanee e sinusiti, ma orientarlo in modo da far circolare l’aria in tutto l’ambiente, evitando l’impiego con temperature superiori a 32 °. E per ottenere un sollievo immediato, posizionare davanti una bottiglia con acqua congelata o una ciotola di ghiaccio o dei siberini (mattonelle refrigeranti accumulatori di freddo riutilizzabili, formati da un involucro di plastica rigida riempito di uno speciale liquido atossico) congelati avvolti in un panno leggero di cotone, per diffondere aria più fresca;
 Nel caso l’abitazione disponga di balconi, terrazzi o giardini sul lato più esposto al sole, per creare zone d’ombra e una protezione naturale dai raggi solari, arredarli con piante rampicanti e una tenda o un ombrellone[d1.1];
 In una casa su due piani, poiché l’aria calda va verso l’alto, per il periodo estivo, spostare il letto nel piano più basso;
 Sigillare il perimetro e coibentare l’interno dei cassonetti delle tapparelle, in quanto punti critici per la dispersione del caldo e del freddo:
l’abitazione: considerato che l’irraggiamento solare, può produrre l’innalzamento della temperatura interna di 5 -10 °C in poche ore, tramite tre vie di accesso, nelle proporzioni del: 60-70%- 20-30% e 10-20%, rispettivamente attraverso le: finestre, (specie se esposte a sud e ad ovest); pareti e tetto (che accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono la sera); e l’aria calda esterna che entra dalle aperture; la normativa ambientale RE2020, entrata in vigore nel 2022, ha imposto requisiti di comfort estivo negli edifici di nuova costruzione.

Mentre per le abitazioni più datate l’attenuazione dell’innalzamento della temperatura è possibile ottenerla ricorrendo alle soluzioni di seguito riportate, senza impianto di climatizzazione:

 applicazione di una tenda termica oscurante ad alta densità, per bloccare il 60 – 80% dell’irraggiamento solare che attraversa la finestra, prima che riscaldi la stanza. Infatti una tenda multistrato (500 g/m2 blocca quasi tutto l’irraggiamento infrarosso, a differenza di una tenda decorativa leggera (150 – 300 g/m2) che lascia passare la maggior parte del calore. Inoltre la tenda termica blocca anche la luce, rendendola soluzione ideale per dormire d’estate (considerato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità -OMS- raccomanda 18 – 22 °C e meno di 5 lux per un sonno ristoratore), oltre a costituire un isolamento termico contro il freddo invernale Applicazione che comporta una spesa di soli 80 – 350 euro per finestra ed esclude consumi elettrici. A differenza di un climatizzatore mobile e fisso che costano rispettivamente circa 250 – 450 e 600 –1200 euro e impegnano una potenza elettrica di 900 a 1400 e 800 – 1500 Watt, pari ad un consumo di energia elettrica di 1,1 – 1,5 e 0,9 – 1,4 Kwh, per ora di funzionamento;
 ventilazione notturna complementare: consistente nell’apertura delle finestre di notte (quando la temperatura esterna scende sotto i 25 °C) e chiuderle al mattino non appena la temperatura risale. Trattasi di un accorgimento gratuito che può ridurre la temperatura interna di 3 – 5°C. Comunque il metodo ottimale per conseguire i risultati desiderati prevede: - di aprire, generalmente dopo le 21, tutte le finestre per creare una corrente d’aria trasversale; - lasciarle aperte di notte (se il rumore della strada è un problema, posizionare davanti all’apertura una tenda fonoassorbente ad alta densità); - al mattino chiudere le finestre, non appena la temperatura esterna supera quella interna (normalmente fra le 8 e le10) e chiudere immediatamente le tende termiche, per intrappolare la frescura accumulata durante la notte;
 applicazione della pellicola anti-calore sul vetro per esterno, come soluzione complementare alla tenda, per respingere il 40 – 70% dell’irraggiamento solare prima che penetri nella stanza. In quanto, a differenza della tenda che agisce dall’interno, la pellicola agisce sul vetro, riducendo l’effetto serra nello spazio tra vetro e tenda. Oltre a creare un effetto specchio durante il giorno che impedisce, a chi è all’esterno, di guardare dentro, lasciando però la visuale nitida dall’interno Il costo è di 15 – 50 euro per finestre (posa fai-da-te) o 80 – 150 euro con posa professionale;
 installazione di protezioni solari esterne, sono mezzi tecnicamente più efficaci perché bloccano il 75 – 90% dell’irraggiamento solare prima che raggiunga il vetro ma, a seconda della tipologia, presentano vincoli che la tenda non ha, come nel caso di persiane che rendendo impossibile sfruttare la luce naturale di giorno e richiedono una preesistente struttura;
 installazione di tende da sole esterne: richiedono l’installazione da parte di un professionista (con una spesa da 500 a 2000 euro, a seconda del modello), una regolare manutenzione e spesso l’autorizzazione da parte del Condominio;
 utilizzazione di tapparelle: svolgono un’eccellente funzione protettiva, ma in modo completamente diverso dalle pellicole riflettenti, essendo un ostacolo fisso installato all’esterno del vetro, bloccano raggi solari prima che colpiscano la finestra. Ciò impedisce fisicamente all’effetto serra di generarsi all’interno. Di conseguenza oscurano completamente l’ambiente. Per cui se necessita far entrare luce naturale durante il giorno, la loro capacità schermante si annulla quasi del tutto. Quindi entrambe le soluzioni sono molto valide, a seconda delle necessità specifiche di illuminazione e vivibilità;
 impiego del ventilatore in aggiunta alla tenda chiusa, poiché da solo non raffredda l’aria, ma crea una corrente d’aria che accelera l’evaporazione sulla pelle e dà una sensazione di freschezza di 3 -5 °C. per cui, se l’aria della stanza è di 35 °C il ventilatore muove aria calda. Per cui occorre la combinazione tende termiche chiuse + ventilatore. In quanto la tenda mantiene la stanza più fresca (fino a 7 °C di differenza) e il ventilatore crea la sensazione di freschezza aggiuntiva (di 3- 4 °C percepiti). Quindi una camera a 28 °C con ventilatore e tenda risulta altrettanto confortevole di un ambiente a 24 °C senza questi due elementi. Il tutto per un costo aggiuntivo di 30 – 80 euro per l’acquisto e l’assorbimento di potenza elettrica di 30 – 40 Watt (contro circa i 250–450 Watt impegnati da climatizzatore mobile);
 Impiego di un raffrescatore evaporativo adiabatico portatile: è un piccolo elettrodomestico che si distingue da un condizionatore tradizionale per l’assenza di un compressore, di gas refrigeranti, e ci circuito frigorifero chiuso. Poiché il raffrescamento evaporativo adiabatico (processo in cui non avviene alcun scambio di calore tra un sistema chiuso e l’ambiente esterno) è basato sul principio che l’acqua evapora assorbendo calore dall’aria prelevata dall’ambiente esterno che viene fatta passare attraverso dei pannelli alveolari sui quali scorre semplicemente acqua.
 
L’aria esterna quindi, cede naturalmente una parte del proprio calore all’acqua e si rinfresca di circa 7 – 10 °C.
Pertanto il raffrescatore deve funzionare con finestre aperte, per garantire un costante ricambio d’aria con effetti benefici sia sulla diminuzione di virus e batteri nel microclima dell’ambiente, sia sull’eliminazione di odori e polveri. A differenza del condizionatore d’aria che invece si basa sull’azione frigorifera di un gas refrigerante contenuto in un circuito chiuso e messo in circolazione da una pompa. L’aria viene raffreddata dal contatto con una serpentina contenente il gas refrigerante, perde così gran parte della sua naturale umidità, diventando fredda e secca, senza alcun ricambio d’aria con l’esterno. E quindi, per funzionare in modo efficiente, deve agire in un ambiente con porte e finestre chiuse. Il che, purtroppo, è possibile che si accumulino agenti patogeni o sostanze nocive di vario genere.

Conseguentemente la scelta tra le due tecnologie dipende soprattutto dal clima e dalle esigenze di comfort, considerato che risulta più adatto il:

 raffrescatore: in condizioni di clima caldo e secco (con umidità inferiore al 60%); - per ambiente ampi e ben ventilati; - e per una soluzione portatile, pronta per l’uso e senza installazione;
 climatizzatore tradizionale: in zone con elevata umidità (superiore a 60 – 70%); - in caso di bisogno di controllare la temperatura con precisione; - per raffrescare ambienti non molto ampi e poco ventilati; – e per necessità di raffrescamento notturno prolungato, con funzione di deumidificatore.
 
Oltre a tener presente che un modello domestico di raffrescatore: costa circa 100 euro; assorbe in media 100 – 250 Watt; per un utilizzo di 8 ore giornaliere può comportare una spesa mensile di circa 20,00 euro; restituisce un flusso d’aria fresco e umidificato in modo naturale, senza seccare l’aria; - e abbassa la temperatura di diversi gradi, senza la percezione dello sbalzo termico tipico dell’aria condizionata.
 
L’ampia gamma di possibili accorgimenti adottabili sopra riportati, con l’intento che possa servire ad integrare le conoscenze, in proposito, e consentire a chi ci segue di individuare le soluzioni, con maggiore probabilità, più rispondenti a contrastare efficacemente le attuali estenuanti ostilità meteorologiche.

La Nostra Voce

Spot 3
NOI DIAMO SPAZIO AL CITTADINO
BASTA CON LE ESTERNAZIONI PARTITICHE , INTESA COME SUI SOCIAL
 
La Nostra Voce è anche La Tua Voce
 
Il Portale di Santa Maria delle Mole è nato proprio per tale scopo.
 
Indipendentemente dal nome, ci occupiamo di tutte le problematiche delle frazioni “a valle” del comune di Marino e quindi di: Castelluccia, Cava dei Selci, Due Santi, Fontana Sala, Frattocchie e Santa Maria delle Mole.
Portiamo avanti, già da anni e con evidenti risultati, questo impegno in modo assolutamente apolitico ed intendiamo sottolinearlo APARTITICO, ovvero non siano di parte. 

Perché questo:
In molti hanno tentato di percorrere tale strada ma alla fine si sono sempre dimostrati quel che intendevano mascherare; lavorare solo per scopi personali e di partito.
Infatti come potete tastare con mano:
- Tutti i siti tematici sono stracolmi di politica e pubblicità.
- Tutte le pagine e, ancor peggio, tutti i gruppi Facebook di zona sono ormai monopolizzati da tre/quattro individui che ci martellano dalla mattina alla sera di pubblicazioni politiche ed inserzioni pubblicitarie di attività in loco. Non portano benefici ma rimbalzano incessantemente informazioni già note!

Non è rimasto più spazio per chi vuole lamentarsi del solito malcostume comunale o di quelle problematiche che rendono difficile il quieto vivere perché soffocati da questo indecente comportamento.

Per tale motivo, noi APARTITICI  che prestiamo attenzione alle esigenze della comunità, abbiamo deciso di dare un taglio a tutta questa indecente volgarità di comportamento e dedicare delle aree per portare alla luce, solo e soltanto, le nostre difficoltà di vita.
Per la risoluzione delle problematiche ce ne occuperemo sul portale ed anche a suon di carte bollate, ove necessario!

 
Per qualsiasi problematica questo portale mette già a disposizione un Forum dove chiunque può dire la propria. Esiste anche la possibilità di intervenire sulle argomentazioni pubblicate periodicamente.

Per non creare troppa confusione e per coloro che non sono in grado di utilizzare tali strumenti ma sanno come muoversi sui social: abbiamo attivato degli Speciali Gruppi su Facebook per ogni frazione. Scegli il gruppo a te dedicato:
E’ ben inteso: A nessuna comunicazione partitica, pubblicitaria o di semplice frivolezza verrà dato spazio.

 
Castelluccia e Fontana Sala:
Sono di Castelluccia - Fontana Sala ... senza SE
facebook.com/groups/castellucciafontanasalaplus/

Cava dei Selci:
Sono di Cava dei Selci ... senza SE
facebook.com/groups/cavadeiselciplus/

Due Santi:
Sono di Due Santi ... senza SE
facebook.com/groups/duesantiplus/

Frattocchie:
Sono di Frattocchie ... senza SE
facebook.com/groups/frattocchieplus/

Santa Maria delle Mole:
Sono di Santa Maria delle Mole ... senza SE
facebook.com/groups/santamariadellemoleplus/
 
Tutti questi gruppi sono gestiti da personale ultra qualificato e già facente parte della nostra redazione.
Esponete problemi ma mai parlare di politica, di attività commerciali, di ricette, cani e gatti smarriti e tutti quegli argomenti già martellanti altrove.

Siete i benvenuti a “Casa Vostra” ed il vostro smartphone smetterà di suonare o vibrare in continuazione per inutili motivi.
 

Un colabrodo chiamato Acquedotto comunale

News 6 S. Maria delle Mole    (commenti:1) (821-25-0)
Antonio Calcagni

AGGIORNAMENTO 
 
Oggi, 27 luglio, con un tempismo perfetto stanno procedendo all'ennesima riparazione in via S .Pellico.
 
 
 
Circa due mesi fa è comparsa una perdita d’acqua in corrispondenza del civico 90 di via Silvio Pellico.
 
Dopo una lunga attesa, finalmente circa un mese fa, sono intervenuti i tecnici dell’Acea che sembrava avessero risolto il problema.
 
Peccato però che dopo pochi giorni la perdita è ricomparsa nello stesso punto ancora più copiosa di prima.
 
Altra attesa di 15 giorni e poi finalmente la settimana scorsa nuovo intervento dei tecnici dell’ACEA.
 
Tutto a posto quindi direte voi, niente affatto, dopo appena due giorni dal secondo intervento, la perdita d’acqua si è ripresentata ancor più copiosa.
 
Due interventi quindi effettuati con, notevole ritardo, e che nella migliore delle ipotesi non hanno tenuto conto della vetusta delle tubazioni, che forse avrebbero previsto la sostituzione di tutto il tratto interessato, e per concludere senza evidentemente un controllo sulla bontà dei lavori svolti.
 
Eppure nel programma elettorale, con cui il Sindaco Cecchi ha vinto le elezioni, il punto era messo nero su bianco.
 
“PUNTO 5.9. PAGINA 19, Servizio idrico integrato, chiederemo:
  • sostituzione dei tratti di condotta idrica obsoleti che, ad oggi, manifestano ancora costanti perdite settimanali su strada;
  • Obbligare il gestore ad interventi di riparazione guasti nel più breve tempo possibile, comunque entro le 72 ore.”
 
E così continuiamo a combattere con le varie perdite che quotidianamente si presentano sul nostro territorio e con tutti i disagi che questo stato di cose comporta, ma soprattutto sprecando, colpevolmente, una risorsa fondamentale per la vita.

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Spot 4
Il Comitato di Quartiere che gestisce questo portale informativo è a tutela di Santa Maria delle Mole, Cava dei SelciFrattocchie, Due Santi, Castelluccia e Fontana Sala, inoltre sostiene tutti gli altri CdQ territoriali e le Associazioni No-Profit dell’Interland.
 
Se hai a cuore il tuo ambiente e vuoi difenderlo, tutelarlo ma non hai i mezzi o capacità, noi siamo al tuo fianco.
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- Presidente Antonio Calcagni
 

- Francesco Raso (responsabile web) 

Conosciamo le nostre preziose "amiche piante": il Noce

News 7 Natura e Botanica (370-2-0)
Domenico Brancato

Conosciamo le nostre preziose “amiche piante”
il Noce.
Pianta che vanta, da millenni, frequenti riferimenti nella storia umana, avendo efficacemente plasmato l’economia, l’alimentazione, l’artigianato e persino il folclore locale.
Classificazione botanica:
Nome comune: Noce
Genere: Juglans
Famiglia: Junglandaceae
Specie/Nome scientifico: Juglans regia (Specie più diffusa in Italia e in Europa, sia per il legno pregiato che per il consumo alimentare)
 
Varietà: - Sorrento: tipica italiana (Campania), molto pregiata, aromatica e di forma ovale; - Chandier: più diffusa al mondo, con guscio sottile e gheriglio molto chiaro; -Lara: francese molto produttiva e adatta a climi temperati; - Hartley: americana, molto apprezzata per la forma allungata e l’ottimo sapore.
 
Altre Specie: Noce Pecan – Carya illinoinensis – : originaria del Nord America, produce frutti allungati dal guscio liscio, sottile. Il gheriglio ha una consistenza più morbida, oleosa e dal sapore più dolce e burroso, rispetto alla noce classica; Noce del Brasile – Bertholletia excelsa -: proviene dalla foresta amazzonica, nota per la sua consistenza carnosa, dura e compatta, dal sapore pieno, terroso e corposo, che ricorda vagamente il cocco fresco o i funghi; Noce di Macadamia - Macadamia integrifolia -: originaria dell’Australia, è quella più ricca di grassi, dal sapore dolce molto delicato e cremoso, che ricorda il burro di cacao o il latte denso, dalla consistenza unica, vellutata e friabile, che quasi si scioglie in bocca; Noce nero - Juglans nigra –: originario dal Nord America, è molto vigoroso. In Italia è usato principalmente come portinnesto per il noce comune e per l’industria del legno.
(Segue: Illustrazione delle caratteristiche dei frutti delle specie di noce)
 
Longevità: solitamente vive fra i 100 e i 200 anni. Sebbene, in condizioni ideali e per alcune specie (come il Noce nero americano) possa superare i 300 anni. Il suo ciclo di vita è caratterizzato da: inizio produzione fra gli 8 e i 10 anni; periodo di massima resa dai 40 ai 50 anni; e dal culmine della crescita in altezza intorno ai 100 anni.
Uno degli esemplari più antichi del suo genere si trova in Umbria a Poggiodomo, in località Via del Colle, vicino alla storica fonte dei Trocchi, a oltre mille metri di altitudine in provincia di Perugia. E’un albero monumentale, delle dimensioni di 25, 10 e 4,88 metri, rispettivamente: d’ altezza, circonferenza della chioma e del tronco (a metri 1,30 dal suolo) e dell’età stimata superiore ai 2 secoli. Per la sua maestosità è stato riconosciuto come attrazione naturalistica, ed è stato circondato da un alone di spiritualità. Visto che, come per la vicina quercia miracolosa, gli abitanti del posto hanno profondamente legato il luogo che lo ospita alla devozione popolare, inserendo piccoli altari sacri all’interno delle cavità naturali della pianta.
(Segue: Riproduzione del noce più antico d’Italia di Poggiodomo)
 
Consistenza e morfologia: albero di grandi dimensioni, che può raggiungere anche i 30 m di altezza e una chioma folta, espansa e tondeggiante in grado di sviluppare un diametro di 10 – 12 m.
 
Caratteristiche componenti struttura: tronco: dritto e robusto con diametro di base fino a 1-2 metri, rivestito da una corteccia grigio-biancastra liscia nei giovati esemplari, che diventa più scura e fessurata longitudinalmente in età adulta; apparato radicale: fittonante, molto robusto e profondo; foglie: caduche, alterne (inserite singolarmente ed in modo alterno da un lato e dall’altro dell’asse -rachide-), imparipennate (composte da un numero dispari, da 5 a 9, di foglioline ellittico/ovali di colore verde chiaro, disposte a coppie lungo l’asse centrale, terminando all’apice con una sola fogliolina); fiori: maschili e femminili separati, ma sulla stessa pianta. Quelli maschili riuniti in amenti (infiorescenze a spiga pendule e flessibili) lunghi 5-10 cm e quelli femminili, solitari o in piccoli gruppi, posti all’apice dei rami dell’anno. La fioritura avviene fra aprile e maggio, solitamente prima o contemporaneamente all’emissione delle foglie; frutti: sono drupe di forma globosa o ovata della dimensione di 3-4 x 4-6 cm, composte da: uno strato esterno (mallo), fibroso di colore verde, ricco di tannino che, a maturazione, annerisce e si spacca, liberando il guscio interno; uno strato sottostante (guscio o endocarpo) legnoso, di colore marrone chiaro, costituito da due valve che racchiudono il seme; ed uno interno (seme o gheriglio) commestibile, diviso in lobi, ricco di lipidi (acido oleico) e di sostanze benefiche come gli Omega -3. Si raccolgono in autunno, a partire dagli 8 – 10 anni della messa a dimora della pianta e fino a 40 – 50 anni di età, in quantità, che in buone condizioni può giungere ad una produzione di circa un quintale/anno. Esigenze:
- Clima: temperato, con esposizione soleggiata o in mezz’ombra, con bassa umidità e scarsa presenza di gelate primaverili. Cresce bene anche in montagna sino agli 800 m e predilige temperature non troppo alte. La messa a dimora deve essere effettuata con le radici avvolte dal pane di terra in inverno con esemplari di 1 – 3 anni. In quanto il noce, a causa dell’apparato radicale fittonante, non sopporta bene le operazioni di trapianto.
- Terreno: profondo, fertile, fresco, ben drenato, debolmente acido o calcareo;
- Idriche: Pianta che risente molto degli stress idrici, che possono compromettere la qualità e la pezzatura dei frutti. Motivo per cui necessita un apporto idrico annuale di circa 1270 mm di precipitazioni o irrigazioni, da somministrare durante i mesi estivi (giugno, luglio me agosto). Negli impianti specializzati , risulta fondamentale l’irrigazione a goccia per garantire un apporto costante;
- Nutritive: necessita di un apporto equilibrato di azoto (da distribuire preferibilmente in forma organica, prima del germogliamento e dopo l’allegagione, per stimolare la crescita vegetativa); fosforo e potassio (per favorire la fioritura, l’allegagione e lo sviluppo qualitativo del gheriglio);
- Potatura: la pianta mal sopporta le potature drastiche e la rimozione di rami di grandi dimensioni, che avendo difficoltà a cicatrizzare vengono esposti ad infezioni. Gli interventi vanno eseguiti prima della ripresa vegetativa (tra gennaio e marzo) e in estate per la rimozione dei succhioni. La tipologia di intervento si differenzia a seconda se trattasi di potatura di: - allevamento (che si pratica nei primi 2 – 3 anni, cimando il fusto centrale a circa m 1– 1,20 e selezionando 4 o 5 branche principali per formare la struttura della chioma); - produzione (con interventi minimi, consistenti unicamente nell’eliminazione dei rami verticali molto vigorosi -succhioni- e di quelli secchi, malati o che si incrociano all’interno della chioma), o nel caso di accorciamento di una branca, usare sempre il taglio di ritorno (al di sopra di un ramo laterale più giovane). Evita interventi di capitozzatura (taglio di netto del tronco principale e delle grosse branche, lasciando solo monconi privi di chioma) che stimolano la pianta a produrre enormi ammassi di succhioni infruttiferi, dato che il noce fruttifica sulle gemme apicali. I tagli vanno eseguiti con attrezzi disinfettati con alcol in maniera netta, senza sfilacciature ed inclinati di circa 40 – 60 gradi, per evitare che l’acqua piovana possa ristagnare sulla ferita, provocando il marciume del legno. Sulle inevitabili ferite medio-grandi applicare solo un velo sottile di mastice medicato al rame, oppure con soluzioni a base di propoli che consentono al legno di traspirare. In quanto un mastice comune intrappola l’umidità naturale del legno sotto la pellicola, creando una camera umida che causa la proliferazione di funghi distruttivi. Il taglio deve essere eseguito appena fuori del collare di corteccia (zona rigonfia alla base del ramo): zona che contiene i tessuti per la generazione del callo. Poiché lasciare un moncherino si blocca la cicatrizzazione, facendo marcire il legno fico a intaccare il tronco principale. Mentre un taglio rasato ferisce il tronco, allargando l’area esposta alle infezioni
 
Riproduzione, avviene principalmente per: seme, che si esegue: -scegliendo noci non trattate tenendoli a bagno per una notte; praticando una piccola fessurazione sul lato opposto alla punta del guscio; e posizionandole orizzontalmente, o con la punta rivolta verso il basso, alla profondità di circa 3 -4 cm, in un vaso del diametro di 25 – 30 cm con terriccio da mantenere umido, posto in luogo luminoso. Per ottenere l’inizio della radicazione dopo m 2 -3 settimane e l’entrata in produzione dopo 5 – 6 anni; innesto, si effettua a fine inverno -inizio primavera (febbraio-marzo) su giovani portinnesti applicando tecniche come: a spacco (tagliando il portinnesto all’altezza desiderata; preparando la marza a cuneo e inserendola nel portinnesto, facendo combaciare perfettamente le cortecce; legando saldamente con rafia o nastro specifico e sigillando con mastice per innesti, per evitare la disidratazione; a corona, (adottando lo stesso procedimento), molto adatto ed efficace per piante con fusto di più grandi dimensioni; a zufolo o ad anello, considerato fra i più sicuri, si effettua in primavera(aprile-maggio), quando la pianta è in pieno succhio (circolazione della linfa) per favorire il perfetto scollamento della corteccia, o a fine estate(agosto-settembre), a gemma dormiente, cioè che germoglierà nella primavera successiva, applicando il seguente procedimento: scegliere un ramo vigoroso dell’anno precedente, che abbia un diametro compreso tra 1 e 2 cm; selezionare un ramo sano e con gemme ben formate della varietà che si vuole riprodurre del diametro il più possibile simile a quello del portinnesto; praticare due tagli circolari paralleli distanti 2-3 cm sul portinnesto; eseguire un taglio verticale che unisca i due cerchi; sollevare delicatamente la corteccia e rimuovere l’anello, lasciando il legno nudo; ripete la stessa operazione sulla marza attorno ad una gemma sana; sfilare l’anello di corteccia facendo attenzione a non danneggiare la gemma; inserire l’anello con la gemma sul legno nudo del portinnesto facendo combaciare perfettamente i tagli, assicurandosi che la gemma sia rivolta verso l’alto; legare tutto strettamente con rafia, lasciando scoperta soltanto la gemma; coprire le ferite, i bordi dell’innesto e la sommità della legatura con del mastice, per evitare la disidratazione. Metodo che permette di ottenere soggetti identici alla pianta madre, garantendo solitamente la qualità dei frutti in 5-6 anni.
 
Parassiti, comprendono:
 
Mosca del noce (Rhagoletis completa): dittero (piccola falena con apertura alare di 15-20 mm di colore grigio) originario del Nord America che attacca i frutti. Compie una sola generazione all’anno, le pupe svernano nel terreno sfarfallando tra giugno e settembre. Le femmine depongono le uova nel mallo, della polpa del quale si nutrono, facendolo annerire, diventare molle e marcire, provocando l’ammuffimento del gheriglio, rendendolo immangiabile e causando la caduta precoce.
La lotta si basa sulla: - prevenzione, posizionando reti a maglia fine sotto la chioma per impedire alle larve mature di penetrare nel terreno per svernare e nella raccolta e smaltimento tempestivo delle noci cadute precocemente o annerite, per evitare che le larve completino il loro ciclo; - e cattura massale degli adulti (mass trapping) prima che depongano le uova: Trappole alimentari da appendere in posizione evidente a sud-est alle fronde, formate da bottiglie di plastica con tappo Tap Trap giallo, contenenti circa ½ l di acqua, 100 ml di ammoniaca liquida non profumata (esca oftalmica) e 1 acciuga/sarda o scarti di pesce crudo (esca proteica); Trappole “Attract and Kill” pronti per l’uso, che sfruttano l’azione del colore giallo e di insetticida per agricoltura biologica per attirare l’insetto;
 
Carpocapsa (Cydia pomonella): è un piccolo lepidottero che sverna come larva matura (crisalide di circa 10 mm) protetta da un bozzolo tra gli anfratti della corteccia o nel terreno. In primavera (aprile-maggio) emergono gli adulti che si accoppiano e depongono minuscole uova (inizialmente biancastri poi contornati da un anello rosso) sulle foglie e nei pressi dei frutticini. A seconda delle temperature si possono avere 2-3 generazioni/anno. Le larve, che alla nascita misurano appena 2 mm, a maturità raggiungono 18 -20 mm, penetrano all’interno della noce, scavano gallerie nel mallo e arrivano a divorare l’intero gheriglio. La sintomatologia della presenza si manifesta:- con piccoli fori sulla superficie del mallo, circondati da minuscoli grumi di escrementi marroni; - annerimento e marciume del mallo; e la distruzione intera del gheriglio, che appare, annerito e occupato da una larva di colore bianco-rosato o ocra con la testa scura.
La strategia di difesa, che deve essere tempestiva e preventiva (perché una volta che la larva è penetrata all’interno del guscio legnoso, i trattamenti perdono di efficacia) comprende:
- monitoraggio con trappole: - a feromoni per seguire i voli dei maschi adulti e stabilire il momento esatto in cui intervenire (prima della nascita delle larve); - alimentari (come per la mosca), per catturare il massimo numero di adulti per ridurre la deposizione delle uova;
- lotta biologica: - con l’applicazione di diffusori di feromoni artificiali sulla chioma, per disorientare i maschi (confusione sessuale) impedendo l’accoppiamento e l’ovodeposizione; il virus della granulosi (-GpGv-: bio-insetticida altamente selettivo che agisce per ingestione unicamente sulle larve, senza colpire gli insetti utili; - e distribuzione in autunno di Nematodi entomopatogeni sul tronco, per eliminare le larve svernanti e ridurre drasticamente la popolazione dell’anno successivo;
- trattamenti repellenti tramite l’applicazione combinata di Caolino (polvere di roccia che crea una barriera meccanica e visiva), alternata a trattamenti con olio di Neem, per contrastare gli attacchi inziali;
- e lotta chimica (ove consentita), basata su insetticidi larvicidi di ultima generazione (come il Coragen) da irrorare circa 7-10 giorni dopo il picco di volo degli adulti rilevato dalle trappole;
 
Afidi: in noce viene attaccato da due specie specifiche: Chromafis juglandicola, di 1-2 mm di colore giallo chiaro che si annida nella pagina inferiore delle foglie e Phanaphis juglandis, più grande di colore giallo intenso con punteggiature nere che si posiziona sulla pagina superiore delle foglie, lungo la nervatura centrale. Le punture di entrambe le specie provocano deformazioni fogliari, defogliazione precoce e produzione di melata che causa blocca il processo fotosintetico. Il ciclo si svolge interamente sulla pianta ed è caratterizzato da una fase invernale (come uovo di colore scuro, depositato negli anfratti della corteccia o vicino le gemme) e da ripetute generazioni primaverili-estive, che si riproducono velocemente. Tra marzo e aprile, le uova si schiudono dando vita alle “fondatrici”: femmine attere (prive di ali) che si nutrono della linfa delle foglie. Per poi, in primavera-estate produrre diverse generazioni di femmine alate e non, che si riproducono per partenogenesi (senza bisogno di fecondazione), dando origine alla formazione di colonie molto numerose. Con l’abbassamento delle temperature, compaiono le forme sessuate (maschi e femmine). Le femmine depongono le uova destinate a superare l’inverno.
La lotta si avvale degli effetti di trattamenti con la miscela di olio di Neem (6 ml/l) - sapone molle di potassio (4 ml/l) o la distribuzione di insetti predatori come le Cocciniglie e le loro larve e le vespe parassitoidi. Mentre, in caso di forti infestazioni è consigliabile ricorrere a specifici agrofarmaci di contatto ad azione rapida, quale il COMPO BIO PIRETRO Pronto uso PFnPO.
 
Ragnetto rosso (Tetranycus urticae): è un piccolo Eriofide di 0,2 mm di lunghezza di colore bianco giallastro, che nel periodo caldo e secco (maggio – settembre) si insedia sulla pagina inferiore delle foglie intorno alle quali, per proteggersi e migliorare il proprio microclima, tessono tele di seta. Le foglie così attaccate si arrotolano, seccano e infine cadono.
La difesa prevede interventi con 1 - 2 irrorazioni, bagnando bene tutta la pianta (per raggiungere anche i parassiti nascosti), non appena vengono individuati i primi nidi.
I prodotti specifici consigliati per combattere le infestazioni prevedono l’impiego, bagnando abbondantemente la pianta in tarda serata o la mattina presto, con: - una miscela di estratto di Propoli con polvere di roccia (Zeolite), nelle proporzioni indicate in confezione, da preparare in un contenitore con poca acqua , mescolandoli bene per creare una sospensione omogenea, aggiungendo il resto dell’acqua fino al quantitativo necessario e (per migliorare l’aderenza alle foglie) una piccola quantità di sapone molle potassico; o con preparati a base di olio di Neem;
 
Cancro batterico: è causato dal batterio Brenneria nigrifluens che attacca i grossi rami e il tronco, provocando ferite e il distacco della corteccia, accompagnante da fuoruscite di essudati nerastri, che causano l’ingiallimento, disseccamento dei rami, perdita anticipata delle foglie e necrosi interna sotto la corteccia colpita. L’infestazione del batterio si manifesta in primavera-estate, specie in condizioni di elevata umidità, piogge frequenti e temperature miti, principalmente attraverso ferite di potature e lesioni causate da eventi meteorologici.
 
La prevenzione e la lotta, poiché non esistono cure che possono debellare l’infezione una volta che è penetrata nel legno, la strategia si basa su accurate pratiche agronomiche, quali: - accurata rimozione dei bordi della corteccia infetta fino ad arrivare ai tessuti sani (scortecciamento) e disinfezione della ferita con poltiglia bordolese o mastici rameici; eliminazione e bruciatura dei rami gravemente colpiti, per evitare la fonte di inoculo; sterilizzazione degli attrezzi (utilizzando la fiamma o alcol al 70%) per la potatura, per evitare il propagarsi dell’epidemia; esecuzione di trattamenti preventivi per la protezione delle gelate, con prodotti rameici, prima della caduta autunnale delle foglie;
 
Cancro corticale: è una grave patologia fungina causata dal batterio Brenneria nigrifluens, che si manifesta principalmente con profonde ferite e lesioni necrotiche sul tronco e sulle branche principali. Sotto la corteccia si formano macchie scure da cui fuoriesce un essudato nerastro. Nei casi più gravi, i tessuti legnosi si lacerano, provocando il distacco della corteccia e un progressivo deperimento della pianta.
 
Per contrastare l’infezione si consigliano interventi tempestivi con pratiche agronomiche e trattamenti mirate, quali: - la rimozione della porzione di corteccia infetta (scortecciamento) fino al raggiungimento del legno sano, per stimolare la cicatrizzazione e la formazione di nuova corteccia; - la protezione delle ferite causate dallo scortecciamento con mastici cicatrizzanti a base di rame; - l’eliminazione delle branche colpite e, nel caso in cui il tronco risulti compromesso nei primi anni dall’impianto, per evitare contagi, si raccomanda l’estirpazione dell’intera pianta; - utilizzazione di materiale di propagazione certificato cresciuto in condizioni fisioterapiche ottimali.
 
Cancro rameale: nuova malattia letale per il noce, ampiamente diffusa negli Stati Uniti, che recentemente è stata segnalata anche in Italia. Im principali sintomi utili per il riconoscimento sono il rapido disseccamento di parti di chioma, a partire dalle da quelle più giovani, i cui rametti presentano abbondanti piccoli fori dovuti all’insetto vettore. Le foglie colpite disseccano senza cadere a terra, assumendo un portamento a bandiera. Il fungo patogeno – Geosmithia morbida, è veicolato dagli adulti del coleottero Pityophthotus juglandis: piccolo scolitide di appena 1,5 – 2 mm, originario del Nord America, parassita specifico che si sviluppa sotto le cortecce di giovani rametti dei noci.
Il cui Il ciclo biologico segue le seguenti fasi: -svernamento, durante il quale l’insetto supera i mesi più freddi allo stadio di larva o di adulto all’interno dei rami e della corteccia; - volo primaverile, quando gli adulti fuoriescono (sfarfallano) cosparsi di spore del fungo, volando verso piante sane o su parti non infette per nutrirsi e accoppiarsi, cavando gallerie e inoculando il patogeno sotto la corteccia; - riproduzione, avviene all’interno delle gallerie dove le femmine depongono le uova, da cui si sviluppano le larve che , per nutrirsi, scavano nuove gallerie, contribuendo a diffondere ulteriormente il fungo; - completamento del ciclo, si verifica durante l’estate e l’autunno, con lo sviluppo di nuove generazioni di adulti.
La combinazione degli scavi e della diffusione del fungo provoca la formazione di numerosi cancri corticali, che portano rapidamente al deperimento della chioma e alla morte dell’albero.
 
Considerato che non esistono trattamenti chimici o curativi efficaci, una volta che la pianta è stata infettata, visto che trattasi di organismi nocivi da quarantena (così definiti perché la loro introduzione causerebbe danni economici e ambientali gravissimi), la strategia di difesa segue rigide linee guida dettate dai Servizi Fitosanitari Reginali, che si articolano in tre ambiti:
- monitoraggio tempestivo, con trappole specifiche distribuiti nei noceti per intercettare i primi voli primaverili degli adulti, stimare l’entità della popolazione e mappare i focolai; - e ispezione visiva alla ricerca di piccolissimi (circa 1 mm di diametro) fori di sfarfallamento dello scolitide e di precoci ingiallimenti della chioma; - misure agronomiche di profilassi, consistenti nel: - tempestivo abbattimento e distruzione delle piante che manifestano i sintomi della malattia e trinciatura e bruciatura del materiale legnoso in loco, per eliminare le larve e gli adulti svernanti sotto la corteccia; - divieto di movimentazione di legname con corteccia, di residui di potatura e di materiale vivaistico proveniente da zone infette, per escludere la principale causa di diffusione della malattia a grande distanza; - igiene degli attrezzi di potatura con accurata disinfezione con Sali di Ammonio o Candeggina, nel passaggio da una pianta all’altra, per non trasmette meccanicamente il fungo;
- trattamenti chimici, possono essere praticati solo in vivaio o su piante adulte, in coincidenza del picco di volo primaverile degli adulti, che però non risolvono le infezioni se il fungo è già penetrato nel floema (tessuto attraverso il quale scorre la linfa elaborata). In quanto, ad oggi, non esistono fungicidi sistemici in grado di devitalizzare la Geosmithia morbida, una volta avvenuta l’inoculazione.
 
Antracnosi: principale malattia fungina provocata dal patogeno Gnomonia leptostyla, che colpisce la pianta provocando: imbrunimenti, disseccamenti, macchie necrotiche scure su germogli, frutti (mallo) e foglie e la caduta anticipata delle noci. Il fungo sverna generalmente sulle foglie infette cadute a terra. In primavera (in presenza di temperature di 20 – 22 °C e frequenti piogge o rugiade persistenti, si liberano le spore che innescano le infezioni.
Il ciclo biologico si sviluppa in tre periodi principali: - invernale, durante la quale il fungo sopravvive in modo saprofitario (che si nutre di sostanza organica in decomposizione) in maniera sessuata (Ophiognomonia leptostyla) conservandosi all’interno del tessuto in decomposizione della foglia infetta caduta a terra in autunno, dove differenzia strutture di resistenza globose chiamate periteci; - primaverile quando, con il rialzo termico, i periteci completano la maturazione e la pioggia e il vento provocano l’espulsione delle spore (ascospore) che si depositano sulla nuova vegetazione (apertura delle gemme e sviluppo delle prime foglioline), innescando le infezioni;
- estiva, periodo in cui il fungo passa alla forma asessuata (Marssonina juglands) tramite la formazione, sulle foglie e frutti, di macchie necrotiche e di corpuscoli scuri detti acervuli che liberano milioni di spore – conidi - che, trasportati dalle gocce di pioggia, infestano i tessuti sani circostanti.
In caso di estati piovose si susseguono numerosi cicli che portano alla filloptosi (caduta massiccia delle foglie) e al danneggiamento del mallo.
 
La lotta a questa patologia si compone di pratiche:
- preventive di tipo agronomico, come:- raccolta ed eliminazione o profondo interramento, in inverno, delle foglie per bloccare la formazione dei periteci;- potatura della chioma finalizzata a ridurre l’umidità interna e favorire l’irraggiamento solare; - adozione di ampi sesti di impianto, per evitare un’eccessiva densità e conseguenti ristagni di umidità;
- e curative, attraverso trattamenti: - chimici a base di poltiglia bordolese (soluzione in acqua di solfato di rame e calce idrata o spenta) e ossicloruro o idrossido di rame (nel limite di utilizzo ammesso di 4 kg/ha all’anno), da effettuarsi in primavera (alla ripresa vegetativa e dopo le piogge), durante la fioritura e nelle fasi di accrescimento; - biologici: con zolfo o zolfo ramato e fertilizzanti a base di rame e zinco complessati (induttori di resistenza) per aiutare a stimolare i meccanismi di autodifesa della pianta e rinforzare i tessuti; - agenti specifici di bio-controllo quali Bacillus subitilis o Tricoderma, da distribuire sul suolo per contrastare lo sviluppo delle spore svernanti;
 
Mal dell’inchiostro
E una grave patologia dell’apparato radicale e del colletto, causata da oomiceti (organismi simili a muffe la cui peculiarità biologica è che possiedono pareti cellulari composte da cellulosa, anziché da chitina, tipica dei funghi veri) del genere Phytophthora che provoca: - ingiallimento, disseccamento progressivo e ridotta dimensione delle foglie; -fessurazione verticali e formazione di cancri sul tronco e sul colletto, con fuoruscita di un liquido nerastro e denso (da cui il nome “inchiostro”);- imbrunimento dei tessuti a forma di fiamma sotto la corteccia e marciume diffuso delle radici. La malattia è favorita dalla condizione di terreni pesanti, asfittici, o sede di ristagni d’acqua e insufficiente drenaggio. L’infezione si diffonde tramite le spore, muovendosi rapidamente nel terreno, lungo le linee di scorrimento dell’acqua. Il patogeno sopravvive nel terreno e infetta le radici fini, risalando fino al colletto, dove produce necrosi ed il tipico liquido scuro.
Il ciclo biologico si compie in tre fasi: - svernamento: avviene nel suolo o nei tessuti infetti (radici o colletto) sotto forma di spore resistenti (oospore), che consentono la sopravvivenza anche in condizioni climatiche avverse; - infezione primaria: ha luogo in primavera, con l’aumento dell’umidità e temperature favorevoli, che promuovono la germinazione delle spore, le quali producono le zoospore flagellate (dotate di prolungamenti filamentosi utilizzati per il movimento autonomo nei liquidi) e mobili nell’acqua, che raggiungono le radici della pianta, penetrando nei tessuti; - colonizzazione: quando il micelio invade la corteccia e il cambio delle radici, risalendo al colletto, stimolando la reazione della pianta che cerca di circoscrivere l’infezione, formando aree necrotiche a forma triangolare e cancri corticali, dai quali fuoriesce il liquido nerastro; - diffusione: durante la stagione vegetativa, in presenza di nuovi accumuli d’acqua o irrigazioni inadeguate, il patogeno libera ulteriori zoospore, che possono propagarsi ad altre piante, “a macchia d’olio” attraverso le acque di scorrimento superficiale o attrezzi agricoli infetti.
 
La strategia di contenimento, non esistendo cure chimiche risolutive per gli alberi gravemente compromessi, prevede interventi agronomici che includono: - il miglioramento del drenaggio del suolo e l’eliminazione di eventuali ristagni; - interventi di sfoltimento o potature drastiche di risanamento, per ridurre lo stress vegetativo ed equilibrare la chioma con il ridotto apparato radicale; - rimozione e distruzione delle piante morte o recentemente colpite, e l’uso di specifici trattamenti fungicidi (a base di fosfiti) per via fogliare o radicale, per proteggere le piante dall’avanzare dell’infezione.
(Segue Riproduzione pei più dannosi parassiti del noce )
 
Proprietà
La pianta del noce è molto ricca di principi attivi che offrono proprietà officinali, nutrizionali e artigianali, a seconda del singolo componente:
-foglie: contengono tannino flavonoidi e juglone (tossina naturale, presente particolarmente nelle radici, nella corteccia e nel mallo, che la rilasciano nel terreno creando un’area di esclusione del raggio di 10 – 20 m dal tronco, impedendo ad altre piante di crescere nelle vicinanze e competere per la fruizione di acqua e luce secondo gli effetti del fenomeno chiamato allelopatia). Oltre a possedere proprietà astringenti, purificanti, antiossidanti, antinfiammatorie e antibatteriche, utili per favorire la digestione, contrastare l’insufficienza venosa e per il benessere della pelle. Ed essere un composto bioattivo studiato in campo medico per i suoi effetti antimicotici, antibatterici e antitumorali;
- mallo (parte esterna verde del frutto): ricco di tannini dalle proprietà tintorie, antinfiammatorie e cicatrizzanti. Dalla sua spremitura si estrae un olio usato in cosmetica per gli effetti stimolanti della melanina;
- gheriglio (seme) della specie di noce: - comune, è ricco di acidi grassi Omega-3, acido alfa-linoleico e arginina (aminoacido presente nella sintesi delle proteine, fondamentale per la produzione di una molecola che favorisce la dilatazione dei vasi sanguigni, migliorando il flusso sanguigno e supportando il sistema immunitario) ed essendo eccellente a livello nutrizionale, offre grandi benefici per la salute cardiovascolare e il benessere del cervello; - del Brasile, del quale sono sufficienti 2 frutti per coprire interamente il fabbisogno giornaliero di selenio: potente antiossidante per la tiroide e le difese immunitarie; di Macadamia, il cui contenuto di grassi agisce positivamente sul colesterolo LDL (cattivo);
- gemme: impiegate in gemmoterapia sotto forma di macerato glicerico, sono note per le proprietà depurative, antinfiammatorie ed eudermiche (produzione di effetti benefici per eczemi, acne e infezioni cutanee):
- corteccia e radici: contengono abbondante tannino e son impiegate da sempre per tingere tessuti di colore bruno;
- legno: compatto, resistente e con venature decorative, viene ampiamente utilizzato nella falegnameria di lusso.
 
Utilizzazioni, essendo un albero estremamente versatile trova impiego in ambito:
Alimentare, con il consumo dei gherigli secchi o freschi o tostate al naturale: - in insalate, macedonie, yogurt, dolci, pane e per creare salse; - per la produzione del tipico liquore nocino; - per l’estrazione del pregiato olio di noce, ottenuto dalla spremitura dei gherigli, utilizzato come condimento a crudo i per il suo aroma intenso; - come super-food antico (alimento considerato eccezionalmente ricco di sostanze nutritive come vitamine, sali minerali di potassio, ferro e calcio, antiossidanti ed acidi grassi essenziali, tra cui Omega-3, che aiutano e proteggere il sistema cardiovascolare), in grado di costituire una riserva energetica per i mesi invernali. Tant’è che ricerche, come lo studio “Predimat”, hanno dimostrato che l’inclusione di 4 – 5 noci al giorno (pari a circa 30 g) nella dieta mediterranea, riduce significativamente il rischio di infarti e ictus. Grazie poi al loro indice glicemico molto basso (tera10 e 15) in combinazione con fibre, proteine e grassi sani, rallentano l’assorbimento dei carboidrati (pane, pasta e frutta) e prevenendo i picchi di zucchero nel sangue (iperglicemia), migliorano la sensibilità delle cellule all’insulina, riducendo l’impatto glicemico complessivo del pasto ed il conseguente controllo del diabete di tipo 2.
 
Esempi di Ricette con abbinamento di noci:
- Comuni: - come contorno triati sopra un piatto di pasta integrale con cime di rapa o abbinate a un’insalata di spinaci novelli, finocchi e arance. I tannini leggermente amari delle noci spezzano perfettamente la dolcezza degli ortaggi e contrastano i carboidrati complessi, ottimizzando il controllo della glicemia;- per la Salsa di noci ligure (Sarsa de Noxe), come condimento principale dei “pansoti” (pasta ripiena tipica ligure), caratterizzato dalla totale assenza di panna, ottenendo la cremosità attraverso i seguenti ingredienti poveri: gherigli (privati della pellicola amara scottandoli in acqua bollente), mollica di pane raffermo ammollata nel latte e poi strizzata, aglio, pinoli, parmigiano reggiano grattugiato, olio extravergine di oliva e un pizzico di maggiorana. Complesso di ingredienti che vanno rapidamente frullati e allungati con poca acqua di cottura della pasta, fino ad ottenere una crema densa e vellutata;
- Pecan: sminuzzate all’interno di uno yogurt greco bianco naturale (senza zuccheri aggiunti) insieme ad un pizzico di cannella, creano uno spuntino a bassissimo impatto glicemico e ad alto potere saziante;
- Di Macadamia: essendo estremamente ricche di grassi monoinsaturi e poverissimi di carboidrati, usate finemente tritate, per creare una panatura per il filetto di salmone o di pollo al forno, oppure in aggiunta ad un contorno di broccoli saltati in padella, per conferire una nota croccante e burrosa. Combinazione perfetta per pasti a basso contenuto di zuccheri, come la dieta chetogenica: regime alimentare che permette di perdere peso in poco tempo e, mediante il meccanismo della chetosi (stato metabolico in cui l’organismo, a causa di una carenza di carboidrati, utilizza i grassi come principali fonte di energia, invece del glucosio);
- del Brasile, in numero di 1 -2, insieme ad un quadratino di cioccolato fondente ektra a fine pasto, come spezza-fame.
 
Erboristico e cosmetico: sotto forma di estratti dalle foglie e dal mallo, impiegati da secoli per ottenere tinture naturali (marrone-scuro) per capelli e tessuti ed in fitoterapia per le loro proprietà antietà -anti-age-, per effetto di sostanze naturali, quali: antiossidanti (che contrastano i radicali liberi), stimolanti (favoriscono la produzione di collagene e elastina per rassodare i tessuti e distendere le rughe, idratanti (che trattengono l’acqua all’interno dell’epidermide, preservando l’elasticità e rimpolpando la pelle), ed esfolianti (che rimuovono le cellule morte, migliorando la struttura della pelle).
Come dimostrano i rimedi adottati dalla medicina popolare laziale e dell’appennino centrale, nella quale il noce rappresentava una vera e propria farmacia domestica e dove foglie e mallo venivano usati per preparazioni, quali:
- l’Oleolito di Mallo e Iperico (fiori freschi colti al solstizio d’estate, 21 giugno, quando il periodo di luce di giorno è più lungo dell’anno e la notte più corta) che i medici di campagna e le guaritrici locali preparavano, unendo il mallo verde delle noci appena raccolte, tagliato a pezzi, con i fiori gialli di iperico, all’interno di un barattolo di vetro, ricoprendo il tutto con olio, ponendolo esposto al sole diretto per circa 40 giorni. L’olio divenuto di colore rosso scuro/marrone veniva impiegato per guarire scottature, lenire infiammazioni cutanee o come protettivo e intensificatore dell’abbronzatura, grazie all’effetto barriera naturale del mallo;
- il Decotto di foglie, raccolte tra maggio ed il solstizio d’estate, private della venatura centrale ed essiccate all’ombra, si facevano bollire, nella proporzione di 50 g per un litro di acqua, per 10 – 15 minuti, lasciando poi riposare l’insieme fino al raffreddamento, prima di filtrarlo. Se ne otteneva un preparato fortemente astringente, che veniva usato tiepido per fare lavaggi cutanei contro eczemi, e dermatiti. Oltre a costituire il segreto delle donne per risciacquare i capelli scuri, rinforzare i bulbi piliferi e ottenere caldi riflessi castani coprenti i primi capelli bianchi; - il Nocino di San Giovanni, prodotto con il mallo tenero di 31 -33 (sempre in numero dispari) noci cariche della magica rugiada solstiziale, raccolte, secondo la tradizione, da donne scalze la notte di San Giovanni (24 giugno), tagliate in 4 parti e messe sotto alcol a 95° , insieme a chiodi di garofano, cannella e scorza di limone, in un grande contenitore di vetro, che doveva restare al sole di giorno e al riparo di notte per 40 – 60 giorni, prima di essere filtrato e sciroppato con acqua e zucchero. Prima di usarlo come liquore di fine pasto e da somministrare agli adulti in inverno come potente tonico digestivo o come rimedio per liberare l’intestino.
- il Nocino tradizionale: nasce invece storicamente nella zona di Modena, legato al rito della raccolta dei frutti immaturi. La preparazione del quale prevede: la raccolta, a fine giugno, di 24 – 25 noci acerbe con il mallo tenero tagliate in 4 parti da mettere insieme ad 1 litro di alcol puro a 95° in un grande vaso di vetro, da esporre al sole per circa 40 – 60 giorni. A cui segue il filtraggio dell’infuso, l’aggiunta dello sciroppo composto da 500 g di zucchero, cannella in stecche, chiodi garofano e scorza di limone, ed un periodo di riposo per diversi mesi in bottiglie scure, prima del consumo.
 
Falegnameria di pregio, il legno è stato tradizionalmente impiegato per mobili di lusso, strumenti musicali, calci di fucile e arredi pregiati. In Italia e in particolare nell’area appenninica e laziale ha caratterizzato per secoli la storia dell’ebanisteria (lavorazione artistica del legno);
 
Agronomico e paesaggistico, il noce bianco (Juglans cinerea) è spesso utilizzato per creare siepi alte o barriere frangivento (che costituiscono un habitat naturale per la fauna selvatica) e in parchi e giardini per la sua chioma ampia, ombreggiante e ornamentale.
 
Curiosità storiche e mitico-leggendarie.
Il noce è un albero ricco di miti, spesso diviso tra sacralità antica e superstizione medievale. Considerato sacro ma pericoloso, come si può dedurre dalle note di seguito riportate:
 
Riti del solstizio d’estate e della notte di San Giovanni nel Lazio (23 – 24 giugno), comprendenti:
- Raccolta delle noci: il 23 giugno le donne (tradizionalmente in numero dispari) si recavano a raccogliere le noci ancora verdi e acerbe, protette dal mallo. Per assorbire la massima carica solare e la benedizione della terra. La tradizione voleva che i frutti venissero colti rigorosamente a mano, senza attrezzi metallici che potessero “contaminare” l’energia;
- Falò di San Giovanni – Focaroni -: consistenti nell’accensione di grandi cumuli di sterpaglie e legno di noce (che un n tempo, venivano raccolti dai giovani delle località sede del rito tramite la questua, mentre successivamente l’incombenza e la costruzione della pira è stata gestita dai Comitati locali) sulle colline di molti luoghi laziali, fra cui:
- Collepardo, nel frusinate, per celebrare antichi rituali con l’accensione del fuoco sacro (in rappresentanza del sole, della luce e della purificazione) e la creazione della guazza (ovvero dell’umidità che si deposita sulle erbe e sui prati ed incarna l’energia lunare, la freschezza e la fertilità);
- la Tuscia Viterbese, dove la sera del 16 gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio e il 18 marzo durante la vigilia di San Giovanni Abate, si accendeva il fuoco come rito propiziatorio di bruciare l’inverno freddo e improduttivo e salutare l’arrivo della luce, del calore e della primavera. Mentre le ceneri venivano usati per benedire i campi contro le intemperie;
- Bagnaia – Viterbo – (Focarone di Bagnaia), il 16 gennaio, ogni anno avveniva la benedizione del fuoco in piazza Piazza XX settembre, a cui seguiva un corteo storico.
- l’Acqua odorosa di San Giovanni: nel viterbese, nella Riserva Naturale Monte Rufeno ad Acquapendente, è ancora viva la raccolta notturna delle erbe spontanee bagnante dalla prima rugiada mattutina, comprendente: l’Iperico (chiamato proprio “Erba di San Giovanni”), petali di rosa, lavanda, menta e foglie di noce, che vengono lasciati in acqua all’aperto durante la notte. Per poi, la mattina successiva, usare la componente liquida, divenuta profumata, per lavare il viso come rito di bellezza, salute, protezione contro le malattie della pelle ed elisir di lunga vita;
- a Sutri e nel Parco dei Castelli Romani, vengono organizzate passeggiate guidate per il riconoscimento e la raccolta di erbe spontanee da utilizzare per la produzione dell’acqua propiziatoria;
- nella Riserva del laghi Lungo e Ripasottile (Rieti): oasi naturalistica, si tengono rievocazioni folkloristiche, laboratori di antichi mestieri e dimostrazioni di tiro con l’arco;
 
il Mito Greco, racconta che il dio Dioniso si innamorò di Caira, una delle tre figlie di del re Dione di Laconia. Alla morte della ninfa, per gelosia delle sorelle, Dioniso la trasformò in noce, rendendola immortale. Artemide (dea greca della caccia e delle iniziazioni femminili) , informata della vicenda, fece erigere un tempio con colonne in legno di noce chiamate “Cariatidi”. Da ciò presero nome le statue femminili che fungevano da pilastro per sostenere elementi architettonici;
nel medioevo, Benevento divenne celebre per la leggenda del “Noce delle Streghe” del fiume Sabato. Si diceva che le streghe di tutto il mondo si riunissero sotto un grande noce sacro sulle rive del fiume Sabato per danzare, banchettare e compiere rituali. Il vescovo Barbato nel 663 ne ordinò l’abbattimento, per estirpare i culti pagani, ma la leggenda vuole, che l’albero ricrescesse sempre nello stesso punto;
 
Poggiodomo, pur essendo il comune più piccolo dell’Umbria per popolazione, è noto per ospitare un albero di noce di notevoli dimensioni e antichità. Le leggende legate a questa zona della Valnerina si inseriscono nel ricco folklore locale, spesso intrecciandosi con storie di streghe e riti magici. Nelle quali si narra che: - il noce era l’albero d’elezione per i raduni delle streghe -sabba- (leggendario convegno notturno di streghe e demoni), specialmente in zone isolate; - le donne del villaggio si riunivano sotto tali alberi per compiere riti, a volte finalizzati alla preparazione di unguenti magici; - l’ombra del noce fosse dannosa o legata a presenze soprannaturali, per cui si vietava di addormentarsi sotto le sue fronde per evitare forti emicranie e di contrarre malattie debilitanti o subire incantesimi.
 
Fama negativa del noce sopradescritta a cui però si contrappone una ricca tradizione di simbolismi benefici e propiziatori, quali:
- alle noci con il guscio a tre valve venivano attribuiti poteri apotropaici (capacità magiche per respingere influenze maligne e sfortune) ed erano usate come potenti amuleti contro il malocchio e la sfortuna;
- nel folklore contadino italiano, l’albero e i suoi frutti sono stati a lungo considerati amuleti protettivi;
- in molte zone del Sud Italia, come in Puglia, le donne portavano tradizionalmente una noce in tasca per difendersi dalle malattie e dalla sfortuna;
- nella medicina del Seicento, secondo la “Teoria delle Segnature” (Dottrina medica e alchemica per la quale l’aspetto di un frutto rivela la parte del corpo che è in grado di curare), la somiglianza fisica della noce col cervello umano indicava le sue proprietà curative per la testa e la mente;
- nell’antica Grecia e a Roma: - durante i matrimoni, similmente al moderno lancio del riso, le noci venivano lanciate per augurare fecondità agli sposi; - per la somiglianza del gheriglio al cervello umano, le noci erano spesso associate alla cura delle malattie mentali e al potenziamento dell’intelletto; - un albero di noce, considerato sacro agli dei, veniva spesso piantato nei giardini e i frutti venivano offerte ai banchetti nunziali, per propiziare fecondità e prosperità; - ed in molte zone d’Italia, esisteva l’usanza, da parte del padre, di piantare un noce alla nascita di un figlio, per augurargli longevità, forza e prosperità futura.
- con l’avvento del Cristianesimo (primo secolo d. C.) il simbolismo del noce è stato reinterpretato in chiave teologica, secondo la quale, Sant’Agostino e altri teologi vedevano nella noce una metafora di Cristo e dell’anima umana, con accostamento del:
- Mallo (buccia verde): alla carne di Cristo o alla parte fallibile dell’uomo;
- Guscio (struttura legnosa): alla croce o allo spirito che protegge;
- Gheriglio (frutto): alla natura divina o alla sapienza nascosta.
 
Oroscopo Celtico
Secondo il quale, le persone nate fra il 21 al 30 aprile e dal 24 otto ottobre al 2 novembre, appartenendo al segno del noce (corrispondente al segno zodiacale Toro e Scorpione), sono individui che si orientano nella vita di tutti i giorni seguendo i loro sentimenti e le loro emozioni. In genere amano essere chiari e costituiscono un valido supporto per tutti coloro che necessitano di un aiuto, grazie alla loro naturale predisposizione per l’elaborazione di strategie. A volte possono sembrare un po' tenebrosi ed eccessivamente discreti, ma ciò è solamente il lato lunatico del loro carattere che, se è formato sin dall’adolescenza su basi di sincerità e limpidezza, li rende in età matura persone affidabili ed eclettiche.
PRO
Il loro innato bisogno di sicurezza li rende capaci di compiere dei veri e propri miracoli: sono capaci, infatti, di prendere importanti decisioni a lungo termine, orientandole verso la preservazione e il consolidamento duraturo di un successo. I nativi riescono ad interessarsi di cose concrete e, allo stesso tempo, aver un forte senso del bello, che li porta ad apprezzare moltissimo l’arte e la cultura.
Contro
Il continuo ricercare protezione e stabilità può, a volte, renderli poco flessibili e testardi. Quando vedono minate alcune loro certezze, possono diventare molto aggressivi e combattenti difficilmente da tenere sotto controllo. In alcune circostanze tendono a vedere tutto ciò che è al di fuori del loro modus vivendi una sorta di minaccia.
Amore
I nati del noce sono amanti fedeli, passionali ed emotivi, quando riescono ad avere un’intesa totale col partner, che deve basarsi sulla reciproca comprensione. Hanno un grandissimo rispetto per le unioni e per la famiglia in genere, che ritengono una fonte di protezione. Quando il loro bisogno di sicurezza viene soddisfatto da una unione, riescono a sembrare molto più liberi e intraprendenti di quanto siano normalmente considerati.
Salute
L’oroscopo celtico fa riferimento allo stretto legame stabilito dagli antichi Druidi (Membri della classe sacerdotale nell’antica società celtica) tra il segno zodiacale arboreo delle persone e le piante officinali. Ogni pianta, infatti, è associata a rimedi naturali specifici utili per riequilibrare l’energia e il benessere psicofisico. In particolare, per i nati sotto il segno del noce l’oroscopo considera gli effetti benefici delle piante di: Rosmarino, Menta, Coriandolo, Cappero e Cardo, indicati per mantenere in efficienza il sistema circolatorio, i reni, la pelle, il fegato e la cistifellea dei nativi di quel periodo.

Cerco l’Estate tutto l’Anno 2026

News 8 Marino (322-9-0)
Eleonora Persichetti

Al lago con i nonni & Parchi in movimento
 
 
Ha preso ufficialmente il via la nuova edizione di Cerco l’Estate tutto l’Anno 2026, il programma estivo promosso dal Comune di Marino per offrire occasioni gratuite di svago, benessere e inclusione alla cittadinanza durante i mesi di luglio e agosto.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con ASD Il Gabbiano e ASD Scaldamuscoli, si articola in due attività principali:
  • Al lago con i nonni fino al 31 luglio, dedicato ai centri anziani del territorio. L’attività prevede trasporto con servizio navetta dal lunedì al venerdì verso lo stabilimento convenzionato sul Lago Albano di Castel Gandolfo, con lezioni di nuoto, ginnastica, attività ludico-motorie, tornei e momenti di socialità.
 
  • Parchi in movimento fino al 31 agosto, con tante iniziative sportive e attività all’aperto, gratuite e su prenotazione, dal lunedì al venerdì, nei parchi di tutto il territorio comunale. Tra le attività: ginnastica dolce, pilates, camminate bioenergetiche, balli di gruppo e ginnastica posturale.
 
“Dopo la grande partecipazione delle scorse edizioni, anche quest’anno abbiamo voluto confermare Cerco l’Estate tutto l’Anno per offrire attività gratuite e inclusive a chi vive il territorio nei mesi più caldi, promuovendo socialità e benessere” – ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociali e allo Sport Sabrina Minucci. “Ringrazio Il Gabbiano e la Scaldamuscoli per il prezioso supporto tecnico, che consente di garantire un servizio di qualità e un’estate attiva per tutti.”
 
A chi si rivolge
L’iniziativa è gratuita e rivolta a:
  • tutta la cittadinanza per quanto riguarda Parchi in movimento;
  • tutti i centri anziani del territorio per l’attività Al lago con i nonni.
Come arrivare
  • Al lago con i nonni: È previsto servizio navetta dal lunedì al venerdì con partenza dai centri anziani del Comune di Marino e arrivo allo stabilimento convenzionato sul Lago Albano.
  • Parchi in movimento: Le attività si svolgono nei principali parchi del territorio, tra cui:
    • Parco Villa Desideri
    • Parco Borgo Garibaldi
    • Parco della Pace
    • Parco Maura Carrozza
    • Parco Lupini
    • Piazza Sciotti
    • Parco Appia Antica
    • Parco Madonna dell’Acqua Santa
Costi
Tutte le attività sono completamente gratuite.
 
Date e orari
 
Al lago con i nonni
📅 Fino al 31 luglio 2026 🕒 Dal lunedì al venerdì 🚐 Con servizio navetta 🏊 Lezioni di nuoto, ginnastica, attività ludico-motorie, tornei
 
Parchi in movimento
📅 Fino al 31 agosto 2026 🕒 Dal lunedì al venerdì, su prenotazione 🏞 Attività nei parchi del territorio Attività previste:
  • Ginnastica dolce
  • Ginnastica posturale
  • Pilates
  • Balli di gruppo
  • Camminata bioenergetica
Ulteriori informazioni
Per partecipare alle attività è necessario prenotarsi ai numeri indicati:
  • Parchi in movimento 📞 393 6469072 📞 349 3085448
  • Al lago con i nonni 📞 Informazioni e prenotazioni presso i Centri Anziani del territorio

Il caldo non scoraggia i Gruppo Volontari del Decoro Urbano "Filippo Cuomo"

News 9 Volontari Decoro Urbano (552-13-0)
Gianni Botta

Stamattina sveglia di buon’ora per il Gruppo Volontari del Decoro Urbano “Filippo Cuomo”, che incuranti del caldo umido ed opprimente alle 7 erano già a raccogliere i rifiuti abbandonati sulla porta d’ingresso di Santa Maria delle Mole.
Certo, perché la rotatoria di Via Appia Nuova ed il primo tratto di Via Capanne di Marino sono la prima cosa che vedono tutti coloro che vengono a Santa Maria e solo grazie al costante impegno dei Volontari sempre assistiti dal Comune di Ciampino – nella persona dell’Assessore Verini, che ringraziamo sempre – che questo tratto di strada può tornare ad avere un aspetto decente.
 
Proprio come faceva il nostro amico Filippo il quale, da solo, andava e tornava a portare bellezza contro l’inciviltà dei “lancia rifiuti” che in quel tratto di strada abbondano.
E così come quando c’era lui i Volontari si sono imbattuti nella bottiglia su cui tanto si scherzava, che abbiamo simpaticamente voluto ridenominare “Vecchio Amaro del Volontario”, non ce ne vorranno i titolari del marchio.
 
Le immagini documentano la quantità di rifiuti raccolti che sono stati segnalati al Comune di Ciampino per la loro rimozione.
Una curiosità: la quantità di vetro maggiore raccolta (almeno una cinquantina di bottiglie) si trovava sotto la pianta che si trova sullo svincolo, come se ci fosse un bivacco abituale di qualcuno.
 
Alla prossima ricordando che chiunque vuole rendersi disponibile può contattare i seguenti numeri:
Antonio Calcagni – 393 375 0539
Gianni Botta – 345 036 7697

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Gita per gli amanti del baccalà

News 10 S. Maria delle Mole (272-3-0)
Antonio Calcagni

Il centro anziani Aps di Santa Maria delle Mole, organizza per 8 dicembre, una gita a Colledoro di Castelli (Teramo) dedicata agli amanti del baccalà.
 
Per info e prenotazioni telefonare ai numeri che trovate sulla locandina.

Incontro dedicato alla comicità organizzato dal Centro anziani Frattocchie

News 11 Frattocchie (288-3-0)
la Redazione

 
Con l’Associazione Centro Anziani Frattocchie di Marino APS il benessere nasce dall'incontro tra cultura e amicizia
 
Con le tante iniziative e proposte del CAFM è facile affermare che la cultura e l’amicizia fanno crescere il benessere. A dimostrarlo è stata – ancora una volta - la serata del 1° luglio organizzata dal CAFM nel tradizionale "salotto di Anna Maria", dove “l’arte” del grande schermo è diventato il punto di partenza per riflettere, confrontarsi e stare insieme.
 
L'incontro, dedicato alla "Comicità del cinema contemporaneo", ha preso spunto dall'ultimo film di Luca Medici, Buen Camino, per analizzare il linguaggio e la comicità di Checco Zalone.
 
Partendo dal Cammino di Santiago attraverso il racconto dell'esperienza personale di Adolfo Tammaro che ha percorso il Cammino Portoghese per 280 km e con l'ausilio di alcuni filmati esplicativi, i Soci del CAFM hanno approfondito i temi affrontati dalla pellicola. Un'occasione di riflessione che ha permesso a chi aveva già visto il film di coglierne nuovi significati e, allo stesso tempo, ha suscitato curiosità in chi ancora non aveva deciso di vederlo.
 
L'iniziativa ha confermato ancora una volta la capacità del CAFM di proporre attività che uniscono cultura, socializzazione e benessere.
 
Perché il vero valore dell'incontro non è stato soltanto parlare di cinema, ma creare uno spazio dove condividere idee, esperienze ed emozioni, riscoprendo il piacere del confronto e dello stare insieme.
 
Come da tradizione, l'aperitivo con la pizza prima dell'incontro e i dolci preparati da Anna Maria hanno reso la serata ancora più accogliente, trasformando un momento culturale in un'autentica occasione di amicizia.
 
È questa la formula vincente del CAFM: promuovere il benessere delle persone attraverso iniziative che alimentano la mente, rafforzano le relazioni e fanno sentire ogni partecipante parte di una comunità viva e accogliente.
 
Un modello che continua a dimostrare come la cultura, quando è condivisa, diventi uno degli strumenti più efficaci per migliorare la qualità della vita.
 
Per coloro che intendono seguire il programma offerto dal Centro Anziani Frattocchie di Marino APS (CAFM), l’invito a seguire la pagina Facebook e prendere contatto con il Presidente Claudio Bornaccioni al cel. 335-364847.

Riaperta via di Fioranello

News 12 S. Maria delle Mole    (commenti:2) (783-22-2)
Antonio Calcagni

 
Venerdì 9 luglio, dopo quasi 5 mesi di chiusura totale, è tornata di nuovo percorribile via di Fioranello, anche se, per i prossimi 15 giorni, ci sarà un tratto a senso unico alternato.
 
Un successo da ascrivere al nostro amico Pasquale Calzetta, Presidente del Municipio Roma-Eur dal 2008 al 2013, e all’Unione dei Comitati di Quartiere”, di cui il nostro Comitato ne fa parte.
 
Infatti, il problema della suddetta strada, che ricordo è stata chiusa il 23 febbraio, a seguito della caduta di alcuni massi, fu lanciato dai suddetti, nella diretta televisiva della trasmissione “Buongiorno Regione” di Rai 3 del 8 giugno.
 
In quell’occasione l’Assessora ai LL.PP. del Comune di Roma, Ornella Segnalini, promise lo sblocco dei lavori per renderla transitabile, entro il 30 giugno.
 
In data 6 luglio, vista la mancata riapertura della strada così come promesso, una nostra delegazione chiese e venne ricevuta dalla suddetta Assessora che si impegnò, questa volta con successo, a renderla finalmente transitabile.
 
E così ancora una volta il vecchio detto “L’Unione fa la forza” ha funzionato.

Via di Fioranello: la settimana decisiva

News 13 S. Maria delle Mole (736-25-0)
Eleonora Persichetti

 
Quattro mesi di attesa
 
Via di Fioranello è chiusa dal 23 febbraio. Da allora, una frana ha trasformato un tratto essenziale della viabilità in un confine: deviazioni obbligate, tempi di percorrenza raddoppiati, disagi quotidiani per residenti, attività commerciali e pendolari. Una strada chiusa non è mai solo una strada chiusa: è un pezzo di territorio che smette di funzionare.
 
La promessa mancata del 30 giugno
 
A fine giugno, durante la diretta di Buongiorno Regione su Rai 3, l’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini aveva assicurato che la riapertura sarebbe avvenuta entro il 30 giugno. Quel giorno i lavori apparivano frenetici, e la promessa sembrava poggiare su basi solide.
Poi, il rallentamento. La scadenza è arrivata e passata, senza alcuna riapertura.
 
Il nuovo incontro con l’assessora
 
Nelle ultime ore, Pasquale Calzetta, già Presidente del Municipio Roma IX Eur e voce attiva del territorio, ha incontrato l’assessora Segnalini insieme a Matilde Tocchi. Durante il confronto sono stati ribaditi:
  • il disagio crescente della cittadinanza;
  • la pericolosità del tratto chiuso per chi attraversa a piedi;
  • il mancato rispetto dell’impegno del 30 giugno;
  • la necessità di una soluzione immediata.
Secondo quanto riferito da Calzetta nel video, l’incontro ha prodotto un impegno concreto: entro questa settimana verrà attivato un senso unico alternato che consentirà finalmente il transito, seppur regolato.
 
Le misure annunciate
 
L’Amministrazione ha comunicato che:
  • il tratto interessato sarà di circa 250 metri;
  • il costone è stato messo in sicurezza con rete protettiva;
  • la Polizia Locale sta predisponendo l’ordinanza di traffico;
  • verrà ripristinato il passaggio dell’autobus 720, fondamentale per i collegamenti Laurentina–Ciampino.
Il senso unico alternato resterà attivo per circa 15 giorni, il tempo necessario per completare le opere e riaprire la strada a doppio senso entro fine mese.
 
Un territorio che vigila
 
La comunità non si limita ad attendere: osserva, monitora, chiede trasparenza. I Comitati di Quartiere seguiranno ogni passaggio, consapevoli che Via di Fioranello non è solo un tratto di asfalto, ma un simbolo di attenzione e responsabilità verso un quadrante che da mesi vive una situazione insostenibile.
 
Questa è davvero la settimana decisiva. Quella in cui le parole devono diventare fatti. Quella in cui una strada chiusa da mesi può tornare a essere un collegamento, non un confine. Il territorio aspetta e questa volta pretende risposte.
 
 
Fonte immagine: Change.org

Partono i lavori di riqualificazione della stazione ferroviaria

News 14 S. Maria delle Mole    (commenti:1) (1.513-27-0)
Antonio Calcagni

Ieri, venerdì 26 giugno presso il centro anziani è stato presentato il progetto per la riqualificazione ed il potenziamento della Stazione di Santa Maria delle Mole.
 
A presentare il progetto, alla presenza del Sindaco e di numerosi Assessori, l’ingegnere di R.F.I Antonello Mariani responsabile ingegneria ed investimenti di R.F.I..
 
L’iniziativa si inserisce nel Piano Integrato Stazioni di R.F.I. (Gruppo FS), che coinvolge oltre 600 stazioni su tutto il territorio nazionale.
 
Nel dettaglio, i lavori prevedono: il prolungamento della banchina, che dagli attuali 113 mt passerà a 260 mt, il suo allargamento, ed il suo innalzamento a 55 cm dal piano dei binari, eliminando di conseguenza, ogni barriera architettonica.
 
Verrà inoltre creata una nuova pensilina, mentre l’attuale manufatto verrà demolito ed al suo posto verrà realizzato uno nuovo fabbricato viaggiatori, comprensivo di servizi igienici, mentre le aree esterne adiacenti saranno soggette ad un restiling completo.
 
La fermata verrà spostata di circa 100 metri più avanti, verso sud, questo permetterà ai treni in arrivo da Roma di lasciare libero prima il passaggio a livello, riducendo di circa un minuto la sua chiusura.
 
Inoltre, il suddetto spostamento permetterà la realizzazione di una rampa e di un ascensore che collegheranno la stazione, all’ampio parcheggio di piazza Albino Luciani, che con i suoi 220 posti auto, permetterà di alleggerire lo stazionamento delle auto nella zona.
 
Un progetto di riqualificazione senz’altro positivo, quello che R.F.I. si avvia a realizzare ma che, purtroppo non può essere considerato, una risposta complessiva e definitiva all'annoso problema del traffico veicolare di quell’area.
 
Pertanto, avremo si una nuova stazione ferroviaria, finalmente al passo con i tempi, così come ormai se ne vedono sempre di più in tutta Italia, ma, il problema della cesoia causata dal passaggio a livello rimarrà, più o meno, tale e quale.
 
Mentre nulla ci risulta essere previsto per cercare di contrastare il problema dei veicoli che ormai quotidianamente, rimangono bloccati nell’aera del passaggio a livello.
 
I lavori inizieranno nel prossimo mese di agosto e si protrarranno per almeno tutto il 2027, in tale periodo sarà garantita la fruizione della stazione salvo alcuni periodi in cui ne verrà interdetto l’uso.

Via di Fioranello, ogni promessa è un debito

News 15 S. Maria delle Mole    (commenti:2) (813-30-0)
Antonio Calcagni

Lunedi 08 giugno, la trasmissione “Buongiorno Regione” di Rai 3l, si occupò del grave disagio causato dalla chiusura di via Fioranello, che, a seguito della caduta di alcuni massi, il 23 febbraio venne interdetta al transito, e da allora non più percorribile.
 
Alla diretta, prese la parola, Pasquale Calzetta, Presidente del Municipio Roma -Eur dal 2008 al 2013, una persona molto attiva e sensibile alle problematiche del territorio, e che tra le altre sta sostenendo attivamente le ragioni del nostro Comitato di Quartiere, sulla messa in sicurezza, da parte delle Istituzioni, di via della Falcognana.
 
Un problema per cui il nostro Comitato ha da poco completato, e consegnato, nelle mani dei Vicesindaco della Città Metropolitana di Roma capitale, Pierluigi Sanna, la petizione popolare firmata da 1.027 cittadini.
 
A seguire vennero intervistati, Mauro Mariani in qualità di rappresentante del Comitato di Quartiere “Il Mulino” ed il sottoscritto, entrambi facenti parte della neonata “Unione dei Comitati di Quartiere”, oltre ovviamente a numerosi cittadini e rappresentanti delle realtà produttive della zona.
 
In quell’occasione l’Assessora ai LL.PP. del Comune di Roma, Ornella Segnalini promise la riapertura della suddetta strada entro e non oltre il 30-giugno.
 
La promessa sembrava poggiare su solide fondamenta, infatti quel giorno durante la diretta, i lavori di rimessa in sicurezza della suddetta strada risultavano frenetici, e questo quindi lasciava ben sperare.
 
Purtroppo, però oggi, a telecamere spente, e ad appena 5 giorno da quel fatidico 30 giugno i lavori sembrano essersi arenati.
 
A questo punto la domanda sorge spontanea, riuscirà l’Assessora, Ornella Segnalini a mantenere la promessa data?
 
Noi che fondamentalmente siamo fiduciosi crediamo di sì, anche perché non vorremmo essere costretti a ritrovarci dal 1 luglio ancora una volta tutti insieme sul luogo del delitto.

L’abbraccio di Santa Maria a Sandro Sciotti

News 16 S. Maria delle Mole (811-18-0)
Eleonora Persichetti


A Santa Maria delle Mole ci sono giorni in cui la comunità sembra stringersi in un unico gesto, come un abbraccio che attraversa il tempo. Ieri è stato uno di quei giorni. Il nome di Sandro Sciotti, vice brigadiere dei Carabinieri caduto in servizio ventiquattro anni fa, è tornato al centro della vita della frazione, non come un ricordo distante, ma come una presenza che continua a parlare.
 
La mattina è iniziata nella chiesa della Natività, dove la Messa celebrata dal Cappellano Militare Don Donato Palminteri insieme a Don Jesus Grajeda ha avuto il tono delle cose che toccano nel profondo. Nessuna solennità forzata: solo un silenzio condiviso, fatto di rispetto e gratitudine. La luce che filtrava dalle vetrate sembrava accompagnare ogni parola, come se anche lo spazio sacro partecipasse alla memoria.
 
Poi, in Piazza Togliatti, davanti alla stele dedicata a Sciotti, la comunità si è raccolta in un cerchio ideale. La famiglia, i Carabinieri, il Sindaco di Marino, i cittadini: volti diversi, storie diverse, uniti dallo stesso sentimento. La corona deposta ai piedi della stele non era un gesto formale, ma un segno di vicinanza autentica, un modo per dire che quel sacrificio continua a vivere nel cuore di tutti.
 
C’erano persone che ricordano bene quel giorno del 2002 e altre che lo conoscono solo attraverso i racconti. Eppure, in quel momento, sembravano tutte parte della stessa storia. Bambini che osservavano in silenzio, adulti con gli occhi lucidi, anziani che stringevano le mani: un mosaico di emozioni che componeva un unico abbraccio collettivo.
 
Il Sindaco ha parlato di esempio, di coraggio, di un’eredità che non si spegne. Ma la piazza parlava da sola. Ogni presenza, ogni sguardo, ogni passo verso la stele era un modo per dire che Sciotti non è solo un nome inciso nel marmo: è un legame che tiene insieme una comunità.
 
Perché ci sono vite che continuano a generare appartenenza, anche quando non ci sono più.
E ieri, Santa Maria delle Mole lo ha dimostrato ancora una volta: la memoria di Sandro Sciotti non è un ricordo, è un abbraccio che continua.

Roma Capitale Metropolitana: un confronto pubblico sul futuro istituzionale della città

News 17 S. Maria delle Mole (354-4-0)
Eleonora Persichetti

 
Il Co.Pro.N.E.L. invita cittadini ed eletti all’incontro dell’11 giugno presso il Municipio VII
 
 
 
"Il tuo futuro si decide adesso con la Legge per Roma Capitale Metropolitana": è questo il filo conduttore dell’iniziativa promossa dal Co.Pro.N.E.L. (Coordinamento di Movimenti Autonomisti e Federalisti – Capitolini, Metropolitani e Laziali), realtà che da circa quarant’anni porta avanti proposte e percorsi per Roma Capitale, i Comuni Metropolitani e le Province non metropolitane.
 
Con questa missione e con il metodo del confronto aperto e diretto, il Coordinamento ha rivolto un “Invito Personale Molto Importante” per giovedì 11 giugno 2026 alle ore 18, presso la Sala Consiliare del Municipio VII in Piazza Cinecittà 11.
Nel programma (in allegato), dopo un’anteprima dedicata alle “Istituzioni dall’Antica Roma a quelle possibili nell’80° della Costituzione Italiana” — con video e slides su funzioni e modelli istituzionali in aree vaste e servizi di prossimità — seguirà l’intervento introduttivo di Pino Cardente, primo firmatario delle Leggi Popolari su Roma Capitale e Coordinatore del Co.Pro.N.E.L.
 
Cardente illustrerà i contenuti della Proposta di Legge Ordinamentale che il Parlamento è chiamato ad approvare (ai sensi dell’art. 114, c.3 della Costituzione e degli Ordini del Giorno approvati dalla Camera il 29.4.2026), insieme alla Mozione con cui la Regione Lazio dovrà esprimere il proprio parere sul confine dell’Area Metropolitana di Roma Capitale, articolata in 21 Comuni Metropolitani, e sulle tre possibili Aree Vaste Non Metropolitane da costituire come nuovi Comprensori di Programmazione e future Province (art. 133, c.1 Cost.).
 
Dopo i saluti istituzionali del Municipio VII, partendo dalle testimonianze delle comunità del Quadrante Metropolitano Sud (Municipio VII, Ciampino, Boville), si discuterà di come — in termini di poteri e risorse — possa essere conveniente il passaggio da Municipi e comunità marginali a Comuni Metropolitani.
 
L’invito è stato rivolto a Presidenti e Consiglieri dei Municipi, Sindaci e Consiglieri dei Comuni coinvolti, cittadine/i e organizzazioni sociali. Un invito particolare è stato esteso ai Deputati già interessati alla P.d.L. Ordinamentale (Boschi, Morassut, Zaratti, Silvestri, Grippo, Magi) e ai Consiglieri Regionali impegnati sulla Mozione (D’Amato, Nobili, Novelli, Tidei), oltre che agli altri Parlamentari e Consiglieri Regionali di ogni gruppo.
 
Pino Cardente
Coordinatore Co.Pro.N.E.L. 

Consegnata alla Città Metropolitana di Roma la petizione popolare per l’acquisizione di via della Falcognana 61

News 18 S. Maria delle Mole    (commenti:2) (1.026-36-0)
Antonio Calcagni

 
 
Lunedì 8 giugno, una delegazione del nostro Comitato di Quartiere insieme all’amministratrice del Consorzio “La Giostra” Avv. Sara Salvatori, e accompagnati dal Dott. Pasquale Calzetta, Ex Presidente di quello che attualmente è il IX Municipio di Roma, siamo stati ricevuti dal Vicesindaco della Città Metropolitana di Roma, Pierluigi Sanna, a cui abbiamo consegnato i risultati della suddetta petizione popolare.
 
All’incontro ha partecipato anche il Capo del Gabinetto della Città Metropolitana di Roma Capitale Francesco Nazzaro.
 
Il Vicesindaco da parte sua, pur ribadendo le grandi difficolta di bilancio in cui versa l’Ente, ci ha promesso il suo incondizionato impegno a trovare una soluzione al problema, anche attraverso il coinvolgimento di Roma Capitale.
 
Nello specifico, la proposta  del Vicesindaco sarebbe quella di inserire Via della Falcognana 61 tra le strade oggetto di riqualificazione con i fondi stanziati per il Giubileo, una proposta che verrà rappresentato già oggi  al Direttore Generale di Roma Capitale, Albino Ruberti.  
 
Ricordiamo, la petizione popolare, organizzata nei mesi scorsi dal Comitato di Quartiere di Santa Maria delle Mole, in collaborazione con il consorzio “La Giostra” del IX Municipio Roma, è stata sottoscritta da 1.027, residenti nell’area metropolitana di Roma, e intende essere di supporto alla richiesta a firma congiunta, più volte reiterata, del IX Municipio di Roma e del Comune di Marino, avente lo stesso fine. 
 
Come noto il suddetto tratto, che collega via della Falcognana, (IX Municipio), con viale della Repubblica, di Santa Maria delle Mole, pur essendo una strada privata di proprietà dei soci del Consorzio la Giostra, e degli Eredi Tudini, è diventata nel tempo particolarmente strategica per tutto il quadrante, e quindi di fatto aperta al pubblico, con un flusso di automezzi stimano in diverse migliaia di transiti giornalieri.
 
Una strada fondamentale quindi per il collegamento tra l’area sud del IX Municipio e la nostra Cittadina e non solo, che non può essere quindi lasciata alla discrezionalità, ed a carico dei proprietari.
 
Basti pensare quello che causo la sua chiusura nel mese di agosto dello scorso anno, quando i Vigili del Fuoco, a seguito di un controllo, la inibirono al transito e intimarono agli eredi Tudini la sua riapertura immediata, previa rimozione di alcuni alberi ricadenti nelle vicinanze del manto stradale.
 
Un paradosso a nostro modesto parere, quello di obbligare un privato a mettere in sicurezza una strada privata al fine di permettere il pubblico transito.
 
Sarà nostra cura tenervi informati sui futuri sviluppi della vicenda.  
 
 
 

Conosciamo le nostre preziose "amiche piante". Il Sambuco

News 19 Natura e Botanica (353-1-0)
Domenico Brancato

 Il  Sambuco (vedi foto n° 1)

E’ una pianta considerata un “tesoro naturale” e la “farmacia naturale” per l’alto valore legato alle sue proprietà gastronomico-alimentari e medicinali, oltre ad essere una delle più ricche di simbolismo nel folclore europeo, con riferimenti al sacro ed al profano, al mondo naturale e quello magico.
 
Ed ancora, secondo un’antica tradizione contadina, il Sambuco era definito “l’albero dei sette inchini”, per il fatto che i contadini si prostravano, in segno di rispetto, sette volte davanti alla sua presenza, per i sette doni officinali di cui beneficiavano.
 
In quanto, quasi ogni sua parte (fiori, frutti, germogli, foglie, corteccia, midollo e radici) veniva usata nella medicina popolare come risorsa per la salute e il sostentamento della vita rurale.
 
Classificazione botanica:
 
Nome comune: Sambuco o Sambuco nero (il termine nero serve per distinguerlo dall’Ebbio o Sambuchella che è una pianta con bacche simili, ma di diverso portamento).
 
Nome scientifico/Specie: Sambucus nigra. 
 
Classe: Magnoliopsida (Dicotiledoni).
 
Ordine: Dipsacales.
 
Famiglia: Adoxaceae (o Viburnaceae, secondo la classificazione più recente).
 
Genere: Sambucus.
 
Varietà:
•    da frutto: 
Sambucus nigra (specie selvatica non seleziona, le cui talee spesso sono reperibili presso i vivaisti); Haschberg: cultivar più diffusa per la produzione, molto simile alla pianta selvatica per portamento, ma con corimbi (infiorescenze) più grandi e bacche che maturano in modo più uniforme; Sampo: di origine danese, ottima per l’industria, nota per l’alto contenuto di antociani e l’eccellente sapore del succo; Samyl: selezionata specialmente per l’alto contenuto di sostanze aromatiche nei fiori, che la rendono principalmente adatta per la produzione di sciroppo; York: di origine americana (Sambucus canadensis), che produce le bacche più grandi in assoluto;
•    da fiore (Ornamentali, apprezzate per il contrasto cromatico tra le foglie scure e le infiorescenze delicate):

 
Black Lace (Eva): una delle più spettacolari, per le foglie finemente intagliate color porpora scuro, che ricordano quelle di un acero giapponese e fiori rosa pallido profumati di limone: Black Beauty (Gerda): caratterizzata da fogliame viola intenso, quasi nero; grandi ombrelle di fiori rosa scuro e dimensioni imponenti (fino a 6 m), se non potata; Thundercloud: simile alla Blak Beauty, ma con una fioritura rosa ancora più diffusa e fogliame scuro persistente.
 
Origine del nome Sambucus nigra: probabilmente deriva dal greco “sambyke” o dal latino “sambuca”: termine che indicava uno strumento musicale a corde, o un flauto, fabbricato svuotando i rami teneri ricchi di midollo.
 
Anche se altre fonti suggeriscono un’origine asiatica. Mentre “nigra” deriva dal latino niger = nero, con riferimento al colore scuro dei frutti maturi (bacche).
 
Luogo di origine: il Sambuco nigra (Sambuco nero) è originario delle zone temperate di Eurasia e Nord America, diffuso in gran parte dell’Europa centrale e meridionale, in Asia occidentale, in Africa settentrionale ed è specie spontanea molto comune in Italia. 
 
Caratteristiche componenti struttura: è un arbusto legnoso cespuglioso perenne caducifoglie alto fino a 6 m, dalla crescita molto rapida, spesso produttivo dopo 2 – 3 anni dalla massa a dimora.
 
Tende a formare fitti cespugli (vedi foto n° 2),  o piccoli alberi, frequentemente con polloni basali che crescono direttamente dalle radici;  le foglie sono di colore verde brillante, con margine dentato-seghettato della lunghezza variabile tra i 10 e i 20 cm;  i  fiori (vedi foto n° 3) sono molto piccoli intensamente profumati con un diametro che si aggira tra i 3 e 5 mm, ermafroditi (che contengono organi maschili -stami- e femminile-pistillo-), con 5 petali aperti a stella, riuniti in infiorescenze (corimbi)  ad ombrello (vedi foto n° 4) molto vistosi, di colore bianco avorio o crema, larghi 10-20 cm; i frutti  sono grappoli di  bacche nerastre lucide (vedi foto n° 5) che contengono  2-3 semi, di colore  nero-violaceo. Ama luoghi umidi e ruderali (spontaneamente cresce e vive in ambienti degradati, incolti o formati da accumuli di macerie, nei boschi umidi e sulle rive dei corsi d’acqua. Nella nostra zona molte piante prosperano lungo i margini del lago “Albano). In Italia è anche  denominato
 
Sambuco comune, che spesso viene confuso con l’Ebbio (Sambuco ebulus – (vedi foto n° 6) che è una pianta erbacea tossica. 
                                                (   Segue  foto  sopraindicati  )
Longevità: solitamente vive da 25 a 50 anni, anche se in condizioni ottimali può superare tale limite.

 
Esigenze:
- climatiche: sopporta bene anche il freddo intenso, ma ama il pieno sole o la mezz’ombra (una maggiore esposizione al sole garantisce una fioritura e frutti più abbondanti, oltre ad uno sviluppo più compatto). Tollera bene le zone ventose ma non salmastri delle zone costiere;
- terreno: preferisce suoli freschi, sub-acidi (pH 5-7) umidi, ricchi di sostanza organica, ben drenati, ma si adatta facilmente anche su quelli poveri, sassosi o calcarei (leggermente alcalini);
- idriche: solitamente sono sufficienti le precipitazioni naturali, specie se in posizione vicine a zone umide, e sopporta discretamente periodi di siccità. Mentre necessita di irrigazioni regolari nel primo anno di vita, per evitare shock idrici, data l’ancora sviluppo superficiale delle radici;
- nutritive: non necessita di concimazioni sistematiche, anche se è utile un apporto di letame maturo o compost, all’impianto o durante la preparazione del terreno, e la somministrazione di un concime complesso (contenente   azoto, fosforo e potassio – NPK-) all’inizio della primavera, per aiutare a rinvigorire la pianta, specialmente in terreni poco fertili;
- potatura: il sambuco tollera interventi drastici, ma per una buona produzione è bene seguire i seguenti consigli: - effettuarla alla fine dell’inverno (febbraio – marzo), prima che spuntino i germogli; - eliminare i rami secchi, danneggiati dal gelo, o quelli in posizione interna troppo fitti o vecchi di oltre 4 – 5 anni, tagliandoli alla base, per stimolare la crescita di giovani fusti più produttivi; ogni 3 anni  si consiglia un taglio di ringiovanimento, per evitare che la pianta diventi troppo alta e spoglia in basso, tenendo presente però che i rami fruttiferi sono quelli formatasi e cresciuti durante la stagione passata (rami di 1 – 2 anni). Giovani rami fruttiferi che si distinguono per il colore chiaro, la presenza di vistose lenticelle longitudinali ed il portamento arcuato e ricadente
Riproduzione: avviene principalmente tramite:
 talea:
- legnosa, in autunno-inverno, quando la pianta è a riposo, prelevando rametti di un  anno  lunghi circa 20-30 cm , con un tallone di legno  di 2 anni, sui quali praticare    un taglio inclinato (di circa 45°) nella parte superiore, rimuovere le foglie basali,  scorticare leggermente l’estremità inferiore e cospargere la base con ormoni radicanti o, secondo la tradizione contadina, con aspirina polverizzata (per favorire l’attecchimento, che solitamente richiede 40-50 giorni), prima di trasferirli direttamente in piena terra, o in vaso con terriccio umido e sabbia;
- semilegnosa, prelevando, a primavera- inizio estate, porzioni di rami più giovani e verdi da tenere umidi e all’ombra fino alla radicazione;
divisione di polloni, prelevandoli, preferibilmente in autunno, dopo la caduta delle foglie, oppure all’inizio della primavera (tra fine febbraio e marzo, prima che la pianta cominci a vegetare), dalla base della pianta madre con una porzione di radici, per trapiantarli direttamente in piena terra; 
per seme, ricavati dalle bacche mature, che però necessitano di una stratificazione a freddo (vernalizzazione), per interrompere la dormienza, prima di disporli in contenitori con terriccio mantenuto costantemente umido fino alla germinazione.
Parti edibili[d1.1]: 
-    fiori: si raccolgono in piena fioritura, che solitamente avviene tra fine aprile (in Calabria) e tutto maggio (nel resto d’Italia, fino a inizio giugno in zone fredde), in giornate soleggiate, quando le infiorescenze sono bene aperte, profumate e ricche di polline giallo. Scegliendo infiorescenze grandi, bianche e sode e senza troppi steli, evitando quelle imbrunite o in via di appassimento.
 
Con l’accortezza di non raccogliere mai tutti i fiori di una stessa pianta (per garantirne la riproduzione) e da piante poste lontano dai margini di strade trafficate e, una volta a casa, di scuoterli delicatamente per rimuovere eventuali insetti, evitando il lavaggio per preservare il polline;
-    frutti: innanzitutto la raccolta richiede attenzione, sia per i tempi di maturazione che per la sicurezza, poiché quelli acerbi e le altre parti della pianta sono tossici. Pertanto è bene osservare il segnale di maturazione caratterizzato dal colore completamente nero-lucido e dalla consistenza soda al tatto delle bacche. Condizione che generalmente si riscontra da metà di luglio ai primi di agosto e tra fine di agosto e tutto settembre, rispettivamente: nelle zone di pianura e in quelle collinari-montane.

 
Per preservare la qualità dei frutti e la salute della pianta, occorre osservare una corretta tecnica di raccolta, consistente nella scelta dei grappoli più neri, situali nelle parti più alte e soleggiate della pianta, e nella recisione alla base dello stelo, utilizzando forbici taglienti e pulite.
 
Tutto il resto della pianta, come già precisato, è velenoso poiché contiene il glicoside sambunigrina (contenente acido cianidrico, estremamente tossico).
 
Parassiti: quelli che, in genere, producono maggiori danni alla pianta sono:
-    l’Afide del sambuco (Aphis sambuci) o pidocchio nero, che colonizza i giovani germogli e la pagina inferiore delle foglie provocandone: l’accartocciamento, uno sviluppo stentato e, in casi gravi, il disseccamento dei fiori e dei frutti;
-    e l’Acaro (Tetranychus urticae), che si insedia sulla pagina inferiore delle foglie (formando piccole tele), succhiandone la linfa: causa della formazione di  macchie  giallastre e del successivo disseccamento e la caduta anticipata. 
Per combattere entrambi i parassiti, si può intervenire: 
- con un macerato repellente di foglie di sambuco lasciate in acqua per 24 ore;
- o con trattamenti a base di sapone molle di potassio o di olio di Neem, da applicare preferibilmente la sera. 
Proprietà:

 
Del Sambuco, come tramandato dalla tradizione popolare fitoterapica (settore della farmacoterapia che si occupa di prevenire, curare o alleviare disturbi e malattie utilizzando esclusivamente piante medicinali o estratti da esse derivati), ogni sua parte offre benefici specifici, in particolare:
-    i fiori, raccolti a maggio-giugno, hanno proprietà diaforetiche (aumentano la sudorazione, ideali per abbassare la febbre), espettoranti (aiutano a liberare i bronchi dal catarro), e antinfiammatorie.
 
Oltre a essere ottimi per la preparazione di tisane, per lenire i sintomi influenzali e dolori muscolari;  di impacchi, per curare foruncoli;  e come gargarismi, utili  per afte e mal di gola;
-    i frutti (bacche), consumate cotte o ben mature (in quanto quelli crudi e acerbi possono causare irritazione, nausea e diarrea), essendo ricche di: - vitamine A, B e C; minerali; antocianine (pigmenti idrosolubili, potenti antiossidanti naturali), hanno proprietà antivirali, lassative e depurative ed anche effetti curativi della nevralgia del trigemino;
-    le foglie, grazie alla presenza di composti specifici: tannini, flavonoidi  (antiossidanti) e acidi triterpenici  (antinfiammatori naturali), sono impiegati per favorire la diuresi e l’eliminazione delle tossine,  a vantaggio di fegato e  reni. In infuso sono usate per le loro doti antinfiammatorie e decongestionanti su gonfiore e irritazioni cutanee. Anche se, a differenza dei fiori, contenendo  glicosidi cianogenetici (come nei semi amari di mandorle e albicocche) che possono essere tossici se assunti in quantità eccessiva; 
-    la corteccia, in particolare quella interna e giovane, è nota in fitoterapia per le sue spiccate proprietà diuretiche, lassative e depurative. Utilizzata prevalentemente in decotti, aiuta a contrastare ritenzione idrica e costipazione e, secondo la tradizione popolare, trova impiego anche nel trattamento di infiammazioni cutanee. Anticamente veniva preparata per unguenti per lenire ferite e scottature. 
-    e le radici, che in fisioterapia sono considerate una parte influente della pianta, essendo note, nella medicina tradizionale, per le loro spiccate proprietà: - diuretiche (utili per favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso e per la depurazione dell’organismo); - per contrastare forme di stitichezza (grazie alla presenza di pectine e composti che stimolano l’attività gastrointestinale); - e per alleviare il dolore legato a nevralgie e reumatismi.

 
Tuttavia, rispetto ai fiori e i frutti, le radici, insieme alle foglie e alla corteccia, come già precisato, contengono una maggiore concentrazione di sambunigrina, che può produrre effetti tossici, se non trattati correttamente e sotto guida esperta.
 
Utilizzazione per la produzione di:
•    pane di sambuco “pane è maju” ovvero “Pane condito con fiori di sambuco” o “pane cu ru pipe e maiu”, altra espressione dialettale calabrese, in particolare  del Vibonese, che vuol dire “Pane con i fiori di maggio”. 

 
Trattasi Infatti di una tradizione millenaria, tramandata dalle nonne e mamme dei paesini delle Serre calabresi, nel Vibonese, in cui, generalmente si verificano temperature più miti che consentono alla pianta di raggiunge dimensione da albero.
 
Produzione che prevede una adeguata scrupolosa preparazione consistente: nella raccolta dei fiori più belli e più bianchi, stando attenti a non spezzarli, poiché nella loro interezza necessitano di una notte di riposo stesi su un panno, per avviare il processo di essiccazione, seguita dalla successiva selezione manuale, per scartare le eventuali parti danneggiate, prima di riporle in un contenitore con molto sale, facendole macerare per circa due ore.
 
Per poi inserirli nei boccacci (come, secondo il linguaggio dialettale del Sud Italia, vengono definiti i barattoli di vetro usati per la conservazione di verdure sott’olio) ricoprendoli di olio, dove vanno lasciati riposare per un anno.
Per cui le famiglie calabresi per produrre il “pane è maiu” in qualsiasi stagione, si avvalgono delle scorte di fiori confezionati nel maggio dell’anno precedente, unitamente:
-    agli   ingredienti: 
farina di grano duro g 300; -farina tipo “0” g 300; -acqua ml 350; - ½ cucchiaio di sale; - lievito di birra fresco g 7 (o ½ bustina secco); -1 cucchiaino di zucchero o miele (per attivare il lievito); -1 ½ vasetto di sambuco sott’olio.
 
Oppure, nel caso dell’uso di fiori freschi: 
-600 g di mix di farina tipo “0” e grano duro; 10-15 ombrelle (infiorescenze) di fiori di sambuco (indicativamente da 10 a 50 a seconda della ricetta) privati dai gambi verdi; 250 - 350 ml di acqua tiepida; 7-8 g di lievito di birra fresco (o ½ bustina secco); 2-3 cucchiai di olio EVO o strutto; 1 cucchiaio di sale; 1 cucchiaino di zucchero o miele;
e all’uso degli utensili necessari  per compiere le fasi della  preparazione previste     dall’esclusiva ricetta:  
bilancia da cucina: per dosare correttamente gli ingredienti; - ciotola piccola: per sgranare i fiori ed eliminare i gambi verdi, attraverso sfregamento della infiorescenze; - ciotola o planetaria, per miscelare le farine con acqua lievito e i fiori sgranati; - spianatoia  in legno o metallo, per lavorare l’impasto a mano e incorporare i fiori tramite pieghe; - tarocco (raschietto): utile per dividere l’impasto in porzioni o filoncini e pulire la superficie di lavoro; - canovaccio o pellicola, per coprire l’impasto durante le fasi di lievitazione in un luogo caldo, fino al raddoppio del volume; - teglia da forno su cui adagiare le forme per la cottura; - forno statico o ventilato, per la cottura finale alla temperatura  di 180-200 °C per circa  30-40 minuti; - cestino o “panaro”, per la raccolta e per lasciare asciugare leggermente le infiorescenze prima dell’uso;
•    pitta cu u maju (focaccia con i fiori di sambuco, che sbocciano nel mese di maggio): focaccia tradizionale calabrese, tipica di maggio, preparata con: 500 g di  farina tipo zero o integrale; 300 - 350 ml di acqua; 7 g di lievito di birra fresco o 50 g di pasta madre; 100-150 g di  fiori di sambuco, separati dai gambi; 30-50 ml di olio extravergine di oliva o pari quantità di strutto; 10 g di sale; 150-250 g di ciccioli (frammenti croccanti e saporiti di carne  ricavati dalla lavorazione del lardo di maiale) o di  pancetta.

 
Seguendo il seguente procedimento: sciogliere il lievito in acqua e impastare con la farina, aggiungere olio (o strutto) e sale, e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio, nel quale incorporare delicatamente i fiori di sambuco, prima di  trasferirlo in una teglia unta (da ricoprire con un panno, per favorire la lievitazione) per circa 2 ore, fino al raggiungimento del doppio del volume iniziale.
 
Quindi stendere l’impasto, spennellare con olio e cuocere al forno alla temperatura di 180-200 °C, per circa 30 minuti, fino alla doratura. 
•    Biscotti ai fiori di sambuco,  per la preparazione di 30-40 biscotti  la ricetta base richiede:  150 g di farina “00”, 150 g di farina di mais fioretto (ottenuta dalla macinazione a grana fine del mail giallo, per conferire una consistenza vellutata e un sapore dolce), 100-120 g di burro, 80-100 g di zucchero, 1 uovo intero  o 2 tuorli,  35 g di fiori di sambuco freschi puliti dai gambi (pari a 5 -7 infiorescenze) o 2 cucchiai di fiori essiccati, scorza di un limone, 8 g (1/2 bustina) di lievito per dolci  e zucchero sufficiente per la copertura.

 
Possibili varianti:
- Vegana, per la quale vengono utilizzati: 250 g di farina “00”, 125 g di zucchero di canna, 35 g di olio di riso, 35 g olio extravergine di oliva e 65 g di acqua e lievito;
- con sciroppo, con l’aggiunta all’impasto di un cucchiaio di sciroppo di sambuco, per un gusto più intenso.
- e senza glutine, con l’impiego di 100 g di farina di riso e 100 g di amido di tapioca (amido estratto dalla radice di Manioca: tubero tropicale privo di glutine) o mais.

 
Procedimento: mescolare farina “00”, farina di mais fioretto, zucchero, burro a pezzetti, uova, lievito e fiori di sambuco fino a ottenere un panetto da far riposare in frigorifero per almeno 30 minuti, avvolto nella pellicola. Dopo di che stendere la frolla (impasto friabile) e sezionarla con stampini, oppure formare dei cilindri, congelarli (per consentire una forma perfetta, una consistenza friabile e un profumo intenso), tagliarli a fette da 8 mm e cuocerle in forno statico a 180 °C per 10 – 12 minuti. Per poi, una volta raffreddate, spolverizzarle abbondantemente con zucchero a velo;
•    Soffione ai fiori di sambuco: dolce soffice e profumatissimo, con un guscio di frolla all’olio e un ripieno di ricotta e uova.
Ingredienti occorrenti: 
- per la frolla all’olio: 280 g di farina di tipo 1 (di grano tenero, poco raffinata, definita “semi-integrale, in quanto contiene una maggiore quantità di crusca e germe di grano, rispetto alle comuni farine “0” e “00”.), 100 g di zucchero semolato (bianco da tavola), 2 uova, 30 ml di olio extravergine di oliva, 500 g di ricotta di pecora;
- per il ripieno: 500 g di ricotta di pecora, 6 uova, 130 g di zucchero semolato, 15 g di amido di mais o farina, 8 g di lievito in polvere, la scorza grattugiata di un limone biologico, 4 – 5 “ombrelli” (infiorescenze) di fiori di sambuco, zucchero a velo q.b.
Procedimento:
- per la frolla:
setacciare la farina e unirla allo zucchero; fare una fontana e versare nel mezzo le uova sbattute e l’olio e impastare prima con una forchetta e poi con le mani, fino ad ottenere un impasto omogeneo;
- per il ripieno:
scuotere delicatamente gli ombrelli di fiori di sambuco, per eliminare le impurità;  immergerli in una ciotola con acqua fredda per pochi istanti, al fine di rimuovere ulteriori impurità e poi asciugarli delicatamente tamponandoli con carta assorbente; staccare i fiori dagli ombrelli e frullarli con metà dello zucchero; separare gli albumi dai tuorli; montare,  a lungo, la ricotta ben scolata dal siero con i tuorli, tutto lo zucchero e la scorza di limone, fino avere un composto chiaro e spumoso. In un’altra ciotola, montare gli albumi a neve e unirli, a poco a poco, al composto di  ricotta, incorporandoli con una spatola, e amalgamandoli fino ad ottenere un composto uniforme; stendere la frolla molto sottile, portandola allo spessore di 2 mm e praticare un taglio a croce al centro; rivestire uno stampo a ciambella del diametro di 20 – 22 cm, precedentemente imburrato e accuratamente infarinato, facendo coincidere il taglio con il buco della ciambella; riempire lo stampo con il composto di ricotta e richiudervi  sopra  i  lembi dell’impasto di frolla;  infornare nel forno già caldo a 180 ° C e cuocere per 50 - 60 minuti, fino a quando la frolla non inizia a dorarsi e il ripieno è ben asciutto (verificando  la consistenza con uno stecchino); sformare e quando è fredda  servire spolverata di zucchero a velo.
•    pancake ai fiori di sambuco: frittella dolce o salata, simile a una crèpe ma più spessa e soffice. Per ottenere 10 – 12 unità occorre: 200 g di farina “00”, 150 – 200 ml di latte intero (a seconda della consistenza desiderata), 2 uova, 30 – 40 g di burro fuso o di olio di semi, 30 – 50 g di zucchero, 8 g di lievito in polvere per dolci, un pizzico di sale, scorza di limone o vaniglia e i fiori di 5 – 6 infiorescenze fresche di sambuco.
 
L’alternativa vegana esclude le uova e i latticini.
 
Procedimento: lavare delicatamente le infiorescenze, asciugarle e separare i piccoli fiori dagli steli; separare i tuorli dagli albumi; mescolare tuorli, latte e burro fuso e aggiungere farina e lievito; montare gli albumi a neve con lo zucchero e unirli delicatamente al composto; quindi incorporare i fiori di sambuco, prima di cuocere l’impasto a fuoco medio-basso in padella imburrata. Per frazionare l’impasto in modo uniforme, il metodo migliore consiste nell’utilizzazione di un mestolo piccolo (di circa 60 ml, pari a al volume di 2 cucchiai da cucina abbondanti), per versare la pastella al centro della padella ben calda e imburrata, lasciandola allargare da sola, o aiutandola leggermente col dorso di un cucchiaio, e quando si formano le classiche bollicine sulla superficie e ai bordi girarli, per ottenere pancake di circa 8 – 10 cm di diametro in maniera perfetta.  
•    fiori fritti in pastella, prearate immergendo infiorescenze intere in una pastella leggera da friggere fino a diventare dorate;
•    spaghetti con fiori di sambuco: ricetta recente in cui la pasta viene mantecata con burro, limone, burrata (formaggio fresco vaccino a pasta filante) e aggiunta di fiori freschi alla fine. 

 
Per 2 persone servono: 130-150 g di spaghetti, 4-5 infiorescenze di sambuco freschi, 50 g di burro di buona qualità, 15 ml di succo di limone, 1 scorza di limone grattugiata, burrata fresca per guarnire e acqua di cottura della pasta, quanto basta.
 
La preparazione prevede: la raccolta (in luoghi non inquinati)  e lo scuotimento dei fiori di sambuco, per l’eliminazione di insetti ed impurità e la separazione dai gambi; lo scioglimento del burro a fuoco lento, finché non sfrigola  (rumore caratteristico, continuo e scoppiettante, prodotto dai grassi che friggono); creazione di una emulsione con un mestolino di acqua di cottura, succo e scorza grattugiata di limone; scolatura degli  spaghetti al dente, farli amalgamate con l’emulsione in padella,  aggiungendo i fiori di sambuco a termine della cottura; prima di servire con una generosa cucchiaiata di burrata fresca ed un’ulteriore spolverata di fiori sopra la pasta.
 
L’Eventuale variante prevede la sostituzione della burrata con formaggio Quartirolo lombardo, per una nota più sapida e intensa, o l’aggiunta di tartare (impasto crudo raffinato composto da polpa finemente tritata) di gamberi rosa, per un contrasto dolce-salato; 
•    il risotto ai fiori di sambuco: primo piatto primaverile delicato e profumato. 

 
La preparazione per 4 persone necessita di: 320-350 g di riso Cannaroli o Arborio; 50 g di fiori freschi o 10-12 infiorescenze di sambuco; 1 scalogno o cipolla piccola; ½ bicchiere di vino bianco secco per sfumare; 30-50 g di burro,
di cui una noce per soffriggere ed il resto per la mantecatura finale); 40-50 g di   Parmigiano reggiano; 1-2 cucchiai di olio extravergine di oliva; 1-1,5 litri di brodo vegetale; sale e pepe nero (macinato fresco) q.b. 

 
Ingredienti che vanno preparati seguendo le seguenti istruzioni: - lavare delicatamente, asciugare, sgranare ed eliminare i gambi verdi delle corolle dei fiori di sambuco; - tritare lo scalogno e farlo appassire in casseruola con un po' di olio e burro, poi  aggiungere il riso e farlo tostare finché i chicchi diventano traslucidi; - sfumare con il vino e lasciare evaporare, prima di iniziare ad aggiungere il brodo bollente, poco alla volta; a metà cottura (dopo circa 7-8 minuti) aggiungere la maggior parte dei fiori di sambuco (Alcune ricette consigliano di tenerne alcuni per la decorazione finale, o di sbollentarli  leggermente nel brodo prima di aggiungerli); quando il riso è al dente, spegnere il fuoco e aggiungere burro e  parmigiano mescolando  energicamente, per ottenere un risotto cremoso. Infine, lasciare riposare il tutto per 1-2 minuti e servire, decorando con i fiori freschi tenuti da parte, pepe o noci tritate.
 
Alcuni Chef suggeriscono di aggiungere un tocco di sciroppo di sambuco o del formaggio caprino, per conferire un sapore più intenso;
•    frittata, per la preparazione per 2 persone occorre pulire delicatamente 4-5 infiorescenze, separare i fiori dai gambi e unirli a 3-4 uova sbattute con parmigiano grattugiato, sale e pepe. Quindi cuocere in padella con olio extravergine di oliva caldo, per pochi minuti per lato; 
•    braciola di maiale ai fiori di sambuco e pepe rosa: ricetta raffinata e profumata che unisce la dolcezza dei fiori alla sapidità della carne. 

 
Per la realizzazione della quale, nel caso di 2 porzioni, occorrono: 2 braciole, 2-3 infiorescenze di (ombrelle) di fiori di sambuco freschi, 1 cucchiaio di pepe rosa in grani, olio extravergine di oliva, sale e vino bianco facoltativo (per sfumare).  
 
La preparazione prevede: lavare ed asciugare i fiori staccandoli dai gambi, scaldare un filo d’olio in padella, far rosolare le braciole da entrambi i lati e aggiungere il pepe e i fiori, lasciando insaporire il tutto per pochi minuti.
 
Qualora si preferisca un sapore più intenso, le braciole, prima della cottura, si possono marinare per un paio d’ore in frigo con olio, pepe e fiori;
•    gelatine, ottenibili immergendo i fiori (senza lavarli, per evitare di perdere il polline, che è la parte più aromatica) in infusione, dopo averli strizzati, nel succo di mela, lasciandoli riposare in un contenitore coperto per 24 ore, per poi, portare il liquido a bollore con zucchero e addensante (agar o pectina: gelificanti e addensanti di origine naturale, estratti rispettivamente: dalle alghe rosse, che creano  gel sodi e termostabili e dalla frutta, più adatti per marmellate, in quanto conferiscono consistenza morbida ed elastica) per 3-5 minuti;
•    sciroppo di sambuco, perfetto per aromatizzare bevande e cocktail.
 
La cui preparazione prevede: lasciare 15-20 infiorescenze (non lavate, ma solo scosse) in infusione con 2 limoni tagliate a fette, 1,5 -2 litri di acqua e 30 – 40 ml di aceto o acido citrico (facoltativo) per 24-48 ore, per poi filtrare il liquido ed aggiungere 1,5 kg di zucchero semolato o di canna. Quindi portare il tutto all’ebollizione ed imbottigliarlo a caldo;
•    champagne di sambuco o spumante: si ottiene tramite la fermentazione naturale dei fiori di sambuco freschi in acqua, zucchero e limone, sfruttando i lieviti selvaggi (microrganismi naturalmente presenti nei fiori) che avviano la fermentazione spontanea (senza l’aggiunta di lieviti industriali), offrendo complessità aromatiche e tipicità territoriale. 

 
La produzione per di circa 10 litri di prodotto, prevede:
-    la disponibilità di: 15-20 infiorescenze fresche, bene aperte e profumate; 9 litri di acqua non clorata; 900-1000 g di zucchero (a seconda del grado alcolico e della dolcezza che si vuol ottenere); succo e scorza, privata dalla parte bianca amara, di 3-4 limoni biologici ed opzionalmente, 2 cucchiai di aceto di mele (per aumentare l’acidità e anticipare l’avvio della fermentazione); 
-    e lo svolgimento del procedimento di cui appresso:
raccolta (lontano da strade ad intenso traffico) dei fiori, scuotimento (per eliminare eventuali insetti) e asportazione dei gambi verdi;
scioglimento dello zucchero in acqua tiepida in un contenitore capiente e successivo raffreddamento, prima di aggiungere i fiori, il succo di limone e le fette e ricoprire con un panno trasparente (tipo garza per consentire la penetrazione dell’aria ed impedire l’ingresso di polvere ed insetti) ed esporre il tutto a temperatura ambiente per 2-4 giorni, mescolandolo 1-2 volte al giorno per favorire lo svolgimento della fermentazione.
 
Fin quando premendo il composto in superficie si forma una abbondante schiuma.
 
Dopo di che filtrare bene il liquido con una garza o un colino a maglie strette e trasferirlo in bottiglie resistenti alla pressione (tipo spumante) e a chiusura ermetica, lasciando circa 5 cm di spazio dal tappo (con l’accortezza, se durante i primi giorni dall’imbottigliamento  la pressione appare eccessiva, è prudente far sfiatare un po' le bottiglie)  ponendole in luogo a temperatura ambiente per 1-2 giorni, per poi trasferirle in ambiente fresco (10-12 °C).
 
Per iniziare il consumo a distanza di circa 2 settimane, dopo averlo lasciato in frigorifero per diverse ore, al fine di consentire il raggiungimento della temperatura ideale di 6 - 8 °C, necessaria per esaltare la freschezza e la frizzantezza naturale.
•    sambucata o liquore ai fiori di sambuco: per la preparazione di circa 750 ml - 1 litro, la ricetta richiede: 15-20 infiorescenze di fiori freschi ben aperti e profumati (circa 200 g), 250 -500 ml di alcol puro a 90-95° (a seconda del grado alcolico che si desidera ottenere), 250 -350 ml di acqua, 250-350 g di zucchero di canna o bianco, e la scorza gialla (senza lo strato bianco amaro sottostante) ed il succo di un limone biologico.
Ingredienti il cui trattamento prevede: - la raccolta dei fiori lontano da strade trafficate, preferibilmente al mattino, scuotendoli per eliminare eventuali insetti ed impurità, evitando di lavarli, per non perdere l’aroma del polline;
-l’immissione in un contenitore di vetro capiente chiudibile dei fiori e la scorza e succo di limone  in infusione con l’acqua per 24-48 ore in luogo fresco e  buio  ; il filtraggio del liquido ottenuto con un colino a maglie fini o garza, schiacciando bene i fiori per estrarre tutto l’aroma;  lo scioglimento  dello zucchero nell’acqua porta all’ebollizione e successivo raffreddamento; miscelazione dell’infuso di fiori, sciroppo di zucchero raffreddato ed alcol, per poi versare il liquore così ottenuto in bottiglie,   e lasciarlo riposare, in un luogo asciutto e buio, per almeno 3-7 settimane. Prima di consumarlo, preferibilmente molto freddo (da 5 a 10 °C), tenendolo in frigorifero o servendolo con ghiaccio, per esaltarne il profumo e la freschezza;
•    sorbetto ai fiori di sambuco, per la preparazione occorre mescolare 200 ml di sciroppo di sambuco a 300 ml di acqua e al succo di un limone biologico da versare nella gelatiera, in mancanza della quale, congelare il composto in vaschetta, frantumandolo ogni 30 minuti, per evitare la formazione di cristalli di ghiaccio. In quest’ultimo caso è preferibile, prima di versare il composto in vaschetta, aggiungere l’albume di un uovo montato a neve ferma (compatta, che non cade se la ciotola viene capovolta), per rendere la struttura più morbida, cremosa e ridurre la presenza dei cristalli di ghiaccio;
•    gelato ai fiori di sambuco e Yogurt, si può preparare facilmente mescolando: 150 ml di sciroppo di sambuco a 250 g di yogurt intero e al succo di un limone biologico. Insieme al quale va incorporata delicatamente 200 ml di panna montata, prima di trasferire il tutto in gelatiera. Qualora non si disponga di gelatiera, per evitare la formazione di cristalli di ghiaccio viene aggiunto il latte condensato, seguendo il seguente procedimento: montare 250 g di  panna a neve ferma; - in altra ciotola mescolare 300 g di yogurt greco intero con 60-80 ml di sciroppo di fiori di sambuco,  incorporare delicatamente, con movimenti dal basso verso l’alto, 250 g di panna montata fredda ed aggiungere 150 g di latte condensato a filo (versandolo molto lentamente con un flusso continuo e sottile, mentre si continua a mescolare il composto).Per poi versare l’insieme in un contenitore, coprire e mettere in freezer per 6 ore. Quindi toglierlo e lasciarlo ammorbidire a temperatura ambiente per 10-15 minuti, o in frigorifero per 30 minuti, prima di consumarlo. 
Miti e leggende inerenti il sambuco:
•    Nella tradizione germanica ed anche nelle zone alpine italiane, si credeva che nella pianta dimorasse uno spirito guardiano, spesso identificato con una ninfa dei boschi o una fata o dea chiamata Holda o Hyldemoer, dai lunghi capelli dorati. La tradizione voleva che ci si inchinasse davanti al sambuco, prima di raccogliere fiori e bacche, chiedendo il permesso alla “Donna del Sambuco” per non offendere la dea. Dea che veniva anche  venerata affinché proteggesse gli uomini e il bestiame dalle malattie e dai morsi dei serpenti velenosi.
•    In Danimarca e tra i Celti (insieme di popoli dell’età del ferro diffusi in gran parte dell’Europa tra il II millennio ed il I secolo a.C.), la pianta era conosciuta come “Nostra Signora” o “Madre Sambuco”. Si credeva che non si potesse abbattere un sambuco senza chiedere il permesso alla ninfa, che lo abitava, pena la sfortuna. I Druidi (élite intellettuale e sacerdotale delle società celtica, svolgevano ruoli chiave come: giudici, medici e indovini, ed erano  considerati intermediari tra dei e uomini), usavano i rami del sambuco per costruire bacchette magiche atte a scacciare il male. 
•    In molte zone d’Italia, si piantava Il sambuco vicino alle case, ai forni e alle stalle, per proteggere gli abitanti e il bestiame dagli spiriti malevoli e i serpenti. Mettere foglie di sambuco vicino agli ingressi era un rito comune per tenere lontane le energie negative. Oltre ad essere considerato anche un amuleto di protezione divina, ma solo per chi viveva una vita virtuosa
•    Nonostante il suo ruolo protettivo, in alcune zone si riteneva che il sambuco potesse portare il Diavolo in casa se i suoi ciocchi venivano bruciati nel camino. Inoltre, si narrava che le fate potessero far diventare blu i bambini lasciati nelle culle costruite con legno di sambuco.
•    Una tradizione cristiana narra che la croce di Cristo fu costruita con il legno di sambuco e che Giuda Iscariota si impiccò ad uno stesso albero, motivo per cui il fungo Auricularia auricola-judae, che cresce sul suo legno, è detto “Orecchio di Giuda”.
•    I rami cavi del sambuco venivano usati per costruire flauti magici (citati anche nel Flauto Magico di Mozart), capaci di allontanare gli incantesimi e, secondo la credenza, di evocare (chiamare le anime dei morti) gli spiriti.
Inoltre, il legno cavo veniva usato per costruire cerbottane, in alcune zone conosciute come “scioparolo” o “schioppo.
•    Fino all’Ottocento, in Europa, si piantava sambuco per proteggere dalle malie. In Inghilterra, i conducenti di carri funebri usavano frustini di sambuco per proteggersi dagli spiriti maligni. 
•    Il sambuco, a causa della sua rapida crescita e della capacità di fiorire in prossimità di ruderi e cimiteri, era talvolta associato al mondo dei morti, ma allo stesso tempo simbolo di rigenerazione.
•    In epoca medievale (476 d.C. – 1492) il sambuco divenne la “Pianta delle streghe”, in quanto si diceva che usassero i suoi rami come “cavalli magici” per volare, e che il suo legno fosse il materiale preferito per fabbricare potenti bacchette (mito ripreso anche nella saga di Harry Potter con la bacchetta di Sambuco). 
•    Una leggenda inglese narra di una strega che trasformò un re e i suoi cavalieri in pietre, per poi, per sfuggire alla cattura, mutare sé stessa in un albero di sambuco 

 
Oroscopo Celtico
 
L’oroscopo celtico è basato su un antico sistema che associa la data di nascita delle persone a specifici alberi sacri, riflettendo un profondo legame con la natura, le fasi lunari e i ritmi stagionali. Il cui calendario suddivide l’anno in 13 mesi lunari di 28 giorni, periodi nei quali ogni albero guida ed influenza il carattere e il destino individuale. 
 
A differenza del calendario astrologico occidentale, basato sui pianeti, quello celtico assegna ad ogni periodo un albero con caratteristiche uniche e si sviluppa attraverso la profonda osservazione della natura da parte dei Celti, che vedevano negli alberi esseri viventi dotati di spirito e simboli di protezione.
 
L’interpretazione moderna dell’oroscopo celtico si basa, in gran parte sugli studi di Robert Graves (1895 – 1985):  influente poeta e saggista britannico del XX secolo, noto per la sua prolifica produzione letteraria,  per gli studi mitologici  e  per aver associato  le lettere dell’antico (IV – V secolo d.C.) alfabeto irlandese - Ogham- (legato alla figura mitica del dio Ogma), utilizzato per incisioni su pietra o legno, per rappresentare alberi sacri, concetti magici e divinatori) ai nomi degli alberi. 
 
Il Sambuco (Ruis, nel calendario celtico) occupa una posizione speciale nel calendario celtico, chiudendo l’anno arboreo nel periodo del tredicesimo mese lunare, fino al solstizio d’inverno, dal 25 novembre al 22 dicembre.
 
Rappresenta la vita, la morte, la rigenerazione e il passaggio, simboleggiando che ogni fine porta con sé un nuovo inizio. Ed è corrispondente al segno zodiacale (dal 22 novembre al 21 dicembre) Sagittario: segno di fuoco, governato da  Giove, noto per essere ottimista, avventuroso , indipendente e onesto.
 
Compatibilità
I nati sotto il segno del Sambuco si trovano bene con quelli nati sotto il segno dell’Ontano (Alder) dal 18 marzo – 14 aprile e dell’ Agrifoglio  (Holly) dall’8 luglio al 4 agosto
Pro
I nati sotto il segno del sambuco sono descritti come persone molto concrete, capaci di comprendere gli elementi di contrasto e di far fruttare le situazioni complesse, grazie alla loro creatività. Sono individui versatili, profondamenti legati ai cicli naturali e capaci di grande trasformazione interiore; agiscono con calma e sicurezza e con estrema determinazione e lealtà e sono capaci di motivare chi li circonda. Sono spiriti liberi che amano vivere la vita intensamente e nonostante un’apparente esuberanza esteriore, in privato rivelano una grande riflessività e profondità. 
Contro.
Gli appartenenti al segno, se non trovano un campo in cui sfogare le loro energie, possono diventare critici e distruttivi. Essi tendono a dire la verità in modo diretto, il che può talvolta creare incomprensioni; - mal tollerano le restrizioni; - nei primi anni di vita, frequentemente, vivono in modo ad alto ritmo, spesso associato ad eccessi, spontaneità estrema e alla costante ricerca di nuove emozioni, esperienze intense o successo immediato. Anche se con il passare del tempo evolvono verso una saggezza interiore.
Amore. 
Sono innamorati dell’amore, vivendo una fase iniziale e transitoria di intenso coinvolgimento emotivo e fisico verso l’atra persona, caratterizzata da forte attrazione e spesso idealizzazione del partner.
 Salute. 
I nati sotto questo segno devono imparare a lasciare andare le vecchie abitudini o i pesi emotivi, accettando i cambiamenti ciclici della vita, proprio come l’albero perde le foglie in inverno per farle rinascere a primavera. Essi traggono beneficio dalla vicinanza con la natura selvaggia, le distese d’acqua e i boschi, in quanto elementi in grado di ricaricare la loro energia interiore. 
Previsioni per l’andamento dell’anno 2026.
Le indicazioni dell’Oldb Moore’s  Almanac (famoso almanacco annuale, pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel  1697  da  Francis Moore: noto per contenere previsioni ed informazioni astrologiche, meteo ed eventi importanti dell’anno successivo.)  invitano i nati sotto il segno del Sambuco a mantenere il proprio spirito audace e ad abbracciare le trasformazioni, usando la personale ambizione per guidare i cambiamenti nella propria vita.

 
Alla luce delle descritte caratteristiche nonostante il Sambuco sia una pianta dalle esigue esigenze colturali ed un vero e proprio scrigno di principi attivi, le cui applicazioni spaziano dalla nutraceutica (che unisce proprietà nutrizionali a principi con effetti preventivi e curativi), alla moderna farmacologia, non risulta ancora adeguatamente diffusa ed apprezzata, rispetto l’eccezionale potenziale versatilità di impiego e di utilizzazioni di natura: 
•    Agronomica ed efficientamento gestionale per: - la valorizzazione di ambienti marginali (suoli umidi, di pendenza, poveri e calcarei); ambienti con  temperature fino a meno 20 – 25 ° C e zone inaccessibili per la meccanizzazione, dove la frutticoltura tradizionale non sarebbe praticabile o comunque  destinata al fallimento;  - i bassi costi, in virtù della esigua richiesta di trattamenti fitosanitari  e apporti di natura chimica, rispetto ai frutteti classici); - l’agevole  raccolta delle bacche con le stesse macchine agevolatrici utilizzate per la viticoltura ed altri frutti di piccola pezzatura);
•    Economica, per i notevoli benefici che derivano dalla commercializzazione delle sue componenti che trovano impiego nei settori: 
-    Agroalimentare per la vendita: - dei fiori (richiesti dall’industria delle bevande per la produzione di sciroppi, liquori, infusi e birre artigianali aromatizzate); - delle bacche (Destinate alla produzione di succhi, confetture, gelatine e coloranti alimentari naturali); e la trasformazione diretta dei prodotti aziendali a marchio proprio (per intercettare il turismo rurale e la vendita diretta, aumentando i margini di profitto);
-    Erboristico, inerente il mercato: - degli integratori (Basato sulla forte domanda di estratti secchi e concentrati di bacche per preparati finalizzati a rafforzare le difese immunitarie e combattere le malattie stagionali); e della fitocosmesi (per l’utilizzo degli estratti dei fiori per creme lenitive, toniche e prodotti per la cura della pelle, grazie alle proprietà antiossidanti);
•    Ecosistemica (Insieme di tutti gli organismi viventi e dell’ambiente e delle relazioni che li legano), relativa a: - l’incremento della biodiversità, cioè della quantità delle diverse forme di vita presenti in un dato ambiente,  dovuta all’attrazione degli insetti impollinatori che contribuiscono a migliorare indirettamente la fecondazione e la resa delle altre colture fruttifere aziendali; e alla formazione di barriere frangivento e siepi campestri (per l’assolvimento della funzione di protezione e difesa dell’ambiente).

 
Complesso di ulteriori possibili potenzialità descritte, alle quali si ha motivo di credere, plausibilmente, che seguirà un riscontro di concretezza.
 
Considerato che, secondo una recente stima, il mercato globale degli integratori di Sambuco dovrebbe passare dagli attuali  504  a oltre 700 milioni di dollari (pari a  circa 600 milioni di euro) entro il 2030. 
 

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